Woods
At Echo Lake
Mi ci è voluto un po’ di tempo per capirlo, ma ormai sono convinto che questo nuovo disco degli Woods, pubblicato a un solo anno di distanza dal precedente “Songs Of Shame”, abbia qualcosa che non va. Gli Woods rimangono cool, eh, e centrali, soprattutto se si pensa all’etichetta che il loro leader gestisce (la Woodsist, naturalmente) e al filone psych-folk a bassa fedeltà e a tinte pastello che hanno in qualche modo inaugurato (questo è il loro quarto disco). Ma questa centralità, se possibile, mette ancora più in luce le debolezze di un album che, volendo essere più facile, finisce per essere più vuoto.
La copertina naïf e vagamente drogata rende bene il clima di queste undici canzoni sospese tra un folk-pop sixties campagnolo e weirdismi lo-fi da fricchettoni barbuti, e certi fiori sono da spiccare con vera goduria e da conservare in un vaso che sprigioni estate anche di inverno: le melodie di “Pick Up” e “Suffering Season”, sulla voce scazzata e svigorita di Earl, sono una delizia, e confermano come la band stia puntando molto sull’orecchiabilità e sui ritornelli diritti diritti. Da questo punto di vista va detto che il disco offre quadretti deliziosi, anche più rifiniti che nel passato (“Blood Dries Darker”, la desertica “Death Rattles”), e non privi di momenti di fuga narcotici (il finale cacofonico di “Time Fading Lines”).
Sono gli episodi più visionari e sperimentali (quelli, per dire, che sono piaciuti molto a gente come i Ganglians o i The Fresh & Onlys) a essere ormai scomparsi: restano, al posto, per dire, di una memorabile “September With Pete”, piccoli aborti insignificanti (“From The Horn”, “Deep”). E allora tanto vale dedicarsi a fugaci chicche folkish con venature alla Pavement di due minuti appena, ma la formuletta, occupando l’intera seconda metà del disco, va incontro al rischio dell’auto-caricatura: gli ultimi cinque brani, contenuti in appena dieci minuti, dicono pochissimo (solo “I Was Gone”, con quell’attacco folgorante da roots profonde, vale il riascolto).
Ecco, non vorremmo che i Woods diventassero una garanzia, come sembrano voler fare. Meglio continuare ad esplorare i boschi che sedersi in cerchio in mezzo a un prato a inghirlandarsi.
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Woods Songs of Shame
Wild Nothing Gemini
The Raveonettes Raven In The Grave
Sunset Rubdown Dragonslayer
Half Seas Over Half Seas Over
Beach House Teen Dream
Case Studies The World Is Just a Shape to Fill the Night
Tom Brosseau Posthumous Success
Chelsea Wolfe Apokalypsis
Fight Bite Fight Bite
Conor Oberst and The Mystic Valley Band Outer South
Ganglians Monster Head Room
Vermillion Sands Vermillion Sands
Woods Songs of Shame
Ducktails Arcade Dynamics
Unknown Mortal Orchestra Unknown Mortal Orchestra
Real Estate Days
Mojomatics You Are The Reason For My Troubles
The Microphones The Glow Pt. 2
Movie Star Junkies Son Of The Dust
Movie Star Junkies A Poison Tree
M. Ward A Wasteland Companion
Toro Y Moi Anything in Return
P.g. Six Slightly Sorry
Tracey Thorn Out Of The Woods
Our Brother The Native Make Amends For We Are Merely Vessels
Bonnie Prince Billy Ask Forgiveness EP
Grizzly Bear Yellow House
Gentle Lurch From Around a Fire
giank