R Recensione

6/10

Cocorosie

The Adventures of Ghosthorse and Stillborn

Our new album is a departure from the obscured blur of stained glass

Rêve to a more self-exploitve memoir. Parts are dreamy and parts are

savage, but as with an opera where death represents a secret heaven,

the whole record feels like a black diamond in the snow.

L’arte di ridefinirsi di continuo è il primo ed essenziale esercizio del vero artista per proiettarsi sulla strada del futuro del proprio sviluppo artistico: esso deve sforzarsi di non ripetersi, ma contemporaneamente di restare fedele al proprio stile. Le sorelle americane Casady ne sono pienamente consapevoli, e lo si sente fin della prime note di Rainbowarriors. L’opener marca l’unica strada possibile per le eccentriche sorelle, evitare di riciclare La Maison De Mon Rêve e Noah’s Ark, e intraprendere un percorso ancora più stravagante dei primi dischi, lasciando piena libertà alla propria vena di follia.

La novità più eclatante coincide con un flirt più spinto con l’elettronica: l’itinerario di Rainbowarriors costeggia con approccio fauvista l’hip hop e lo fonde con le incursioni nella lirica di Sierra, Promise sviluppa un’inattesa vena trip hop, mentre in Sunshine, fluttuante in caldo liquido amniotico sonoro, pare di risentire le melodie dei Telepopmuzik . A tratti è riconoscibile anche l’influenza della giovane Björk, complice la produzione di Valgier Sigurdsson. In Francia e, insieme a lui, nello studio islandese di Rekjavik, hanno partorito un album eccentrico e indecifrabile, come ci si aspettava dalle due fascinose sorelle.

Il potenziale c’è, e in abbondanza. Non si può negare il talento creativo del duo: l’intensità e le idee in quest’album, ispirato da una meditazione mistica ma anche personale sul passato e il futuro, la morte e creature fantastiche, non mancano.

Epperò, stenti a rimanere incantato come quando hai sentito la prima volta il poetico La Maison De Mon Rêve. E non è solo che la sorpresa iniziale è evento irripetibile. Il grande difetto, oggettivo, del disco è che purtroppo esso resta stranamente tagliato in due gruppi di frammenti artistici che mostrano nitido l’impronta dell’una o dell’altra. Le sorelle scelgono ognuna per sé una strada diversa e l’album ne soffre. Non è un’opera artistica omogenea ma un campo di gioco per le loro divise inclinazioni musicali.

Mentre Bianca si sfoga con una vocina più che mai infantile e inclina la sua follia verso una strada più luminosa, ma allo stesso tempo solo apparentemente naîf, dotata di uno strano magnetismo (non si può negare un certo fascino perverso nella marcetta psicotica di Japan), Sierra prende più spazio per la sua morbida melanconia e per la sua inclinazione per l’opera.

Per sé i tentativi delle due non appaiono nemmeno male, ma resta un gusto amaro per l’isolamento dell’arte di una dall’altra. Le loro voci risuonano in modo solipstico, prigioniere di una gabbia di vetro, chiuse e solitarie senza la possibilità di avvilupparsi tra loro come era stato in passato. È un confuso coacervo di elementi allo sbando, persi in uno spazio colorato, che faticano a mostrarsi in piena luce. Tutta l’affascinante eccentricità, tutto quello che abbiamo amato così tanto dal primo album, ha perso il suo fascino tradita dalla sua stessa esasperazione.

Lo charme dell’esordio è assente in questo disco: La Maison de mon rêve era un ideale dialogo tra strutture tradizionali (polverose sonorità jazz) ed una moderna estetica lo-fi, sintesi sonora fragile ma organica: qui l’equilibrio viene meno e la costruzione, cede. Solo in pochi pezzi sentiamo i pezzi tornare insieme, sporadicamente si affacciano episodi di sovversiva bellezza, come nella splendida Miracle, in cui Anthony presta la sua voce per pochi, fugaci istanti: come sempre la sua voce angelica è in grado di regalare uno dei momenti di rara bellezza all’album, lasciando intravedere un fugace lampo della dolcezza che era. Nel seducente e doloroso Werewolf o nel bellissimo e melanconico Raphael, canzoni dalla vena più che mai intimista, le sorelle finalmente agiscono di nuovo insieme.

Per il resto, le tante facce delle CocoRosie in The Adventures of Ghosthorse and Stillborn trovano troppo rari punti d’incontro: il disco rimane purtroppo un assemblaggio scomposto di spunti e suggestioni, che lascia indietro il cuore, rannicchiato, freddo e deluso, ma ancora in attesa che il talento e il genio musicale delle sorelle tornino a sbocciare.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 6 voti.
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londra 7/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Peasyfloyd (ha votato 4 questo disco) alle 23:44 del 25 aprile 2007 ha scritto:

Troppo generosa

Pur essendo rimasto stupito dall'hip-hop e dall'elettronica nonchè da uno stile davvero molto vicino a Bjork talvolta (e complimenti per aver individuato tutto) trovo che il risultato complessivo sia davvero pessimo. Le cose da salvare sono davvero pochissime e non penso di aver la forza di riascoltare il disco per trovarle meglio.

LucaJoker19 (ha votato 3,5 questo disco) alle 15:59 del 3 luglio 2015 ha scritto:

quanto era bello il primo, questo proprio nemmeno riesce a gareggiare.