Wolf Parade
Apologies To The Queen Mary
I canadesi Wolf Parade, dopo un apprezzato Ep, si presentano con “Apologies To The Queen Mary”, esordio datato 2005. Per l’occasione, dopo aver firmato per una quasi-major (Sub Pop, ad essere precisi) si affidano alla sapiente produzione di Isaac Brook, la voce dei Modest Mouse.
La canzone d’apertura, “You Are A Runner And I Am My Father’s Son”, è aperta e scandita per tutta la sua durata da un rumore di percussioni. Sarà il timbro vocale, particolarmente lamentoso anche nei falsetti, o l’atmosfera tremendamente decadente che si respira, ma sembrerebbe che il gruppo americano abbia deciso di comporre a quattro mani con gli Arcade Fire.
Nella sofisticata asciuttezza di “Modern World” compaiono più volte richiami di new wave, nonostante il tutto sia percorso da una vena folk rock. Territori più indie varca “We Built Another World” (in alcuni passaggi, la canzone suona addirittura punk) e non dispiace nemmeno la lenta e turbata “Same Ghost Every Night” che crea una sorta di romantica spettralità con i suoi arpeggi di chitarra.
Il tributo agli Eighties, per una band come i Wolf Parade, suona quasi obbligatorio: “Fancy Claps”, ad esempio, dosa in parti equilibrate la ridondanza, grazie all’inserimento di organetti e celeste. ”Shine A Light” segue invece percorsi avant pop, sempre in chiave oscura ed intimistica. Riappare un po’ di luce (in un disco che spesso eccede al punto giusto nella foschia del suo suono pomposo e decadente) con “Dear Sons And Daughters Of Hungry Ghosts” e i suoi coretti nel ritornello, che fanno da ottimo contorno. Si rivela essere instabile e conturbante “It’s A Cure” (tra le più belle dell’ album), poi ci si lascia trasportare dalla enigmatica “Dinner Bells” ondeggiante fra inserimenti di tastiere improvvise e atmosfere notturne.
Si chiude con la melodia crescente di “This Heart’s On Fire” che rende al meglio l’idea di un suono lancinante e intenso (emblematica l’armonica che scorre sugli arpeggi di chitarra). “Apologies To The Queen Mary”, per concludere, rispetta le aspettative: prodotto in maniera alternativa, mai scontata, percorso da un suono melodicamente spasmodico, da ascoltare in una notte fredda o nel grigiore di un giorno qualsiasi, per perdersi con la mente nel proprio tenebroso tepore.
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