R Recensione

7,5/10

Tricky

False Idols

Eccolo il Tricky che preferiamo, diavolo nero che agita un pentolone ribollente di voci femminili, strumenti  ed elettronica per servire la migliore ricetta aggiornata di trip hop in circolazione. Non sono più i tempi di Maxinquaye ed il genere musicale si appresta a ricomparire negli scaffali del modernariato, ma “False idols” è davvero un modo convincente per rispolverare la formula che vede Tricky fra i creatori , coniugando efficacemente suggestioni dal passato e slanci verso il futuro. 

Come spesso accade, il titolare compare solo sporadicamente, qualche rantolo rauco qua e là a sottolineare le sensuali linee vocali femminili, dell’italiana Francesca Belmonte e della cantante nigeriana Nneka, riservandosi un piccolo ruolo da protagonista solo verso il  finale, con l’hip hop spezzato e frenetico di “Hey love” , e la declamazione di “Passion of the Christ”, voce, batteria e refrain orientale.

Prima ci sono ben tredici pezzi che in qualche caso giocano con la storia del rock (“Somebody’s sin” è una citazione di “Gloria” dei Them) , o del jazz (il Chet Baker campionato nella metronomica “Valentine”), ed in altri si proiettano verso una forma canzone elettronica virata, di volta in volta, verso il  rock ( “Parenthesis” con il falsetto di Peter Silberman degli Antlers a irradiare una perversa aura) , il funky, (“Is that your life) o costruita sulla declinazione del  soul preferita dall’autore, con alcuni fra gli episodi migliori del disco: “Nothing matters “ e “Nothing’s changed” non avrebbero sfigurato su “Blue lines”.

 Il campionario è comunque molto più vasto e comprende, tra l’altro, interludi orientali, ritmi tribali ed  un inno elettronico contro la  morte, “We don’t die”, anche se il carattere dominante ed unificante del lavoro è l’atmosfera ipnotica, notturna e  penetrante .

Per chi ama il genietto di Bristol  sarà un piacere ( tornare a) calarsi in queste ritmiche tenebre.

V Voti

Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 4 voti.
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Gio Crown 7,5/10
Dusk 7/10
cnmarcy 7,5/10

C Commenti

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Gio Crown (ha votato 7,5 questo disco) alle 17:12 del 3 giugno 2013 ha scritto:

Non male, davvero non male. Bellissime Valentine e Nothing's changed Questo lavoro mi ha spinto a conoscere di più di questo genere a cominciare dagli altri fulgidi rappresentanti i Massive Attack. Cercando la definizione di trip hop su Wikipedia ho appreso con sorpresa che anche uno dei miei gruppi preferiti degli anni '80, gli Everything but the girls, sono considerati appartenenti a questo genere...in realtà penso che siano un po' meno ricercati e più dance come genere, ma è vero molti dei loro pezzi potrebbero essere ricondotti a questo genere. James Blake? Anche se più rarefatto e con melodie certamente più lineari e dolci, mi chiedo se non possa in qualche modo essere vicino a queste sonorità. Per il voto ripasserrei dopo altri ascolti

Gio Crown (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:42 del 4 giugno 2013 ha scritto:

Aggiungo Chines Interlude all'elenco dei brani indimenticabili

redbar, autore, alle 7:23 del 5 giugno 2013 ha scritto:

Se ti piace il genere il mio consiglio e'di partire da Blue Lines dei Massive Attack, Maxinquaye di Tricky ed il primo dei Portishead. Con sfumature diverse, ( black Tricky, wave i Portishead e universali i MA), sono tutti caposaldi del trip hop. Avrei qualche dubbio invece a includere nella compagnia gli EBTG che iniziarono come un duo di cantautori e poi, dopo il bellissimo Eden, scelsero percorsi più vicini alla dance.

tramblogy alle 9:49 del 27 luglio 2013 ha scritto:

Che bello sto disco!!!wow!!!

REBBY alle 12:15 del 11 ottobre 2013 ha scritto:

Amo molto il genere e non riesco a dire che è un brutto disco, ma la seconda parte di questo album mi sembra troppo fiacca. Senza tirare fuori i capolavori del "periodo aureo", tra cui i 3 citati da Andrea redbar, per me molto meglio gli ultimi di Massive attack e Portishead, oltre a Knowle west boy dello stesso autore.