R Recensione

8/10

Lucio Battisti

Il Nostro Caro Angelo

È quasi impossibile riuscire a catalogare Battisti. Un’artista che ha pubblicato 19 album in cui si sono visti intrecciare i più disparati generi, tendenze e sonorità. Troppo raffinato e poco “sanremese” per essere inserito nel calderone della musica leggera; troppo poco canzonettiere e sempre con un occhio a quello che succedeva all’estero per essere considerato nazional-popolare; troppo poco “impegnato” politicizzato e intellettualoide per essere inserito nel cantautorato.

Personaggio schivo e un po’ rude, sempre lontano dai riflettori, Battisti è un raro esempio di meritocrazia italiana. Un musicista in grado di vendere milioni di dischi senza apparizioni televisive, tour promozionali, pubblicità di ogni sorta e un rapporto con una stampa indegna sempre pronta ad attaccarlo e provocarlo fino al limite della barbarie. Sempre bersagliato da una critica che lo stroncava e lo dipingeva come un pallone gonfiato e da colleghi invidiosi per il suo essere sempre un passo davanti a loro e dieci anni avanti musicalmente.

Il nostro caro angelo vide la luce nel settembre del 1973 e si avvalse naturalmente della collaborazione del fido paroliere Giulio Rapetti in arte Mogol. Esattamente come il suo predecessore, Il mio canto libero, si piazzò alla testa delle classifiche e vi restò per parecchie settimane. Precedette quello che fu considerato il vero capolavoro di Battisti, Anima latina.

La copertina destò subito scalpore a causa della nudità di alcuni personaggi raffigurati, ma questa scelta fu motivata dalla linea di pensiero legata al rispetto delle tradizioni e dei costumi, tematiche molto care al duo Mogol-Battisti.

Il brano di apertura, La collina dei ciliegi, è un classico battistiano, una delle tante canzoni “eterne” destinate a rimanere impresse nelle menti delle generazioni a venire: un testo meraviglioso scritto da Mogol supportato da pochi accordi di chitarra elettrica non distorta. Nel verso “planando sopra boschi di braccia tese” qualcuno trovò dei riferimenti filofascisti, ossia quelle “braccia tese” che avrebbero dovuto simboleggiare il saluto romano. Il legame tra Battisti e l’estrema destra fu uno dei tanti miti creati attorno a questo personaggio, anche se lui ha sempre smentito ogni militanza e impegno politico e vicinanza ideologica col fascismo. Altro pane per i denti di una stampa famelica sempre pronta a pubblicare spazzatura sull’artista laziale (si diceva addirittura che finanziasse gruppi di destra eversiva).  Fascista o no, le sue convinzioni politiche sarebbero dovute passare in secondo piano rispetto alla sua musica, ma in epoca post-sessantottina ciò era impossibile e questa faccenda se la porterà dietro tutta la vita. Queste voci furono alimentate soprattutto dal suo totale rifiuto di abbracciare le tematiche care al cantautorato e al suo non volersi schierare a sinistra, cosa parecchio di moda tra i suoi colleghi in quegli anni.

Salta all’occhio l’incredibile attualità delle tematiche affrontate nei testi. Si va dalla critica al consumismo di Ma è un canto brasileiro, alla sfida alla Chiesa cattolica della title track, altro fiore all’occhiello dell’album.

Sorprendente invece è la scelta artistica de La canzone della terra, con un ritmo tribale tambureggiante che fa da base ritmica al pezzo e la voce del cantante in sottofondo nella prima parte del pezzo. Ne Le allettanti promesse si delinea perfettamente il carattere battistiano, la sua misantropia, la sua pascoliana chiusura nel nido familiare e l’incapacità di inserirsi in contesti sociali giudicati soffocanti. “Potrai un giorno avere anche dei figli” sentenzia una celestiale voce di donna che lo invita ad abbandonare una casa rurale per abbracciare la vita di paese. “Per poi farli diventar così\ preferisco allevar vitelli e conigli”… Il concetto è chiaro e nemmeno poi così ermetico a differenza della scelta artistica adottata dal duo e poi abbandonata in fasi successive. Io gli ho detto no è una canzone d’amore con retrogusto quasi progressive, che mette a nudo quanto Battisti fosse attento a quello che accadeva musicalmente all’estero, specialmente oltremanica.

Prendi fra le mani la testa, anche se impeccabile musicalmente, è forse il punto debole dell’album a livello di testo. Chiude questo splendido album Questo inferno rosa, un’altra splendida canzone d’amore che ingiustamente non ebbe l’impatto col grande pubblico che ebbero suoi pezzi più fortunati, ma forse questo accresce il valore del brano.

Il nostro caro angelo è uno scrigno che contiene gioielli imprescindibili per chi ama quest’artista e la musica italiana nel senso meno classico del termine. Battisti può essere criticabile come tutti. Può darsi che non abbia avuto una gran voce, che abbia peccato di presunzione, ma è impressionante quanto fosse avanti e all’avanguardia e quanto apparivano tragicamente piccoli tanti suoi colleghi al suo cospetto.

V Voti

Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 27 voti.
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Franco 7/10
bart 6/10
alby66 8/10
ROX 9/10
Sidney 9/10
REBBY 7,5/10
CIMI 8/10
B-B-B 8,5/10
Robio 7/10
Lelling 8,5/10
zagor 9/10

C Commenti

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FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 20:38 del primo ottobre 2009 ha scritto:

Bella recensione, disco che merita davvero.

Franco (ha votato 7 questo disco) alle 16:14 del 8 ottobre 2009 ha scritto:

Un bel disco, anche se un pò troppo discontinuo, contiene sicuramente al suo interno varie gemme ma anche alcuni punti deboli, non lo consiglierei a chi vuole scoprire il vero Battisti andando oltre i suoi brani più celebri.

NathanAdler77 (ha votato 10 questo disco) alle 22:37 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

Prendi Fra Le Mani La Testa

Per il sottoscritto semplicemente il + grande album italiano di sempre.

Bellerofonte (ha votato 9 questo disco) alle 22:27 del 26 marzo 2010 ha scritto:

Immenso Lucio

Commentare un disco di Battisti/Mogol è un impresa soprattutto se con crti album ci sei cresciuto. Mi viene da strapparmi i capelli a volte quand penso ai ragazzini che di lui conoscono solo le canzonette più diciamo "commerciali" e non si inchinano di fronte ad autentiche perle del calibro di Questo inferno rosa

bart (ha votato 6 questo disco) alle 1:24 del 7 aprile 2010 ha scritto:

Non è, a mio avviso, uno dei suoi migliori album. L'unico pezzo memorabile è la title track.

Ekphrasys alle 23:51 del 8 aprile 2013 ha scritto:

Quoto...L'ho sempre digerito a fatica...Tranne un paio di canzoni...

Bellerofonte (ha votato 9 questo disco) alle 13:01 del 7 aprile 2010 ha scritto:

A mio avviso invece c'è molto più di un pezzo, La collina dei ciliegi lasciando stare l'eccessiva riproposizione in radio, le allettanti promesse, io gli ho detto no... e Poi Quest inferno ROsa che è una delle canzoni italiane più belle di sempre a mio avviso, con un testo incredibile

bart (ha votato 6 questo disco) alle 13:21 del 8 aprile 2010 ha scritto:

RE:

Sicuramente è un disco coraggioso, nel quale Battisti cerca di sperimentare cose nuove. Purtroppo però non riesce a convincermi appieno. Il meglio di sè lo darà nel successivo Anima latina: quello sì che è un disco immenso!

alby66 (ha votato 8 questo disco) alle 8:30 del 3 settembre 2010 ha scritto:

Mi è piaciuta molto la definizione " Battisti è un raro esempio di meritocrazia italiana".Sono totalmente d'accordo. Battisti è stato un grande, la sua musica è stata immensa, alla faccia del presenzialismo, dell'immagine e dello schierarsi politicamente a tutti i costi.Le sue canzoni volano ancora alte tuttoggi e mi ritengo fortunato ad aver iniziato a suonare la chitarra facendo i primi accordi sulle sue canzoni.E' un ottima modalità di scavare nell'emozione suonando.

Questo non è il mio disco preferito, ma avercene..

bart (ha votato 6 questo disco) alle 22:09 del 5 novembre 2010 ha scritto:

Con tutta la stima che nutro nei confronti di Battisti, devo però dire che "Le Allettanti Promesse" è davvero un brano imbarazzante.

dario1983, autore, alle 17:14 del 7 novembre 2010 ha scritto:

RE:

davvero??? Io lo giudico uno dei pezzi forti dell'album.

ROX (ha votato 9 questo disco) alle 20:26 del 22 aprile 2011 ha scritto:

album stupendo che contiene uno dei pezzi di Battisti che preferisco: La collina dei ciliegi... però Anima latina trovo sia migliore

Sidney (ha votato 9 questo disco) alle 21:32 del 21 ottobre 2011 ha scritto:

...ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini

e più in alto e più in là

se chiudi gli occhi un istante

ora figli dell'immensità....

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 22:24 del 4 marzo 2012 ha scritto:

Bellissimo

Anche se l'apice assoluto arriverà con il folle Anima Latina.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 9:39 del 9 aprile 2013 ha scritto:

Disco eccellente, con quattro capolavori assoluti ("Ma è un canto brasileiro" è roba aliena, un progressive pop dalle sfumature latine che prelude al lavoro successivo; la title-track; "La collina dei ciliegi"; "Questo inferno rosa", un altro progressive sinistro) e quattro pezzi meno importanti, ma comunque discreti.

Paolo Nuzzi (ha votato 8,5 questo disco) alle 22:48 del 3 aprile 2016 ha scritto:

Immenso. Solo le allettanti promesse abbassa un po' l'asticella, ma bastano la collina dei ciliegi, la title track e io gli ho detto no ad incoronarlo come uno dei dischi più belli di tutti i tempi

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 11:31 del 3 novembre ha scritto:

"ma è un canto brasileiro" nella top ten dei brani battistiani, ma tutto il disco è una figata.