V Video

R Recensione

9/10

Tom Waits

Frank's Wild Years

Quel licantropo incancrenito di Tom Waits è un artista a doppio taglio. Un traditore senza scrupoli.

Prima è talmente zuccheroso da sembrare un coma iperglicemico ambulante, poi si traveste da assassino, e fa il resoconto – nei minimi particolari – di tutte le crudeltà di cui ha disseminato la propria esistenza. Con la serenità di un lobotomizzato eroinomane in crisi di astinenza.

Hai deciso di struggerti per il suo Romanticismo Nero ("Blue Valentine"), quando lo vedi ridacchiare nella penombra mentre ti spiega che è tutta una truffa, che lui non sa cos'è l'amore e che ancora meno gliene importa. Vuole solo liberarsi da queste vagonate di miele e metterti un coltello nella schiena.

"Frank's Wild Years" è l'opera definitiva del Tom Waits-psicotico. Incanala gli eccessi di "Swordfishtrombones" (parlo di eccessi di gongolante bellezza) e l'eclettismo world di "Rain Dogs" verso un obiettivo nuovo, ovvero l'annientamento dell'uomo e del suo ingombrante senso di paranoia.

"Frank's Wild Years", opera teatrale in cui Tom recita da protagonista, è il suo disco più depresso e pesante, perché mette in sordina la natura eccentrica dei lavori precedenti e anche la dolce malinconia di "Blue Valentine", per dedicarsi all'orrore. Il suo è un film vivido, cerca (e cattura) una forma di alienazione tanto vasta e palpabile che assomiglia a una tragedia greca ambientata nel grembo degli Stati Uniti d'America, nelle migliaia di -ville popolate da stormi ruggenti di anime in pena.

Il protagonista ("Frank") è l'impiegato di un negozio di abbigliamento, che allieta le giornate degli avventori ricamando questi racconti dell'orrore, immaginando una brutale liberazione. Lo sterminio della famiglia, l'incendio della casa: i capisaldi della cultura americana fatti a brandelli con determinazione lucidissima.

Parlando di musica, mi preme evidenziare che la tavolozza di suoni, timbri e melodie è diventata luminosissima, carica di espressionismo. I brani sono innervati dalle sventagliate gelide dei fiati, traboccano di ritmi e di accenti diversi.

"I'll be gone" è una danza irlandese che gorgheggia di fughe impossibili, di lacerazione e di libertà inafferrabile. Il negozio, la vita di tutti i giorni diventano il bersaglio degli strali dell'autore, diventano le catene pesanti da cui si deve almeno provare a liberarsi.

Tutto ruota intorno all'idea del viaggio, che plasma ogni singola atmosfera: il country sonnolento e oscuro di "Yesterday is here" vaneggia di domani lontani e trasuda terrore per la routine quotidiana; "Straight to the Top (Rhumba)" è territorio di caccia per il solito Waits-incatramato, e gioca con ritmiche scandite.

Tom, nel tratteggiare immaginari catastrofici, si serve di strumenti inusuali: "I'll take New York" e "Straight to the Top (Vegas)" sono due gemme di pop sinfonico, sgembo e swingante, quasi una vampiro che coverizza Frank Sinatra suonando al contempo solenne e alieno.

La fuga, la liberazione però sono destinate a rimanere un sogno: "Innocent When You Dream" regala il momento più toccante, è un walzer tenerissimo, sia nella versione da camera che in quella blues.

La verità è che il mondo reale ci aspetta, il negozio sotto casa sarà ancora una volta l'allegro scenario destinato a confortarci o a farci definitivamente a pezzi. Ci attende un impatto violento con la Terra ("Cold Cold Ground"). Neanche l'incubo asfitticamente esotico di "Telephone Call from Instabul", con le sue sonorità mediorientali e con il sassofono contorto, porta un po' di serenità.

Frank è uno dei tantissimi e insignificanti Nessuno della nostra terra, ed è incredibile che Tom abbia saputo iniettare questa calda poesia dentro un personaggio tanto perverso e povero (da ogni punto di vista). Agghiacciante e bellissimo, non trovo altro modo per descrivere questo incontro notturno con i suoi Anni Selvaggi.

V Voti

Voto degli utenti: 8,8/10 in media su 8 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
cesare 8/10
zagor 7,5/10
gull 9,5/10

C Commenti

Ci sono 9 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

FrancescoB, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 17:20 del 25 giugno 2013 ha scritto:

Peccato che nessuno si fili questo disco, che rappresenta forse il vertice della carriera di Tom, o comunque se la gioca con "Swordfishtrombones". Chi può e chi vuole si metta di buzzo buono, non ne resterà deluso.

gull (ha votato 9,5 questo disco) alle 19:16 del 25 giugno 2013 ha scritto:

Vengo in tuo soccorso, allora. Mio preferito senza alcun dubbio tra i tanti straordinari lavori di Waits. "Blow wind blow" - "Temptation" da stesa immediata. Ma è tutto che gira a meraviglia: voce, musica, arrangiamenti, suoni.

FrancescoB, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 20:10 del 25 giugno 2013 ha scritto:

Per me gli ottoni gelidi sono il valore aggiunto, enfatizzano la dimensione onirica. "Sword" comunque non ha nulla da invidiare, entrambi i lavori sono fra i vertici assoluti del decennio.

gull (ha votato 9,5 questo disco) alle 18:45 del 26 giugno 2013 ha scritto:

Sono d'accordo con te anche su "Swordfishtrombones". Disco straordinario. Preferisco "Frank's wild years", ma il livello è analogo. Invece "Raindogs", per quanto più che ottimo, l'ho sempre trovato più "normale", meno eclettico.

FrancescoB, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 18:52 del 26 giugno 2013 ha scritto:

E di "Blue Valentine" che mi dici (fra l'altro, se ti va, c'è la relativa recensione)?

gull (ha votato 9,5 questo disco) alle 19:12 del 26 giugno 2013 ha scritto:

Tom Waits è uno degli amori musicali della mia vita. "Blue Valentine" ha un posto speciale sicuramente. La title track è da pelle d'oca. Ma adoro tutto il disco, intimo, cavernoso. Come dici tu nella recensione (che ho appena letto), non il suo migliore, ma cazzo quanto colpisce l'anima.

zagor (ha votato 7,5 questo disco) alle 17:57 del 25 giugno 2013 ha scritto:

preferisco "rain dogs", anche perché lì c'è "time" che è la mia preferita di tommaso aspetta. questo è un bel lavoro, molto compatto, "caricato" nei suoni, però alle mie orecchie non fila liscio come i due predecessori. "innocent when you dream" canzone perfetta per ogni ubriacone degno di questo nome.

FrancescoB, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 18:14 del 25 giugno 2013 ha scritto:

"Rain Dogs", nell'ambito della trilogia, è il lavoro più eclettico, ma forse quello che mi convince meno (parliamo di bazzecole: è da 8 pieno come minimo, se vogliamo banalizzare tutto con un voto). "Blue Valentine" è invece il lavoro più carico regalato da Tom prima che diventasse strano.

rubenmarza (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:23 del 22 febbraio 2014 ha scritto:

intenso e commovente, nulla da invidiare a swordfishtrombones. bella recensione, anche a me ha dato l'impressione di ascoltare a tratti un Frank Sinatra depresso e leggermente ubriaco...innocent when you dream è semplicemente splendida