V Video

R Recensione

7/10

The Knife

Shaking The Habitual

Non rimarcare l'assenza tangibile del duo svedese fatto in casa Dreijer, Karin (Andersson) sorella e Olof fratello, lontani dalle luci della scena musicale dal 2006 sarebbe certamente riprovevole e renderebbe complesso spiegare la portata mediatica dell'evento. Parlare di "atteso seguito" sarebbe altresì fuorviante non tanto per il termine inerente l'attenzione e l'avidità che ha accompagnato la lunga gestazione e la successiva promozione dell'evento ossia "atteso", quanto per il fatto che "séguito" indica in un certo qual senso una continuità che Shaking The Habitual nella realtà dei fatti ha disatteso, spezzato, non tanto nella qualità quanto indubbiamente nella forma.

E chi in questo momento ne sta asetticamente magnificando gli attributi  ripercorre le orme di coloro che a suo tempo (ed ancora tuttoggi) tessevano le lodi per i Concetti Spaziali di Lucio Fontana scorgendone una qualche improbabile dote estetica anzichè l'enorme importanza storica per cui avrebbe dovuto essere (condizionale d'obbligo) apprezzata. Il vero intenditore, possessore di uno spirito critico universale, tanto nell'arte quanto nella musica non esiste.

 Esiste un  personale approccio ad ogni tipologia di opera, fuorviata in maniera più o meno sana dalle proprie conoscenze, simpatie e, cosa più detestabile, condizionamenti esterni su ciò che dovrebbe essere "cool". Correggo il tiro per non essere frainteso: Shaking The Habitual è un'apprezzabile opera musicale ma la grandezza dell'opera trascende per scelta stessa dei fratelli Dreijer tale sfera e affonda le proprie radici nell'ambito artistico classificandosi come una vera opera di arte contemporanea, intrigante e suggestiva, ipoteticamente colonna sonora ideale per il padiglione scandinavo progettato da Mies Van Der Rohe ai Giardini lagunari sede della Biennale. Il tema chiaramente è il manifesto della coppia di Stoccolma contro le imposizioni della società, politiche e sociali, per cui il frutto non poteva non essere altrettanto anticonformista allo scopo di dare, citando il titolo, una "scossa alle consuetudini".

E così ecco l'album che attendi ma che non ti aspetti: un fiume di suoni sintetici lungo 90 minuti tra melodie (poche), ritmi tribali ed esercizi di stile talvolta provocatori. I due singoli A Tooth For An Eye e la splendida Full Of Fire rappresentano il ponte tra i bagliori elettropop di Silent Shout e la nuova strada aperta già nel 2010 dall'album Tomorrow, In A Year colonna sonora dell'omonima opera teatrale. La lunghezza del primo singolo, oltre i nove minuti, ci fa capire che le convenzioni saranno da cercare altrove ed infatti già con a Cherry On Top inizia il lungo check sound sperimentale che troverà il suo cigolante ed arruginito contraltare con Fracking Fluid Injection alla penultima traccia ma soprattutto gli interminabili (oltre i 19 minuti) cupi riflessi di Old Dreams Waiting To Be Realized a separare in due tronconi l'album.

A rendere ancora più simmetrica l'opera i lampi stridenti di Crake e Oryx. Quanto resta è la vera impronta musicale con la voce di Karin che riemerge prepotente accompagnata dal ritmo tribale e psichedelico che già alla quarta traccia è conclamato liet motif, nei singoli già citati così come in Without You My Life Would Be Boring, Raging Lung o Stay Out Here. I più nostalgici dovranno superare la metà dell'album per scoprire che il retaggio musicale della prima decade non è del tutto svanito e riapprezzare le doti del fratellino Olof sia nell'incalzante ritmo di Networing sia quando l'utilizzo dei beat è più compassato come nel caso di Ready To Lose.

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 6 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
4AS 7,5/10
Lepo 8,5/10
zebra 8/10

C Commenti

Ci sono 5 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

tramblogy alle 9:49 del 11 giugno 2013 ha scritto:

Che mattone!j

FrancescoB alle 12:56 del 11 giugno 2013 ha scritto:

Mai amati più di tanto. In ogni caso, la recensioni mi incuriosisce, e li proverò quanto prima.

4AS (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:15 del 5 luglio 2013 ha scritto:

Minestrone molto ricco (anche troppo!). Si passa dall'ambient (Old Dreams Waiting To Be Realized) alla techno martellante (Full of Fire) con qualche lungaggine di troppo e qualche esperimento naif (Fracking Fluid Injection). Però, pur mancando un pezzo emozionante come Marble House , nel complesso è un grande lavoro che segna un'ulteriore passo in avanti del loro (pur riconoscibile) sound.

Lepo (ha votato 8,5 questo disco) alle 11:57 del 4 settembre 2013 ha scritto:

I fratelli coltelli hanno sfornato l'ennesimo grande lavoro, riuscendo nell'ardua impresa di darsi all'avanguardia senza scadere nel tronfio o nel ridicolo, risultando assolutamente coerenti con le loro intenzioni di partenza, chiarite sin dal titolo. Le influenze qui sono soprattutto da rintracciare nel kraut rock, sia quello di matrice più "spaziale" alla Schulze, sia quello delirante e schizoide di formazioni come i Faust, ma non vanno perdute le martellanti scorribande nella techno, che, al contrario, qui divengono ancora più furiose e sfibranti che in passato (si pensi a "Full Of Fire" o "Networking", rappresentazioni digitali di un'incontenibile furia paranoica). Certamente la proposta degli Knife si fa sempre meno accessibile e, talvolta, anche un po' autoreferenziale (penso all'inutile "Fracking Fluid Injection"), ma emerge chiaramente negli ascolti e anche nella visione dei loro show l'attenta e consapevole preparazione che sta alla base di questo progetto, dichiaratamente politico, nel suo voler scuotere le nostre menti, spesso intorpidite dal giogo della consuetudine e dell'indolenza. Forse il mio disco preferito di quest'anno.

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:19 del 22 dicembre 2015 ha scritto:

capolavoro . mi piacciono veramente tutte le traccie, ma ho una preferenza su "a cherry on top", "fracking fluid injection", "a tooth.." "full of fire" (immensa) , "crake" .. silent shout è il loro capolavoro assoluto, non lo metto in dubbio (e uno degli album piu importanti dei '00) , ma questo è il mio preferito ! me lo sparo sempre tutto di filato e non mi annoia mai .. la cosa che amo piu di tutte è come l'esperienza del precedente(?) tomorrow in a year sia servita come punto di collegamento tra questo nuovo suono e quello tetro di silent shout . in molti dei pezzi sento poi una sommatoria di stili dei knife .. tipo full of fire pare rimandare all'era deep cuts + quei versi tipo di uccelli alla tomorrow in a year . ma è talmente complesso come progetto, che credo che molti ne parleranno anche nel 2020 . per me è molto avant-garde, come lo era tomorrow , ad eccezione però di old dreams un po troppo sullo stile di saw2 di aphex, probabilmente una delle pochissime pecche dell'opera, ma non perchè la traccia sia brutta o noiosa, tutt'altro.

direi un buon 9!