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R Recensione

10/10

Tom Waits

Rain Dogs

È più bello “Swordfishtrombones” o “Rain Dogs”? Ecco uno di quei bei dilemmi che la musica riesce a proporti senza concederti nemmeno il beneficio di trovare una risposta. In effetti la mia idea iniziale era proprio quella di fare una doppia recensione, una specie di sfida tra le due maggiori perle di Tom Waits, uno che nella sua carriera ha sfornato una quantità di album dal valore straordinario, sempre un po’ al di sopra di tutti i suoi colleghi (e dei suoi emuli, che sono parecchi).

La ragione di questa idea era proprio la continuità che, a mio parere, si nota fra le due opere, sicuramente diverse tra loro, ma molto vicine per diversi aspetti. In generale, tutta la discografia di Waits – con quale eccezione nei primi album – può essere letta da un lato sotto la luce dell’incredibile versatilità musicale dell’Orco di Pomona, che assorbe e ricompatta in singoli brani e dentro interi album una molteplicità di influenze culturali e musicali; dall’altro, invece, si può leggere la carriera waitsiana attraverso alcune impronte digitali che rendono riconoscibile il tocco dell’artista quasi subito, come per esempio la sua voce.

Comunque sia, l’idea della doppia recensione ho dovuto abbandonarla perché mi hanno soffiato “Swordfishtrombones” (me la sono cercata, colpa della pigrizia innata e del “non rimandare a domani quello che puoi fare dopodomani”), ma parlare di “Rain Dogs” è ugualmente soddisfacente.

Prima di tutto, partiamo da un punto sul quale – credo – siamo tutti d’accordo: Dogs è più musicale del suo predecessore, letteralmente impregnato di teatro fino al midollo. Più musicale vuol dire più accessibile, più forma-canzone, più… ma sì, diciamolo pure, purché non sia un insulto: più commerciale. Il che non toglie nulla alle 19 (diciannove!) canzoni che formano l’album, sfornato nel 1985, rispetto al picco di creatività di Sword. Eppure il picco di creatività è ancora in pieno svolgimento, quando esce “Rain Dogs”.

Waits, dopo aver dimostrato di avere nelle dieci dita una cultura musicale spaventosa, capace di passare dal vaudeville al blues, al jazz, alla ballata notturna, al tango e chissà a quant’altro ancora, dimostra con “Rain Dogs” di saper condensare tutti questi generi in strutture spesso semplici e meno arzigogolate rispetto all’album precedente. Naturalmente, ciò è al tempo stesso un pregio e un limite di Dogs: Waits non ha bisogno di risultare indigeribile per passare da erudito, ma per questo l’album stupisce di meno rispetto a Trombones dopo parecchi ascolti. Eppure, mentre di “Swordfishtrombones” resta, dopo l’ennesimo ascolto, la sensazione di stupore e di eclettismo, di teatralità e genio, con “Rain Dogs” restano quasi sempre in mente le canzoni. Mentre “Singapore” apre le danze in maniera eccellente, già si intuisce dove ci porterà l’Orco: di ruvidità ce n’è a iosa già dal veloce brano iniziale, ma è una ruvidità molto più umana. La Bestia di Sword pare essere più addomesticata, e in questo senso “Rain Dogs” è più emblematico del suo predecessore se osserviamo l’intera carriera waitsiana.

Impossibile collocare in “Swordfishtrombones” brani come “Clap Hands” o “Hang Down Your Head”, per il semplice fatto che seguono davvero una struttura classica (nel senso pop-rock del termine) e non teatral-avanguardistica come quasi tutti i brani Tromboniani, se escludiamo le eccezioni ovviamente.

I capolavori di questa diversa impostazione waitsiana sono tantissimi: dalla serenata acustica di “Time” a “Cemetery Polka” (quest’ultima beefheartiana declamazione poteva invece starci, su Sword), dal gran finale ubriaco di “Anywhere I Lay My Head” al rugginoso brano che dà il titolo all’album. Ci sono due immensi capolavori come “Jockey Full of Bourbon” e “Tango Till They’re Sore”, nei quali la voce catarrosa di Waits, espressiva, evocativa, nera, riesce quasi a nascondere i bellissimi arrangiamenti che sostengono i due brani.

Di materiale interessante ce ne è tantissimo, pirotecnico come sempre. “Rain Dogs” è un capolavoro, senza discussioni. L’unica pecca dell’album è proprio il fatto che Waits sembra aver capito come usare la sua dimestichezza con la cultura musicale del Novecento nello spazio di una canzone, senza cioè spingersi nella ricerca – anche esasperata ed esasperante – che lo aveva portato a “Swordfishtrombones”. “Rain Dogs” è più indottrinato, anche se parliamo sempre di musica di eccellente qualità, ci mancherebbe.

Insomma: “Rain Dogs” è il solito capolavoro sfornato dopo IL capolavoro: ed è per questo che io lo adoro, fino a dire che lo adoro più del suo predecessore.

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Voto degli utenti: 8,9/10 in media su 38 voti.

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fabfabfab (ha votato 10 questo disco) alle 9:23 del 14 giugno 2008 ha scritto:

no comment

swansong (ha votato 4 questo disco) alle 17:00 del 26 settembre 2008 ha scritto:

Spiacente..

mai sopportato! Idiosincrasia congenita nei confronti di questo artista

fabfabfab (ha votato 10 questo disco) alle 18:16 del 26 settembre 2008 ha scritto:

RE: Spiacente..

Dieci anni fa per una frase del genere avrei potuto uccidere! Ma adesso sono per la libertà d'opinione.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:39 del 26 settembre 2008 ha scritto:

Faccio mia l'ultima frase nella recensione di Carlo. Uno dei, non pochi, grandi album degli anni

80.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 10:02 del 27 settembre 2008 ha scritto:

Assai meno ispirato di "Swordfishtrombones", in my opinion.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:06 del 18 aprile 2009 ha scritto:

è più bello swordfishtrombones. comunque anche questo è veramente un bel sentire.

raskolnikov (ha votato 10 questo disco) alle 17:10 del 22 aprile 2009 ha scritto:

immenso

questo è un disco immenso, diretto nella sua complessità.

Capolavoro, PUNTO!

luca.r (ha votato 10 questo disco) alle 12:34 del 7 ottobre 2009 ha scritto:

capolavoro senza tempo. inutile aggiungere altro

Utente non più registrato alle 23:13 del 23 novembre 2009 ha scritto:

Bellissimo

Secondo me è meglio questo.

soprattutto per Jockey Full Of Bourbon e Big Black Mariah! )

FrancescoB (ha votato 9 questo disco) alle 10:46 del 30 dicembre 2009 ha scritto:

Lavoro meraviglioso. Sul podio della produzione del Genio, per quanto mi riguarda (con Swordifishtrombones e Frank's wild years). Ma sono assolutamente da provare almeno altri 4-5 dischi, su tutti il tenebroso e malinconico "Blue Valentine", che ha poco nulla da invidiare agli altri capolavori di Tom.

george (ha votato 10 questo disco) alle 18:48 del 16 febbraio 2010 ha scritto:

mamma mia!!!!

bart (ha votato 6 questo disco) alle 23:15 del 13 aprile 2010 ha scritto:

Non mi convince molto.

classicsor (ha votato 9,5 questo disco) alle 23:20 del 13 agosto 2013 ha scritto:

vale la pena ascoltarlo...eccezionale!!!!

BeckChurry (ha votato 10 questo disco) alle 10:05 del 30 dicembre 2010 ha scritto:

Senza nulla togliere a Swordfishtrombones, penso che Rain Dogs sia il vertice assoluto della sua carriera oltre a essere uno tra i migliori album degli anni 80, e non solo.

Claudio_Santoro (ha votato 10 questo disco) alle 16:24 del 6 aprile 2011 ha scritto:

Immenso

Tra l'altro ci avete mai fatto caso che l'inizo de "L'affondamento del Cinastic" di Vinicio Capossela è praticamente identico a quello di "Tango Till They're Sore"?

dalvans (ha votato 8 questo disco) alle 15:46 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Buono

Buon disco

magma (ha votato 10 questo disco) alle 8:23 del 3 marzo 2012 ha scritto:

Forse, e ripeto forse perchè scegliere è difficile, il miglior Waits di sempre. Per me è di sicuro tra i 5 migliori dischi degli anni '80. Poche volte ho ascoltato qualcosa di intensità pari a quella di "Anywhere I Lay My Head". Immenso.

KandyKorn (ha votato 9,5 questo disco) alle 16:53 del 7 settembre 2012 ha scritto:

Un disco che sa di pioggia e lamenti, amore e sofferenza, solitudine e sconfitta.

Utente non più registrato alle 13:56 del 19 gennaio 2013 ha scritto:

Ho sempre preferito swordfishtrombones, ma ancor di più TUTTA la sua precedente produzione.

classicsor (ha votato 9,5 questo disco) alle 23:14 del 13 agosto 2013 ha scritto:

Da aggiungere, fra i brani "Migliori" lo sono tutti, ma fra i miei preferiti c'è anche Blind Love, dolcissima <3

classicsor (ha votato 9,5 questo disco) alle 23:22 del 13 agosto 2013 ha scritto:

downtown train, ha quasi lo stile vocale di The River, disco di Bruce Springsteen,grandissimo disco anche quello.

The musical box alle 1:42 del 23 febbraio 2014 ha scritto:

Il più bella di waits sicuramente....hang down your head canzone della vita

Mattia Linea (ha votato 2 questo disco) alle 12:24 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Disco raccomandato su ogni manuale musicale. Inascoltabile. Indigesto. La voce pastosa di whiskey/sigarette/ e l'aria da cantautore decadente non lo salva. Noiosissimo. Peccato, perchè i testi sono indubbiamente belli.