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R Recensione

8/10

Dream Theater

Images And Words

I Dream Theater sono uno dei gruppi più amati-odiati del mondo. C'è chi li ama a tal punto da considerare acriticamente tutti i loro album dei capolavori assoluti e c'è chi li odia a tal punto da non poterli sentire nominare. Sono comunque riusciti nell'impresa di rendere popolare un genere ostico come il prog metal. Il gruppo è composto da Charlie Dominici (canto), Kevin Moore (tastiere), John Petrucci (chitarre), Mike Portnoy (batteria) e John Myung (basso); tutti musicisti dotati di un tecnica notevolissima, ma questo forse a discapito della comunicabilità. Le critiche che  vengono loro rivolte dai detrattori suonano spesso cosi: "troppa tecnica, poca anima". E infatti non hanno tutti i torti. Nei loro momenti migliori i Dream Theater sono devastanti, però spesso indugiano in suite dalle durate francamente eccessive, tanto da risultare noiosi e persino irritanti.

"Images And Words" è il loro secondo album, uscito tre anni dopo il discreto "When Dream and Day Unite", passato praticamente inosservato. Si tratta anche del debutto del cantante James LaBrie al posto di Dominici. E'  uno dei loro dischi più accessibili come durata ("solo" 57 min.), e sarà il loro primo successo, tanto che conquisterà il disco d'oro egli U.S.A. "Pull Me Under"  è un brano semplice e lineare per i loro standard. Non mancano ovviamente gli assoli di tastiera e chitarra, ma tutto è notevolmente contenuto. E' un pezzo magniloquente, ma è anche il peggiore, con i suoi otto minuti di durata (troppi). 

"Another Day"  è una ballad melodica di gran classe (ma anche un pò ruffiana), dominata dal canto di LaBrie e chiusa da un bel assolo di sax. I Dream Theater si concedono un momento di distensione, cercando di essere fruibili ad un pubblico più ampio. Ma è una breve parentesi; "Take The Time" è un brano multiforme e sfaccettato, il primo del disco che dimostra la capacità teniche del gruppo. La voce è potente al punto giusto, mentre gli strumenti sono ben amalgamati. Di pregevole fattura è l'assolo di tastiere nella parte centrale, poi ritorna il canto e poi tocca a Petrucci chiudere in bellezza con un assolo melodico. Stavolta gli otto minuti non sono di troppo. "Surrounded"  è una canzone dai tratti malinconici: inizia con la voce dai toni soffusi, accompagnata dal pianoforte e dagli archi, poi entrano altri strumenti e il brano si velocizza, per poi tornare alle sonorità iniziali. Composizione non eccezionale, è la seconda trascurabile dell'album. Non si può trascurare invece "Metropolis - Part I "The Miracle and the Sleeper", piccolo capolavoro di perizia strumentale. La voce tocca vette inaudite, per poi lasciare spazio ad una lunga parte strumentale al cardiopalma, dove i musicisti creano un travolgente muro di suono e trascinano l'ascoltatore nel loro vortice; si finisce con LaBrie a concedere l'ultimo acuto. Dopo questa tempesta sonora "Under A Glass Moon" può sembrare poca roba, invece si dimostra all'altezza della situazione: a dare spettacolo è Petrucci, che si esibisce in un assolo d'antologia.

"Wai For Sleep" è una splendida composizione, che si avvale di un bellissimo giro di piano e una melodia toccante. E' la breve introduzione che ci porta al brano più esteso del disco: "Learning To Live". Si tratta di una vera e propria suite, complessa e ambiziosa, che mescola jazz, parti acustiche e prog metal. Particolarmente emozionante la parte finale, con la ripresa del tema di "Wait For Sleep" e la chiusura in sfumando, che termina in bellezza il lavoro. Si tratta indubbiamente del loro album migliore; in seguito diverranno ridondanti e prolissi, pur componendo, saltuariamente, brani di ottima levatura ("A Change Of Seasons" su tutti).

 

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 29 voti.

C Commenti

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Marco_Biasio alle 11:26 del 12 agosto 2010 ha scritto:

Mai tollerati (nemmeno sopportati, proprio non li posso vedere) nemmeno nel loro cosiddetto "perido d'oro".

Filippo Maradei (ha votato 4 questo disco) alle 11:47 del 12 agosto 2010 ha scritto:

Oddio i Dream Theater! Il Real Madrid delle band! Tutte prime donne e tutti insopportabili in egual misura: Petrucci un idiota con una chitarra che tutti credono Dio; Portnoy che fa il figo solo perché che l'ha più grande (la batteria), LaBrie con tutti quei tremolii fastidiosissimi di voce...

Molto meglio i Pain of Salvation, altroché.

Roberto_Perissinotto (ha votato 8 questo disco) alle 16:48 del 12 agosto 2010 ha scritto:

Ok, nemmeno a me ispirano simpatia, però è un'album di buona fattura (forse l'unico in cui la musica prevale sulla magniloquenza e non viceversa). In Metropolis Part I raggiungono l'apice.

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 19:52 del 12 agosto 2010 ha scritto:

Anche io sono con i detrattori. Gran tecnica tutti quanti (a parte Labrie che secondo me è proprio un cane) ma poca sostanza. Qui avevano provato a tirare fuori un singolo "metal" con i chitarroni (era il periodo in cui i Pantera vendevano un fracco di dischi suonando solo la prima corda della chitarra) e c'era qualche bel passaggio su "Metropolis" .. ma insomma...

Marco_Biasio alle 20:38 del 12 agosto 2010 ha scritto:

Fabio! Ma allora sei tornato!

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 21:45 del 12 agosto 2010 ha scritto:

RE:

Sano e salvo

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 7 questo disco) alle 18:18 del 17 agosto 2010 ha scritto:

Il progressive-metal sono loro. Genere che mi piace poco, un po' troppo pomposo ed ipertecnico, senza feeling. Ma se si ammette l'esistenza del genere progressive-metal allora c'è poco da dire, loro sono i maggiori esponenti, anzi forse gli unici.

Filippo Maradei (ha votato 4 questo disco) alle 19:05 del 17 agosto 2010 ha scritto:

RE: Il progressive-metal sono loro.

I Pain of Salvation, gli Opeth e gli Arcturus dove li metti?

Giorgio_Gennari (ha votato 8 questo disco) alle 13:27 del 21 marzo ha scritto:

Sotto i Dream Theater, chiaramente..

swansong (ha votato 10 questo disco) alle 12:01 del 23 agosto 2010 ha scritto:

Eh già..o li ami o li odi..

Con loro non ci sono molte vie di mezzo! Tuttavia, sebbene adesso (diciamo, per la verità, almeno da Train of thoughts..) li trovi insopportabili, inutili ed insignificanti, prima di loro - parlo soprattutto dell'antesignano, ma acerbo, "When dream and day unite", da me comprato nel lontano 89, che ricordi! - nessuno (e sfido chiunque a dimostrare il contrario) era mai riuscito a coniugare con tale abilità il prog col metal...Images, poi, assieme almeno al successivo Awake, è un masterpiece irripetibile che il 99% delle bands di ora come di allora, si sognerebbe anche solo di concepire..Per carità, per il resto, de gustibus!

ozzy(d) (ha votato 3 questo disco) alle 14:36 del 7 settembre 2010 ha scritto:

Osceni.

astuta (ha votato 10 questo disco) alle 11:31 del 9 settembre 2010 ha scritto:

CAPOLAVORO

Mi dispiace dire che questo è uno dei più bei album che abbia mai sentito....

qui sono stupendi!

REBBY alle 11:56 del 9 settembre 2010 ha scritto:

Ma perchè ti deve dispiacere dirlo scusa? Oltretutto qui sotto ci sono altri che la pensano

più o meno come te e anche al recensore mi pare

evidente che il disco piaccia. Qui si esprime

liberamente la propria opinione (soggettiva, non

obiettiva eh)e qualche volta può anche capitare

di litigare, ma insomma non è quella la "mission"

eh.

bart, autore, alle 20:23 del 9 settembre 2010 ha scritto:

RE:

A dire la verità mi piaceva di più prima. Quando l'ho ascoltato la prima volta mi sembrava addirittura uno dei più grandi dischi di tutti i tempi, poi ho dovuto rivedere il mio giudizio. Rimane comunque un gran bel album.

Mirko Diamanti (ha votato 8 questo disco) alle 18:42 del 3 gennaio 2012 ha scritto:

Ottimo e seminale.

jekspacey (ha votato 9 questo disco) alle 11:55 del 9 giugno 2013 ha scritto:

In questo album non c'è assolutamente la tecnica fine a se stessa che contraddistinguerà poi i successivi, ogni pezzo ha la giusta dose di tecnica, melodia e creatività che una band deve dare nei propri album !

Franz Bungaro (ha votato 9 questo disco) alle 16:56 del 18 febbraio 2014 ha scritto:

...so che mi rovino la già fortemente compromessa reputazione, ma siccome leggo tante cose brutte nei confronti della band che da pischelletto ho più amato, veramente alla follia per un periodo...dico semplicemente che è troppo facile, forse sbrigativo, forse superficiale, forse ingiusto, catalogare e archiviare i DT come dei freddi tecnici e calcolatori (una sorta di Governo Monti della musica metal)...volendo tralasciare le emozioni che hanno naturalmente saputo regalarmi negli anni, con quest'album soptrattutto e con pochi altri alla fine (Awake su tutti, con Voices da sempre e per sempre loro pezzo migliore)...la mia personale visione è che quando si ama la musica, uno strumento, e lo si vuole studiare e approfondire fino a tirarne fuori tutte le più intricate potenzialità, dedicando 3/4 del tempo della propria esistenza a perfezionare una tecnica, a creare "virtuosismi", a far volare un plettro sulle 27 corde di una chitarra, e tutto quello che di circense ci può essere in una band...beh, anche questo è emozione, se viene poi ricondotto dentro i canoni del buon gusto e della giusta dimensione artistica...emozione certamente diversa dall'ascolto di "Mother" di John Lennon, da "Aja" degli Steely Dan o da "Matilda" degli "Alt-j", ma sempre emozione è, se si è predisposti ad un determinato ascolto. Loro hanno saputo, per un periodo, il primo (e cmq non oltre Train of Thought), abbinare la forza di una tecnica perfetta ad una degna ispirazione artistica e a una visione per certi versi unica del metal, assieme ad un forte trasporto emotivo/religioso/per molti al confine del fanatismo... poi sono sicuramente scaduti nel pattume più completo e assoluto. Incomprensibile. Ma per un periodo sono stati grandi davvero.

Mattia Linea (ha votato 6 questo disco) alle 16:17 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Probabilmente il loro capolavoro (anche se per molti se la gioca alla pari con "Octavarium"). Cinque mostri di tecnica a suonare le (tuttavia gustose) otto tracce dell'album. Purtroppo, oltre i virtuosismi non c'è granchè da ascoltare. Si ha come l'impressione di assistere ad una clinic dei vari strumenti più che ad un vero gruppo che suona assieme. Zero cuore.

bart, autore, alle 20:13 del 9 settembre 2014 ha scritto:

Io lo reputo il loro disco più comunicativo. Negli album successivi diventeranno più freddi e calcolatori. Eccezion fatta per la suite"A Change Of Seasons",che reputo il loro apice assoluto.

bart, autore, alle 20:14 del 9 settembre 2014 ha scritto:

Io lo reputo il loro disco più comunicativo. Negli album successivi diventeranno più freddi e calcolatori. Eccezion fatta per la suite"A Change Of Seasons",che reputo il loro apice assoluto.

bart, autore, alle 20:15 del 9 settembre 2014 ha scritto:

Io lo reputo il loro disco più comunicativo. Negli album successivi diventeranno più freddi e calcolatori. Eccezion fatta per la suite"A Change Of Seasons",che reputo il loro apice assoluto.

ProgHardHeavy (ha votato 10 questo disco) alle 11:17 del 8 settembre 2014 ha scritto:

Il miglior disco prog metal e uno dei dischi migliori della terra.

Paolo Nuzzi (ha votato 8 questo disco) alle 13:46 del 10 settembre 2014 ha scritto:

Grand disco, anche se gli preferisco Awake, che andrebbe recensito. Quasi quasi...

Mushu289 (ha votato 8 questo disco) alle 15:48 del 14 settembre 2015 ha scritto:

per me non è n capolavoro ha delle tracce anonime, ma cazzo ci sono delle perle in quest'album delle band, un 8 ci sta, Awake e Metropolis sono superiori per il resto hanno fatto anche altri ottimi dischi come il primo e anche roba molto scadente

Giorgio_Gennari (ha votato 8 questo disco) alle 18:18 del 5 marzo ha scritto:

Uno degli album più interessanti della storia del metal, un escursus stilistico che pochissime band del suddetto genere avrebbero potuto comporre. LaBrie ai tempi era tra i migliori vocalist che il metal avesse conosciuto, gli altri musicisti sono eccezionali, non una nota fuori posto, mai un virtuosismo di troppo (non sempre riusciranno a mantenere questo stato di Grazia, com'è noto). Under A Glass Moon è l'esperimento meno riuscito