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R Recensione

7/10

Trust

Joyland

Se i meriti sonori di “TRST” li avevamo dati quasi in toto a Maya Postepski, anima ritmica pure degli Austra e sperimentatrice electro in proprio come Princess Century, dopo questo “Joyland” bisognerà cambiare opinione, dal momento che “i” Trust si sono ridotti al solo Robert Alfons e il risultato, benché meno esaltante e con qualche differenza nei colori di fondo, è comunque notevole.

Il titolo già dice come Alfons metta da parte le ascendenze witch e gotiche degli inizi, abbandonandosi a un synth pop epico e massimalista. “Joyland” è da ascoltare e ballare a volume indecente. Lo esige, nonostante la depistante intro di “Slightly Floating” – in parte usata come teaser pre-album – faccia intravedere campate sonore più aeree e impalpabili. E invece no: Alfons, sin dalla successiva “Geryon”, si sfoga in un battito dance quadrato, puntellato da suoni solidi tra '80 e primi '90, senza via di scampo.

Più che nel debutto a fare la differenza tra un brano e l’altro è l’interpretazione vocale: Alfons passa dal suo baritono nasale a un falsetto più o meno vocoderizzato (molto, troppo, nella poptimistica title-track), lasciando scoperti i gradi intermedi. I salti, spiazzanti e a loro modo assurdi, danno l’umore di un disco che trascorre dalla foga covata nel buio all’estroversione euforica in continuazione, in un dispendio di energie che fa sudare soltanto all’ascolto, tanto più che ai modelli synth pop ottanta fanno da spalla reminiscenze euro-dance tutte da pista (notevole, in questo senso, “Lost Souls/Eelings”). “Capitol”, allora, sembra partire da un pezzo da party dei Pet Shop Boys era-“Very”, prorompendo poi, tra giochi di accordi tenuti scuri e arrampicate sgargianti, in un ritornello che è un puro trionfo e in una coda loud fino all’oltraggio (peccato che questa struttura-canzone sia replicata da tutti i pezzi del disco: i migliori allenatori sanno anche cambiare schema).

E in un disco a lettere maiuscole dall’inizio alla fine poche sono le tregue e i rallentamenti: niente “Candy Walls”, dunque. I toni introversi sono banditi. Solo la prima parte della midtempoAre We Arc?” e l’ottima conclusione di “Barely” (forse la melodia migliore trovata da Alfons: si poteva darle più spazio) non picchiano dure per tutto il tempo e non debordano di bleeps, bassi crostosi ed effetti in cascata: il resto è tutto così, rumoroso, torrenziale, sporco, ingombrante (“Icabod” e “Rescue, Mister” sulle altre). Che non rima necessariamente con esaltante. Bravo Alfons a usare bene gli strumenti del mestiere per fare un disco che resta addosso non soltanto per i timpani dolenti.

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 5 voti.
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emil_var 7,5/10

C Commenti

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AndreaKant (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:27 del 24 febbraio 2014 ha scritto:

Ottima analisi!

Il disco è cosa buona e giusta, ma condivido in pieno l'osservazione riguardo alla reiterazione della medesima struttura-canzone. Dopo lo scorrimento di qualche brano questa risulta prevedibile, alternando episodi godibilissimi ("Geryon", "Are We Arc?") ad altri che ne risentono in modo negativo, non venendo espressi a pieno ("Four Gut", "Barely").

Dr.Paul alle 11:30 del 24 febbraio 2014 ha scritto:

i video linkati suggeriscono una linea molto più "bora" rispetto al passato. se è tutto così passo la mano, targ?

target, autore, alle 12:39 del 24 febbraio 2014 ha scritto:

What's "bora"? In Veneto abbiamo "boaro" (bovaro), con slittamento "campagnolo" > "truzzo". E, sì: "Joyland" è un disco piuttosto boaro. E ci piace così! Al di là dei dialettalismi, Paul, direi che è l'album è tutto come i brani linkati sopra. Se quelli non ti piacciono, passa.

Dr.Paul alle 14:38 del 24 febbraio 2014 ha scritto:

anche "boaro" è perfetto! un po' mi spiace.....tenterò un ascolto estremo ma....

Sor90 alle 18:53 del 25 febbraio 2014 ha scritto:

Paradossalmente, in questo disco, preferisco il risvolto più pompato e tamarro. Vedere "Rescue, Mister", veramente godereccia. Negli episodi più lenti le soluzioni sono abbastanza piatte (una "Candy Walls" non la vedono neanche col binocolo "Slightly Floating" o le altre sezioni più lente). Comunque non male, soprattutto perchè io pensavo che senza la Postepski Alfons si sarebbe perso.

target, autore, alle 19:48 del 25 febbraio 2014 ha scritto:

Sì, c'è una specie di ribaltamento del punto da cui erano partiti (Candy Walls, appunto). Leggo dall'advance di p4k la gustosa formula: "Bauhaus meets Ace of Base". Ahah. Gli Ace of Base. Dio. Non c'entrano niente con questo disco (che poi i primi Ace of Base, quelli di "Happy nation", avevano già di loro qualcosa di gotico: mi hanno fatto venire voglia di riascoltarli, accidenti a loro), ma l'aria eurodance, ripeto, c'è eccome.

Sor90 alle 20:01 del 25 febbraio 2014 ha scritto:

Ammazza se c'è! Tipo "Peer Pressure": tutti in pista con le mani alzate stile cinepanettone primi anni '90 XD

P4k sempre fantasioso.

target, autore, alle 21:53 del 25 febbraio 2014 ha scritto:

Eheh, esatto. Oddio, però, riascoltando l'"Happy nation" prima edizione (che naturalmente mi piace molto) qualcosa di "trustiano" si ritrova (l'incipit, ad esempio, abbestia): Ma, insomma, a suo tempo erano tantissimi a suonare così. Sta di fatto che queste ascendenze insospettabili mi stanno facendo salire "Joyland" sempre più.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 9:51 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Mi piace l'avanzamento ancor più hi-fi e tamarro dato da Alfons; detto questo, "Trst" era un capolavoro e questo nemmeno si avvicina ad esserlo. Techno e synth pop massimalista (come descrive l'ottimo Francesco), esagerato nei suoni, debordante per idee che sono tenute miracolosamente insieme in pezzi, alla fine, compiuti.

Con "Icabod" (soprattutto per la coda) è amore!