V Video

R Recensione

7,5/10

O.R.k.

Soul of an Octopus

Il passaggio da supergruppo virtuale a band stabile con bagaglio di date live accumulate in Europa e Sud America rappresenta anche un significativo progresso per l’avventura O.R.k., confermando la formula, non scontata, secondo la quale la somma degli addendi porta ad un risultato inedito. “Soul of an Octupus” suona così il prodotto di un attuale, articolato, laboratorio rock che processa e rielabora le ritmiche squadrate e mtronomiche dei King Crimson, (Pat Mastellotto), il rock apocalittico di Porcupine Tree (Colin Edwin), la naiveté dell’indie rock di Marta sui Tubi (Carmelo Pipitone) e la carismatica e teatrale vocalità metal di Obake e Berserk, (Lorenzo Esposito Fornasari -LEF).  

Prodotto alla cui qualità contribuisce l’editing in studio di Marc Urselli, sound engineer di John Zorn, Lou Reed, Laurie Anderson, Mike Patton, e la masterizzazione di Michael Fossenkemper al Turtletone Studio di New York. Alla base del progetto una sostanza “classica” nella composizione, con uso frequente della commistione di diverse sezioni melodiche (l’iniziale “Too Numb” che alterna un crooning  iniziale a strofe aggredite con growl metal e ad una parte melodica prog, oppure la cangiante “Just Another Bad Day”), un uso disinvolto e funzionale dell’elettronica in funzione di sostegno ritmico, l’imprevedibile chitarra di Pipitone che alterna potenti riff metal ad elegiaci arpeggi fino ad imprevedibili aperture slide,  ed uno slancio esecutivo che percorre tutte le nove tracce. Su tutto, la voce di LEF, onnipresente a guidare lo sviluppo dei pezzi, accompagnarne le svolte cruciali, riempire anche con il parlato la maggiore superficie musicale: il ruolo di un vocalist così carismatico e presente talvolta crea qualche effetto di sovraccarico, come nella cavalcata prog  “Scarlet Water”, e fa rimpiangere qualche apertura strumentale in più, che senz’altro emergerà nella dimensione live.

Ma la paternità di O.R.k. è soprattutto di Fornasari, quindi ovvio che le cose stiano così. Numerose le perle sparse nei quaranta minuti dell’album: il basso avvolgente e dub di “Too Numb” l’ insinuante dark ballad  “Heaven Proof House,” una "Collapsing Hopes”, animata dalla slide e poi  percorsa da un travolgente fremito ritmico fino all’epico elettrico finale,  la conclusiva, cadenzata, “Till the Sunrise Comes” dove Fornasari rispolvera qualche accenno di esperienza tenorile. Esprimo poi una predilezione personale poi per quegli episodi dove la voce di LEF sembra quella di un David Sylvian riconvertito a forme sonore meno astratte. Succede in “Collapsing Hopes” costellata da un tappeto di pulsante elettronica, e nella sezione iniziale di “Capture and reveal”, prima che il pezzo intraprenda un sentiero pavimentato da tastiere prog, e l’ugola torni a farsi stentorea.

La band è attualmente in tour in Italia e, date le premesse di “Soul of an Octopus”, il concerto è di quelli da mettere in agenda, amanti del prog o meno.

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Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 2 voti.
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Marco_Biasio (ha votato 6 questo disco) alle 11:02 del 22 marzo ha scritto:

Disco dall'impronta molto più "rock" rispetto al precedente e, per questo, decisamente meno interessante alle mie orecchie. Mi ha fatto un po' sorridere il riferimento all'imprevedibile chitarra di Pipitone eclettica va bene, ma imprevedibile... almeno qui, direi proprio di no. Preferisco questi signori quando si cimentano con materiale molto meno standardizzato di questo. Nei territori wave, gli Obake hanno recentemente fatto molto di meglio (penso alla title track di Draugr). Per me tra 6 e 6.5.

redbar, autore, alle 12:05 del 22 marzo ha scritto:

Capisco il tuo punto di vista, caro Marco, ma dopo ripetuta frequentazione (ed iniziali perplessità), quello che più mi ha convinto del progetto è proprio l'impronta classica, tipica di dischi come si facevano un tempo, diciamo negli anni '70 ? Rispetto all'esordio, meno innovazione magari, ma più struttura.

p.s. "imprevedibili" sono le aperture slide del Pipitone in qualche episodio, dato il contesto generale