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R Recensione

8/10

Lucio Battisti

Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera

La storia ci insegna che esistono due Lucio Battisti diversi.

Il primo ha dominato le classifiche per diversi anni, a forza di singoli ancora oggi patrimonio inestimabile della musica italiana e di ritornelli magistrali.

Il secondo si è dedicato a creazioni complesse, cervellotiche e astratte, prendendosi anche la briga di sfidare la poesia ermetica.

In mezzo? Una lunga, faticosa metamorfosi, con alcuni momenti meno esaltanti.

Beh, non è proprio così. Anzi, volendo essere precisi, esistono forse tre versioni diverse di Lucio Battisti, perché la fase intermedia ha saputo in realtà brillare esattamente come le altre due.

Tanto da rappresentare un felicissimo, atipico ibrido.

Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera” è, con ogni probabilità, il momento più alto del sottostimato Medioevo battistiano.

Il rock, il blues, la psichedelia: tutto grandioso e tutto interpretato con originalità (aggiungiamoci pure le maestose visioni sudamericane de “Il Nostro Caro Angelo” e di Anima Latina” e il quadro è completo).

Ma nel 1976 Battisti guarda oltre: si è innamorato dei ritmi farraginosi del funk, del basso slabbrato e dei suoi complessi incastri strumentali (la predominanza del ritmo, del resto, è preannunciata in modo chiaro dal titolo dell'album).

James Brown, Sly Stone, e pure la disco music che spopola sulle piste da ballo, con la cassa in quattro quarti e le tastiere che volteggiano: Lucio, negli Stati Uniti, studia le figure ritmiche che dominano il groove, e le fa proprie.

La sua grandezza, come sempre, sta nella capacità di rileggere tutto in chiave battistiana: le novità più elettrizzanti dell'universo anglo-americano vengono in qualche modo assorbite e deformate, sino a risultare quasi irriconoscibili.

I risultati sono strabilianti: “Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera” è fra i dischi più importanti e originali dell'autore, avanti anni luce rispetto alla concorrenza del belpaese, capace ancora una volta di sbalordire il pubblico e la critica (e annovera collaboratori di prim'ordine: su tutti, Ivan Graziani alla chitarra).

Ancora Tu” è il singolo spacca-classifiche. La sezione ritmica si contorce in un discorso incessante e spigoloso mentre il genio melodico del reatino incastra una progressione impeccabile, costruita su brevi incisi, priva delle grandi aperture del passato eppure capace di conquistarti al primo colpo (tanto che ancora oggi si tratta di uno fra i suoi pezzi più conosciuti). Quindi, base ritmica funk, disco music, il cantante che si traveste da narratore e fa a pezzi la melodia: il discorso suona familiare, solo che non siamo a New York dentro un Bloc Party, e gli anni '80 devono ancora prendere forma (ok, sto esagerando, ma fino a un certo punto).

Un Uomo Che Ti Ama” è il pezzo che prediligo, perché la voce di Lucio diventa ancora più esile e astratta del solito, pare vaporizzarsi nel nulla mentre contrabbasso e chitarra si inventano un interplay disco-funk spettacolare. Poche note, un riff semplice che materializza una vibrazione quasi fisica. Il tema oggetto di attenzioni è sempre quello, ma non importa, perché Lucio vive ancora le sue narrazioni in prima persona (quasi si trattasse di un continuo, inestricabile monologo interiore) e le rende sempre e comunque affascinanti.

La Compagnia” è una delle rarissime cover dell'autore, e si tratta di un pezzo un filo più tradizionale, assurto agli onori della cronaca degli ultimi anni in virtù di una (ulteriore) cover di Vasco Rossi su cui preferisco non pronunciarmi. La verità è che un uomo disperato per amore riscopre la gioia grazie ad un gruppo di allegri ubriaconi rintanati in un bar, e allora vi dico che un pezzo così ogni tanto è un tonico efficace, ti solleva in aria e ti ci lascia per un bel pezzo (la voce di Battisti, poi, si sposta verso acuti mai sentiti, quasi impossibili per un uomo).

Se “Dove Arriva Quel Cespuglio” è un filo meno calibrata e zoppica un po' nella melodia, “Io Ti Venderei” è un altro piccolo capolavoro, uscito dalle sessions di “Anima Latina”. L'arrangiamento è più articolato e lussureggiante, la voce in crescendo stavolta non perde un colpo, percussioni varie e sintetizzatori si abbracciano a meraviglia, il finto cinismo del testo è una scossa di adrenalina.

Il brano più moderno e impressionante è però “Il Veliero”, che si divora in pochi secondi un decennio intero e si muove fino a Chicago, con tanto di Summer of Love, piste da ballo e piatti che danzano senza pudore. Sì, sto parlando di house, e sfido chiunque a non farci un pensierino: una premonizione house che non ha bisogno di campionatori e diavolerie, il che rende l'impasto ancora più sorprendente.

Ma fino ad un certo punto: del resto Lucio vedeva il futuro, no?

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 15 voti.
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ethereal 7,5/10
Ekphrasys 8,5/10
REBBY 6/10
zagor 8,5/10
Me3cury 8,5/10

C Commenti

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Ekphrasys (ha votato 8,5 questo disco) alle 0:54 del 14 aprile 2013 ha scritto:

Ohhh, finalmente una recensione di uno dei miei preferiti di Battisti, anche se devo purtroppo riconoscere che l'anno successivo farà meglio con "Io Tu Noi Tutti"....

FrancescoB, autore, (ha votato 8 questo disco) alle 11:15 del 14 aprile 2013 ha scritto:

Io preferisco queso a "Io Tu Noi Tutti", ma quando si parla di Lucio perdo lucidità, per me non ha praticamente mai sbagliato un disco, siamo sempre ampiamente oltre la sufficienza, e "La batteria.." racchiude perle di bellezza inaudita, oltre che intuizioni decisamente "precoci" rispetto alle sonorità che verranno.

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 14:57 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Riascoltato a ripetizione in questi giorni. E' troppo bello. "Un Uomo che ti ama" e "Il Veliero" le mie preferite, per non parlare della sempreverde "Ancora tu". Bravo Francesco, noi siamo separati alla nascita, mi sa. Battisti è la mia infanzia ed è il mio artista italiano preferito in assoluto.

FrancescoB, autore, (ha votato 8 questo disco) alle 15:33 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Sì infatti Paolo praticamente viaggiamo sempre sugli stessi binari. Io sono per famiglia di scuola cantautorale classica (De André, Lolli, Bennato, Graziani, Guccini etc..), ma Lucio nel mio cuore viene sopra tutti. E' forse l'unico artista di cui apprezzo ogni singolo pezzo, o almeno siamo sulla soglia del 99%

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 15:35 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Anch'io, guarda un po' Per me il podio è tutto di Lucio, subito dopo c'è Piero Ciampi, caso unico nel panorama italiano. Poi tutti gli altri: De Andre', Tenco, Graziani, Fossati, Lolli, Bennato, Conte...

FrancescoB, autore, (ha votato 8 questo disco) alle 15:39 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Sì Ciampi idolo anche per me. Così come il grandissimo Faust'O, cui vorrei dedicare due righe prima o poi

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 15:43 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Eh vabbè, ma lo fai apposta? Io VENERO Fausto Rossi. La trilogia Suicidio-Poco Zucchero-J'accuse amore mio è davvero inarrivabile, poi ci sono il disco omonimo, fuori catalogo da ere geologiche e reperibile solo in vinile a prezzi da terrore, ne vogliamo parlare? E L'Erba? Ci vorrebbe pure una bella recensione de "Il tuffatore" di Flavio Giurato, altro artista di culto tornato alla ribalta da qualche mese con un nuovo disco, lo hai ascoltato?

FrancescoB, autore, (ha votato 8 questo disco) alle 15:52 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

No quello mi manca. Magari per "Suicidio" ci sta lavoro a quattro mani?

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 16:26 del 13 ottobre 2015 ha scritto:

Sì! Appena smaltisco un po' di recensioni ti contatto. C'è anche Miles in attesa, ricordi?

zagor (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:31 del 31 agosto 2016 ha scritto:

Grande recensione di Francesco as usual, dissento solo col giudizio su "dove arriva quel cespuglio", che per me è un apice di Lucio, con quel basso gommoso e una melodia nervosa e subdola. Uno dei dischi migliori di Battisti, e forse la sua copertina piu' memorabile in assoluto.

FrancescoB, autore, (ha votato 8 questo disco) alle 13:58 del 31 agosto 2016 ha scritto:

Eh sai che con il tempo anche io l'ho molto rivalutata?

Anche se "Un uomo che ti ama" secondo me rimane sopra tutto.

roberto vinci (ha votato 10 questo disco) alle 19:29 del 28 dicembre 2018 ha scritto:

Il mio secondo disco preferito di Lucio dopo Il Nostro Caro Angelo,anche qui zero punti deboli,magari No dottore un filo sotto gli altri pezzi,ma chicche come Il Veliero e Un Uomo che ti ama si stagliano prepotenti,a me non dispiace neanche Dove Arriva quel cespuglio