R Recensione

8/10

Miley Cyrus

Miley Cyrus & Her Dead Petz

- I soliti sospetti

Ha del sorprendente la velocità con cui “Miley Cyrus & Her Dead Petz” è stato rimosso dal dibattito critico, dal contesto culturale poptimistico che della Cyrus ha celebrato - non senza intoppi, ripensamenti, diatribe di ordine morale - le performance irriverenti, lo strusciarsi seminuda sulla palla demolitrice (e su Robin Thicke), l'emancipazione dal personaggio di Hannah Montana (leggasi: dal buonismo Disney). L'ennesima profezia autoavverante di Pitchfork ("it feels like it was built to disintegrate) è stata recepita alla lettera e a tempo di record, senza sbavature.

Poi però si fa un passo indetro, si guarda il quadro nella sua interezza, e ci si accorge che non poteva essere altrimenti: questo è il classico album da accogliere con sospetto (e già sulla “cultura del sospetto” come possibile radice della paralisi dell'odierna critica indie potrebbe aprirsi una lunga parentesi, ma non è questa la sede). Un sospetto stavolta multidirezionale, inglobante, “liquidamente” adattabile a ogni frangia critica e di pubblico. Per quanto riguarda il nostro ambito, ossia quello dell'appassionato di pop-rock mediamente colto/consapevole/elitarista, il commento-tipo sarebbe una cosa del genere: “Cosa si crede di fare, 'sta zoccoletta bianca? (N.B. Il “bianca” è opzionale, non essendo noi di SdM intellettuali anglosassoni tendenzialmente ossessionati della “ratchet culture”.) Vuole giocare a fare la musicista seria? Se pensa di arruffianarsi il pubblico indie è cascata male, di sicuro. E Wayne Coyne? Si è completamente fritto il cervello o tenta di restare a galla aggrappandosi alla monnezza? Prima Ke$ha, adesso quest'altra... Mah, patetico proprio. E santiddio, quanti riempitivi in questo “disco”. E' autoindulgenza pura, chi lo nega è ipocrita. 'A bella, tornatene a slinguazzare tutto quello che si muove, la musica “vera” non fa' per te”.

Innanzitutto è bene ricordare che, nonostante la notorietà acquisita da adolescente in campo teen pop, è nel country e nel folk-rock che la Cyrus ha le sue vere radici musicali. Ancora oggi, nei suoi concerti, si riserva uno spazio prevalentemente unplugged dove coverizzare, con risultati alterni, brani di Dolly Parton (il suo idolo, nonché madrina di battesimo!), Bob Dylan, Melanie Safka, Paul Simon, Nina Simone, Fleetwood Mac, sfiorando addirittura territori più “heavy” quando a occupare la scena sono brani di Led Zeppelin, The Replacements, Joan Jett e perfino Arctic Monkeys. Considerarla del tutto estranea alla musica “vera” (ossia eseguita con strumentazione organica e, bene o male, riconucibile ai filoni più saccheggiati dal pubblico integralista di estrazione rock) appare, pertanto, come una palese forzatura.

I processi alle intenzioni, si sa, restano pratica tra le più inutili e dannose ever, e il caso di specie non fa' eccezione. Anche prendendo per buona l'ipotesi che il disco nasca da logiche “perverse” atte ad assicurare visibilità alla ditta “Cyrus & Coyne”, così che entrambi possano tirare acqua ciascuno al proprio mulino (Coyne per acquisire rievanza nel nuovo ordine “poptimistico” da alcuni considerato intaccabile ma fin troppo demonizzato, la Cyrus per guadagnare punti presso gli hipster), perchè ciò dovrebbe comprometterne la bontà di manufatto artistico? O meglio: in che modo questo assunto indimostrabile influisce sulla nostra percezione dell'opera, sulla nostra capacità di “estrarre” (ma sarebbe più corretto dire “creare”) da essa la bellezza?

Ovviamente, entrano in gioco i molteplici livelli di autenticità ai quali distinte categorie di ascoltatori - nel nostro caso antitetiche: da una parte il pubblico generalista, dall'altra quello “selezionato” ma altrettanto incasellabile (anche come segmento di mercato) dell'indie-rock - ricollegano il presentarsi e l'agire dei loro beniamini: nello specifico l'aura di purezza, “la ricerca di quella forma d'espressione musicale spontanea, immediata e assolutamente non commerciale” che, nelle parole dello studioso Benjamin Filene in “Romancing the Folk: Public Memory and American Roots Music” (2000), appare “inevitabilmente viziata” eppure ancora bramata, consciamente o meno. Da qui a traslare simili concetti nel campo minato delle motivazioni che guidano l'artista nel suo percorso, beh, il passo è breve, anzi inevitabile se si guarda a quel vasto bacino di fruitori per i quali suddette istanze hanno ancora la consistenza di “valore aggiunto”.

L'altro punto, ossia l'inquadramento dell'intera operazione come “capriccio”, mi pare meno contestabile ma non per questo riprovevole. Alcuni tra i frutti più squisiti della cultura popolare nascono come sfizio: traggono energia e sostentamento dal ludico desiderio di superare i nostri limiti, cimentandoci in campi/attività che non vengono riconosciuti come di nostra competenza; germogliano da una sfida che l'artista accetta con se stesso e, nel caso, con la sua "utenza". Pertanto, liquidare l'opera - una qualsiasi opera - con la formula "an indulgent collection of experiments that exist for no other reason than because they can" suona non solo un tantinello pretestuoso, ma perfino comico (un artista non indulgente è quasi una contraddizione in termini); senza contare che siffatta obiezione, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, è non di rado applicata a manifestazioni culturali in aperto conflitto con schemi consolidati, quando non con le nostre convinzioni estetiche, etiche, politiche e sociali. In una parola: col nostro gusto.

Miley Cyrus ha “giocato”, si è messa in discussione e il risultato è una delle sorprese più inaspettate del 2015. Ciò che ha urtato/disinteressato il pubblico - quello dei Flaming Lips come quello della Cyrus, indistintamente - e, temo, gran parte della critica, anche la più aperta al mainstream (la quale continua ad avere un rapporto problematico con l'ex-eroina Disney, altro aspetto sul quale sarà il caso di ritornare in futuro), non è tanto il progetto in astratto e neppure la qualità della musica (pure se molti, forse per ripiego, hanno voluto pigiare questo tasto) quanto, molto banalmente, la circostanza fattuale che ad averlo messo in atto sia stata lei.

- In memoria di Floyd

Sono bastati 50.000 dollari alla Cyrus per finanziare “Miley Cyrus & The Dead Petz”, contro i due milioni di budget del precedente “Bangerz” (2013). La RCA non è stata coinvolta nella realizzazione, né tantomeno informata sui progressi delle session: tutto si è svolto nella massima indipendenza, durante gli ultimi due anni, quasi a inframezzare il “party time”, il dolore per la perdita dell'amato cagnetto e gli sballi con l'amico Wayne Coyne, offertosi di aiutarla nel realizzare questo progetto. Mike Will Made It e Oren Yoel (già con lei in “Bangerz”) hanno entrambi contribuito alla resa finale, co-producendo alcune delle tracce-chiave, mentre i featuring di Big Sean, Ariel Pink e Sarah Barthel del duo Phantogram sono stati le ciliegine sulla torta. L'album è stato “rilasciato” gratuitamente via streaming il 30 Agosto, col pieno appoggio della label. A supporto dell'album è previsto un tour americano - gustosi alcuni dettagli svelati in rete circa lo show - che terrà impegnati Cyrus e Flaming Lips per i prossimi due mesi.

Ora, chi non vede in tutto questo la prova della libertà creativa - certo, garantita da anni di celebrità e riscontri mercantili, da cos'altro sennò? - di cui gode questa ragazza, beh, non ha che da rivolgersi a un buon oftalmologo. Ke$ha, giusto per nominare un'altra popstar entrata nelle grazie di mister Coyne, è stata a un passo dall'incidere un album con i Flaming Lips ma non ce l'ha fatta, invischiata com'era (com'è) in un contratto esclusivo con la Kemosabe Records di Dr. Luke, poi sfociato in dramma personale e giudiziario; Miley, che pure ha beneficiato della produzione di Luke per Wrecking Ball, c'ha messo dieci secondi netti per recidere i loro rapporti. Credo che quest'immagine di una Cyrus più indipendente e consapevole delle sue possibilità stia prendendo alla sprovvista pure i detrattori, quelli del “troietta” in loop sui forum o che si concedevano il pietismo un po' ipocrita - perchè a copertura di un'ostilità epidermica - del vederla come “sfruttata”. Sarà semplicistico quanto volete, ma se sfruttamento significa fare quel cavolo che mi pare della mia carriera, quando, dove, come e con chi mi pare, vi prego di sfruttarmi da qui fino alla fine dei miei giorni.

A questo punto è d'uopo una precisazione: “Dead Petz” non è un album dei Flaming Lips con Miley Cyrus alla voce, come molti hanno frettolosamente - o malignamente - affermato, ma un album nel quale Miley Cyrus interagisce anche con i Flaming Lips. Il fatto stesso che l'opera mantenga unità di tono nonostante l'eterogeneità del materiale e le personalità così diverse che vi hanno collaborato, la dice lunga su quanto la ragazzaccia del Tennessee (produttrice esecutiva, co-produttrice artistica in 12 tracce su 23, autrice o co-autrice di tutti i brani) sia stata il vero catalizzatore, il collante glitterato di questo tour de force sonoro. Insomma, “Dead Petz” si presenta in tutto e per tutto come album di Miley Cyrus, probabilmente il suo più personale inciso finora.

Un diario strampalato le cui pagine brillano di r&b triste e psichedelico (Fweaky, l'avveniristica Milky Milky Milk, la corale/hippie I Forgive Yiew), “cosmic-pop” (Space Boots), electro stralunata (Evil Is But A Shadow), siparietti freak-out (tipo il frammento wonky di I'm So Drunk, che in mano a Skream diventerebbe uno sconquassamento di proporzioni gargantuesche), ballate acustiche dalla quinta dimensione (The Floyd Song (Sunrise)), derive estatiche (Miley Tibetan Bowlzzz) quando non esaltazioni alla “Spring Breakers” (lo psych-trap letteralmente fuori dal mondo di Dooo It!). I suoni sono curati ma pazzoidi, le forme disgregate e ricomposte (l'emorragia emozionale di Tangerine), la voce a tratti filtrata o registrata in modalità quasi lo-fi, con effetti eco piuttosto peculiari: complementi ideali di riflessioni mai così intime (I'm So Scared, sorella stramba e più “soul” di Adore You), smarrimenti “acidi” (Tiger Dreams), e soprattutto lamenti catacombali quali Cyrus Skies, "like country Lana Del Rey backed by a choir, except it's Miley pouring her heart out" stando alle parole di Mike Will Made It.

Ma il catalogo di stranezze/prelibatezze non si esaurisce qui. Mi riferisco innanzittutto al passo marziale (sarà mica la Doktor Avalanche?) di 1 Sun, gothic e psichedelica assieme, antitesi dell'afflato sexy che trasuda da Bang Me Box (basso titanico, pianoline e chitarrine cigolanti, testo lesbo-zozzissimo). O ancora Karen Don't Be Sad, grondante country come poteva intenderlo il Beck di “Sea Change”, che nel minuto finale diventa citazione di My Sweet Lord (George Harrison). Per non parlare di una BB Talk che, nonostante la catchiness, elude facili etichette: ritmica molto anni '90s, gli archi sintetici presi da chissà quale sintetizzatore d'epoca, le strofe con la tipa che blatera (forse attraverso una segreteria telefonica) dei dettagli più assurdi di una "relazione", e il ritornello innodico al pari di una Drinking In L.A. (Bran Van 3000) ma senza esserne, in realtà, parente stretta.

Quasi ogni canzone o frammento ha qualcosa che cattura l'attenzione: sia esso una melodia, un beat, un arrangiamento, una digressione inaspettata, un'interpretazione, un verso che ti si imprime nella corteccia cerebrale. La voce della Cyrus, in particolare, sorprende come mai prima d'ora: aldilà delle tecniche di registrazione e dei trattamenti a cui va incontro nell'interagire con il contesto sonoro, il suo timbro arrochito e dalla forte inflessione “nashvilliana” regala momenti di esaltazione/spaesamento unici, tanto che ci si meraviglia di come tale aspetto sia stato trascurato nelle recensioni (nonché della scarsa considerazione che di lei si ha come cantante).

In questo senso, Lighter è tra le occasioni più ghiotte per testarne la duttilità, il retroterra emotivo: molteplici le sfumature, le variazioni subdole, i piccoli cambi di accento, di ritmo o di fraseggio che mettono i brividi, specie se inseriti in una canzone la cui struttura rasenta la circolarità, dove l'alternarsi delle sezioni è sfumato eppure irresistibile. Sad ballad d'impianto synth-pop con rhodes in primo piano, bassi che paiono rimpasti di un organo da chiesa nel mix, e parole tagliuzzate o spalmate in cori fantasma: Lighter potrebbe durare venti minuti e non te ne accorgeresti (io almeno non me ne accorgerei), intrappolato come sei nel dolceamaro vibrare di emozioni così primordiali, con le liriche a spaziare dal personale all'universale, dal quotidiano all'extra-ordinario (“And I've heard we never truly see ourselves / You gotta leave it up to someone else /To know how beautiful you really are, baby / We never get to see ourselves / Sleeping peacefully next to the ones that we love /We never see us cry, when someone dies, see us cryin / Someone new was born, baby”), in ultimo guidate dal desiderio di un “altro” che ci traduca, che ci spieghi cosa vede rispecchiandosi nelle nostre azioni, nelle nostre debolezze. L'ultima immagine, di una bellezza accecante/inestricabile, si fa' manifesto del senso di smarrimento ed eccitazione che percorre “Dead Petz” da cima a fondo e che guida Miley Cyrus in questa fase della sua vita: “I see a light coming towards me / Moving slowly, but coming quickly at the same time / I think it represents what's going on in my mind”.

Tendo a commuovermi con una certa facilità, questo va detto, ma Lighter mi fa' salire le lacrime agli occhi ogni benedetta volta che l'ascolto. Mai mi sarei aspettato di scrivere una cosa simile, credetemi (almeno non di una canzone sua). Così come mai avrei potuto immaginare che un suo album, ancorché superbamente “imperfetto” e avveniristico, avrebbe finito col diventare così importante per me a livello personale, ma così è la vita. Come ascoltatore, credo non esista sensazione più gratificante del sentirsi indifesi di fronte alla musica, del sentirsi privati dei punti di riferimento che davamo per scontati (quel sentimento di “resa” di cui ha parlato più volte Brian Eno, ad esempio Blow Up n.88, Settembre 2005). E questo è un (capo)lavoro che mette con le spalle al muro, che costringe a riflettere sul nostro ruolo di fruitori/mediatori, innanzi al quale ci si sente “nudi”.

Gli ultimi due brani, in apparenza i meno interessanti, si caricano di un significato obliquo e insperato se letti alla luce delle considerazioni svolte finora. Sono in pratica la stessa canzone: Miley sola al pianoforte, accordi e progressioni similari, identico trasporto nell'interpretazione. Con la differenza che il primo è trollaggio puro, il secondo immaginifica narrazione escogitata per “dire più di quanto sembri”, simbolismo che ambisce a farsi portatore di rivelazione. Su Pablo The Blowfish la Cyrus si strugge per la morte del suo pesciolino, al punto da rivivere il trauma della perdita durante una cena con amici in un sushi bar: la tensione sale, la voce diviene sempre più instabile, partono i singhiozzi e con essi il pianto (finto, dal momento che, non riuscendo a portare avanti la recita, la nostra ragazza interrompe l'esecuzione quasi ridendo). Twinkle Song parla di sogni, buffi (“Davie Bowie taught us how to skateboard / But he was shaped like Gumby”) o lancinanti che siano (“And I had a dream / That you were dying / But I wasn't even crying, I just sang you to sleep”), chiudendo ciascun pannello con la domanda “But what does it mean? / What does it all mean?”, enfatizzata al punto da farsi prima invocazione spiritual, poi urlo disperato nel momento in cui la voce sale di un'ottava.

Ma la vera domanda è: cosa ci dice che non sia anch'essa tutta una finta? Nulla, per il semplice motivo che lo è. E lo è nonostante i sentimenti esposti in tono solenne, nonostante le lacrime (stavolta vere) che la Cyrus ha versato mentre eseguiva il pezzo al SNL. La giustapposizione di questi due estremi, “confezionati” in modo pressoché identico, sembra volerci far riflettere ancora una volta sul concetto di finzione nell'arte, sul filtro che comunque l'artista, alla stregua di un prestidigitatore, frappone fra sé e il “ricevente” anche quando, dopo aver creato le condizioni ambientali appropriate (in questo caso la solitudine, la precarietà dell'esecuzione, il climax parossistico), cerca di apparire il più onesto possibile.

Una lettura, quella giustappunto suggerita, forse del tutto estranea agli intenti della Cyrus, nondimeno auspicabile e non priva di elementi a sostegno. Sta a voi, ancora una volta, decidere cosa sia vero e cosa no. Sta a voi scegliere cosa pensare di questo “Miley Cyrus & Her Dead Petz”, basta che siate consapevoli di quanto siete - siamo - manipolabili (perchè questo è il fine di qualsiasi espressione artistica: manipolarci) e di quanto parziale sia il vostro - come il mio - giudizio. Il senso del gioco (e anche della critica musicale: gioco elaborato, a tratti narcisistico, tanto supponente quanto illuminante) risiede, in ultimo, nel desiderio di condividere, non di convincere. E di giocare non si dovrebbe mai aver timore.

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Lepo 7/10
B-B-B 4/10
woodjack 8,5/10
zebra 4,5/10
Pongi 7/10
Cas 8,5/10
luca.r 2/10

C Commenti

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AndreaKant (ha votato 6,5 questo disco) alle 10:07 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Dopo una simile recensione non si puo' far altro che correre all'ascolto...grazie, recupero!!

fabfabfab alle 11:31 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Los, per colpa tua mi trovo spesso nella condizione di dover spiegare la mia passione per Rihanna, adesso mi dai anche le argomentazioni necessarie per difendere Miley Cyrus. Prossimo obiettivo?

fgodzilla (ha votato 1 questo disco) alle 15:12 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

mi hai intrigato o sommo loson anche se penso che nonostante queche canzone carina la sovracitata sia buona solo per fare i soffocotti............

Lepo (ha votato 7 questo disco) alle 11:49 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Recensione molto molto appassionata ed appassionante, nonché lucida, a dispetto del coinvolgimento che il disco ti ha creato, molto bravo Matteo!

Visto che non c'è stato alcun dibattito su questo disco, provo a mettere un po' di contraddittorio io: la recensione è inappuntabile quando sostiene che qui c'è assoluta libertà creativa, il problema secondo me è che ce n'è persino troppa ghghgh! Questo lo dico perché- e mai lo avrei pensato prima di ascoltare l'album- di materiale di prima qualità ce n'è, e non poco (penso soprattutto alle eccellenti Lighter, Bang me box, Slab of butter e 1 Sun), ma trovo venga un po' annacquato, sia in termini di fruibilità d'ascolto (problema relativo questo, visto che penso fosse proprio nelle intenzioni di miley il non accondiscendere l'ascoltatore), che soprattutto in termini d'estetica, che di base secondo me è abbastanza interessante, soprattutto visto il passato di questa ragazza nell'immaginario comune, ma si disperde un po' nel complesso... Nei suoi momenti migliori, una delle grandi sorprese di questo 2015 finora, mi ha 'enoiniamente' (Asd) spiazzato.

loson, autore, alle 18:56 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

@AndreaKant: Ti ringrazio, spero che il disco non ti deluda! @Fabio: Prossimo obiettivo direi continuare, se ci riesco, a parlare di musica che mi piace: sia essa di Miley Cyrus o degli Swervedriver, di Janet Jackson o di Tigran Hamasyan (chissà se Fra Buffoli ha ascoltato il suo nuovo su ECM, io l'ho scoperto grazie all'amico Vassilios Karagiannis e mi ha stregato!). Non è mio obiettivo fornire un "alibi" a chi apprezza pop mainstream, o almeno non è a quello che penso mentre scrivo: di certo mi fa piacerissimo se le mie parole ti hanno fornito lo spunto o un imput per aprirti a nuove esperienze nel tuo percorso di ascoltatore. Sarebbe bello portare a termine un articolo che avevo iniziato qualche anno fa su "Femme Fatale" di Britney Spears, e chissà che non sia la volta buona... @Lepo: lo spiazzamento "enoniano" (o "eniano" boh) è sempre cosa buona e giusta, a mio modo di vedere. Non avverto cedimenti nel disco, è il classico percorso accidentato che si snoda tra picchi e avvallamenti, quasi un diario, uno zibaldone. Per questo, anche i pochissimi momenti magari meno compiuti acquistano un senso se inquadrati nel disegno complessivo. Nel mio caso almeno ha funzionato così. Poi comprendo e appoggio lo skippare, solo temo che l'aver traslato suddetta opzione da possibilità a necessità abbia indebolito o compromesso la nostra capacità di affrontare l'album appunto come "percorso", in cui non è soltanto "il" pezzo ma la loro disposizione, il loro incastonarsi. A volte l'effetto che scaturisce dal giustapporre due brani o da una particolare sequenza va aldilà del valore intrinseco dei brani stessi (e chi fa il dj o sa bene). Con questo non voglio dire che sia giusto sorbirsi tutto dall'inizio alla fine, o che non sia corretto skippare a piacimento: io stesso lo faccio e non ci rinuncerei mai. Ogni tanto però è bello ritrovarsi a proprio agio in un disco concepito in modo così "aperto", non lineare, asimmetrico. A te in questo caso non è successo, ma va bene ugualmente: ci hai trovato del buono, addirittura del materiale di prima qualità, e tanto basta. Grazie anche a te dei complimenti, caro.

fabfabfab alle 19:06 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Ah ecco, prossimo obiettivo Brittni! Solo tu puoi. Comunque a me il disco piace, lo sapevo. Ahrg!

loson, autore, alle 19:31 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Y-E-A-H

Lepo (ha votato 7 questo disco) alle 18:27 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

@loson: Ma io sono un anti-skippatore integerrimo in realtà! Se posso in un album cerco di non saltare neanche una traccia, proprio perchè, come hai detto tu, apprezzo moltissimo il modo in cui esse possano venire disposte per creare diverse sensazioni nell'ascoltatore e, infatti, non disprezzo alla base nemmeno l'idea di creare questo disco così lungo, sulla falsa riga di doppi storici, nati anch'essi per atti di megalomania ed autoindulgenza dei propri autori. Solo che, con tutto il pen... bene che posso volere a questa ragazza, non credo che il suo talento si riesca a mantenere alto per 23 pezzi di fila, ma è appunto una mia opinione, sacrosanto che tu invece possa ritenere il contrario o che, comunque, i pezzi più scarsi si integrino armonicamente al resto.

Va detto, comunque, che lei è diventata davvero una brava interprete, è maturata e non poco, a volte negli anni passati era fin troppo smaniosa di distendere in tutta la loro potenza le sue corde vocali, adesso ha imparato a gestirsi decisamente meglio.

loson, autore, alle 19:53 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

Pure io sono tendenzialmente anti-skippo, o almeno così sono cresciuto. Però mi capita di farlo, e ultimamente sempre più spesso. Sta cambiando proprio il modo di fruire musica, ed è quasi scontato notarlo. Mi fa' piacere che noti i suoi progressi come interprete. A me piaceva anche prima, sia chiaro, è che qui tira fuori una personalità diversa, sperimenta nuove soluzioni che la valorizzano in modo assai efficace. E' la sua indole country che sta emergendo, spesso arrivando a collidere con paesaggi sonori radicalmente differenti. Mi piace.

swansong alle 19:31 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Ma anche no, dai!

Lo sai Loson che ti adoro e ti rispetto immensamente e ti considero (anche quando ti dedichi con tanta passione a recensire "artisti" lontani anni luce dai miei gusti) il migliore qui dentro ed è sempre un piacere leggerti...ma (e c'è un MA grande come una casa) a tutto c'è un limite dai! E sì, parto prevenuto ed ho pregiudizi (ed in questo caso, su un sito che si chiama orgogliosamente Storia della Musica, i pregiudizi valgono eccome!), ma Hanna Montana non si può vedere, ti prego!!! Passi tutto, non mi ritengo un ascoltatore coi paraocchi, tutt'altro (ho acquistato ed apprezzato tantissimo Patrick Wolf, mi ha catturato pure la magia di Janelle Monàe, c'ho provato, senza successo, con Lana del Rey), MA questa qui no. Mi rifiuto, puzza di artefatto, di plastica, di falso, inorridisco anche solo a leggere accostati alla recensione di questo personaggio da baraccone (figlia del peggio della peggior MTV) "quei" nomi, "quegli" artisti. Quindi perdonami Matteo, perdonatemi tutti lo sfogo, ma, per la prima volta, non ho nemmeno letto la tua recensione. Sarai sempre il mio preferito, ma, mi dispiace, non ce l'ho fatta. Torno a leggermi la tua splendida monografia sui Genesis...con immutata stima. Un abbraccio!

loson, autore, alle 19:41 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

"per la prima volta, non ho nemmeno letto la tua recensione" ---> Mica è obbligatorio leggermi, swan, ci mancherebbe altro Più che altro ti ringrazio per avermi confermato che il quinto paragrafo della recensione che non vuoi leggere, nonostante sposi tesi che oggi molti definirebbero ovvie, in realtà è non solo necessario ai fini della disamina ma addirittura il vero "tasto dolente" per molti appassionati. Un abbraccio anche a te.

swansong alle 15:26 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

No no Matteo, scherziamo? Le tue recensioni ed i tuoi commenti in generale, per ogni appassionato di musica sono obbligatori da leggere, eccome!!!! E' che con questa qui (è come per l'altra squadra di Torino, non riesco nemmeno a pronunciare il nome...::, proprio non ce l'ho fatta! Anzi, ti dirò di più, ma credo di averlo già detto in passato (forse per Rihanna - si scrive così? - che invece cito perché, almeno, è una gran gnocca!), la signorina in questione nemmeno si merita cotanta disamina e spendita di tempo, la tua recensione qui sopra "che-non-ho-letto", probabilmente, la signorina in questione nemmeno sarebbe in grado di leggerla; si perderebbe, avrebbe bisogno dell'insegnante di sostegno.. e, potrei scommetterci, non solo non avrà in vita sua ascoltato la metà degli artisti che hai citato, ma, forse, nemmeno li ha sentiti nominare...che spreco Los!!!!! Perché non ci diletti con qualche recensione di un bel classico anni '70, '80, '90 e lasci perdere 'sta roba? Cioè...ascoltala, per carità, ma non scriverci un trattato eddai!! Fa male alla salute, credimi!

loson, autore, alle 16:05 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

"non solo non avrà in vita sua ascoltato la metà degli artisti che hai citato, ma, forse, nemmeno li ha sentiti nominare..." ---> Se ti riferisci agli artisti che ho nominato all'inizio, è impossibile che non li conosca: ne ha interpretato canzoni dal vivo in più occasioni, ci sono i video sparsi su YouTube a dimostrarlo. In molti casi lei stessa ha duettato con questi artisti, eddai. Capisco i pregiudizi - sono un ottimo meccanismo di difesa, è scorretto demonizzarli - ma a tutto c'è un limite, swan. Poi boh, la storia dell'insegnante di sostegno... Non mi pare che i grandi del classic rock - per non dire del rock tout court - siano stati tutti intellettuali, laureati con dottorati vari, etc. Anzi se c'è un genere che in molti casi ha fatto dell'ignoranza un vanto, questo è proprio il rock'n'roll. Esso stesso nasce come esaltazione di concetti anti-intellettuali, come ode al primitivismo e alla ribellione più superficiale (e monetizzabile) in un momento nel quale l'industria discografica poteva solo trarre vantaggio dall'individuazione di un nuovo, floridissimo e prima di allora sconociuto, bacino di acquirenti (ossia i giovani). La salute me la rovino in altri modi, don't worry!

swansong alle 19:30 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

Non metto in dubbio nulla di quello che dici, Los! Ovvio che il mio commento voleva buttarla un po' sull'ironia, senza sminuire il tuo lavoro ci mancherebbe...

loson, autore, alle 19:45 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

No no, swan, puoi mettere in dubbio tutto di quello che scrivo, è solo la mia "ricostruzione"... Però i (pochi) dati oggettivi, tipo l'esistenza di registrazioni video, quelli mica si possono contestare. L'ironia ci sta, ne ero consapevole al momento di scrivere la recensione: su di lei poi se ne riversa a tonnellate, e di quella cattiva proprio, manco fosse la protagonista (o vittima che dir si voglia) di un bukkake globale a cui, chi più chi meno, abbiamo partecipato tutti. Continuo a ritenere - sarò stupido io eh - che sia fraintesa, o che cmq le siano riservati giudizi superficiali. Del resto, non è che si può approfondire tutto, e soprattutto non è che sia facile - né obbligatorio, per fortuna - confrontarsi con realtà musicali a noi estranee e delle quali non ci frega niente. Nessun rancore, swan

swansong alle 17:35 del 26 ottobre 2015 ha scritto:

Ci mancherebbe Los! Quale rancore..

FrancescoB alle 20:06 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Letta tutta di un fiato, la prosa di Los non è mai semplice, neanche quando si parla di Miley Cirus )

Ciò detto proverò il disco per pura curiosità, cercando il più possibile di liberarmi di idiosincrasie e convinzioni radicate. Come giustamente dice Matteo, non si dovrebbe mai aver timore di giocare, anche se io come """"" critico""""" mi sento molto predicatore, e non solo "condividente", ma qui siamo proprio all'indole personale.

loson, autore, alle 21:11 del 21 ottobre 2015 ha scritto:

Dai, provaci e poi mi dici

fgodzilla (ha votato 1 questo disco) alle 15:12 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

mi hai intrigato o sommo loson anche se penso che nonostante queche canzone carina la sovracitata sia buona solo per fare i soffocotti............

fgodzilla (ha votato 1 questo disco) alle 15:12 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

mi hai intrigato o sommo loson anche se penso che nonostante queche canzone carina la sovracitata sia buona solo per fare i soffocotti............

swansong alle 15:29 del 22 ottobre 2015 ha scritto:

Ecco probabilmente un campo ove la signorina eccelle senz'altro..

zebra (ha votato 4,5 questo disco) alle 20:30 del 23 ottobre 2015 ha scritto:

Come direbbe il ragioniere più famoso d’Italia, tornato in sala dopo 40 anni, per me è una cagata pazzesca….

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:39 del 24 ottobre 2015 ha scritto:

gesu, dopo questo 8 , mi sa che ci provo pure io a darle una possibilità . bangerz l'ho trovato pessimo salvo per la bella "we cant stop"

fgodzilla (ha votato 1 questo disco) alle 11:36 del 27 ottobre 2015 ha scritto:

asclotato e fa veramente cagare

loson, autore, alle 17:41 del 27 ottobre 2015 ha scritto:

Beh, data la considerazione che già avevi della signorina (un aspetto che bene o male influisce sul nostro giudizio) non mi meraviglia questa uscita "sprezzante"... Io l'ho assimilato con più ascolti, all'inizio mi sembrava confuso.

Krautrick alle 18:48 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

Credo che a infastidire il pubblico rock sia stata l'iniziativa a gamba tesa della pubblicazione di un album-fiume, oltretutto con la coda di coniglio della mancata edizione fisica (ok, è prevista la stampa in vinile, ma finora è solo digitale). E' stato probabilmente questo presunto delirio di onnipotenza col freno a mano tirato a non essere piaciuto, secondo me ancor più che l'essere stata vista come la nuova stramberia di Coyne, al quale è stata perdonata qualsiasi puttanata; di conseguenza non si capisce perché questa, ammesso e non concesso che puttanata davvero sia, non dovrebbe essere quantomeno perdonata.

Anche perché, se il problema n.1 fosse effettivamente Coyne, ciò metterebbe ancora una volta a nudo il problema annoso dei collaboratori esterni, che vengono tirati fuori in ballo sempre e solo quando ci fa comodo: dire che Cale è lo scheletro musicale di Desertshore suona come una bestemmia perché Nico era la Musa, la Voce della Notte, mentre France Gall era solo una fighetta che manco sapeva decifrare i testi delle canzoni assegnatele; Julia Holter è l'Immacolata Concezione della musica d'autore femminile contemporanea quando l'avvento del produttore, Cole M. Greif-Neill, è quantomeno sospetto (in Tragedy ed Ekstasis sembrava una liceale che ha scoperto Cage, arriva Greif-Neill et voilà, ecco i suoi ultimi due dischi), mentre la svolta di Britney Spears a partire da Toxic altro non è che operazione a tavolino tessuta da produttori e compositori dietro le quinte.

Senza contare poi che quello stesso pubblico così devoto alla Musica e all'Autorialità, così acerrimo nemico del mainstream, apre le porte del dialogo per quel cancro di noia e gradasseria casalinga che porta il nome di Adele.

Il disco mi piace. Non tiene assolutamente l'ora e mezza e secondo me manca di un filo conduttore forte a fare da collante, però ha dei momenti davvero magici. Soprattutto ha la strana caratteristica di contenere una bella fetta dei pezzi migliori alla fine, fatto davvero insolito per un album così lungo: dopo l'accoppiata Tangerine-Tiger Dreams (a mio avviso il punto più basso dell'album, entrambe inascoltabili) è quasi tutta manna. In generale il mio podio sarebbe probabilmente composto da Dooo It, Cyrus Skies e 1 Sun, anche se il momento più bello è il finale di Pablow the blowfish, quelle lacrime, quell'intimità straziata che vengono quasi irrise dalla ferocia bambinesca al piano - cosa che rifa alla fine di Twinkle song - e la risatina sberleffo: solo a me son venuti in mente il "that's it" di Mercedes Benz della Joplin e il ghigno gnomesco che conclude Rock Bottom di Wyatt?

Come dice poi giustamente Matteo, la Cyrus è una cantante sottovalutata, molto duttile e probabilmente ancora inespressa. Se imparerà a incanalare le sue doti e non a disperderle in un progetto come questo, sì affascinante ma troppo esasperante e arrogante per non dover prendere fiato di tanto in tanto e darle qualche bacchettata sulle mani, potremmo vederne davvero delle belle.

Soprattutto tutti i cervelli andrebbero marchiati a fuoco con l'ultima frase della recensione: la si pianti di ascoltare musica con la toga e la barba lunga e grigia. Sbrilluccichiamoci tutti la faccia di colori stranissimi e lustrini, ora.

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 19:30 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

bel commento , a me piaciuto moltissimo il disco, e non capisco l'ondata di hating in generale .

devo ancora assimilarlo bene , ma space boots e cyrus skies sono sicuramente le mie preferite .. su 1 sun mi ricordo che ho guardato lo schermo del navigatore in macchina perchè mi sono detto : "wow, questa è spettacolare" . cosi come tante altre (karen don't be sad, slab of butter, fweaky,..)

quella piu particolare ? milky milky assolutamente .

insomma per come la vedo io miley ha fatto ora quello che io chiedevo 2 anni fa con bangerz, ovvero un maggior rispetto nei confronti della musica stessa, niente canzonette di presa facile /spaccaclassifiche , ma un progetto solido e impegnato .. in parte ci è riuscita, ha esagerato con la creatività e con la mancanza di un vero filo conduttore che non rende il disco un capolavoro da 9 ; alcuni pezzi onestamente sono proprio da punto interrogativo .

nel complesso ci metto la firma per altri dischi come questo, finalmente l'era disney è finita non solo esteticamente ma anche musicalmente !

ps. Anche Selena Gomez ha tentato di dare una svolta piu matura alla sua musica, ma i risultati sono di gran lunga inferiori , ancora troppo ancorata al pop da classifica , anche se qualcosa si è mosso .

in ogni caso se miley ci sbatte bene la testa ci regalerà il capolavoro al prossimo giro ,

loson, autore, alle 23:29 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

Milky Milky Milk è sconvolgente, Luca. Non mollarla, ti saprà ricompensare. Personalmente trovo i singoli di Bangerz splendidi, soprattutto Adore You e We Can't Stop (quest'ultima può tranquillamente definirsi l'anthem della "molly generation"). Il disco poi ha altre frecce nel suo arco: la "kitschata" country-hop di 4X4, quella specie di trap-hop da Halloween di Love Money Party, l'appicicosissima #GETITRIGHT. Magari tutta la dance-pop mainstream fosse a questi livelli!

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:45 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

stupenda we can't stop , la canticchiavo continuamente 2 anni fa .. invece adore you e wreckin ball non mi hanno mai fatto impazzire .. piu interessante quell'esperimento bizzarro qual'era 4x4 .. le altre ricordo ben poco .. non ci spesi molto su bangerz , lo riascolterò giusto per rispolverarlo.. nel 2013 mi deluse (parzialmente) anche katy perry a dire il vero ..

loson, autore, alle 0:10 del 9 dicembre 2015 ha scritto:

"Prism" delusione anche per me, alla quale seguì quella dell'ultimo di Lily Allen, il bruttarello "Sheezus". Se non ricordo male, nel 2013 l'album in odor di mainstream che preferii fu quello della britannica Charli XCX, a mio parere decisamente creativo. Adore You sono arrivato ad apprezzarla davvero soltanto di recente, durante un inaspettato momento romantico: è splendido quando le nostre esperienze "riempiono" il divario che ci separava da una canzone, da un film o da un libro. "Adoro" il fluire libero delle strofe, sembrano quasi fatte di nulla se non di soffici planate vocali e di quel beat che sembra regolare salvo inciampare all'ultimo quarto della battuta, con quella sincope inaspettata. Ritornello seplicemente catartico come poche altre cose. Carl Wilson (del quale abbiamo parlavato io e Krautrick nell'articolo sul poptimism) forse la inquadrerebbe nel continuum dello "schmalz" bianco americano, ma a me il sentimentalismo non pare così esagerato, anzi l'esposizione è stranamente asciutta, meditata.

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 19:12 del 14 dicembre 2015 ha scritto:

davvero brutto sheezus, altra grande delusione, per non parlare di artpop di lady gaga (osceno) , the fame era stupendo ... fortuna che in quel periodo c'era anche "pure heroine" che mi ha risollevato non poco .

loson, autore, alle 23:42 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

"Senza contare poi che quello stesso pubblico così devoto alla Musica e all'Autorialità, così acerrimo nemico del mainstream, apre le porte del dialogo per quel cancro di noia e gradasseria casalinga che porta il nome di Adele" --->Ecco, questo per me è inspiegabile. O meglio: è fin troppo spiegabile, ma alquanto ripugnante. Meglio che non inizi nemmeno a parlarne, sennò m'inacidisco e ho pure finito il Gaviscon. Per il resto, la mia lettura del binomio "Pablo The Blowfish - Twinkle Song" è leggermente diversa dalla tua, ma concordo che sia uno dei momenti topici del disco, soprattutto dal punto di vista concettuale. A parte Coyne, al quale come dici hanno perdonato le peggio cagate e non si capisce perchè dovrebbero impuntarsi stavolta, credo che il vero nodo gordiano - apparentemente rimosso, ma sotto sotto cova ancora - di quanti ce l'hanno con la Cyrus sia l'inquadrarla come simbolo dell'appropriazione bianca della cosiddetta "ratchet culture" (i neri dotati di senso dell'umorismo ci ridono su, i critici bianchi si scandalizzano così da lavarsi la coscienza sporca). Il discorso però sarebbe troppo lungo e complesso, non credo nemmeno di saperlo condurre in modo del tutto pertinente.

Cas (ha votato 8,5 questo disco) alle 21:37 del 12 dicembre 2015 ha scritto:

è difficile entrarci, in questo disco. ma una volta trovata la chiave giusta e il giusto incoraggiamento (nel mio caso -oltre alla tua splendida disanima, los- una recensione spocchiosa su The Atlantic che mi ha ricordato certi commenti del calibro "pochi mesi e nessuno parlerà più di loro" riguardanti i Beatles) si rimane invischiati in questa matassa sonora piena di stimoli. sono al primo ascolto "serio" (leggasi: cuffie e totale disponibilità mentale) e sono sinceramente stordito. c'è la parte centrale, in particolare ("Milky Milky Milk", "Cyrus Skies", "Slab of Butter", "I Forgive Yiew"... che botta!), che mi ha davvero coinvolto (senza parlare di momenti più "soft" come "Karen Don't Be Sad" e "I Get So Scared"). insomma, bell'impasto, anche se davvero lungo e pesante da digerire. ci ritornerò su, anche se con calma

loson, autore, alle 19:13 del 13 dicembre 2015 ha scritto:

Sono contento se stai apprezzando, Cas. Occhio alla sequenza iniziale perchè è da urlo, secondo me. "The Floyd Song" digressione quasi impensabile, di una potenza disarmante. "BB Talk" altrettanto clamorosa, pure se per motivi opposti (il video purissimo ed esilarante dimostrazione di post-gusto, oltre che di come la sua estetica tenda ad avvicinarsi sempre più vicina a quella di un John Waters - e qui so di scandalizzare molti - pur provenendo da un contesto antitetico).

Cas (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:38 del 15 dicembre 2015 ha scritto:

sai che la Cyrus "visuale" temo di non "capirla", los? alla pari di FKA Twigs, preferisco isolare l'elemento sonoro da quello visivo (di cui comunque comprendo l'importanza) per non compromettere la godibilità del primo...

loson, autore, alle 17:01 del 15 dicembre 2015 ha scritto:

Se intendi a livello di video, anch''io lo faccio spesso. E non solo con quelli della Cyrus. A volte un video arricchisce una canzone ("A Song for the Lovers" di Ashcroft, "Bg Bang Baby" degli STP), altre volte la impoverisce (troppi esempi). Altre volte ancora, si pone in una posizione "neutrale", come secondo me il video di BB Talk: lo trovo divertente, "trash" ma in senso buono, non mortifica il brano anche se quest'ultimo preferisco immaginarmelo in modo diverso e quindi ascoltarmelo e basta. Tendenzialmente mal sopporto i video con balletti e coreografie (anche quelli degli artisti che adoro), di conseguenza preferisco ascoltarmi quei brani in modo autonomo. Anche qui ci sono eccezioni: il video di "Single Ladies" di Beyoncé resta uno dei miei preferiti in assolluto, non solo per la coreografia in sè (cmq tra le poche che considero irresistibili) ma proprio per il modo in cui la canzone, il ballo, la fotografia e i giochi di luci si compenetrano e si completano. Un altro esempio potrebbe essere "I'm a Slave 4 U" di Britney.

Marco_Biasio alle 16:05 del 25 dicembre 2015 ha scritto:

Vorrei un controparere degli intervenuti al dibattito su ciò che dice Anthony Fantano di The Needle Drop a proposito di questo disco. Non posso linkare il video, ad ogni modo si chiama "TOP-10 WORST ALBUMS OF 2015". Miley Cyrus & Her Dead Petz figura al 2° posto (attorno al 12° minuto). Chiedo lumi perché non ho ancora avuto, personalmente parlando, tempo di ascoltare il disco (è lunghissimo!!) e perché, tutto sommato, Fantano non esprime riserve sulla Cyrus "popstar" come siamo abituati a conoscerla.

loson, autore, alle 1:40 del 26 dicembre 2015 ha scritto:

Fantano non solo non esprime riserve, ma ritiene che la Cyrus possa avere un senso esclusivamente nella cornice poptimistic e "radio-friendly". "Dead Petz" invece è un disco di dream pop monotono (mah), amatoriale (e qui avrei da ridire), concepito per stupire (questione più o meno affrontata nella rece), insostenibile, ecc ecc... E' un parere. Per me lui è un po' un mentecatto ma ha le sue opinioni. Siamo d'accordo su un punto, e cioè che la Cyrus sia in sostanza un freak (qualità che non penso debba essere ripudiata a priori, in un contesto che troppo spesso ripudia comportamenti fuori dagli schemi).

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 0:37 del 27 dicembre 2015 ha scritto:

vabbè Fantano... già che da 6 a Tomorrow's harvest dei BoC... non sarà un capolavoro però..

fa ancora piu clamore lo 0/10 dato a Speedin Bullet 2 heaven di Kid Cudi .. cd brutto certo però 0..

in ogni caso il ragazzo in questione spende troppo poco sull'ascolto dei dischi e finisce spesso per dare giudizi affrettati . qualche volta sono in linea con lui , ma non capita spesso . 5 a TYLS proprio non riesco ad accettarlo comunque . se non gli piacciono i beach house che non ne parli punto e stop , lo stesso Lana del rey , è evidente che non è il suo genere ma dare voti come 4 o 3 proprio è senza capo ne coda .

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:29 del 27 dicembre 2015 ha scritto:

La cosa che mi sorprende di questo disco è, come è stato più volte sottolineato, la ricchezza di dettagli, di elementi sbriciolati e reincollati, di stili contrapposti/sovrapposti/giustapposti ma pure come essi si snodano, come sono collocati, indispensabili l'uno all'altro ai fini di questa lunga narrazione... L'uno-due di partenza è quasi programmatico: Dooo it! è una partenza trap blackissima (per quanto programmaticamente in versione space-bubblegum), Karen don't be sad invece sembrano i Flaming Lips che fanno i Mercury Rev (quelli di Holes). Quale contrasto migliore? Nero/bianco, hype/vintage, basterebbe questo a disorientare qualsiasi critico. Da qui si riavvolge il nastro e le tracce procedono per evoluzione senza soluzione. Floyd song mantiene il mood reviano, cui si aggiunge un tocco glo-fi (tipo Memory Tapes o robe del genere), alcune svisate politonali della chitarra poi le ritroviamo pari pari in Something About Space Dude, che sfuma le riminiscenze anni '60 in un ambiente più post-rock. Space Boots mantiene lo "space" ma manda a casa i "dudes" per indossare i "boots". La sensazione è di un cortocircuito tra anni '70 e primi anni '80 (le ritmiche, ma pure la flemmatica e frammentaria condotta della voce). BB Talk accentua questo contrasto, lo spoken (così "colorito" di fucked e fucking) non è forse un non-casuale rap-concrete con tanto di base hip-hoppeggiante? solo che in mezzo c'è una melodia che potrebbe essere dei Verve, e ancora un'insolito organetto già incontrato da qualche parte chissà dove. Siamo negli anni '90 e non ce ne siamo accorti? No forse siamo ancora più avanti, nei '00 forse, dato che Fweaky è nu-soul in salsa Coldplay. Bang me box rafforza questa sensazione, rimarcando la confusione black/white col suo tappeto cinematico tutto europeo su cui si produce l'idea (iperuranica) di un brano black-funk (però con batteria in 4, puliti puliti). Milky Milky Milk è in questo senso l'allucinazione definitiva, una Cyrus ubriaca di latte sintetico. Cyrus Skies anche a me ha ricordato Lana Del Rey, è l'anti-climax del disco, con Miley che gioca al suicidio come se Bjork incontrasse Amy Winehouse. E il disco potrebbe finire qui (del resto siamo alla traccia 11). Invece si risale la montagna: Slab of Butter, il latte si fa burro, ancora funk&space, black&white, Goldfrapp e Janelle. E' proprio ubriaca (lo dice lei stesso, ebbra di vocoder). Se non ve ne siete accorti siete nella parte "malata" del disco, gli arrangiamenti sono ancora più sghembi, i contrasti più acidi, tornano i cori anni '60, ma trasfigurati da un'estetica da anni '10. In I Get so Scared si mischiano ancora di più le carte, dub-step che incontra chamber-pop, il coro anni '60 si fa ballata romantico/introspettiva settantina e si condisce di un funk tanto ostinato quanto etereo. Lighter è la variazione sul tema con retrogusto '80ies, Imbruglia e Phill Collins. Infatti la drum-machine di Tangerine sembra proprio quella di Phill, Miley è intrappolata in monofonia in una nenia su cui a sorpresa balza il rap "sedato" di Big Sean. Tiger Dreams si avvia verso la decomposizione finale, il battito rallenta incerto, aumentano le dissonanze, i campanelli suonano non più dal passato ma dall'oltretomba, la voce è ancora trattata in maniera "old radio" cui si aggiungono interventi di vocoder e di Ariel Pink in maniera apparentemente casuale. Evil is but a Shadow prosegue il discorso con gli stessi elementi, virando in una dimensione da ballata progressiva (parlo proprio di prog-barocco neo-medievale). Il livello di deformazione è ancora più alto, forse oltre la nostra non riesce ad andare. Ne riemerge trasfigurata in una discomusic fangosa e impossibile da ballare che di "sunny" ha davvero ben poco. Di Miley Cyrus abbiamo perso le tracce, non sembra neanche lei a cantare, piuttosto il figlio illegittimo di Kylie e Dave Gahan. Pablow resetta tutto, e ripropone al contrario il contrasto d'apertura. Perdonata la lenzuolata, ma secondo me quest'album va letto canzone dopo canzone, va ascoltato intero e nell'ordine della scaletta, perchè è una piccola opera d'arte pop, questa la mia chiave di lettura, ognuno troverà la sua, ma cercatela perchè c'è! altrimenti tutto sembrerà una raccolta prolissa di canzoni e di clichè pescati alla rinfusa, e non lo è affatto! Twinkle song, piano e voce, cantata/urlata a sipario ormai calato si chiede infine che significa tutto questo, che senso ha un sogno in cui "David Bowie taught us how to skateboard"... forse non importa saperlo, dato che la nostra sbatte le mani sulla tastiera, impreca e se ne va. La più bella chiusura di un disco dai tempi di Stg Pepper

loson, autore, alle 20:45 del 27 dicembre 2015 ha scritto:

Direi di promuovere quest'intervento a seconda recensione, da affiancare immediatamente a quella già esistente. Grazie mille per il tuo contributo, Francesco. E' bello vedere che anche tu, come altri, sei riuscito a trovare del buono in questo disco.

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 21:52 del 27 dicembre 2015 ha scritto:

eheheh nooo los! grazie mille ma la rece c'è già ed è fatta come al solito alla grande! il commento è scritto anche un pò di getto senza molta cura formale... ora, al di là del delirio di riferimenti song by song che ha importanza relativa (ognuno ci sentirà cose diverse, tanto meglio), volendo sintetizzare quel che mi ha colpito direi che qui non si tratta solo di apprezzare la disinvoltura con cui si viaggia nello spazio (dal nuovo al vecchio continente) e nel tempo (dai '60 rivisitati alla contemporaneità) ma proprio è l'architettura del disco a essere geniale, il suo procedere verso un nadir per poi risalire (anzi scendere ancora di più probabilmente!), come le canzoni sono incastrate l'una nell'altra attraverso un gioco di sottrazione e addizione (tolgo un elemento dalla song precedente per far posto a un nuovo elemento nella song successiva, che porta avanti il discorso e apre un nuovo scenario). Mi pare il genere di disco pop che va inteso come creatura a sè, non come una gigantesca session da cui poi è stata ricavata una tracklist, ma un'opera concepita come un viaggio vero e proprio, un trip pop-psichedelico che non sai mai fino a che punto è citazionista e da che punto in poi diventa dissacrante. Non ho ascoltato tantissimi dischi quest'anno (ormai di norma è così, e di solito mi affido alle vostre proposte qui su SdM), però questo per me è il disco pop dell'anno, e in generale è roba grossa a livello di concetto, quindi oltre la qualità delle canzoni, roba da accostare tranquillamente a cose come Born to die o ArchAndroid. Grazie a te di averlo proposto, penso che molti di noi (io per primo) non gli avremmo dato credito.

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:40 del 27 dicembre 2015 ha scritto:

poi metto a leggere tutto quello che hai scritto, che di sicuro sarà interessantissimo

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 1:08 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

ciao ho finalmente letto tutto. intanto complimenti per le citazioni e la cultura musicale in generale . anch'io ho percepito un certo criterio nella disposizione delle traccie, una sorta di progetto. non penso minimamente (come affermi tu) che siano state scelte le migliori da una session . per questo dico che la cyrus ha fatto un album rispettando la cultura musicale , da artisti matura e non da "faccio 13 pezzi in stile greatest hits e tanti saluti" . ci sento tanta cura e serietà (oltre che rispetto come detto) . è come se avesse veramente messo la testa a posto .. follia con criterio . delirio ma cura per i dettagli , epicità e melodia , alcune canzoni mi suonano come dei classici (!) .altro che pop che dopo 2 ascolti lo scarti via perchè ti annoi, io fra 5 anni sarò qui ad ascoltarmelo ancora . ci giuro sopra . esattamente come continuerò ad ascoltare archandroid per (sempre?) .. nel tempo chiaramente .

inoltre .. non è nemmeno un album di facile ascolto , richiede molto tempo a disposizione per essere apprezzato veramente ( punto a favore assolutamente ) , e cresce tantissimo ad ogni nuovo nuovo ascolto .. per me album pop dell'anno e si prende un bel 9 . ! era dai tempi di born to die che non mi gasavo cosi mai l'avrei pensato di un disco della cyrus ..

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 9:50 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

ti ringrazio! però - mi sarò espresso in maniera poco chiara - non affermo per nulla che questa sia una selezione, semmai l'esatto contrario, il disco è stato pensato canzone dopo canzone, sembra muoversi dagli anni '60 a oggi i maniera quasi a spirale. La Cyrus muore a metà disco e poi diventa uno zombie nell'altra metà poi certo, credo ci sia anche il suo zampino, ma si sarà fatta "aiutare" eh! quanto non so, ma la cosa mi interessa relativamente, personalmente trovo le discussioni su "chi ha scritto cosa" molto oziose, io giudico il disco, qualcuno l'avrà pur realizzato! i riferimenti prendili con le molle, erano un modo per rendere chiaro il concetto delle "commistioni blasfeme" di cui si parlava anche sopra, tra l'altro sono tutti o quasi riferimenti mainstream, o comunque di artisti arcinoti, poi uno può dire che sono tutti sbagliati, ci sta, il concetto è che il lavoro pare agire su elementi della cultura pop, che sembrano svuotati e riassemblati come carcasse (i "dead petz"), qualsiasi essi siano nello specifico.

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:24 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

ma infatti io la penso come te che non è una selezione di brani . stiamo dicendo la stessa cosa , ho fatto confusione io nello scrivere . il "come affermi tu" era per darti ragione, sottolineando il fatto che l'avevi scritto prima di me che non è una selezione di traccie .

rileggendolo sempre proprio il contrario , sorry !

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:24 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

ma infatti io la penso come te che non è una selezione di brani . stiamo dicendo la stessa cosa , ho fatto confusione io nello scrivere . il "come affermi tu" era per darti ragione, sottolineando il fatto che l'avevi scritto prima di me che non è una selezione di traccie .

rileggendolo sembra proprio il contrario , sorry !

LucaJoker19_ (ha votato 9 questo disco) alle 23:25 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

*sembra proprio il contrario

swansong alle 14:36 del 31 dicembre 2015 ha scritto:

La più bella chiusura di un disco dai tempi di Stg Pepper...ho perso qualche cosa? Tipo 48 anni di musica pop rock?...

swansong alle 14:36 del 31 dicembre 2015 ha scritto:

La più bella chiusura di un disco dai tempi di Stg Pepper...ho perso qualche cosa? Tipo 48 anni di musica pop rock?...

woodjack (ha votato 8,5 questo disco) alle 17:11 del 31 dicembre 2015 ha scritto:

avrei anche potuto dire dalla IX di Beethoven, sarebbero stati esattamente 191 anni di musica pop

zebra (ha votato 4,5 questo disco) alle 11:59 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

La recensione è bellissima ma non riesco a dare più di 4,5!!