V Video

R Recensione

8/10

Kurt Vile

Wakin On A Pretty Daze

Nel mese in cui l'attenzione veniva catalizzata da ritorni mediaticamente ben più attesi e roboanti ecco l'opera che al netto di promozione, teaser, manifesti e premiere ci conquista maggiormente con l'unico strumento che conta davvero: la musica.

Sia chiaro, i ritorni di The Knife e James Blake ci hanno ispirato sensazioni di ogni sorta ma non certo delusione; opere buone e molto buone ma alla fine, scomodando il buon Alexandre Dumas, rimane innegabile che sia la semplicità a smuovere i cuori profondi (e le alte intelligenze) ed aggiungo io, a scaldare gli animi più puri. Il rock di Kurt Vile affonda le radici nella storia della musica americana ribaltando l'immaginario del bello e dannato che da sempre ci accompagna creando così un punto di rottura con gli stereotipi del passato. Il cantautore di Philadelfia è sposato da dieci anni ed ha creato nella famiglia un culto che lo ha ripagato con eredi di cui una a noi già nota e comparsa nel video che accompagnava il brano Never Run Away.

 E poi l'attaccamento alla sua città natìa omaggiata con un murales creato ad hoc nella zona industriale da un progetto artistico locale e divenuto infine la art-cover a noi nota. Cosa resta allora della rockstar? Il capello lungo, l'animo lo-fi e l'alito di Neil Young, Bruce Springsteen e John Fahey che riecheggia nell'aria. Smoke Ring For My Halo ci aveva dato l'idea dell'apice di una carriera, di una piccola perla a sancire un tragitto già lungo 3 album ed invece il percorso ci avrebbe regalato ancora un panorama mozzafiato ai margini della costa orientale americana, ancora lontana da quei suoni synth così metropolitani ad inquinare una parte ancora incredibilmente viva di noi stessi.

La Fender Jaguar nuova di zecca in mano, la sapiente spalla di John Agnello (già producer per le opere più recenti di Sonic Youth e Dinosau Jr) al proprio fianco ed il viaggio inizia con la traccia d'apertura, primo singolo e apparentemente title-track Wakin On A Pretty Day che ci accoglie e ci accompagna con estrema naturalezza in un mondo dalle tinte folk senza che i nove minuti del brano possano in qualche maniera turbarci e con quell'assolo di chitarra che potrebbe durare in eterno. In totale saranno undici canzoni più o meno dilatate in cui non un solo secondo risulta in eccesso.

La capacità di cadenzare il ritmo in maniera più marcata senza ricorrere ad espedienti particolarmente elaborati emerge già con KV Crimes, altro papabile singolo che se la gioca solo nella prima metà con la voce quasi eterea di Was All Talk e l'incredibile doppio intermezzo musicale tra il melodico ed il malinconico di Pure Pain mentre a Never Run Away il titolo di singolo lo ha affidato lo stesso Kurt  Vile. Dalla seconda metà l'atmosfera si fa più rilassata con Too Hard aumentando d'intensità con la briosa Shame Chamber e raggiungendo l'apoteosi con Snowflakes Are Dancing, vero trait d'union tra l'opera precedente e la nuova vena creativa. Con Air Bud e Goldtone scendono lentamente i titoli di coda a sancire il trionfo della semplicità e della music for the music's sake. . .

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 17 voti.
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fabio84 6,5/10
motek 7/10
zebra 7/10

C Commenti

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misterlonely (ha votato 8,5 questo disco) alle 19:49 del 26 aprile 2013 ha scritto:

Altro che James Blake, stavolta Kurt Vile ha tirato fuori un discone mica da ridere. La title track che apre il disco è un capolavoro, che dire poi di Never Run Away. Per me a oggi di gran lunga il miglior disco del 2013.

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 14:03 del 28 aprile 2013 ha scritto:

mi annoia.

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 9:12 del 30 aprile 2013 ha scritto:

Sicuramente tra gli album più belli dell'anno. Assoluti capolavori la quasi title track, Never run away e Pure Pain...un Lou Reed in salsa psych folk...che bella cosa! Come preannunciò, in modo profetico, Godano nel 1996...onorate il Vile!

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:29 del 5 maggio 2013 ha scritto:

Ottimo lavoro, con diversi pezzi interessanti e ben scritti.

crisas (ha votato 4 questo disco) alle 19:02 del 3 giugno 2013 ha scritto:

Mi annoia da morire !

Lezabeth Scott alle 19:01 del 4 giugno 2013 ha scritto:

La title-track è favolosa. Diventa sempre più bravo questo Vile.

NathanAdler77 (ha votato 8,5 questo disco) alle 21:08 del 29 giugno 2013 ha scritto:

Fantastico, ha già l'aura del classico. Il lavoro più completo e maturo di Vile: potrei perdermi nella slide della lunga e magnifica "Goldtone" per ore. KV ha la rara dote di saper rigenerare americana, country-folk e wave attraverso istantanee di pregevole melodia pop ("Wakin On A Pretty Day", "KV Crimes", l'acustica trasognata di "Girl Called Alex", "Snowflakes Are Dancing"), un illuminato bardo moderno che evoca Reed e Young, Gram Parsons e Steve Wynn, suonando dannatamente personale, immaginifico.

fabio84 (ha votato 6,5 questo disco) alle 10:24 del 7 agosto 2013 ha scritto:

strano che nessuno ha citato i dream syndicate tra le influenze, alcuni pezzi sono identici. Certo si potrebbe dire che i ds a sua volta sono stati fortemente influenzati dai velvet underground fra cui lou reed!

Album carino ma che non porta nulla di nuovo

Lazarus alle 20:40 del 28 ottobre 2015 ha scritto:

non ci sto capendo più na mazza con sti vinili nuovi...trovato nella munnezza sigillato ( doppio vinile) questo suona alla grande.

Lazarus alle 14:18 del 30 ottobre 2015 ha scritto:

mi auto quoto: ahime' ho sbagliato/esagerato suona ok-ish ma non alla grande. mi sembrava strano lol.

Dr.Paul alle 14:45 del 30 ottobre 2015 ha scritto:

ma suona ok il sound o il disco figo?

Lazarus alle 22:32 del 30 ottobre 2015 ha scritto:

no sto parlando del vinile e di come suona. ad un primo botto il sound mi era sembrato molto buono. ieri a volume un po' più a palla le magagne solite di sti vinili digitali sono venute fuori. chi l'ha comprato a 20 pound ha fatto un affare lol il disco non so devo risentirlo. non mi è sembrato malvagio un pezzo, non so perché, mi ha ricordato il lou reed dell'album coney island baby

Dr.Paul alle 9:49 del 31 ottobre 2015 ha scritto:

"magagne solite di sti vinili digitali" poi mi spiegherai...anche in pvt...vedi tu!

Lazarus alle 17:02 del 31 ottobre 2015 ha scritto:

più pvt di qui...dunque il problema è di facile soluzione. sti ditalini suonano come un vinile analogico non suonerebbe mai: sound sottile, con i bassi che si perdono proprio. se alzi il volume noti anche delle lievi distorsioni. si sente che è il cd trasferito su un supporto non compatibile. il sound in generale è anche freddo senza corpo ed anima.

Dr.Paul alle 17:56 del 31 ottobre 2015 ha scritto:

"suonano come un vinile analogico non suonerebbe mai". atzo ma questa è una delle mie vecchie teorie (e di neil young) LOL! il disco in vinile nowadays è solo una moda, è irragionevole ascoltare su supporto analogico un disco concepito in digitale! è come scopare con una bambola di gomma e ostinarsi ad indossare lo stesso il preservativo perchè ai tempi si usava! è una cosa priva di senso, buona solo per libidinosi d'altri tempi. i dischi post 1990 vanno presi in cd.....suonano meglio!!

Lazarus alle 14:28 del primo novembre 2015 ha scritto:

ma se all'epoca non avevi neppure il piatto? ghghh so di Nello che non era contento lui non è mai contento di nulla io ho scritto solo quello che sento in presa diretta

Dr.Paul alle 23:21 del primo novembre 2015 ha scritto:

be' ma è così.... anche gli altri ci arrivano tramite l'ascolto e il confronto!

Lazarus alle 9:58 del 2 novembre 2015 ha scritto:

ci arrivi tu ma i ggiovani non ci arrivano! guarda le statistiche che parlano chiaro: loro comprano i vinili. Gli over 40 no o down loading o cd.

Dr.Paul alle 14:04 del 2 novembre 2015 ha scritto:

non so niente di statistiche, ecco perchè neil young parlava di "moda". mandami link in pvt che qui non possiamo ammorbare gli altri....