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R Recensione

7/10

Queens of the Stone Age

...Like Clockwork

A sei anni di distanza dal fiacco e imbolsito “Era Vulgaris” e dopo l’ennesimo cambio di formazione (Joey Castillo ha lasciato la band a registrazioni in corso, e il lavoro dietro le pelli è stato portato a termine da Dave Grohl), Josh Homme rimette in pista la sua creatura prediletta. 

…Like Clockwork” si presenta come opera estremamente ambiziosa, puntellata da una sterminata lista di guest star: da Alex Turner a Trent Reznor fino a Sir Elton John e Mark Lanegan. Si registra un cameo persino per il figliol prodigo Nick Oliveri, colui al quale un tempo fu dedicata la velenosa “Everybody Knows That You’re Insane”:  rimpatriate e riappacificazioni del resto costituiscono il sale di ogni rock band matura che si rispetti.

Appare subito chiaro come Josh da un lato cerchi di recuperare una scrittura ispirata all’interno del canovaccio grunge-stoner riletto attraverso il prisma del punk che ha reso grandi le regine, e dall’altro esplori nuove soluzioni: si pensi al frequente ricorso a un pianoforte dentro composizioni più magniloquenti del solito. Il risultato è accettabile nonostante l’effetto déjà vu e si registra un parziale ritorno in carreggiata, benché le vette di un “Songs For The Deaf” restino lontane.

Si parte subito a spron battuto con il midtempo di “Keep Your Eyes Peeled”, forte di un ipnotico e avvolgente rifferama che riporta al 1994 di Soundgarden e Kyuss, con la tensione che sfocia in un refrain QOTSA al cento per cento. Tra i brani nel solco più classico delle regine spiccano l’impetuosa “My God Is The Sun” in cui fa capolino una certa prosopopea alla Muse, l’incalzante “If I Had A Tail” e una contagiosa “I Sat By The Ocean” che si propone come “feel good hit of the summer”, per citare uno degli episodi capitali del passato della band. Notevole anche “I Appear Missing”, in cui le squassanti rullate di Grohl e le intricate trame chitarristiche riportano ai fasti di perle del passato quali “The Sky Is Fallin’” e “Better Living Through Chemistry”. Va detto che il motore della band registra qualche giro a vuoto, in “Kalopsia” – in cui risulta profondo il marchio Reznor –  e “Fairweather Friends” il sovraccarico di suoni e voci  inficia in parte la fluidità melodica, ma in fondo gli anni passano per tutti e Homme i suoi capolavori li ha già messi a referto.

Il sipario cala con l'epica title track, episodio che merita un discorso a parte e che riflette le vicissitudini personali e sanitarie vissute dal lider maximo negli ultimi tempi: dopo una partenza lenta e rarefatta al piano, in cui Homme propina una passabile imitazione di Neil Young con una voce fragile e nuda come non si era mai sentita, il brano culmina in una impennata elettrica dalle tinte vagamente soul in grado di evocare piacevoli fantasmi dei tardi Afghan Whigs. Non sarà più una musica temibile y impresionante, ma ci si accontenta.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 19 voti.

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Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 0:52 del 17 giugno 2013 ha scritto:

E' il loro disco migliore da otto anni a questa parte, sicuramente. La cosa veramente stupefacente, per me, è che continua a crescere, esponenzialmente. Lullabies To Paralyze, per dire, aveva da subito manifestato tutti i suoi difetti e da lì non si era schiodato, mentre ad Era Vulgaris mancava praticamente tutto. Qua Homme ha fatto un lavoro superbo agli arrangiamenti (Kalopsia è da paura, una nenia psichedelica con refrain novantiano, e ancora meglio gli strati di suono di I Appear Missing... dal vivo, a vedere i video, è una bomba) e soprattutto ha recuperato le canzoni, non preoccupandosi di dove sarebbe andato a parare. Difatti dentro ci è finito di tutto: la doppietta iniziale è letteralmente da urlo (le chitarre magmatiche e seganti di Keep Your Eyes Peeled e quel singolo perfetto di I Sat By The Ocean, con doppia bellissima linea in slide), Smooth Sailing è un funkettone unto e bisunto (e stortissimo) che è da pompare a mille, e anche My God Is The Sun si fa apprezzare di più quando colta in ogni suo minimo dettaglio (a me, per dire, fanno andare via di testa gli stop&go con le maracas). Non mi ha convinto la tendenza di Homme di puntare molto sulle linee vocali "alte" (i falsetti cedono a tratti) e le ballate, specie The Vampyre Of Time And Memories, le trovo ancora un po' barcollanti. Per il resto un grande sentire, niente da aggiungere. Bell'articolo, Junio.

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 21:35 del 29 giugno 2013 ha scritto:

A parte qualche filler Lullabies l'ho sempre trovato più che buono, anche superiore a quest'ultimo ("Someone's In The Wolf" e "The Blood Is Love" ndr).

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 22:26 del 18 giugno 2013 ha scritto:

Bella analisi Don, condivido in pieno. Per impatto è il lavoro meno immediato a nome QOTSA, al netto di nuovi e portentosi midtempo-tritacervella come "I Sat By The Ocean" e "My God Is The Sun": il solito, muscolare powerpop per cui il titolare della ditta è giustamente celebre. Gran lavoro di Homme su vocals e substrato sonoro (ballads umorali, sottilmente oscure quali "Kalopsia" e la bella titletrack stanno sul sentiero di una moderna wave intinta di glam e grandeur pop-rock anni '70), geniale l'uso demistificante dei tanti, troppi, featuring. L'epica autobiografica di "I Appear Missing", con quel break ciclopico di Grohl in mezzo, va dritta nei classici istantanei di Josh, ma anche l'andazzo funkrobotico di "Smooth Sailing" ti fa sculettare e battere il piedino manco fossi un Village People con la t-shirt dei ZZTop. Implacabile l'anomalo call and response di "If I Had A Tail", una delle mie preferite..."Gli Zeppelin sopravvissuti alla disco" ha scritto qualcuno (a ragione).

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 23:10 del 18 giugno 2013 ha scritto:

un buon lavoro, ed è cosa buona e giusta che abbiano debuttato al numero 1 della classifica di billboard. il trittico iniziale "qotsa", "rated r" e "songs" resta irripetibile però qui ci sono 4-5 chicche da ideale greatest hits. "kalopsia" forse il loro pezzo più strano di sempre.

Matteo Giobbi (ha votato 8 questo disco) alle 19:42 del 23 settembre 2013 ha scritto:

Album davvero di livello.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 15:39 del 8 ottobre 2013 ha scritto:

Eh, sì, non c'è niente da fare: è cresciuto molto e continua a crescere. Ora arriva quasi a 8. Songwriting davvero inattaccabile. Per chi è riuscito prendere un biglietto per la data di Milano, si preannuncia una serata coi fiocchi. Bravo Josh, bravi tutti.

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 11:56 del 9 ottobre 2013 ha scritto:

vero. l'ho riascoltato proprio due giorni fa in macchina...è sempre potente e ispirato.