Vinicio Capossela - Live Report

9/03/2009 – Teatro Civico – Vercelli
“E i tamburi stanno zitti / e la grancassa tace / ma i tuoi bambini non lo sanno / e continuano a giocare / chiudi gli occhi e non sai quanto / quanto a lungo puoi durare / chiudi gli occhi e ti ritrovi / col gigante e il mago”. Con queste parole Vinicio Capossela ha chiuso il concerto al Teatro Civico di Vercelli. Con le stesse parole (la strofa finale de “Il gigante e il mago”) due ore e mezza prima iniziava il viaggio nel mondo immaginifico di Capossela, un mondo fatto di calzini spaiati e pignatte umane, bambini prodigio e bambini polifemo, cagnolini - leoni e maiali a due teste, Minotauri e Medusa, artisti di strada, equilibristi poetici, giganti, maghi e donne mangia fuoco.
Tra mini pianoforti giocattolo e Mighty Wurlitzer (il più grande organo a canne), tra washboard (asse da lavare suonato con cucchiai) e theremin (il primo strumento elettrico del '900), si parte per un viaggio tra l'alto e il basso, un ottovolante della fantasia che ammalia anche il più prevenuto tra il pubblico.
La prima parte dello spettacolo è dedicata al nuovo lavoro, eseguito quasi per intero rispettando l'ordine dei brani, con i suoi testi introspettivi e l'atmosfera raccolta, e con colpi di teatro semplici e geniali. Le struggenti parole d'amore di “Dall'altra parte della sera” e “Orfani ora”, la lettera dell'emigrante di “Vetri appannati d'America”, ma anche il sorriso e l'ironia di “Una giornata perfetta” e “Il paradiso dei calzini”.
La seconda parte è invece dedicata ai brani più conosciuti e coinvolgenti del suo repertorio, da “Che cossè l'amor” a “L'uomo vivo” e “Brucia Troia”, ed una serie di “canzoni a manovella”, una sfilata di personaggi improbabili, di freaks, perchè “siamo incapaci di essere normali / ridano gli altri stasera / ridano gli altri di noi”.
Ottimo l'omaggio al grande Vladimir Vysosky, cantando in russo la splendida “Ginnastica”, dove si ironizza su chi si sfoga in palestra e non vede che intanto intorno gli stanno costruendo una prigione. Ed è quello che realmente succede a Capossela mentre canta il brano, trovandosi infine chiuso in gabbia.
La stessa gabbia che resta sul palco per tutto il resto del concerto, e in cui entreranno Medusa, il mago, il cane leone, e infine Vinicio – Minotauro, con la stessa maschera da mamutones sardo che usava per aprire il vecchio tour, e con cui scende tra il pubblico per ringraziare e stringere mani, portandosi infine una coppia dentro la gabbia, ora adibita a mini ristorante, con tavolo sedie e cameriere con il vino.
Per due ore e mezza Capossela ha portato il pubblico in un luogo a cavallo tra cultura alta e bassa, Vysosky e l'Esercito della Salvezza, Jean Genet e il Circo Barnum, fieste messicane e alta poesia, un luogo dove per una sera si torna bambini, per vedere con gli occhi dei bambini il mondo dei grandi, con le sue grandezze e le sue miseria.
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