V Video

R Recensione

8/10

David Bowie

Blackstar

L'uomo che cadde sulla terra, che con una chitarra in una mano ed una spada laser nell'altra, insegnò il rock all'umanità, scomparve per riapparire saggio o più pazzo, inventò la new-wave, si riappropriò del soul psichedelico, fece un movimento magico tra Kether e Malkuth, è tornato nuovamente sulle scene, per restarci. Riassunto delle puntate precedenti: dopo lo scialbo Reality, mediocre raccolta di pop-rock easy-listening fatto uscire nel lontano 2003, con la scusa di esibirsi dal vivo, il Duca Bianco, ovvero David Robert Jones, meglio conosciuto come Bowie, era totalmente scomparso, senza lasciare traccia.

Alcuni scatti rubati dai paparazzi più incalliti lo ritraevano fare il dito medio con una copia di giornale sotto il braccio per le strade di New York, tre anni fa o giù di lì, per poi ritornare nella quiete familiare. Le notizie poi della sua precaria salute (si sottopose ad un'angioplastica subito dopo l'uscita di Reality, trattamento che lo spinse ad interrompere forzatamente l'attività dal vivo) non fecero altro che alimentare il chiacchiericcio intorno alla sua figura, dandolo già per spacciato o con un piede nella fossa.

Niente di tutto ciò. Con un'abile mossa da navigato businessman, ecco che il giorno del suo compleanno, l'otto gennaio del 2013, David Bowie annuncia un nuovo disco, The Next Day, con una copertina raffigurante lo scatto leggendario del grande mimo, allievo di Lindsay Kemp, che ha riconsegnato quella posa plastica all'iconografia rock - sto parlando di "Heroes" - cancellata da un logo bianco. Come se non bastasse, il singolo apripista, Where are we now, ballad melanconica con tanto di video retrò - nostalgico,  ricorda gli antichi fasti berlinesi e le scorrazzate con Iggy Pop per ripulirsi dalle sostanze iniettate per anni nelle vene e rinverdire la propria immagine per risalire la china ed inaugurare una nuova stagione di successi.

Il resto è già storia, con un bignamino Bowiano che ci restituisce una delle più grandi rockstar del pianeta in tutta la sua smagliante forma. Da qui la raccolta Nothing has Changed, annunciata appena un anno dopo, arricchita da una chicca: un drum 'n bass lunare, con tanto di big band (la Maria Schneider Orchestra) ed un testo da Murder Ballad di un Nathan Adler allampanato che, deluso dal tradimento della sua amata, decide di ammazzarla.

Sue (or in a Season of Crime) esce anche come singolo, con un'altra b-side preziosa: 'Tis a pity she was a Whore, funk sporco virato nu jazz, dalle parti di Black Tie White Noise, cantata con una voce dall'oltretomba o da una brughiera lontana. Allora cosa pensi? Pensi che a David non basti, vuole puntare tutto e sbancare nuovamente: ecco quindi che, il 19 Novembre 2015, viene annunciato Blackstar, singolo e video, colonna sonora di un nuovo telefilm marchiato BBC, The Last Panthers, nonchè titolo della nuova raccolta di inediti che uscirà l'otto gennaio del 2016.

Ok, cerchiamo di stare calmi; niente panico, torre di controllo chiama Major Tom, rispondi? No, ormai è poco più di un relitto ed ha in mano un teschio nero, raccolto da una donna con la coda di pantera che conduce il cimelio in un luogo sicuro, per un nuovo rito, un sacrificio umano ad una creatura mostruosa. a metà strada tra Nyarlatothep e Cthulhu, che corre invasata, assetata di sangue.

No, non è un delirio, nè ho fumato qualcosa, è semplicemente il video di Blackstar, favoloso mid-tempo drum 'n bass, con interludio jazzy ed una coda che ricorda The Secret Life of Arabia mescolata a Little Wonder. Qui David Bowie appare come un messia, con una benda sugli occhi ed una Bibbia Nera fra le mani, premonitrice di una catastrofe imminente.

Secondo singolo: Lazarus, annunciato il 17 Dicembre, corredato da un altro video meraviglioso: David Bowie incatenato in un letto di un ospedale psichiatrico con benda sugli occhi e due minuscoli bottoni cuciti sopra, che si leva da uno stadio di pre-morte, guarda stentoreo nella telecamera, mostrando tutte le sue rughe e cicatrici, per poi scomparire nell'anta di un armadio, come tornasse in un'altra dimensione.

La musica è parimenti meravigliosa: una ballad Cure-style, epoca Disintegration, con basso rotondo, chitarra in power chords stoppati e sax stellare a far da contorno.

Bello avere certezze nella vita. Eh sì, perchè le restanti cinque composizioni - eccezion fatta per Girl Loves Me, giocattolino elettro, tra Boards of Canada e Kendrick Lamar, tra le recenti influenze-infatuazioni  del nostro - si stagliano su livelli di ispirazione assoluta. Le due vecchie conoscenze, Sue or in a season of crime e 'Tis a pity she was a whore, acquistano qui maggior vigore e potenza, con una prepotente sezione ritmica - Tim Lefebrve e Mark Guiliana - e i sax spaziali, ai limiti del jazz libero di Donny Mccaslin, che, insieme a Ben Monder, Jason Lindner e James Murphy, costituiscono la spina dorsale di questo lavoro incredibile. La crème newyorchese jazzistica di nuova generazione che suona rockdrum'n bass alla massima potenza.

Chiudono il programma, unite da un beat di batteria elettronica, Dollar Days, ballad Harrisoniana, con un solo di sax che si leva nello spazio infinito e I Can't Give Everything Away, quasi una Never Let me down 2.0, con tanto di armonica e testo poetico sul rimpianto e la caducità dell'esistenza.

Questa vorrebbe essere una nuova epifania, l'ennesimo capitolo memorabile di una carriera folgorante che ha ben pochi eguali nella storia del pop e del rock ed invece è un addio, un triste epitaffio.

Il dieci gennaio, appena due giorni dopo dall'uscita di Blackstar, David Bowie ritorna nell'empireo delle stelle.

Si scopre che da diciotto mesi portava a spasso il morto, come ci aveva fatto sapere in Where are we know? appena due anni prima. 

Un cancro al fegato ha alzato un muro invalicabile tra la sua vita, che sembrava eterna e la sua illusione di poter sconfiggere la morte.

Poco importa, perchè è stata comunque sconfitta. Come tutti i più grandi creativi hanno fatto attraverso la loro arte, anche David Bowie riconsegna alla storia la sua opera artistica, che è eterna.

Bye Bye spaceboy, you're sleeping now. Planet earth is blue and there's nothing I can do.

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Lepo 8,5/10
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Vatar 8/10
hiperwlt 7,5/10
ThirdEye 7,5/10
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DMAKA 8/10
Cas 8/10
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max997 7,5/10

C Commenti

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zagor alle 11:25 del 24 gennaio 2016 ha scritto:

Molto bella la recensione. Ho sentito solo i due brani tratti prima della morte di Bowie, la title track un po' troppo lunga e "radioheadiana", grandiosa invece Lazarus, una versione con le palle di Nick Cave.

FrancescoB alle 13:18 del 24 gennaio 2016 ha scritto:

Un album che ho ascoltato ripetutamente, e che pure mi pare ancora sfuggirmi di mano. Peraltro, molto avant-jazz orientend in alcuni momenti...Tanti i riferimenti, David era ancora mente musicale vigile e originale. Recensione anche per me molto bella

Lepo (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:36 del 24 gennaio 2016 ha scritto:

Album grandioso che non può che assumere un valore ancora maggiore visti gli intenti che ne hanno determinato la composizione. Blackstar il pezzo merita di stare tra le canzoni migliori nella carriera di Bowie, ed è tutto dire circa la sua qualità visionaria, vista la quantità di capolavori che il Duca è stato in grado di sfornare in vita. Il resto del disco per me è più o meno tutto sugli stessi livelli, ovvero molto buoni, spiccano la straziante Lazarus (Now ain't that just like me?/ Oh, I'll be free/ Just like that bluebird) e il commiato I Can't Give Anything Away. Unica pecca: Sue la preferivo in versione originale, ma anche questa versione è assolutamente apprezzabile, con quelle contorsioni ritmiche da capogiro e le dissonanze stordenti.

Complimenti per la recensione: puntuale, precisa e molto misurata, cosa non semplice, dal momento che è stata scritta post mortem.

Paolo Nuzzi, autore, alle 19:05 del 24 gennaio 2016 ha scritto:

Grazie a tutti. Mi sono auto imposto un compito infame. Ma lo dovevo a David. E' stato e sarà sempre il mio faro musicale, mirabile sintesi di tutto ciò che cerco e amo nella musica e nell'arte in senso lato. Grazie per i complimenti.

fgodzilla (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:04 del 25 gennaio 2016 ha scritto:

Condivido l'ho stavo ascoltando da quando e' uscito quindi prer e non post e devo dire che iol Duca Nero in questo caso ha' fatto un lavoro eccellete supportato da dei mini mostri che suonano come pochi altri ......

nerd alle 15:40 del 25 gennaio 2016 ha scritto:

yaehhhhhhhhhhhhhhhhhhh

Dr.Paul alle 15:36 del 26 gennaio 2016 ha scritto:

Difficile per me poter dire qualcosa riguardo Blackstar. Bowie e i Beatles sono i miei unici miti assoluti, da sempre. Comincerei con i complimenti al recensore Paolo, lucido e misurato, bravo veramente.

Per il resto dico che in questo caso esiste un prima e un dopo: gli ascolti prima della morte erano una cosa, gli ascolti post mortem sono altra. Ho “rimediato” il disco di giovedì, un giorno prima dell’uscita ufficiale, ho potuto godermelo fino a domenica compresa, avrei dato voto 8, disco sicuramente migliore (e neanche di poco) del precedente The Next Day (nonostante avvertissi un leggero calo nel finale), di conseguenza direi disco migliore di bowie da 17 anni a questa parte.

Poi è successo quel che è successo e la prospettiva è cambiata totalmente, il protagonista consapevole di essere nei suoi ultimi giorni…decide di fare della sua morte un’opera d’arte da tramandare ai posteri, liriche agghiaccianti, video espliciti , messaggi criptati che verranno compresi realmente solo dopo la dipartita.

Blackstar per come lo conosciamo oggi è un colpo di teatro senza precedenti nel mondo della musica. Blackstar, per assurdo, è più innovativo di Low, perché Low raccoglieva dei semi sparsi anche da altri e grazie a quelli creava qualcosa di assolutamente nuovo, il progetto Blackstar edifica dal nulla, una cosa pazzesca, troppo alta da immaginare, assolutamente inedita e non replicabile

Ho sempre amato il Bowie più sperimentale e meno canonico, davanti alla morte però non me ne frega più nulla di genio e avanguardia, evidentemente non sono ancora pronto per l’arte estrema. Blackstar rimane un disco molto bello, ma per me non è più giudicabile. Se ci ha voluto lasciare un testamento-saluto tante grazie, io però….questo disco non riesco a godermelo, la sua ultima trovata non è stata completamente riuscita. No.

Paolo Nuzzi, autore, alle 16:08 del 26 gennaio 2016 ha scritto:

Ti capisco. Io ho ascoltato il disco il giorno dell'uscita perchè ordinato da Amazon e quindi in anteprima in Mp3 e l'ho trovato ottimo, poi è sopraggiunta la notizia della morte e lì sono stato colto totalmente di sorpresa, come tutti. Qualcosa dentro di me è morto per sempre: la mia post-adolescenza, almeno. Ma non per questo mi sono dato per vinto. Il suo uscire di scena in quel modo, a testa alta, facendo della sua morte arte è stato per me un grande insegnamento, non lo dimenticherò mai. Mi ha detto: "siamo esseri umani, fallibili, fragili, per questo destinati a scomparire, ma abbiamo modo di fregare la morte e vivere per sempre e quel modo è la musica". Ecco perchè ho deciso, dopo un lungo calvario durato settimane, di scrivere la recensione. Perchè la vita stessa è arte, va vissuta a fondo, amata e infondendo amore negli altri. David è eterno. Grazie per i complimenti e per il commento. Un abbraccio

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 15:25 del 27 gennaio 2016 ha scritto:

concordo con te Paul, nel senso che il disco è inscindibile dalla vicenda personale dell'artefice: Bowie ha inserito la morte, la SUA morte fisica e non il concetto di morte in sè, come elemento costitutivo dell'opera d'arte (che si compone della musica, delle immagini, delle liriche, dell'artwork, dei metasignificati collegati al passato e al presente e, a questo punto, della malattia e dell'esito finale). Qui non si tratta più di interpretare, il compositore/ideatore ha pensato lucidamente a questa cosa e l'ha portata avanti fino alle estreme conseguenze. Ha esorcizzato la caducità rendendola qualcosa di eterno. Se dovessi giudicare il disco anche io darei 8 (un Bowie come ai tempi di Earthling, che utilizza gli elementi stilistici della contemporaneità giammai in maniera imitativa ma come "modus operandi", piegandoli cioè alle sue esigenze poetiche), ma all' "opera" va dato 11, è una roba che nessuno si sarebbe mai sognato, e che nessuno mai replicherà. Su OR è uscito un articolo sui dischi realizzati in punto di morte, è diverso. Qui la fine della vita è la protagonista, come a dire che tutta l'esistenza è stata un'opera d'arte, e questo è solo il finale del melodramma. E questa è la mia valutazione razionale. Perchè poi, come è successo a voi, mi sono ritrovato a dover gestire un aspetto emotivo della faccenda da cui ancora adesso non riesco a prescindere. E se ne vanno a puttane tutti i discorsi fatti e rifatti in mille occasioni sull' "oggettività" nella valutazione di un'opera (la domanda implicita è: è giusto tralasciare il fatto che uno come Bowie sia riuscito a mettersi così intimamente in sintonia con la vita di una grossa fetta del suo pubblico? c'è un merito extra-musicale ed extra-culturale da considerare, necessariamente). Un complimento enorme a Paolo, che ha scritto una recensione pertinente e puntuale (immagino gli sarà costata non poca fatica). PS: una noticina scema, a me l'armonica nell'ultimo brano ha ricordato fin dal primo ascolto (premorte) A new career in a new town. Ora, mi vien da dire, non a caso neanche questo.

Paolo Nuzzi, autore, alle 17:00 del 27 gennaio 2016 ha scritto:

Grazie mille. David è stato immenso in vita, con la sua morte si è superato, è un dato storico, c'è poco da fare. Io ho introiettato dentro di me la sua morte, ho elaborato il lutto e riesco a godermi l'opera artistica suprema, ma non tutti ci riescono, almeno non subito. A ciascuno i suoi tempi. Per quanto riguarda l'armonica di I can't give everything away, sì, non ci avevo pensato, che orecchio!

opinionidiuncane (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:40 del 27 gennaio 2016 ha scritto:

Complimenti al recensore, non era facile parlare di questo disco in questo periodo.

Serviva la sua morte per farcelo capire appieno?

Forse no, ma ovunque sei già ci manchi.

Dollar Days per me già pezzo dell'anno.

Vatar (ha votato 8 questo disco) alle 10:23 del 29 gennaio 2016 ha scritto:

Un artista che ho sempre apprezzato tantissimo ma ascoltato poco, fortunatamente questo ultimo lavoro rientra maggiormente nel mio genere d'ascolto e devo ammettere che mi piace molto, un disco immortale come il duca bianco.

Complimenti per la recensione.

Paolo Nuzzi, autore, alle 11:53 del 2 febbraio 2016 ha scritto:

Non hai ascoltato altro? Dal tuo avatar dovresti apprezzare anche altre opere "decadenti" del nostro come Low oppure Station to Station, nonchè 1.Outside. Mai ascoltati? Grazie per i complimenti.

Vatar (ha votato 8 questo disco) alle 21:18 del 3 febbraio 2016 ha scritto:

Ciao Paolo, ti ringrazio molto per il consiglio, pensavo che Low fosse il mio disco ideale considerando la collaborazione di Brian Eno uno dei miei artisti preferiti, ma niente da fare malgrado diversi tentativi d'ascolto a questo punto tenterò con gli altri due, d'altra parte ci sarà pure un altro disco che possa apprezzare come Blackstar, giusto?

Paolo Nuzzi, autore, alle 9:42 del 4 febbraio 2016 ha scritto:

beh considerato quel monumento di "Within the realm of a dying sun" con le sue atmosfere sinfoniche, mantra tibetani e gothic da camera, direi che l'altro disco che tu possa apprezzare maggiormente di David sia proprio 1.Outside, ci sono composizioni che hanno questo mood (ad esempio "The Motel" o "Wishful Beginnings"), nonchè divagazioni cyber punk, free jazz, proto-industrial e via discorrendo. Per l'elemento "etnico" dei Dead Can Dance invece puoi dissetarti alle fonti di Lodger, ad esempio. Il punto è che nella musica di David ci sono altri elementi, come ad esempio la dance, il funk, che se non piacciono c'è poco da fare, difatti Station to Station, Diamond Dogs, ad esempio hanno anche queste caratteristiche. Strano però tu non abbia apprezzato Low, specie la seconda facciata. Vabbè, non è grave, dai Buoni ascolti e fammi sapere

Dr.Paul alle 18:27 del 4 febbraio 2016 ha scritto:

certo se non apprezzi Low difficilmente amerai bowie, ok le mille incarnazioni, il bowie glam, quello soul, quello da stadio...ma se non ti piace Low.....io sono drastico....bowie non fa per te!

braian-ino alle 18:48 del 4 febbraio 2016 ha scritto:

quoto

Paolo Nuzzi, autore, alle 20:09 del 4 febbraio 2016 ha scritto:

Ahahah! Talebano Paul!

zagor alle 13:58 del 5 febbraio 2016 ha scritto:

c'è chi non ama particolarmente Low anche tra i bowiani, sia quelli piu' legati al glam, sia quelli piu' pop-oriented..."troppi strumentali e la sua voce non si sente bene", la critica che ho sentito piu' spesso.... ps ambasciator non porta pena, ho solo riferito giudizi altrui eheheh

Dr.Paul alle 14:28 del 5 febbraio 2016 ha scritto:

nono zagor, quel che riporti tu può capitare tra i principianti. quelli con buona conoscenza....adorano Low, molto spesso finisce anche in testa ai sondaggi.... per dire a Low hanno dedicato un libro, a ziggy stardust o heroes...no!

unknown alle 19:12 del 5 febbraio 2016 ha scritto:

direi che su low hai ragione in tutto e per tutto ..l'unica cosa che mi sento di contestare è il fatto che a low sia stato dedicato un libro mentre a heroes e ziggy no

questi ultimi due non avevano bisogno di aver libri dedicati.........sono da sempre nell'anima delle persone che ascoltano rock

Dr.Paul alle 0:05 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

è sicuramente vero quanto dici. nel caso del libro però, semplicemente volevo lasciare intendere che .... dovendo scegliere un disco solo da esaminare nella discografia di bowie, la scelta è ricaduta su Low, non credo sia scelta casuale. troppo importante per tutta la new wave a seguire..... Heroes per quanto fantastico (la titletrack, robert fripp ecc) è venuto dopo. ziggy stardust è il mio secondo album preferito di bowie da sempre, ma credo di poter dire che non sia spartiacque come Low...

unknown alle 11:00 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

paul non volevo polemizzare..solo sono curioso di capire come riuscite a stilare una personale classifica quando si parla di grandi artisti ...come dicevo di là per neil young... trovo impossibile capire quale è il miglior album per artisti che hanno sfornato capolavori a gogò..ad es so che ti piacciono i beatles e mi pare tu abbia una predilezione per l'album bianco no?

invece io da revolver in poi.... tolto let it be..non saprei scegliere sono tutti belli ..quale il migliore?

la stessa cosa vale per il duca bianco ...non saprei stilare una classifica ..un album è bello per una cosa... l'altro per un altra ecc ecc

beh direi che su ziggy ti sei tenuto un po stretto..per me ziggy è un sasso buttato nello stagno musicale che ha avuto effetti devastanti ( ovviamente in senso buono) i cui riverberi si sentono ancora oggi

se proprio devo pensare ad un album che mi ha emozionato pur non ritenedolo il più bello ...ricordo il periodo in cui uscivano album del duca considerati minori( ma non è mai caduto in basso)..e quindi usci outside..fu un pugno nello stomaco ..un emozione ...insegnò a tutti qualcosa

Dr.Paul alle 13:00 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

certo le classifiche personali rimangono tali (per questo prima facevo riferimento a sondaggi da fanclub). su ziggy non sono stretto credo, diciamo che l'impatto di ziggy è stato eccezionale per vari motivi, ma musicalmente già qualcuno in contemporanea (se non un pochino prima) aveva battuto quei sentieri. Low....non vorrei esagerare ma...edifica dal nulla o quasi a livello di suoni,lo scrissi nella recensione, tranne qualcosina kraut o le deviazioni di Eno....nulla suonava come Low alla sua uscita. credo anche che la scelta del libro da esaminare sia caduta su Low anche per questi motivi. ps. non è il white album il mio preferito dei beatles

Dr.Paul alle 13:15 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

pps. outside è fantastico, non vorrei passare per invasato, se vogliamo parlare dei dischi malriusciti di bowie sono pronto, ma outside è forse l'ultimo vero capolavoro.

unknown alle 13:24 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

infatti intendevo proprio quello... outside è un capolavoro...la capacità di saper rinascere è di pochi artisti..il duca fu uno di quelli..qual'è l'album dei beatles tuo preferito?

unknown alle 13:28 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

ps quando scrivevo che outside non lo ritenevo il più bello ...intendevo dire che nella discografia di bowie c'è ancora di meglio..ma effettivamente outside è il suo ultimo capolavoro ..

Lepo (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:31 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

'Earthling' è l'ultimo capolavoro di Bowie ;P

Dr.Paul alle 23:26 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

mah oggi direi abbey road, ma in realtà non avrei problemi ad eleggere revolver o sgt pepper..

zagor alle 17:41 del 7 febbraio 2016 ha scritto:

ahah tranquillo, non discuto certo lo status di capolavoro che Low ha acquisito abbastanza all'unanimità ( #1 della lista anni 70 di p4k tanto per dirne una), pero' credo che con tutti i lavori che Bowie ha fatto nella sua carriera non ce ne sia uno che mette proprio tutti d'accordo, almeno mi sono fatto questa impressione.....come per i Pink Floyd, in genere è "the piper" il loro disco piu' gettonato, ma c'è anche chi gli preferisce sia dischi del periodo successivo, sia dischi del periodo watersiano

Dr.Paul alle 19:25 del 7 febbraio 2016 ha scritto:

sisi vero tutti d'accordo...impossibile!

Vatar (ha votato 8 questo disco) alle 18:54 del 31 marzo 2016 ha scritto:

Ciao Paolo, ho preso molto tempo per risponderti ma eccomi qua, finalmente sono in grado di rispondere ai tuoi consigli.

Innanzitutto parliamo di Outside, fin dalle prime note mi è parso molto famigliare compresa la copertina, il motivo l'ho capito il giorno dopo...questo disco faceva parte di una parte della mia discografia che mi hanno rubato nel 1999, si trattavano di 600 cd, un brutto ricordo che ancora oggi a distanza di molti anni non riesco ad accettare.

Analizzando i solchi devo ammettere che non lo ricordavo così bello, un lavoro fantastico, contiene il meglio di quello che si può desiderare: sperimentazione, voce inarrivabile, diversi generi musicali fusi con maestria tra loro, sembra uscito dalle viscere di un vulcano e poi la cosa che mi ha colpito tantissimo riguarda l'abilità dei musicisti, su tutti il pianista un vero genio a proposito da dove proviene, da Marte?

Sono in difficoltà sulla valutazione, forse ci vorrà più tempo ma al momento si attesta sul 9,5 una cosa è sicura è entrato a far parte nella mia classifica Top Ten personale di sempre.

L'unica assurdità che non capisco riguarda la sfumatura di alcuni brani in modo barbaro, perchè?

Anche per quanto riguarda Low devo ricredermi, avevate ragione che poteva essere un disco adatto a me, anche se devo ammettere, come avevi giustamente detto tu Paolo, che la parte più interessante è la seconda, il problema è che io non ci ero mai arrivato in precedenza, puntualmente dopo le schitarrate iniziali a cui sono fortemente intollerante mollavo il colpo, ma il bello arriva dopo...

Valutazione Low 7,5.

Non mi rimane che ringraziarvi infinitamente dei vostri consigli, grazie a tutti e buoni ascolti.

Paolo Nuzzi, autore, alle 13:18 del 2 aprile 2016 ha scritto:

Mi fa piacere e ne sono contento. Cosa intendi per sfumati in modo barbaro? Alludi ai vari "segue"? Sono fatti apposta per rendere l'idea di concept. Dalle session avanzarono molti pezzi, che avrebbero dovuto essere utilizzati per un capitolo 2, 2.Contamination, che ovviamente mai vedrà la luce e va bene così, anche se possiamo aspettarci di tutto con questi discografici. Buona musica e buoni ascolti anche a te!

Vatar (ha votato 8 questo disco) alle 19:24 del 2 aprile 2016 ha scritto:

Mi riferisco ad una canzone capolavoro come Outside che sul finale viene sfumata troppo velocemente, avrei preferito che avessero fermato gli strumenti o per lo meno che l'avessero sfumata meno velocemente e questo particolare l'ho notato anche in altri brani, non capisco il motivo.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:13 del 4 aprile 2016 ha scritto:

Outside contiene bellissimo materiale, altro di caratura inferiore (la maggior parte di quest'ultimo registrato in fretta a sostituire brani troppo arditi per la pubblicazione), il tutto assemblato purtroppo come un pasticcio. Gli stessi Bowie e Eno non ne erano soddisfatti. Si volle trovare un compromesso tra i dictat della casa discografica e gli intenti artistici del gruppo di lavoro, il risultato è un disco con picchi notevoli ma nel complesso sconnesso, poco fluido stilisticamente confusionario. Io a quel punto avrei eliminato anche i dialoghi parlati che fanno da intermezzo, nell'idea originale dovevano essere integrati nel flusso della musica (che era molto più free-form) mentre si sono ridotti a monologhetti appiccicati tra le canzoni e sfumati, come dici tu, con poca attenzione.

Paolo Nuzzi, autore, alle 10:08 del 5 aprile 2016 ha scritto:

Non sono d'accordo, anzi, sebbene sembrerebbe un prodotto addomesticato alle esigenze di ascolto e di appetibilità è comunque un'opera ambiziosa, dove David riscopre anche il gusto e la soddisfazione di portare la sua capacità attoriale in un disco. Se avessero assecondato le loro idee fino in fondo sarebbe venuto fuori un altro "Tilt", ovvero una copia sbiadita di un disco irripetibile ed unico. Invece 1.Outside, così come è stato concepito, resta un'opera personale e favolosa, che solo Bowie poteva ideare e realizzare. Piccola nota a margine: anche l'idea di un "segue" che non ci sarà mai, fu e resta vincente.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:20 del 5 aprile 2016 ha scritto:

beh ad ascoltare i demo del '94, Tilt fu sicuramente uno degli spunti (vabè poi certa critica secondo me ne ha enfatizzato oltremodo l'influenza), ma il disco pareva stesse prendendo già una forma molto personale, un intreccio di flussi di coscienza dei vari personaggi innestato su una sorta di jazz industrial/apocalittico. I penso che i risultati sarebbero stati molto diversi e originali in ogni caso, ecco. Ti dirò che io non sono contro l'album di canzoni a prescindere (nè credo che a priori rappresenti un prodotto inferiore rispetto ad un disco d'avanguardia), piuttosto dopo 15 anni di ascolti svanisce un po' di rapimento di pancia ed emerge la perplessità su come è stato assemblato e cosa ci hanno messo dentro; qualche canzone in meno (e, a questo punto, niente transizioni parlate, così fai un disco "a numeri chiusi" e buonanotte) secondo me avrebbe giovato. Blackstar funziona pure in virtù di una certa compattezza e concisione, purtroppo rara nel Bowie degli ultimi 20 anni (tolto Earthling, pure un grande disco). Il "segue" cui non segue nulla, più che un colpo di genio, è il semplice frutto della volubilità artistica del nostro: metteva su progetti con la stessa velocità con cui li disfava per far posto ad altri

dario? alle 20:53 del 2 febbraio 2016 ha scritto:

E, molto bello cio che dite tutti ,anche io provo le stesse cose e una grande malinconia nel sentire adesso il suo disco ...ma mi ha fatto bene per questo leggere i vostri scritti..un grazie anche alla superba recensione di Paolo Nuzzi mi ci voleva..

Paolo Nuzzi, autore, alle 9:23 del 4 febbraio 2016 ha scritto:

Addirittura superba? Grazie, mi fai arrossire, troppo buono.

ThirdEye (ha votato 7,5 questo disco) alle 23:29 del 6 febbraio 2016 ha scritto:

Sinceramente mi ha sorpreso. Un gran bel disco davvero. Perfetto epitaffio per l'immenso David. Dopo il (parere mio) moscio predecessore, quel "The Next Day" che ne sanciva il ritorno in pista dopo anni di letargo, temevo tutto quell'hype fosse il solito caro vecchio effetto necrofilia, invece no. Il suo migliore dai tempi di "1. Outside"...Arrivederci, David..e grazie di tutto.

VDGG (ha votato 8 questo disco) alle 13:37 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

Ho ascoltato questo disco spinto dalla curiosità che mi ha suscitato la “considerazione” (senza fanatismo o iperboli) di personaggi che sono più vicini a miei gusti.

Fin dal primo ascolto, Blackstar si è rivelato un gran bel disco, per me il suo capolavoro (seguito da 1.outside e da episodi sparsi qua e là..., in generale, nel suo caso, trovo più interessante ciò che ha fatto dalla fine anni '70 in poi...).

Con questo disco Bowie ha superato tutto ciò che nella sua musica mi aveva sempre lasciato indifferente, trovando una sintesi quasi perfetta con un linguaggio musicale che molto deve al jazz, complice anche il gruppo che lo ha accompagnato in quest'ultimo viaggio...

Dr.Paul alle 17:28 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

quote "trovo più interessante ciò che ha fatto dalla fine anni '70 in poi." ma se tre mesi fa sotto la rece di Heroes dicevi cosi: "Trovo/provo scarsissimi motivi d'interesse per questo disco, ma anche per la produzione precedente...(art)ificioso...". dopo questo disco ci sono (quasi) gli anni 80, ti piacciono gli anni 80 di let's dance oltre a 1.Outside? boh è come dire Dylan mi piace dal 79 in poi!! io credo che blackstar sia un ottimo album, il resto è tutto effetto-morte!! con la morte i distratti si redimono, sto seguendo discussioni su forum tematici......stupefacenti!! gente che scopre buddha of suburbia, ben arrivati!

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:25 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

"gente che scopre buddha of suburbia, ben arrivati!" >> stavo per scriverlo io, Paul! tra l'altro, ad oggi (per quel che mi riguarda) il disco più bello, ambizioso e riuscito - e anche il più incompreso - del Bowie anni '90 (sì, anche più di Outside, almeno nella forma in cui quest'ultimo è uscito). E, per quel che vale, uno dei dischi preferiti di Bowie stesso. Certo Blackstar è "opera d'arte unica" per motivi già ampiamente menzionati, ma non è certo "l'unica opera d'arte" di Bowie da Scary Monsters a questa parte (tiritera che, i più lo sanno, ha tirato fuori Bowie per promuovere Never Let Me Down, ironia della sorte ), men che meno il disco della rivoluzione. In tema di affinità, in questi giorni di riascolti, ho messo su Black Tie White Noise, disco che - ma guarda un po'! - parla di vita e di morte, in cui c'è jazz, urban e Scott Walker a palate, e aggiungiamo... disco molto personale sul piano biografico! Che se si fosse fermato alla traccia 7 come questo sarebbe pure stato, se non geniale, un lavoro "tosto" dall'inizio alla fine. Così, non tanto per ridimensionare, quanto per non dimenticare.

VDGG (ha votato 8 questo disco) alle 20:36 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

e chi si redime?! C'è chi non lo fa mai...

swansong alle 22:53 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

Azz dottore! Neanche quando VDGG parla bene del tuo sommo idolo..riesci ad apprezzare!😄😄😄

Paolo Nuzzi, autore, alle 9:47 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

ue' non mi toccate VDGG, mi deve insegnare il verbo progressive! La cosa stupefacente è che ne parliamo e riparliamo e continueremo a farlo per decenni. Perché? Perché ormai David è entrato nell'immortalità! Non è grandioso, questo? Comunque sì, gli anni '90 sono stati la sua rinascita artistica, poco da fare, The Buddha of Suburbia è una gemma sottovalutata e mi fa un immenso piacere che se ne riparli. Di Black Tie White Noise non avevo dubbi e difatti è stato apprezzato ampiamente. Grazie per i vostri commenti, the legend lives on!

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 10:29 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

non so se è notizia attendibile (ma sicuramente è plausibile) quella che tra le influenze bowiane pre-trilogia ci fosse pure Nadir's Big Chance di Hammill, che in effetti più che hard-rock suona quasi post-punk già nel 1975... e non dimentichiamo Eno in Lamb dei Genesis (credo la sua prima collaborazione in un disco "rock" extra-Roxy), nè le chitarre del buon Fripp su Red (che all'epoca aveva già incontrato Eno)... l'equazione generica Bowie berlinese=Philadelphia+Dusseldorf è corretta ma riduttiva, alcuni degli ingredienti che troveremo in Low e Heroes bollivano proprio nelle pentole dei progster britannici, almeno di quelli geniali. Non mi stupisce quindi che VDGG (piacere! e complimenti per la band preferita!) abbia riconsiderato i dischi post-77, e magari non apprezzi la fase glam-soul.

Dr.Paul alle 11:51 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

sì ma non amare la trilogia o la fase glam e amare il dopo golden age di bowie....è piuttosto strano santa miseria, non potete dire di no... poi tutto è lecito, uno a bowie può preferire anche la amoroso.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:33 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

mi pare che almeno sulla trilogia si sia ricreduto! diciamo che il Bowie fondamentale è quello dal '70 all'80, il resto è remake/restyle alle volte di grande (grandissimo) lusso, quindi sì, sono d'accordo con te... ma sai bene che il mondo è vario, e che c'è gente che ha hours come album del cuore

Dr.Paul alle 12:56 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

monday tuesday....

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:27 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

eheheheh! a proposito di remake, avrai notato che i ritornello coi giorni della settimana ricompare in Girl Loves Me. Così la numerologia attorno al 7 (7 i frammenti di stelle della copertina, compresa quella grande, 7 il numero stampato sulla maglietta bianca indossata in alcune foto promozionali, 7 le canzoni). Seven days to live my life, or seven ways to die... Bowie, di Bowie, non butta via nulla!

VDGG (ha votato 8 questo disco) alle 13:55 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Corretto il tuo intervento... e in tal senso, mi permetto una piccola digressione citando due esempi della discografia dei VDGG: The quite zone the pleasure dome e Vital... (altri ne potrei fare...)

però ALT...non è che ho cambiato idea su Bowie, non è che all'improvviso "amo" Bowie o l'abbia rivalutato...il mio primo intervento mi sembrava molto chiaro...

Come ho già scritto, Blackstar mi piace proprio perché va oltre quello che, in generale, non apprezzo/avo in Bowie, e non ho nessun bisogno di mettere in dubbio la sua importanza ...

Dal momento che ha avuto la capacità di affrontare diversi territori, mi "riconosco" maggiormente in certi episodi piuttosto che in altri...non mi sembra tanto strano...

swansong alle 16:54 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Chiarissimo!

swansong alle 16:54 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Chiarissimo!

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:17 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

"mi permetto una piccola digressione citando due esempi della discografia dei VDGG: The quite zone the pleasure dome e Vital... (altri ne potrei fare...)" >> a me piace molto The Future Now, ha la ricchezza e la trasversalità di un disco di John Cale... PS: cacchio queste discussioni nidificate sono difficilissime da seguire!

VDGG (ha votato 8 questo disco) alle 13:59 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Beh dai...ti sei mosso bene con i Demon Fuzz...

Paolo Nuzzi, autore, alle 15:48 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Thanks, dear

zagor alle 13:28 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

i Tin Machine sono stati già rivalutati? LOL

Lazarus alle 13:34 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

non ne avevano bisogno..li vidi live e spaccavano di brutto

zagor alle 13:48 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

vabbpè dal vivo era spettacolare anche ai tempi di Reality, pur con tutti gli acciacchi: noblesse oblige

Lazarus alle 14:00 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

mai coi TM non era spettacolo o spettacolare ...un pugno nello stomaco è diverso

zagor alle 14:41 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

ok ma i dischi come erano? quell'hard rock regge il confronto con quello del periodo Ronson? chiedo eh, non li ho mai ascoltati bene, ricordo un po' di distorsioni alla Pixies ( grande passione di Dave), ma mi pare che pure i bowiani lo considerino un capitolo trascurabile nella sua sterminata carriera.

Lazarus alle 15:01 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

sai questione di gusti ghghhg si lo so molti bowiani non li amano anzi li detestano quei due dischi. il primo per me non è male anzi e lo stile di reeves è molto diverso da quello di ronson. la sezione ritmica poi è quella usata ai tempi del tour the idiot di iggy con i fratelli sales e che puoi sentire nel live tv eye. il secondo è meno hard più vario . poi decise che si era stufato della troppa eroina che girava con i sales ...

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:29 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

chiosa sui Pixies, i nostri TM li tiravano in ballo ogni 2x3 nelle interviste... mah, l'influenza se c'è è più psicologica che musicale, come diceva Lazarus la sezione ritmica è quella di Lust for Life, niente di male, ma certo un po' vintage nell'89. Anche a livello di scrittura, i Pixies scrivevano canzoni che i primi Tin Machine (quelli che dovrebbero assomigliarci di più) si sognavano, con tutto l'amore per Bowie. Gabrels era chitarrista sicuramente avventuroso, paradossalmente faticò a trovare la sua dimensione nei TM, avrà più spazio nei progetti di Bowie che seguirono virando sempre più il suo stile da un hard-blues acido e visionario ad una sorta di suono prog-metal d'avanguardia (vedasi Earthling). E' stato nei '90 bowiani, a livello di importanza nell'imput creativo, quel che è stato Ronson nella fase Ziggy e la coppia Fripp-Belew in quella new-wave.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:07 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

ormai abbiamo sdoganato anche la colonna sonora di Underground!

Il primo Tin Machine è tendezialmente animato da un rockettone cazzaro all'americana spacciato per "blues decostruzionista", però ci sono episodi dove l'alienazione bowiana unita a certe contorsioni di Gabrels creano suggestioni potenti (Video Crime, Pretty thing, Prisoner of Love, I can't read su tutte). E' il disco che intende parlare delle schiavitù psicologiche della società contemporanea, peccato lo faccia in maniera non propriamente ellittica. Songwriting purtroppo troppo banale. Il 2, di solito bistrattato, secondo me è un disco dignitoso, stavolta discretamente arrangiato, con alcuni picchi. E' il riavvicinamento di Bowie ad una nuova ed aggiornata dimensione del glam (anche il look abbronzato e ripulito lo sottolinea), da quello marca Ziggy (Baby Universal, Big Hurt), a quello marca Roxy (You belong, la cover di If there is something), fino agli esotismi di marca più eighties (Amlapura, Shopping for girls), ancora troppe cadute, ma almeno una perla dimenticata (Goodbye Mr Ed, che si magna una Slip Away a colazione). E' insomma il disco che riavvicina Bowie a Bowie, e ce lo restituisce dopo un po' di anni.

D'accordo con Lazarus, live spaccavano (e io ho solo i video), l'idea di fare solo pezzi nuovi nei concerti era una roba molto rock. Era il periodo del Bowie bipolare, quello ancora ottantino da greatest hits (vedi S+V tour), e quello a torso nudo dei TM.

Paolo Nuzzi, autore, alle 15:44 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Ma quale, Labyrinth? Io lo adoro, il film. Da bambino l'ho visto milioni di volte e, sebbene parecchie ingenuità qui e là, ci sono canzoni superbe: quella citata da te, nonché Within You, che ci sarebbe stata benissimo in Heroes. Tornando ai Tin Machine, l'esigenza di scrollarsi di dosso la plastica accumulata per salvare la sua carriera dagli squali, come dice benissimo Gassed (santa Coco Shwab) fu dettata proprio da una voglia di anonimato (mascherato dal finto gruppo), uno pseudo machismo rock, una musica muscolare che potesse suonare da dio dal vivo, ma con tocchi di classe superbi. Io citerei, oltre ai capolavori su citati anche Under the God, con un testo splendido sul controllo delle menti e sul potere. Concordo anche sulla validità del secondo, anche se ci sono cadute in basso imbarazzanti. Vabbè, basta così, altrimenti rivalutiamo anche Never Let me down

Lazarus alle 21:19 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

no dai within you in heroes è blasfemia pura ...as the world falls down lol

Paolo Nuzzi, autore, alle 13:36 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Eccomi! E' stata la "svolta" hard rock necessaria, una boccata di ossigeno per liberarsi di tutta quella schiuma anni '80 in cui si era gettato, ma che ha rimpinguato in maniera decisiva il suo portafogli Un ponte ideale per la rinascita dei '90 e i grandi dischi che seguiranno. Il live O Vey baby è proprio inutile, ca va sans dire.

Lazarus alle 14:16 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

con il contratto EMI ha dovuto salvare la sua carriera visto che De Fries e la RCA si erano pappati tutto. era alla banca rotta . ha dovuto svendersi ma era l'unico modo per risistemare la carriera da un punto di vista finanziario. de fries che ha preteso e avuto il 50% delle sue royalties per ben 7 anni, dal 75 in poi, e i diritti anche sulle sue canzoni. infatti aspettò tre anni dopo SM per fare uscire un altro disco non volendo più dare un soldo a quell'ebreo di merda ( parole della madre ghhgh). negli anni 90 si riprese tutto potendo acqustarsi il suo catalogo. credo che sia andata così più o meno. ricordo c'era anche un tal avvocato Lippman o Lipmann americano che cercò di fregarlo ai tempi di YA/STS quando con De Fries era ormai ai ferri corti. stva per firmare con sto tale quando qualcuno gli fece la fischiata di mollare il tale tipo losco...

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 15:34 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

tutto giusto, ma come sai era più o meno la fine che facevano molti artisti negli anni 70... c'erano questi "impresari", figure losche alla colonnello Parker, che si ciucciavano i guadagni degli artisti con contratti a cachè blindati e fumosi, gli artisti erano all'oscuro di tutto, sfornavano un disco e un tour all'anno guadagnandoci relativamente poco... molti della sua generazione, con la svolta commerciale degli '80, la musica in tv, gli stadi e soprattutto la possibilità di gestire la parte finanziaria della propria carriera, pensarono bene di rifarsi di tutti i guadagni mancati e/o perduti, finchè non toccavano il fondo artisticamente. E lo toccavano anche perchè spesso incapaci (per inettitudine generazionale) di coniugare l'aspetto del nuovo mercato di massa che si era creato con l'aspetto artistico (come poteva fare un Prince, nato invece in quel contesto). A quel punto o soccombevano (i Genesis) o trovavano un'occasione per uscirne, aggrappandosi magari a qualcuno che ne sapeva più di loro (per McCartney fu Costello, ad esempio), oppure tirandosi di peso fuori dai giochi. Per Bowie l'esilio furono i TM, solo che - il senso del mio intervento voleva essere questo - non liquiderei quell'esperienza semplicemente come "terapia d'urto", furono davvero l'inizio di un nuovo percorso artistico con una sua continuità (almeno fino al '97).

Paolo Nuzzi, autore, alle 15:47 del 26 febbraio 2016 ha scritto:

Esatto. Cristallino.

Dr.Paul alle 13:57 del 27 febbraio 2016 ha scritto:

per me tin machine è un fallimento sotto ogni punto di vista. nel momento in cui l'alternative rock di pixies e sonic youth era all'apice conclamato e il grunge era già esploso nel sottobosco (1989)....te ne esci con un rock antico da "bella zio", un disastro senza attenuanti anche perchè la band era americana e avrebbe dovuto sapere cosa friggeva in pentola underground. per la prima volta in carriera bowie non riesce a cogliere la "nuova tendenza", vi era addirittura riuscito anche con i blandi Tonight , let's dance, never let. Labyrinth invece no...Labyrinth è un'onta da lavare col sangue. il mio eroe ridicolo in calzamaglia e parrucca a fare il giullare per i bambini??? no grazie!!!

Lazarus alle 14:32 del 27 febbraio 2016 ha scritto:

ma se il primo esce nel 1989 e la band si era formata nel 88 non era mica fuori tempo massimo o volere andare dietro al grunge boh e poi rock antico da bella zio pezzi come che so I can't read ?

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 19:02 del 27 febbraio 2016 ha scritto:

secondo me la tendenza l'aveva intercettata, l'ingenuità fu quella di poterla concretizzare con quei fresconi dei Sales... non puoi neanche dire Paul che quel disco sia tutto rock da "bella zio" (dì la verità, da quanto non lo riascolti? eheheh), Bowie sfoggia una gamma di attitudini interpretative e colori vocali che nei momenti migliori rimandano ai bei tempi di Berlino (penso tentasse di aggiornare quel clima de-voluto, come in un "Heroes" degli anni '90, e anche in questo caso credo che l'intuizione di mettere in relazione il clima post-77 e le sue tematiche con quello post-87 fosse corretta), Gabrels quando ha spazio ingaggia un chitarrismo visionario, il problema è che dietro l'angolo ci sono sempre le burinate alla Crack City; i due ci provano ma alla fine si fanno trascinare dai fratellini cattivi senza fare tante storie. Voleva il disco democratico, peccato che ha scelto le persone sbagliate con cui farlo. Così non suona un disco attuale, ma neanche un buon hard-rock alla vecchia maniera. Poi, nella maggior parte dei casi, c'è inconsistenza compositiva, e quella è solo colpa di David: al di là delle considerazioni storiche, ascoltiamo canzoni non memorabili quand'anche insignificanti, come 3/4 delle canzoni bowiane degli anni '80 del resto, a prescindere dalla veste plasticosa piuttosto che rockkettona. E secondo me è anche il motivo per cui l'aspetto prevalente che ne vien fuori è proprio quello cazzaro: i Sales erano sicuri di loro e del loro modo di fare musica, Bowie in quel momento no, probabilmente aveva poche e cattive idee, e quelle poche non aveva il coraggio di portarle in fondo. Conclusione: secondo me non fu affatto estraneo al contesto dell'epoca, ne fu "solo" un interprete mediocre per ragioni di carattere personale. Quando cominciò a riaversi dalla confusione con TM2 qualche timido risultato c'è stato, vuoi perchè il nostro tornava a reingranare con la scrittura, vuoi perchè lo stile glam-punkeggiante di Ziggy (quello live del '73) rappresentava un modello più accessibile per quell'accrocchio di gruppo che erano i TM. Poi la critica ha sempre parlato di "svolta commerciale" del secondo disco rispetto al primo, io dico invece che il secondo disco, puntando più basso e avendo più mezzi, fu più riuscito. Il primo è tanto ambizioso quanto confuso, per questo nel complesso fallisce (e impallidisce, come osservi, di fronte a Pixies e Sonic Youth).

Dr.Paul alle 17:07 del 28 febbraio 2016 ha scritto:

alla fine anche tu gli hai trovato mille difetti eheheh. cmq sì forse il secondo meglio del primo ma.... continuo a sentirli troppo "bella zio"..... in ritardo fortissimo sull'alt-rock americano e completamente fuori i canoni grunge, colpa anche delle scelte di produzione, quel suono tronfio di Under the God...per me tremendo!

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:57 del 28 febbraio 2016 ha scritto:

"alla fine anche tu gli hai trovato mille difetti eheheh" >> touchè! ma sai che devo sempre complicare le cose sì Under the God fa parte delle canzoni della peggior specie...

Lazarus alle 22:55 del 28 febbraio 2016 ha scritto:

in compenso c'è sempre una pretty thing pezzo garage della madonna...ovvio che il disco ha dei difetti ma non è neppure sta ciofeca da buttar via. per me fu una boccata d'aria fresca dopo due album disastrosi. e poi un milione di copie vendute ...

swansong alle 23:02 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

Disco superbo...e fantastica sorpresa per me. Non per l'oggettiva grandezza del suo autore e nemmeno per il fatto che è il suo ultimo lascito artistico. Ma proprio perchè è decisamente il suo miglior lavoro da decenni a sta parte. Ispirato, ricco. Ha dato il massimo e ci ha lasciato con un'opera veramente importante! Onore ad un grandissimo!

Lazarus alle 15:30 del 28 febbraio 2016 ha scritto:

where the fuck Monday did it go? the he died on Sunday ..nothing remains. geez fucking scary

Paolo Nuzzi, autore, alle 6:39 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

Ma infatti, gran mistero. Esiste la versione 12 pollici che è superba, con quelle percussioni in primo piano.. Perché non la scelse la dice lunga sulla sua fase creativa...

Lazarus alle 10:32 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

scusa Paolo 12 pollici per quale versione?

Paolo Nuzzi, autore, alle 10:40 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

Questa: https://www.discogs.com/it/David-Bowie-Loving-The-Alien/release/374374

Credo sia quella Inglese, me la fece ascoltare un amico, che aveva il 45 giri. Su Youtube c'è. E' favolosa.

Lazarus alle 11:00 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

ah ok si lo trovai nella munnezza anni fa lol

Paolo Nuzzi, autore, alle 12:42 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

Qualche volta mi devi fare un pacchetto e spedirmelo, pago bene

Lazarus alle 14:41 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

uhmm i pacchi che palle lol mah vediamo come si muoverà il mercato che al momento mi pare ancora un po' agitato vista la richiesta...i let's dance sono spariti dalla circolazione. li trovavi a tonnellate a un pound ora ti chiedono anche venti . tutti gli altri pre let's sono esplosi a prezzi mai visti. durerà non durerà vedremo ...

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 10:37 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

mi sa che parlate di due canzoni diverse, Paolo ti riferisci alla versione b-side di 'Tis a pity? in effetti a me piace di più quel mix con la voce sullo sfondo (ma mi piaceva di più anche la Sue originale da 9 minuti, benchè anche questa versione rock-jungle non sia inferiore)

Paolo Nuzzi, autore, alle 10:44 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

Parlavo di Loving the Alien, ho risposto al commento sbagliato. La versione del singolo di 'tis a pity è migliore, ma nel disco assume maggior vigore perchè cazzo ci sono Mark Giuliana, Donny McCaslin, ben Monder, etc... Di Sue preferisco la versione su disco.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:11 del 29 febbraio 2016 ha scritto:

ok sorry... 'ste discussioni sono un gran casino da seguire! non avevo neanche notato che era saltata fuori Loving the Alien bella la versione 12'', soprattutto perchè elimina la batteria nelle strofe rendendo il mix più leggero ed evocativo. Nei singoli dell'epoca - poi riediti in digitale - c'è più di qualche mix superiore all'album version.

Lazarus alle 16:34 del 28 febbraio 2016 ha scritto:

dollars days strepitosa...praticamente l'arrangiamento che andava fatto per loving the alien

luca.r (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:44 del 4 marzo 2016 ha scritto:

Difficile, molto difficile che qualcuno riesca a far meglo di Blackstar quest'anno... Gran bel disco si. TND mi era piaciuto abbastanza, pur senza entusiasmarmi. Ma questo... Un epitaffio migliore di questo Bowie non poteva scriverlo, imho. Molto bella e sentita anche la recensione

robcon1971 (ha votato 5 questo disco) alle 10:31 del 6 settembre 2016 ha scritto:

Io invece questo disco non riesco proprio a digerirlo. Mi sembra sterile. E poi ho sempre odiato l'uso dei fiati nei dischi di Bowie.......

REBBY alle 11:05 del 23 settembre 2016 ha scritto:

La band che lo accompagna in questo "ennesimo capitolo memorabile di una carriera folgorante che ha ben pochi eguali nella storia del pop e del rock" è semplicemente favolosa.

Il suo ultimo album è all'altezza delle sue opere migliori (tra cui 1-Ouside, oltre a quelle realizzate negli anni 70), per me capolavoro.

FrancescoB alle 18:22 del 24 settembre 2016 ha scritto:

Rebby si tratta di jazzisti di altissimo profilo, visti live a Brescia alcuni mesi orsono

REBBY alle 20:43 del 25 settembre 2016 ha scritto:

Si, ho letto, c'erano il sassofonista (Mc Caslin) e il tastierista (Lindner), non il bassista (Lefebvre) ed il batterista (Guiliana), che con loro avevano suonato in Fast future. Mancava anche il chitarrista (Monder). Tutti davvero molto bravi.

Come in Astral weeks, anche in questo caso, l'estrazione jazz della band (lasciata quasi improvvisare sulle tracce del songwriter di estrazione rock) ha dato quel qualcosa in più che eleva l'album a capolavoro imho

Stanza 51 alle 12:05 del 21 ottobre 2016 ha scritto:

Blackstar e Lazarus valgono da sole un'intera carriera.