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R Recensione

6/10

Opeth

Pale Communion

L’irreversibilità dello status artistico a cui sono giunti gli Opeth del 2014 è tale che lamentarsene ancora, e per di più darlo a vedere, è vano, quando non addirittura pesante. Non aiuta sicuramente il tappeto di dichiarazioni, cosparso di veleni e cocci, che il leader Mikael Åkerfeldt ha avuto modo di rilasciare nel periodo immediatamente successivo all’uscita del fallimentare “Heritage” (assai mediocre nel songwriting e modesto nelle vendite): l’odierna scena estrema non vale nulla, il repertorio pre-“Watershed” non verrà più suonato perché nettamente inferiore al nuovo, se facessimo oggi un disco death metal sarebbe solo growl e blast beat… Niente di più che le boutade di un (ormai) veterano e della sua nostalgia per si stava meglio quando si stava peggio, uno dei più rinomati guru del neo (?) progressive, l’amico e il sodale dell’inconsistente intelligenza mediatica di Steven Wilson, l’organizzatore del Roadburn più conservativo di sempre, il fan sfegatato di Genesis e Yes. Ma la strada è stata segnata ormai troppi anni fa e a nulla varrebbe tornare indietro. Si guarda avanti, allora, con “Pale Communion”, un disco che – ancor prima di girare sul piatto – parte svantaggiato, pagando il fio, concettuale, di tutti gli errori e le incertezze accumulatesi negli ultimi tempi.

Perché gli Opeth hanno deciso, con “Heritage”, di sbattere la porta in faccia alla loro incubazione e marca stilistica prorompente, il death? All’epoca indicavamo, in maniera del tutto essenziale (e forse impropria), il semplice declino artistico. La verità è lungi dall’essere così semplice, e fotografa un quarantenne (li ha compiuti lo scorso 17 aprile), indiscutibile ed indiscusso padre padrone di una band sempre più creata a sua immagine e somiglianza, alle prese con i conti presentatigli da una stabilità fisica incrinata. Chi ha avuto occasione di sentire dal vivo, nell’ultimo biennio, i vecchi pezzi (per “vecchi” indichiamo semplicisticamente i brani scritti fino al 2005, anno del buon “Ghost Reveries”), si sarà sicuramente accorto della fatica titanica di Åkerfeldt nel rendere quel growl fino a poco tempo prima così peculiare, a lui così congeniale: della disparità di tiro tra una sezione ritmica ancorata alle accelerazioni del passato – Martin Axenrot è batterista dal tocco e dal pedigree marcatamente metallico – ed una costruzione melodica chitarristica che, non ce ne voglia il bravo Fredrik Åkesson, dipende esclusivamente dalle bizze del grande leader. Gli Opeth si sono evoluti – se di evoluzione si può parlare – per volontà e necessità: “Pale Communion” è un secondogenito cercato ed inevitabile.

Di buono, rispetto ad “Heritage”, ci sono le canzoni: qui dentro, a differenza del precedente capitolo, almeno due (e mezzo) di veramente buone, costruite con una classe non completamente offuscata dal mestiere. Deve avere aiutato – e lo si veda come sorta di effetto collaterale – la maggiore esperienza specifica fruttata nell’ambito. La migliore è la più breve, “Goblin”, omaggio dichiarato ai nostri artigiani della colonna sonora: il lick flangerato di base germina dapprima in uno squisito arabesco funk memore degli stacchi di “The Lotus Eater”, per poi scheggiarsi in un intreccio strumentale da hard boiled. Lo spettro sonoro di “River” è catalizzato da un arpeggio cristallino che ha la pienezza di certa umida, silvestre americana (ispirazione confermata anche dal primo assolo, tra Zeppelin e Tom Petty): nuovamente, poi, l’Hammond vintage di Joakim Svalberg imprime un profondo cambio di marcia al pezzo, dirigendo sbarazzino un tetro duello chitarristico, come una “Hangar 18” dei Megadeth coverizzata dentro “Blackwater Park” (ottima, in ogni caso). S’invola bene, per quanto artificialmente cervellotico, l’impasto di tritoni mefitici e bassi risonanti di “Eternal Rains Will Come”, quanto di più vicino al prog metal gli Opeth abbiano mai scritto: un vero peccato, però, che tra lallazioni di maniera, pianoforti wilsoniani e melodie tanto lambiccate quanto prevedibili (tornano alla mente le atmosfere resinose degli White Willow), il brano finisca per perdere ogni spinta.

Seppur marcatamente più inventivo di “Heritage”, “Pale Communion” ne condivide alcuni difetti capitali. Grave sul piano teorico, inutilmente gravoso su quello pratico, è il tentativo di standardizzare, in forme e corrispondenze ben precise, un genere originariamente nato per rifulgere di glorie pionieristiche. In “Cusp Of Eternity” (il classico singolo opethiano), il riciclo di standard e stereotipi, propri e altrui, assume proporzioni a tratti fastidiose. “Elysian Woes” cerca di giocarsi la strada dell’elegia intimista, ma un’interpretazione sofferta e sopra le righe e, soprattutto, la distanza qualitativa da gemme decadenti quali “Benighted” o “Harvest” fanno apparire il risultato meno che grottesco. La ridicola pretesa di voler suonare heavy a tutti i costi, senza possedere né le caratteristiche né la spinta necessarie per farlo (il che distingueva, in senso peggiorativo, “Heritage” da “Damnation”), era una costante del disco precedente, qui fortunatamente – e razionalmente – messa in secondo piano: solo gli archi di “Voice Of Treason”, volgarmente interpolati per aumentare la prospettiva della scansione ritmica, tagliano un vestito innaturalmente grande per un brano incomparabilmente minore, ravvivato sul finale solo da un valzerino notturno per voce e Moog. A raffreddare i tizzoni di ogni entusiasmo residuo è, tuttavia, la noia. Gli Opeth non hanno forse mai suonato così bene, ma tanta competenza è messa al servizio di un prodotto che suona professionale nel senso deteriore del termine, svuotato di passione e sentimento. Un tempo ci avrebbero sorpreso le infiltrazioni soul, che fanno capolino più volte nella seconda metà della lunga “Moon Above, Sun Below”, una suite progressive vecchio stampo che alterna con disinvoltura arpeggi acustici, glasse tastieristiche e distorsioni più o meno accentuate. Oggi, invece, l’impressione che non vuole abbandonarci è quella di avere sotto il naso un prodotto da laboratorio: raffinato quanto si vuole, ma fine a sé stesso.

La sufficienza è raggiunta, ma Åkerfeldt dovrebbe erigere altari ad un passato glorioso che lo tiene in vita e che, nel 2014, permette ad un disco assolutamente nella norma, come “Pale Communion”, di essere notato, ascoltato, finanche sviscerato.

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 8 voti.
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blaze94 3,5/10
B-B-B 8,5/10
Lelling 8,5/10
luca.r 5,5/10

C Commenti

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ProgHardHeavy (ha votato 8,5 questo disco) alle 11:19 del 8 settembre 2014 ha scritto:

Devo ancora riascoltarlo, ma comunque mi sembra un gran bel disco, di una band che sà che quello che fa. Non dico che sia un capolavoro, mi sembra soltanto un pò basso il voto.

Utente non più registrato alle 15:35 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

Ma scherzi...qui dentro il Progressive si vorrebbe argomento tabù...non parliamo poi se di mezzo c'è il Grande Steven Wilson...apriti cielo...

Non mi fanno impazzire (men che meno lo facevano prima, soprattutto per l'orripilante growl) ma si fanno ascoltare, anche se in qualche modo si sente che non è proprio il loro territorio ideale, nonostante l'amore per il Progressive (anche in passato, es. citazione dei Camel).

REBBY alle 16:15 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

Un giorno ci spiegherai perché nonostante la poca stima che sembri nutrire per il sito (lo desumo da vari tuoi interventi) ti ostini a parteciparci assiduamente...

Comunque dici delle falsità: basta cliccare in alto su Porcupine tree o Steven Wilson per rendersi conto di ciò. Senza parlare poi delle tante recensioni di gruppi prog storici....

Se poi pretendi che tutti qui abbiano esattamente i tuoi gusti...apriti cielo!

Utente non più registrato alle 20:39 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

Falsità???!!! Se lo dici tu...mi sembra che sia più interessato a bacchettare...

Non m'interessa affatto che abbiate i miei gusti, ognuno ha i suoi.

Non credo d'aver mai messo in discussione quello degli altri, ma l'ho già spiegato più volte, anche con te.

Ti auguro una buona serata.

REBBY alle 21:12 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

"Qui dentro il progressive si vorrebbe argomento tabù ...non parliamo se poi di mezzo c'è il grande Steven Wilson", questo l'hai scritto tu, vero?

Falsità si, perché di album di Wilson ne sono sinora stati recensiti 5 (valutati dai recensori tutti positivamente) e dei Porcupine tree 7 (solo un'insufficienza), senza contare altri progetti di Steven Wilson recensiti sempre in questo sito. Quindi se vuoi negare l'evidenza continua pure, ma il virgolettato da te scritto è una falsità.

Utente non più registrato alle 21:20 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

Non ho nessuna intenzione d'iniziare la solita lunga ed inconcludente polemica...

Di nuovo buona serata.

REBBY alle 21:39 del 25 ottobre 2014 ha scritto:

Beh, non si può negare l'evidenza. Volente o nolente.

Utente non più registrato alle 9:39 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Dolente che non ti venga il dubbio che magari hai frainteso e quindi anche la presenza e la quantità di rece (talmente ovvio, visto che le ho commentate) non c'entra nulla...ma, evidentemente sorvoli e neghi l'evidenza...altro che falsità...

Ma t'interessava il gruppo in questione o marcare me?! Boh!?

A me non interessa iniziare una sterile polemica (vedo che piacciono tanto), ti lascio volentieri alla tua covinzione, qualunque essa sia.

Buona giornata.

ProgHardHeavy (ha votato 8,5 questo disco) alle 17:18 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Non stò a disturbarmi sul fatto che mi hai detto di arpirmi solo perchè ho dato un opinione diversa dalla tua. COmunque, posso dire che il cantante Mikael Akerfeldt aveva un ottimo growl

Giuseppe Ienopoli alle 7:23 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

"Un giorno ci spiegherai perché nonostante la poca stima che sembri nutrire per il sito (lo desumo da vari tuoi interventi) ti ostini a parteciparci assiduamente ... " ... a questo spazio libero !!?? ... sigh&sob in progress!

Utente non più registrato alle 9:41 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Buona questa Giuseppe, ma non intervengo (poco) solo per questo "elementare" motivo...

REBBY alle 13:28 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Ah si è far finta di essere sani...

Falsità e libertà fanno anche rima, "elementare" Watson (Dirà Grazie Giuseppe) eheh

Utente non più registrato alle 14:12 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Sei già arrivato alle offese...i miei complimenti...non c'è verso...non mi spreco...

REBBY alle 14:33 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Nessuna offesa VDGG: è il titolo dell'album di Gaber da cui è tratta la canzone di Giuseppe.

"Tutti Ienopoli Giuseppe. Bella questa. No è geniale, si, molto spiritosa si, si" (altra citazione dallo stesso album, con piccolissima licenza poetica, Il cognome sarebbe Angeleri eh).

Ma qui si svicola (io compreso): qui il prog e Wilson non sono tabù, carta canta, sprecati pure ad argomentare il contrario, se hai argomenti, il resto si che son sterili polemiche...

Utente non più registrato alle 19:45 del 26 ottobre 2014 ha scritto:

Nessuna offesa?! Molto meglio così...

Utente non più registrato alle 1:17 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Cmq utente dalla bacchetta in mano, rileggiti qualche commento dei tuoi "amici" che (forse) ti è sfuggito e (ripeto) altro che falsità...

Ti saluto

REBBY alle 8:12 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Miei amici? Per fortuna che non ami le sterili polemiche... .)

Il fatto che in passato tu abbia polemizzato (sotto altre recensioni) con qualche utente che non ama il progressive secondo te quindi significa che nel sito il prog e Wilson sono tabù, nonostante le evidenze contrarie? Mi arrendo, anzi no, visto che mi hai dato la bacchetta in mano, ti promuovo in spirito polemico e ti boccio in italiano eheh

Marco_Biasio, autore, alle 9:41 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Rebby, io non sprecherei nemmeno un secondo per rispondere a figuri del genere. Il mio prof del liceo avrebbe chiosato: ingegno sottile e un cazzo da fare. Personalmente nutro qualche dubbio sull'"ingegno sottile".

Utente non più registrato alle 9:45 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

tu si che sei un campione...

Utente non più registrato alle 9:42 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

vabbè non ci capiamo proprio e non credo sia per il mio italiano...

Ti ricordo che sei stato tu (del tuo giudizio, perdona, ma non so che farmene) ad entrare in questo post per polemizzare (e non è la prima volta) con me, tralasciando tutto il resto...non si capisce a che titolo.

Contento tu...cmq "amici" non è una bestemmia o un'infamia eeh

REBBY alle 11:20 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Ah si, tu invece hai titolo per infilare continuamente nei tuoi commenti alle recensioni gratuiti rancorosi rimandi, ai più incomprensibili, ad antichi scazzi avuti con altri utenti. Non è questione di titolo, se io polemizzo lo faccio, a differenza tua, rivolgendomi ad una persona.

In ogni caso non sei stato ancora in grado di argomentare la tua affermazione che io ho confutato. Il motivo è semplice: hai detto una falsità, lo sai e non vuoi ammetterlo. Non è questione di mio giudizio o del tuo italiano, ma di comprensione logica.

Siccome Marco ha ragione ed il suo prof purtroppo si riferiva anche a me eheh passo e chiudo.

swansong alle 11:27 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

Ordinato, lo ascolterò a breve, poi, forse, ritornerò.

Le polemiche le lascerei stare. Siamo rimasti, probabilmente, gli ultimi utenti del sito che ancora hanno a cuore che vengano recensiti lavori di questo genere (il voto, poi, è soggettivo) e quindi sono grato a Marco che, con passione, continua ad offrire il suo punto di vista e le sue analisi su opere che spaziano su territori musicali che, bene o male, tutti noi amiamo..Piuttosto, il mio grosso rammarico - e l'ho già detto altrove - è che siano spariti dai radar di SdM tanti altri ottimi recensori più "rock oriented"..

Giuseppe Ienopoli alle 18:08 del 27 ottobre 2014 ha scritto:

@VDGG

... anche questa è andata, manca solo la chiosa finale!

Per la serie "Rivoltare Voltaire" ... ho la netta impressione che il buon Rebby e l'autore Biasio abbiano semplicemente voluto dirti con parole proprie che "non condividono la tua idea, ma darebbero la vita affinché tu possa esprimerla" ... magari con moderazione e preferibilmente dopo i pasti ...

Buona serata e ti aspettiamo più in forma che pria.

... a leggere la recensione ( ... della lunga “Moon Above, Sun Below”, una suite progressive vecchio stampo che alterna con disinvoltura arpeggi acustici, glasse tastieristiche e distorsioni più o meno accentuate ... ) mi toccherà sentire anche il disco o almeno la suite in questione ... una suite vecchia maniera non si rifiuta mai.

Utente non più registrato alle 19:03 del 3 novembre 2014 ha scritto:

Ciao Giusè, io non lo credo...più moderato di così...cmq sempre dopo i pasti...

Giuseppe Ienopoli alle 22:37 del 3 novembre 2014 ha scritto:

Bentrovato VDGG! ... evidentemente non lo credo anche io ... il messaggio per niente subliminale va "suonato al rovescio" come accadeva tempo fa per alcuni dischi che lo contenevano ... iniziarono (... e non poteva essere diversamente ...) i Beatles con Revolution 9 e il notissimo "number nine - number nine - number nine" ...

Tu sei un innamorato della musica, ti piace ascoltarla e discuterla ... naturalmente con il tuo stile ... è un tuo diritto continuare a farlo e senza la preoccupazione di suscitare critiche o illazioni ... qualcuno diceva ... "Se non sei disposto a correre dei rischi per le tue opinioni, o non valgono niente o non vali niente tu" ... da parte mia aggiungerei che se non si può concordare con il resto dell'umanità almeno bisogna essere d'accordo con se stessi ... quindi continua pure a raccontarci "cosa stai ascoltando" ... posso garantirti che a me è servito molto e penso anche a tanti altri ... e se non tutti "strasentono" per il progressive ... pensa a una torta buonissima che possiamo dividere e assaporare in pochi (?) perché gli altri guardano il dito ... !

P.S. - Per l'imbarazzo della scelta, evito di dedicarti la canzoncina. -

Utente non più registrato alle 13:59 del 4 novembre 2014 ha scritto:

Si beh!...guarda li lascio ad altri......

Se sulle mie segnalazioni hai trovato qualcosa di utile ai tuoi ascolti, mi fa molto piacere, è un peccato però che tu non sia mai intervenuto.

Ciao Giusè...

Giuseppe Ienopoli alle 21:21 del 4 novembre 2014 ha scritto:

Sei più capatosta di un capatosta calabro!

... a corto di aforismi, chiedo aiuto al mio amico Voltarelli ... ma non costringermi a chiedere aiuto all'uomo delle quattro pere!

https://www.youtube.com/watch?v=7nMGXUAuM-A

https://www.youtube.com/watch?v=n7GvY8L2zGc

https://www.youtube.com/watch?v=EBclNsuc3mI

Utente non più registrato alle 13:56 del 5 novembre 2014 ha scritto:

Che ci vuoi fare Giusè... ho i miei principi e prendo atto che (anche solo in parte?!) coincidano "solo" con i tuoi......

Stammi bene e ariciao.

Giuseppe Ienopoli alle 19:16 del 5 novembre 2014 ha scritto:

Prenditi pure tutto il tempo che ti serve, comprendo benissimo la tua posizione e la rispetto ... in tal senso ti invito a visionare una "lettera aperta" compresa nei commenti della recensione "The Rolling Stones - Between the Buttons" ... leggila con attenzione assieme a tutto il resto, sono certo che ti servirà per qualche riflessione a mente fredda ... fammi sapere qualcosa in merito ... poi mi dirai ariciao.

Utente non più registrato alle 13:49 del 6 novembre 2014 ha scritto:

Ciao Giusè, no tutto il resto non l'ho letto, immagino sia la solita solfa...non cambia nulla...

Per quanto riguarda il "nocciolo" del tuo intervento, siamo sulla medesima lunghezza d'onda e, personalmente, non provo gratitudine verso coloro che citi......

Un saluto

blaze94 (ha votato 3,5 questo disco) alle 16:24 del 7 novembre 2014 ha scritto:

Un aborto assolutamente inascoltabile. Già con Heritage la mediocrità scolava a fiotti ma qui siamo oltre i confini della realtà. Il presunto "uso delle pause" che Akerfeldt avrebbe scoperto con quel polpettone soporifero di Storm Corrosion (insieme a quell'altro rincoglionito - scusate il francesismo - di Wilson) unito a questo sound così passatista, inutile, fine a sé stesso, autoindulgente, arrangiato pure male (l'uso degli archi è pomposo e completamente vuoto) e senza la benché minima idea ha portato ormai questo una volta storico moniker giù nel baratro.

Avrebbe davvero dovuto fare un side project per questa roba, e il bello è che si sente anche un uomo maturo perché "sono uscito dal metal che è roba da ragazzini"