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R Recensione

7/10

Brunori Sas

Vol 3 – Il cammino di Santiago in taxi

Terzo volume per la ditta Brunori sas di Dario Brunori, il cantautore cosentino che già con il disco d’esordio ottenne importanti consensi e gratificazioni, dalla Targa Tenco al Premio Ciampi. Un disco, quel Volume 1 uscito nel 2009, in cui erano ancora ben presenti i riferimenti artistici e ispirativi principali del suo modo di comporre ed interpretare. Se il terzo disco è quello della maturità, bisogna dire che oggi Brunori sembra essersi emancipato da quei riferimenti, che compaiono solo occasionalmente qua e la nei brani, tranne in un caso, il primo singolo estratto dal disco, Mambo reazionario. Un brano dal ritmo caraibico e coinvolgente, in cui sono evidenti tracce del genio di Rino Gaetano, in cui l’ironia di Brunori colpisce a dovere la tendenza all’omologazione della nostra epoca, in cui quelli che erano i simboli della destra e della sinistra si confondo (Che Guevara e Pinochet adesso ballano felici sulle basi di Beyoncé), e in cui si sono spente le illusioni non solo di poter fare una rivoluzione, ma anche solo di poter cambiare un poco la propria vita (alla fine ti sei sposato, alla fine l’hai fatto in chiesa, alla fine hai rinunciato anche all’ultima pretesa). L’arma dell’ironia caustica è la punta di forza della scrittura del cantautore calabrese, che la usa per fustigare i difetti, grandi e piccoli, dell’italiano medio, a partire dal titolo del disco, che sbeffeggia l’attitudine a voler affrontare in maniera superficiale cose che richiederebbero particolare attenzione e approfondimento.

L’ironia colpisce a dovere anche in Le quattro volte, dove l’oggetto del sarcasmo è la routine di una vita già scritta, con le sue scadenze già fissate in partenza, sempre quelle, sempre le stesse, di anno in anno (capodanno, carnevale, ferragosto, natale, il diploma, le ferie d’estate, il matrimonio, quarant’anni di lavoro e poi la pensione). Un  tema, quello della routine, che ritroviamo in La Vigilia di Natale, un quadretto acido e ironico sulla Vigilia del Natale vista con gli occhi di un adulto, dove alla magia provata da bambini si sostituiscono la monotonia e la noia (le luci il presepe e tutte quelle persone, con i pacchi dei regali, con le facce tutte uguali, col boccone sempre in bocca come un branco di maiali, l’ennesima portata dell’ennesimo cenone).

Di contro, colpisce la profondità di altri brani, quali Kurt Cobain, primo video estratto dal disco, una ballad lenta e intensa, una riflessione sulla solitudine delle star e sulla difficoltà di vivere e di cercare un senso alla propria vita, e Nessuno, un pop con aperture melodiche che richiamano i lavori di Lucio Battisti, ricco di suoni e arrangiato splendidamente, dai risvolti forse autobiografici. Ancora grande pop in Pornoromanzo, storia d’amore e di delitti passionali, tra un professore e una ragazzina, con quarant’anni di età di differenza, debitrice della Lolita di Nabokov, ma anche di un certo malcostume che negli ultimi anni ha attraversato la politica italiana.

Brunori si cimenta anche con il tema dell’amore, forse il più difficile da trattare in una canzone, troppo facile cadere nello scontato e nel banale. In Maddalena e Madonna, brano dall’aria jazzata, troviamo il ricordo di un amore felice, e di un periodo della vita con meno problemi, mentre in Sol come sono Sol l’amore raccontato è quello finito troppo presto. Un brano delicato, acustico, con pianoforte, violoncello e flauto, e tra le righe una citazione da un brano di De Gregori. Il gioco delle citazioni, sempre presente, trova il suo apice nella ritmata Il santo morto (dal Pulcino Pio alla Light My Fire dei Doors, da La Bamba a Cocoon) compresa una sottile e bruciante ironia sulla tragica fine di Giordano Bruno e Giovanna d’Arco.

Il disco è stato registrato nella chiesa di un ex-convento dei Cappuccini (in provincia di Cosenza) da Taketo Gohara (l’uomo dietro ai suoni di Vinicio Capossela, Verdena, Negramaro, Afterhours, Ministri), che oltre a mixarlo ne ha curato la produzione artistica con lo stesso Dario Brunori, ed esce per la casa discografica Picicca Dischi co-fondata dallo stesso cantautore cosentino, che oltre ai suoi dischi svolge l’opera meritoria di pubblicare artisti giovani ed esordienti. 

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