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R Recensione

10/10

Spain

The Blue Moods Of Spain

Cos'è l'amore? Estasi, certo, ma anche solitudine e rimpianto, una fitta nebbia che avvolge in una spirale infinita alcuni istanti che sembrano eterni, in un continuo divagare e ripensare ai propri errori, sprofondando sé stessi in una solitudine senza fine.

Questo ciò che Josh Haden e i suoi sodali attraverso il loro folgorante debutto a nome Spain nel lontano 1995 desiderarono suscitare e suscitano tutt’ora: nove confessioni a cuore e nervi scoperti in un turbinio di emozioni contrastanti, pulsanti, vive più che mai.

Nell’assolata California, nei cui dintorni spadroneggiava il grunge con il suo sound al vetriolo e le sue possenti liriche, si fa spazio in punta di piedi questo piccolo gioiello intitolato “The Blue Moods Of Spain”: “It's So True”,  con la sua melodia minimale, semplice, si fa stradi ferina e apre in due il cuore dell’ascoltatore con il canto rassegnato di Josh, figlio d’arte (il padre è il grandissimo contrabbassista Charlie Haden) che sa come toccare i punti più profondi dell’anima.

Atmosfere a tratti plumbee, dolorose, eppure carezzevoli e piene di speranza: “Love is my only devotion / Ten little steps to the ocean / Ten nights to decide whether I could live alone” (“Ten Nights”).

La donna amata è ormai lontana, distante, gelida come un capolavoro impressionista  da ammirare a distanza senza poter più toccare la sua candida pelle, come testimonia la splendida copertina vergata in chiave Blue Note.

Un amore che null’altro è, come la vita, un sogno dentro un sogno: “Dreaming Of Love”, con le sue dodici battute blue(s) in slow-motion e il perfetto intrecciarsi del basso del leader e le chitarre di Ken Boudakian e Merlo Podlewsy, quest’ultimo protagonista più che mai con lampi abbaglianti che sciolgono le maglie dell’improvvisazione attraverso assoli splendidi e incredibilmente calibrati (sentire anche la splendida “Untitled #1”).

La speranza cede il passo al rimpianto, alla solitudine, ma non è tardi ancora, no. In fondo è ancora possibile amare, ma come? “Quando l’amore passa attraverso la luce, i raggi di luce non riescono a passare, perché il buio della solitudine ricopre tutto inesorabilmente”: la splendida “Ray Of Light” con tromba davisiana e assoli di chitarra da capogiro sembra aver dato la sentenza finale.

Dream pop? Slowcore? No, semplicemente grande, grandissima musica; provare, per credere, i 14 abbacinanti minuti di “World Of Blue”, tra Tim Buckley e Mark Kozelek, persi alla deriva di uno sconforto senza fine, con una coda di archi e un canto delle sirene a richiamare l’amato da lontano, ma è solo una vertigine, un sogno irrealizzabile.

In coda, “I Lied”, bozzetto blues- pop di rara bellezza, e “Spiritual”, ripresa poi da Johnny Cash, una preghiera a cuore aperto, l’unico soffio di speranza in una landa sempre più desolante e abbandonata a sé stessa. Arriveranno lontano, gli Spain, inanellando una serie invidiabile di discreti successi e producendo ottima musica, senza però raggiungere gli abbacinanti bagliori degli esordi. È da qui che bisogna partire per perdersi e ritrovarsi, dove risiede l’arte pura e incontaminata. Oltre le stelle.

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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zagor (ha votato 7,5 questo disco) alle 0:13 del primo aprile ha scritto:

grande Paolo. bello il disco, anche se secondo me non all'altezza di quelli dei Red House Painters (che sono il riferimento piu' ovvio, anche se qui c'è una forte componente jazz come evidenzi).

Paolo Nuzzi, autore, alle 18:26 del primo aprile ha scritto:

Decisamente. Io adoro Kozelek, ca va sans dire. Ma Down Colorful Hill è stato recensito qui?

zagor (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:07 del 18 aprile ha scritto:

l'ho riascoltato stamattina, è piu' bello di quanto me lo ricordassi. ps c'è DCH ma una vecchia rece un po' in pillole.

theRaven (ha votato 8 questo disco) alle 0:28 del primo aprile ha scritto:

Bellissimo

Paolo Nuzzi, autore, alle 18:26 del primo aprile ha scritto:

Thank you