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10/10

Deep Purple

In Rock

Con una stupefacente metamorfosi che non ha eguali nella storia del rock, i Deep Purple con questo loro quinto album danno una clamorosa svolta/impennata alla loro carriera, fin lì dignitosa ma niente di che, troppo in bilico fra diverse tendenze (pop, rock, progressive…) per abbracciare, forgiare, dare una loro dimensione brillantissima divertente e spettacolare al rock duro ed entrare così nella storia.

Artefici di questa messa a fuoco musicale, colma di qualità e grinta, i due nuovi arrivati nella formazione: Roger Glover va a rimpiazzare Nick Simper al basso: tecnicamente siamo lì ma è grande la sua propensione ad inventarsi riff irresistibili nella loro schematica semplicità, accessibili a tutti a livello contagioso, nonché a prendersi da subito certe redini del gruppo a livello di gestione delle idee e dei suoni, di ordinamento ed organizzazione della creatività collettiva, grazie al suo carattere equilibrato, positivo e ostinato.

Ian Gillan va invece a rilevare il ruolo del modesto cantante Rod Evans. Il suo stile passionale e penetrante, grazie anche ad un falsetto (allora) strapotente, è la ciliegina sulla torta, il giusto pretesto per gli altri per darci dentro con ritmi e volumi, senza esitazioni.

Vista la “pacca” assicurata dai due nuovi, ai restanti tre musicisti viene appunto comodo accantonare i pruriti classici (dovuti a Jon Lord, l’organista), quelli folk (prediletti da Ritchie Blackmore, il chitarrista) e progressive (tentatori di Ian Paice, il batterista) e concentrarsi nella direzione più logica: potente, diretto, accessibile hard rock senza compromessi, con grande interazione fra i tre solisti sospinti da una sezione ritmica che viaggi come un treno.

A Gillan viene chiesto più che altro di urlare e (per ora) esegue con grande voglia e vitalità. A Lord viene chiesto di limitarsi all’organo e lui, pianista di formazione classica, inizia da qui la sua assoluta fama di “svisatore” ed improvvisatore senza pari sulle note acute dell’Hammond, rese squassanti dal vorticare della tromba dell’ampli “Leslie” e da una leggera, incisiva distorsione. Paice non è da meno, convogliando la sua impareggiabile creatività in ritmi efficaci ed impeccabili.

Di Blackmore, il più esposto insieme a Gillan dato il tipo di genere musicale così abbracciato dal gruppo, si può dire che entri direttamente, con questi quaranta minuti di scorribande chitarristiche, nell’olimpo dei grandissimi chitarristi, quelli che hanno fatto venir voglia di imbracciare lo strumento a milioni di persone.

Il disco inizia spettacolarmente (Speed King) con un intero minuto di frastuono assoluto, free form, di quelli che si è soliti aspettarsi magari alla fine del bis nei concerti. Quando Blackmore smette di maltrattare la leva della chitarra e Paice di colpire tutto ciò che, di pelle o di metallo, gli stia davanti, rimane liturgico l’Hammond a disegnare un solenne e mistico tappeto…

Spezzato senza pietà da un riff che più scolastico non si può, ma solcato dalla fantastica ugola strozzata di Gillan che rovescia con grinta pazzesca un fiume in piena di frasi concitate. Che botta! La cosa va avanti per un paio di ritornelli poi Paice e Glover mollano il colpo uscendo dal contrattissimo riff e cominciando a swingare, portando chitarra ed organo a dimezzare anch’essi i volumi e a duettare jazzisticamente. Giochi pirotecnici e gagliardamente smargiassi dei due virtuosi si avviluppano fino all’apoteosi ed alla ricaduta nel riff per un’ulteriore strofa e lo strascicatissimo finale. Assolutamente brillante!

Segue la “riempitiva” Bloodsucker, breve e schematica, caratterizzata da un “No No No “, alla fine del ritornello, preso in falsetto dal (giovane) Gillan che spazza via tutto e tutti. Attualmente (l’anzianotto) Gillan lo esegue ancora nei concerti, ma tre toni più in basso e con un decimo del fiato, ed è malinconico il confronto.

Lord apre con un tema suonato all’organo, con molto attacco e liricità, l’unica ballata del disco, Child In Time, la quale dura ben dieci minuti perché Gillan, a seguire dopo la parte cantata, si inventa una progressione di gorgheggi sempre più acuti e lancinanti da far rizzare i peli sulla schiena, tanto spettacolari che il gruppo decide di farglieli ripetere due volte! Tra la prima e la seconda prestazione del cantante, un intermezzo strumentale con cambio di ritmo e devastante cavalcata di Blackmore sulla tastiera della sua Stratocaster. Metà della fama di questo chitarrista e tre quarti di quella del cantante risiedono in queste performance.

La lunga, riuscitissima e stranamente poco in vista nella memoria collettiva Flight Of The Rat è invece una rombantissima cavalcata hard rock fra le migliori in carriera. Irrompe con un’ineffabile riff di chitarra e si dipana per molti minuti, piena di stop&go, cambi strumentali, duelli fra Lord e Blackmore, pure un breve ed agilissimo assolo di batteria di Paice capace di un controllo delle sue bacchette sul rullante anche a frequenze inaudite.

Più famoso, mio malgrado, il pezzo che segue, quella “Into The Fire” dominata da un riffone di Glover sinceramente macchinoso, così come la ritmica sotto le strofe. Impagabile invece la potenza e la grinta con cui Gillan intona la frase del titolo.

Living Wreck” è un altro riempitivo di buon livello, impreziosito dal sapiente uso del Leslie da parte di Jon Lord, e prepara il terreno per l’ultima “Hard Lovin’ Man”, nuova cavalcata hard rock dall’incedere galoppante, dilaniata da melodie orientali di organo sature di distorsione e da contorsioni chitarristiche estreme, fino ai gemiti finali.

Punto di riferimento assoluto (insieme a coetanei come “Led Zeppelin II”, “Paranoid” dei Black Sabbath”…) per centinaia di gruppi e di dischi a venire, quest’album è il perfetto archetipo di certo rock senz’altro poco “profondo” ed acculturato, se si vuole grossolano, “maraglio”, ma deliziosamente trascinante e tonico.

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Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 46 voti.

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DonJunio (ha votato 7 questo disco) alle 13:24 del 23 maggio 2007 ha scritto:

ecco il pier paolo che più ci piace: il rockettaro d'antan! io non impazzisco per i deep purple, se non fosse per i tasti d'avorio di Lord non riuscirei proprio a trovarli tanto fondamentali. Molto meglio i Led Zep!

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 12:00 del 24 maggio 2007 ha scritto:

Eh vabbè però in rock è il migliore che hanno fatto e child in time è da anni uno dei miei pezzi preferiti. Ottima rece!

PierPaolo, autore, alle 8:44 del 25 maggio 2007 ha scritto:

Grazie amici

Anch'io preferisco gli Zepp ai Purple Junio, ed anch'io considero "In Rock" la cosa migliore dei Purple Peasy. Junio, mi sa che i tasti dell'Hammond di Lord siano di...plastica non di avorio

thin man (ha votato 8 questo disco) alle 19:01 del 22 luglio 2007 ha scritto:

Hard-rock puro con i suoi pro e i suoi contro

I deep purple soffrono sempre l'atavico problema delle band hard-rock ma canzoni quali Child In Time e la debordante Speed King li pongono su un piano inferiore solo ai led nel loro genere

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 11:00 del 3 novembre 2007 ha scritto:

Child In Time è splendida, peccato che il tema sia rubato da Bombay Calling degli It's A Beautiful Day...sicuramente però con i Deep Purple ha più presa! bel dischetto comunque!

tonysoprano (ha votato 10 questo disco) alle 16:43 del 21 aprile 2016 ha scritto:

Ian Gillan è stato sincero,e ha ammesso di aver preso spunto da Bombay Calling per Child In Time

rael (ha votato 7 questo disco) alle 10:59 del 29 novembre 2007 ha scritto:

il mio preferito dei DP rimane made in japan

Neu! (ha votato 5 questo disco) alle 14:00 del 5 febbraio 2008 ha scritto:

disco tanto sopravvalutato quanto mediocre

Totalblamblam (ha votato 5 questo disco) alle 15:12 del 27 gennaio 2009 ha scritto:

RE:

concordo

child in time poi bisogna dirlo è copiata dai it's a beatiful day con la loro bombay calling

sputata uguale

sembra lo stesso clamoroso plagio dei LZ con starwaiy to heaven: in questo caso la canzone era taurus degli spirit

insomma le due band possono essere accomunate dai plagi e non pochi commessi

preferisco però di grand lunga i LZ

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 10 questo disco) alle 15:23 del 24 novembre 2009 ha scritto:

una bomba

Penso sia il migliore disco in studio dei Deep Purple che forse davano il meglio di se in sede Live. Però questo In Rock è veramente monumentale, il perfetto disco Hard Rock insieme a qualche altro di Led Zeppelin, Black Sabbath e AC\DC. Vero che Child in Time deriva da Bombay Calling, ma c'è da dire che la versione dei Purple spazza letteralmente via l'originale. Poi in quegli anni gli scopiazzamenti erano molto diffusi, anche se ora molti storcono il naso dinanzi a queste cose. E poi non dimentichiamoci che nel disco vi sono alche l'adrenalinica Speed King, il proto-prog metal di Flight of The Rat, l'hard blues di Into the Fire, Living Wreck che sembra anticipare Smoke on the Water...insomma sette pezzi veramente ottimi, ed inoltre vi era anche il 45 giri Black Night proveniente da quelle sessions.

amnesia99 alle 14:13 del 7 gennaio 2010 ha scritto:

Ho sempre trovato un divario enorme fra la resa dei DP in studio e live... ma questo disco rispetto ad altri è più fresco e vivo anche se imbrigliato fra le mura ovattate. E poi, i Santi vanno capiti...

bart (ha votato 9 questo disco) alle 23:02 del 19 marzo 2010 ha scritto:

Pietra miliare

Disco fondamentale per l'hard rock, grande energia e grandi composizioni. Forse leggermente inferiore a Made in japan

sandra12 (ha votato 9 questo disco) alle 20:04 del 28 aprile 2011 ha scritto:

gli inizi dell'hard rock. ma il loro vero capolavoro è "made in japan" , in assoluto il miglior disco rock live .

dalvans (ha votato 10 questo disco) alle 14:42 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Potente

Il primo capolavoro dei Deep Purple

David (ha votato 8 questo disco) alle 17:02 del primo settembre 2012 ha scritto:

Disco importantissimo, ma io li ho sempre preferiti in sede live.

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 23:16 del 24 giugno 2013 ha scritto:

sempre una goduria questo disco. Child in time è in assoluto il loro capolavoro,una cavalcata rock devastante,anche se nella versione di Made in Japan è ancora meglio. Ottime anche Speed King,Blood Sucker e Black night

Utente non più registrato alle 1:07 del 25 giugno 2013 ha scritto:

Child in time è copiata da Bombay Calling dei It's A Beautiful Day ('69),

Black night da We Ain't Got dei Blues Magoos ('66).

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 10 questo disco) alle 10:41 del 25 giugno 2013 ha scritto:

In realtà il tema base del pezzo non era nemmeno degli it's a beautiful day, ma di tale Vince Wallace, un musicista jazz che ebbe la "sfortuna" di collaborare per un certo periodo con un membro degli i't's a beautiful day che poi gli fregò quel tema. Qui c'è un articolo che spiega la faccenda nei dettagli. http://www.rockol.it/news-183542/rubare-è-un-reato-ma-non-nella-musica-rock-il-caso-bombay-calling Detto questo, definire "copia" il brano dei Deep Purple mi pare un po' esagerato, anche perchè almeno loro rispetto al gruppo californiano hanno portato il pezzo su tutto un altro livello, aggiungendoci anche un testo.

Per quel che riguarda Black Night in realtà la fonte principale è Summertime di Ricky Nelson, il cui giro è stato ripreso dai Blues Mogoos.

Come spesso succede, solo il gruppo più famoso è quello che subisce le accuse di plagio, ma poi se si va a vedere la cosa era veramente molto diffusa in quegli anni.

Utente non più registrato alle 13:38 del 25 giugno 2013 ha scritto:

Mi pare del tutto logico pagare dazio se si commette un plagio...a maggior ragione per chi ottiene maggior successo.

Nel caso dei DP, essenzialmente una riff band, un furto del genere diventa fondamentale.

nik2 (ha votato 10 questo disco) alle 11:56 del 26 novembre 2013 ha scritto:

Disco assolutamente fondamentale nella storia dell'hard rock ed uno dei più belli in assoluto dei Deep Purple (insieme a made in Japan e machine head). Chi ama il genere non può, secondo me, non amare questi dischi.