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R Recensione

9/10

Interpol

Turn OnThe Bright Lights

Sarà forse per il mio retaggio musicale, solidamente ancorato agli anni del grunge, ma in questa decade non sono francamente riuscito ad entusiasmarmi alla fantomatica rock revolution che con insistenza da rasentare il fastidio ci viene propinata dai media musicali. Intendiamoci, non ho intenzione di sconfinare nella retorica da “morte del rock” e menate varie: sono in giro band straordinarie, dagli Oneida agli Xiu Xiu, nomi in grado di riverniciare con freschezza e ispirazione un carrozzone oggettivamente logoro. Mancano però a mio avviso quei gruppi che nel decennio passato erano stati in grado di sfondare le barriere del grande pubblico, di proporsi come “comunicatori sociali” pur mantenendo un livello qualitativo eccelso. A parte i White Stripes, provenienti da una solida gavetta e sorretti da un sincero amore per il blues e da una profonda conoscenza delle radici, band da grandi numeri quali Strokes, Franz Ferdinand e Libertines sono stati buoni giusto per le copertine di “Vogue” o per i servizi di “Lucignolo”.

Meritano un discorso a parte gli Interpol. Il loro formidabile album d’esordio “Turn On The Bright Lights” è certamente da ascrivere ai lavori con ampio bacino di utenza più significativi degli ultimi anni. L’hype generato è stato pienamente meritato, anche in virtù del successivo “Antics”, ottimo benché meno memorabile, e in attesa del fatidico terzo album, in scaletta per quest’anno. Qual è il segreto della formula che ha permesso al quartetto newyorchese di staccare tanti anonimi poseurs?

Stilisticamente, nelle undici canzoni di cui si compone, “Turn On The Bright Lights” è un brillante incrocio di influenze e citazioni. Un felice ibrido tra glaciali intuizioni new wave ( Television, Chamaleons e Joy Division sono influenze dichiarate:i primi due per i riverberi estatici delle chitarre, la band di “Unknown Pleasures” per il timbro baritonale del cantante Paul Banks e per le lancinanti e cavernose scansioni di basso) e lo spleen dandy-decadente di certo rock americano degli anni ‘90, a partire dagli Afghan Whigs. Ma come tutti i grandi, i nostri sanno muoversi con sontuosa sicurezza tra i detriti del rock e plasmare le influenze a loro piacimento, grazie a doti compositive smaglianti e alla capacità di creare un immaginario imponente in termini di versatilità e potenza evocativa.

Il marchio del classico è stampato addosso a diversi episodi dell’album: le fluttuanti inquietudini di “Untitled” e il magico intreccio di ritmica turbinosa e vibranti fraseggi chitarristici di “Obstacle 1” aprono le danze alla grande. Si prosegue con l’anthem incalzante, vagamente smithsiano, di “Say hello to the angels”, col groviglio di riverberi di “Hands away”, con l’affilata e disarmante malinconia che permea il crescendo di “Stella was a diver and she was always down”, e col passo spedito di “Obstacle 2”, magistrale nel mostrare come il gruppo sappia evitare le trappole della prolissità dark con l’antidoto di sferzanti tirate. Paul Banks, con le sue liriche criptiche e ipnoticamente oscure, fornisce un valore aggiunto decisivo: valga quale esempio un verso come “I’m gonna hold your face and toast the snow that fell /because friends don’t waste wine when there’s word sto sell”, per poi fornire la colonna sonora ideale alla fase in cui capisci che forse, dopo tanta autoindulgenza, anche tu a volte sai essere un bastardo e ti liberi dai sensi di colpa: ciò avviene nella perla lucente della catartica “NYC”, sensuale valzer metropolitano in cui Banks declama ”I Know you’ve supported me for a long time, but somehow I’m not impressed”. Degna conclusione di un lavoro splendido è la mantrica “Leif Erikson”, in cui fantasmi doorsiani sfumano in magnetiche tessiture, muovendosi come un vascello alla deriva oltre le acque antistanti la Grande Mela.

C Commenti

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target (ha votato 8 questo disco) alle 10:29 del 9 marzo 2007 ha scritto:

Bel disco davvero

Grande don, ultimamente mi ripeschi cose che sto gustando giusto in questo periodo. Questo l'ho preso qui a gent per 7 euro. Davvero un signordisco. NYC è da brividi. Migliori dei loro epigoni (Editors, I love you but I've chosen darkness).

reverse alle 0:17 del 11 marzo 2007 ha scritto:

ma bene!

don, non ti sospettavo interpol. Questo disco lo devo ancora acquistare, quello che ho sentito (leif ericson, obstacle 1) mi ha fatto una buona impressione.

Peccato le finanze un po' limitate. A 20 euro ora non me lo posspo permettere, se ne riparla il mese prossimo (offerte permettendo).

reverse alle 0:20 del 11 marzo 2007 ha scritto:

ps- io ho antics. Buono, ma con un paio di brani un po' riempitivi, troppo simili tra loro.

DonJunio, autore, alle 12:46 del 11 marzo 2007 ha scritto:

ciao reverse

Si in effetti antics ha qualche sbavatura, se la cavano col mestiere e con l'innata capacità di scrivere canzoni. Questo invece per me è eccellente, e ti consiglio di procurartelo reverse, conoscendo i tuoi gusti sono sicuro ti piacerà molto!

enjolras (ha votato 10 questo disco) alle 15:42 del 12 marzo 2007 ha scritto:

ecco fatto..

L'ho letta 5 volte di fila. Mi fai troppo emozionare. Poi se parli di un album che amo così tanto le cose che scrivi me le fai veramente vedere anche a me 'Leif Erikson, in cui fantasmi doorsiani sfumano in magnetiche tessiture, muovendosi come un vascello alla deriva oltre le acque antistanti la Grande Mela'..madòò..è questo vero che te l'ha ispirato?: 'I'll bring you when my lifeboat sails through the night that is supposing you don't sleep tonight'..è stupenda!

é una bella novità sapere che li hai graditi così tanto a sti newyorkesi!

Mi ricordo che quando ascoltai per la prima volta PDA, era aprile, rimasi incantata. Quelle chitarre dio santo mi sono entrate nel cervello..'Something to say, something to do, nothing to say when there's nothing to do' capito no che pezzo èh??

10 e lode donj.

mo mi sparo obstacle 1..

reverse alle 22:47 del 15 marzo 2007 ha scritto:

bene, con un falso in bilancio l'ho preso oggi, trovato a 10 euro in offerta. Al volo.

Ti faccio sapere.

greg ranieri alle 15:18 del 27 aprile 2007 ha scritto:

Da ascoltare assolutamente.

paolo63 (ha votato 8 questo disco) alle 23:02 del 19 maggio 2007 ha scritto:

Un ottimo esercizio di stile sui grandi del passato ( tra cui i Sounds ), ma già con Antics accusano il calo...così coma Strokes,Libertines e Franz F.l'ennesimo gruppo da una botta ( comunque ottima ) e via !

carroarmadillo (ha votato 8 questo disco) alle 12:12 del 8 agosto 2007 ha scritto:

Stupenda recensione. L'apertura è magnifica!

Hexenductionhour (ha votato 9 questo disco) alle 17:52 del 8 novembre 2007 ha scritto:

ottimo disco

uno dei pochi album "recenti" che vale la pena ascoltare,il cantante ha una bellissima voce e le canzoni sono semplici ma restano impresse a volte anche nell'anima

Slisko (ha votato 8 questo disco) alle 17:35 del primo agosto 2008 ha scritto:

lo snobbai quando uscì ...

... proprio per quell'aura hype che circolava intorno al gruppo e di cui parli giustamente. hype che mi fa rabbrividire scansandomi da qualsiasi prodotto che ne emani i potenti effluvi

Scherzi a parte preferisco avvicinarmi ai dischi con qualche anno di ritardo, in modo che tutti i meccanismi del marketing e i facili entusiasmi della prima ora si siano placati.

Ed è proprio il caso di questo disco che ho comprato l'anno scorso e che apprezzo davvero molto.

Come apprezzo la tua recensione ben scritta e che condivido assolutamente

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 18:03 del 29 settembre 2008 ha scritto:

Una delle massime rappresentazioni della corrente ''revival-new wave''. Chitarre che si incrociano e si travalicano continuamente, raggrinzamenti, rintocchi isterici, strati malinconici, voce apatica e profonda, immagini cupe e crepuscolane. Dimostrazione di come si possa sintetizzare riferimenti musicali risaputi, svelati e palesi, con una soggettività e una abilità nella manipolazione del suono e nella scrittura tali da indondere sensazioni ed emozioni forti. Grande lavoro

4AS (ha votato 9 questo disco) alle 15:31 del 24 ottobre 2008 ha scritto:

Perfetto

Esordio incredibile che riporta in auge la dark wave

Paranoidguitar (ha votato 9 questo disco) alle 11:08 del 31 dicembre 2008 ha scritto:

una band che non ha saputo mantenere lo splendore degli esordi

81Rent (ha votato 8 questo disco) alle 15:56 del 27 aprile 2009 ha scritto:

3. NYC

perfetta per "Al di la'della vita" di Scorsese

zanmat (ha votato 10 questo disco) alle 16:39 del 15 luglio 2009 ha scritto:

questo disco non mi stanca mai. non saprei neanche dire quale pezzo preferisco.... so soltanto che da quando l'ho ascoltato per la prima volta (2004) non ho mai premuto il tasto skip

loson (ha votato 10 questo disco) alle 19:41 del 15 luglio 2009 ha scritto:

Che meraviglia 'sto disco. E giù tutti a parlare di revival, che il cantante è la fotocopia di Ian Curtis, che il suono è la fotocopia di quello dei Chamaleons. Ma per piacere... Questo è uno dei pochi dischi per cui potrei scomodare il 10, una di quelle opere d'arte in cui è racchiuso "il" suono. Ripeto: meraviglia.

Dr.Paul (ha votato 9 questo disco) alle 21:01 del 15 luglio 2009 ha scritto:

disco eccezionale, se le canzoni ci sono puoi essere derivativo come ti pare!! sono rimasto sorpreso nel constatare che i fan storici di JD abbiano sposato la causa interpol....solitamente quando escono pseudo cloni o giu di lì, salutati dalla stampa come i nuovi JD, il nuovo bowie, il nuovo lou reed....la vecchia guardia si schernisce sempre....in questo caso no....pieno appoggio, bella storia...

sarah (ha votato 9 questo disco) alle 22:20 del 15 luglio 2009 ha scritto:

Classico disco che mette d'accordo tutti, la mia preferita e' " leif erikson".

lev (ha votato 8 questo disco) alle 23:11 del 15 luglio 2009 ha scritto:

gran bel disco veramente. tra l'altro nella mia ignoranza, l'ho appena scoperto. anche per me insieme ad untitled, leif erikson è il mio pezzo preferito dell'album.

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 0:01 del 16 luglio 2009 ha scritto:

bello si. il primo ascolto fu devastante.

loson (ha votato 10 questo disco) alle 9:47 del 16 luglio 2009 ha scritto:

E' che secondo me si è insistito troppo sui paragoni, non cogliendo invece l'originalità intrinseca di questa musica, il suo "vivere" nel nostro tempo e non in un passato mitico e mitizzato. Un sound come questo, in cui puoi cogliere riferimenti che vanno dai Bunnymen a Robert Wyatt o da The Sound ai Sonic Youth, è per forza qualcosa di ben più rilevante di un mero clone.

Ivor the engine driver alle 10:27 del 16 luglio 2009 ha scritto:

mi è quasi venuta voglia di risentirlo. Forse fra tutti i dischi del "nuovo" rock strapompati del decennio, questo non è male. Ma dal vivo erano decisamente meglio, mi sorpresero nel 2002. Però non si può non notare le somiglianze di voce, soprattutto se dal vivo ti presenti vestito in quel modo. Che per carità, non è un problema, ma il cantante cerca di negare l'evidenza e al concerto del 2002 al Velvet non c'era una persona una sopra i 20 anni che non dicesse la stessa cosa. Cmq concordo abbastanza con Junio, alla fine, voto a parte.

rael (ha votato 9 questo disco) alle 10:54 del 16 luglio 2009 ha scritto:

ottimo disco, del resto gli Interpol non hanno ancora fatto un disco indegno, bravi_'

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 11:05 del 16 luglio 2009 ha scritto:

Il fatto che dopo sette anni stiamo ancora qui ad elogiarlo la dice lunga sulla differenza tra questo esordio ed altri altrettanto incensati (Strokes, Franz Ferdinand, ma anche Bloc Party, Arctic Monkeys ... il discorso White Stripes - come sottolinea Juno - è leggermente diverso). Al di là dei riferimenti e delle citanzioni - che a mio avviso sono numerose quanto evidenti - la differenza la fanno le canzoni. Questa è una band che - come si diceva una volta - "ha i pezzi". E in questo disco di pezzi ce ne sono 11. Roba da metterti in imbarazzo quando decidi di inserirne uno o due in una "mista". Nel successivo "Antics" ce n'è ancora qualcuno ("Take You On a Cruise", "Evil"), poi più niente. Peccato davvero.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 11:16 del 16 luglio 2009 ha scritto:

RE:

vabbè .... "Juno" sta per "junio" e "citanzioni" sta per "citazioni"

DonJunio, autore, alle 12:29 del 16 luglio 2009 ha scritto:

fabio

"poi più niente", mi sembra eccessivo. A riascoltarlo oggi "Our love to admire" suona come un mezzo passo falso, ma pezzi come "No I in threesome" o "The lighthouse" li trovo ancora magnifici. Il loro problema in fondo e' quello di chi fa il botto con un disco d'esordio perfetto, che sempre più viene ascritto con merito tra i classici di questa decade: difficile evitare le trappole seducenti di una formula cosi' magica ed evolversi.

Dr.Paul (ha votato 9 questo disco) alle 21:41 del 16 luglio 2009 ha scritto:

RE: junio, A riascoltarlo oggi "Our love to admire"

be si...oltre a quelle da te citate aggiungerei la prima...nn ricordo il titolo...e rest my chemistry, carino anche l'ultimo dai, certo sono in terapia di mantenimento...che altro devono fare...

sarah (ha votato 9 questo disco) alle 20:05 del 16 luglio 2009 ha scritto:

Anche per me le influenze ci sono, ma proprio il loro slalom tra di esse, in maniera cosi' originale, rende il disco unico.....

NathanAdler77 (ha votato 8 questo disco) alle 21:58 del 16 luglio 2009 ha scritto:

Quasi un classico.

Sarò pazzo, ma gli preferisco "Antics": lo trovo +

personale e meno "poser". Però anche qua le Canzoni con la "C" maiuscola abbondano ("Stella", "Untitled", "NYC" e "Leif Erikson"). Prima che Paolo Banche e soci divenissero una stanca e ripetitiva cover-band tra Smiths, Joy Division e U2. Ottima recensione.

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 10:37 del 18 agosto 2009 ha scritto:

non l'avevo ancora commentato? Questo per me è un fottuto capolavoro. Punto e stop.

Utente non più registrato alle 22:18 del 6 dicembre 2009 ha scritto:

Quando uscì non si parlava d'altro, copertine su Rockerilla e Blow up a palla. Il periodo era quello del revival a tutti i costi inaugurato dagli Strokes. Gli Interpol generano la prima pietra miliare del decennio poichè da quel momento in poi cominceranno a spuntare come funghi gruppi che ne imiteranno il retaggio e la classe purtroppo nè questi (a parte i National ) nè gli stessi Interpol bisseranno il successo. Sputtanarsi al primo album molto spesso condanna una carriera e questo è il loro caso. Album perfetto, molto invernale, con NYC coverizzata anche da Micheal Stipe. Consacrati fin da subito e io mi allineao bellina bellina

treno (ha votato 8 questo disco) alle 14:14 del 23 aprile 2010 ha scritto:

...mi ricordano gli Editors, o gli Editors mi ricordano gli Interpol..non lo so..

quello che so per certo è che questi quà sono molto meno immediati; al primo ascolto di "Turn On The Bright Lights" ho pensato: "sta roba la metto via...magari la riprenderò..". Dopo molto tempo sono tornati...non so nemmeno come, ma mi hanno colpito. "NYC" e "Say Hello to the angels" fantastiche...

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 11:11 del 31 agosto 2010 ha scritto:

Che disco!

Mi unisco al coro degli elogi al disco in questione ed al bravissimo Junio per l'ottima analisi..spettacolo!

Liuk Pottis alle 10:23 del 16 novembre 2010 ha scritto:

Ottimo disco d'esordio. Peccato per il seguito...

Gli Interpol sono tra i pochi che negli asfittici anni zero da gruppo novello sono riusciti a lanciarsi in un esordio davvero col botto, conquistandosi non solo le lodi della critica ma anche l'interesse del pubblico.

Il disco è pieno di pezzi di altissimo livello, a partire dal capolavoro iniziale che è "Untitled", il cui intro è tra le cose più favolose che si possano ascoltare. Esistono brani che a mio avviso sono qualitativamente inferiori al resto del disco ("Obstacle 2", ad esempio, non mi ha mai convinto fino in fondo, e neppure la tanto elogiata "The New", che sembra un ibrido tra oscura new wave e i Sonic Youth più accessibili), ma non esistono dubbi sul fatto che esso sia una delle sorprese migliori degli anni duemila.

Peccato che negli anni successivi gli Interpol abbiano accantonato un po' la qualità, mostrando spudoratamente di voler solo fare soldi tentando di scopiazzarsi da soli. I buoni brani hanno continuato ad esserci (basti pensare a "Evil" e "Rest my chemistry"), ma non è stato aggiunto nulla di nuovo alla loro musica.

Nel penultimo "Our love to admire" le conclusive "Wrecking ball" e "The lighthouse" lasciavano presagire finalmente nuovi orizzonti e direzioni musicali, ma le aspettative sono state deluse dall'ultimo, omonimo, disco. Peccato, perché loro sono davvero una band valida.

synth_charmer (ha votato 6 questo disco) alle 14:59 del 10 dicembre 2010 ha scritto:

Oh, non ce n'è uno che non ha riempito di gloria 'sto album, "e ch'èè??" (alla Troisi) Ok, rispetto a varie altre band simili sono migliori per efficacia, ma lo sono meno per originalità. E in ogni caso, non m'è mai sembrato sto gran capolavoro. Esagerati!!

Carminetb (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:39 del 2 novembre 2012 ha scritto:

L'influenza dei Joy Divison è influente, ma nonostante tutto è un album originale e davvero ben fatto. 8.5

Jacopo Santoro (ha votato 7,5 questo disco) alle 2:20 del 16 gennaio 2013 ha scritto:

Disco ammaliante. L'apertura (Untitled, Obstacle 1, NYC) è da capogiro.

Dr.Paul (ha votato 9 questo disco) alle 13:53 del 19 gennaio 2013 ha scritto:

e la quarta e la quinta? miracolose! )

Utente non più registrato alle 15:16 del 18 gennaio 2013 ha scritto:

nAaaaa!....troppo new wave per i miei gusti...strano però che in un caso del genere non si parli di "derivativi"...

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 15:56 del 18 gennaio 2013 ha scritto:

Se ne è sempre parlato, nella recensione qui sopra, in molti interventi a lei sotto e più in generale sulla carta stampata e sul web... Probabile che quando si parli di musica che non ti piace tanto tu sia meno attento?

Utente non più registrato alle 20:22 del 18 gennaio 2013 ha scritto:

Ah si!? se è così forse hai ragione tu. Devo cospargermi il capo di cenere?!

alekk (ha votato 8 questo disco) alle 10:39 del primo giugno 2013 ha scritto:

bellissimo! una delle vette degli anni 2000. peccato che poi i loro seguenti album siano discreti ma nulla più. NYC è davvero splendida

alekk (ha votato 8 questo disco) alle 10:39 del primo giugno 2013 ha scritto:

bellissimo! una delle vette degli anni 2000. peccato che poi i loro seguenti album siano discreti ma nulla più. NYC è davvero splendida

teocapo (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:10 del 18 dicembre 2013 ha scritto:

miraviglia, faccio fatica a trovare un album d'esordio di questo livello.

teocapo (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:10 del 18 dicembre 2013 ha scritto:

miraviglia, faccio fatica a trovare un album d'esordio di questo livello.

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 21:19 del 27 dicembre 2013 ha scritto:

Veramente un disco di rara bellezza. Peccato davvero che sarà il primo e l'ultimo, visto che dopo di questo a mio modesto parere si sono persi per strada di brutto...Comunque, una delle poche band "revivaliste" degli anni '00 che sono riuscite a tirare fuori qualcosa di veramente ottimo in mezzo a una miriade di gruppetti insulsi più buoni per mettersi in posa sulle copertine dell'NME che a fare ciò che avrebbero dovuto fare, musica..

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 16:17 del 28 luglio 2016 ha scritto:

Album che dimostra che alcune volte gli allievi superano i maestri

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 16:22 del 28 luglio 2016 ha scritto:

Album perfetto senza punti deboli voto 10 e non e' una esagerazione