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R Recensione

7/10

Genesis

The Lamb Lies Down On Broadway

Ai tempi dei dischi in vinile, la cui durata non andava oltre i cinquanta minuti, la scelta di pubblicare un album doppio riconduceva quasi sempre ad uno di questi due motivi fondamentali: la voglia di esagerare (in genere specchio di una fase di carriera particolarmente gratificante… esempio clamoroso “Tales From Topographic Oceans” degli Yes) oppure la riluttanza a rinunciare a una parte delle musiche approntate (a costo di grattare il fondo del barile per completare la scaletta… esempio lampante “Physical Graffiti” degli Zeppelin).

Il disco dell’Agnello dei Genesis può essere fatto rientrare in entrambi i casi e in nessuno di essi, specchio com’è di una situazione interna conflittuale tra il frontman Peter Gabriel, decisamente dell’idea di voltar pagina riguardo all’approccio musicale e lirico del gruppo, ed i suoi compagni, al contrario ancora fortemente affezionati allo status quo fiabesco e barocco che aveva ancor di recente cominciato a dare buoni frutti, dopo i primi anni di dura gavetta.

Per i gabrielliani radicali le bizze del cantante (il quale aveva mollato tutto e tutti ad inizio progetto per correre dietro a lusinghe cinematografiche, salvo poi tornare alla base allorquando le stesse non si erano concretizzate; che aveva preteso l’esclusiva delle liriche dato che il fantasy concept newyorkese alla base dell’opera era farina del suo sacco) stanno a dimostrare il nobile afflato artistico, il coraggio nel non adagiarsi sugli allori, la creativa inquietudine del loro idolo. Per tutti gli altri… c’è da mettere in conto anche una buona dose di ego (da parte di tutti, ma scatenato dalle iniziative di Peter), accumulatasi dopo l’esplosione e gli immediati riconoscimenti al suo talento scenico, vitale per il lato comunicativo e spettacolare dei Genesis ma col difetto di porre in eccessiva ombra i compagni ed i loro ruoli e meriti musicali.

Stante per tutti lo status di crisi nel quale il presente album fu partorito, quello che conta in definitiva è il giudizio sul suo valore, sia assoluto che relativo al resto del repertorio. E qui si oscilla dalla magnificazione ed elevazione ad assoluto capolavoro di carriera a opinioni assai più guardinghe, a sostegno delle quali vengono evidenziati presunti scricchiolii strutturali nonché carenze tecniche e concettuali dell’opera.

Ben rammentando il personale sottile, moderato ma indubbio senso di delusione avvertito ai primissimi, antichi ascolti dei due LP, una sensazione istintiva mai più rovesciata dalla successiva, completa assimilazione dell’opera e dalla messa a fuoco delle sue molte pagine, provo ad avanzare un elenco di spunti critici e tecnici su cui razionalmente appoggiarsi per circostanziare ed affinare il proprio, soggettivo parere:

La qualità del suono, del missaggio, della produzione segna un deciso passo indietro rispetto al disco precedente “Selling England By The Pound”. Non è questione di maggiore immediatezza o di salutare asciuttezza: le impressioni sono piuttosto di fretta, disagio, non-coesione.

A proposito di ciò, qualcuno è lì per fare il compitino, per niente convinto dell’andazzo e delle scelte musicali, e si sente. Ad esempio, il chitarrista Steve Hackett non esegue niente di memorabile, non una sola magia delle sue in tutto l’album, contrariamente ai dischi precedenti (e seguenti).

Vi sono novità timbriche (il basso distorto e potente à la Yes di Michael Rutheford ad esempio, comunque occasionale e mai più riproposto in seguito) e una generale sensazione di arrangiamenti più grezzi e naif. Per alcuni è l’anticamera di intuitive aperture a mondi futuri (new wave?), per altri più prosaicamente un momentaneo offuscamento di personalità, per tutti sicuramente uno scarto (nel senso di deviazione) dall’evoluzione logica del gruppo; fenomeno fatto comunque pienamente rientrare col successivo “A Trick Of The Tail”, che ad onta del cambio di voce solista avrà un’aria di vera e propria restaurazione dei Genesis più classici, con tutti i loro irreali favolismi già a partire dalla copertina, generose aperture strumentali a soppiantare e far riprendere fiato al cantante e una produzione nuovamente curata e all’altezza.

L’aspetto letterario dell’opera è quanto di più ingarbugliato e faticoso vi sia da seguire, ma non importa: si può anche fare a meno di capirci qualcosa e godere della sola musica, ché la voce di Gabriel e la sua interpretazione sono bellissimi dovunque e comunque vada a parare coi testi. Solamente, questo è un album… troppo cantato, almeno per il giusto equilibrio di una formazione dal grandissimo fascino strumentale come quella dei Genesis. Insomma, succede in grande stile quello che già era capitato episodicamente in occasione del brano “The Battle Of Epping Forest nell’album precedente: il cantante piega il resto del gruppo alle sue elucubrazioni ed ai suoi sbrodolamenti letterari e vocali, i compagni lo lasciano fare ma si demotivano e non curano fino in fondo la loro parte.     

L’opera è, beninteso, ricca di belle cose, di grandi canzoni, specie la sua prima parte, il primo disco: trovo fenomenali, pienamente in evidenza in qualsiasi scaletta con il meglio dei Genesis, composizioni come il prologo “The Lamb Lies Down On Broadway” con l’indimenticabile arpeggio pianistico a mani sovrapposte di Tony Banks, come la succedente “Fly On The Windshield” e la ripresa del suo tema nella seconda parte di “Lilywhite Lylith”, fino a quel punto molto beatlesiana. Come l’obliqua, tesa e dinamica “In The Cage” contenente il migliore assolo al sintetizzatore di Banks, come ancora la graffiante “Back In New York City”, nonché la celeberrima e fluttuante “The Carpet Crawlers”, che pur ruffiana e inflazionata rimane episodio simbolico dell’opera proprio grazie alla sua accessibilità a tutti i livelli. Indimenticabile infine la romanticissima progressione pianistica di “Anyway”, cantata da Peter da brivido, col cuore in mano: mia personale preferenza fra tutti e ventitré i titoli.

Parallelamente, vi sono una quantità di composizioni e passaggi ben al di sotto dello standard (altissimo, in quel periodo) del gruppo, fino all’indubbio insorgere di un’inedita noia, con il progredire dell’ascolto della seconda parte dell’opera, via via che si fa più introspettiva e ostica sia liricamente che musicalmente e finisce per essere definitivamente invasa, quasi tartassata dagli sproloqui di Peter. A questo proposito, ad un certo punto su “In The Rapids” parte una nota ascendente, in portamento, del sintetizzatore di Banks, missata in maniera completamente errata a un volume ridicolmente alto, ma che pare quasi lasciata così per far dispetto al cantante, così alta ed invadente… ed al suo verboso incrociare sopra tutte le musiche allestite dai suoi colleghi. Il vizio di Gabriel di mettere strofe e versi anche sopra gli assolo ed i passaggi strumentali degli altri quattro è rimasto proverbiale… ci penserà persino la futura carriera solista del nostro a fornirne la conferma: sempre grandissimi musicisti ad accompagnarlo, ma guai a chi parte in assolo!

Per concludere, il cul-de-sac nel quale i Genesis si ritrovano a causa degli aneliti teatrali e multimediali del loro frontman, dura lo spazio della tournée promozionale all’album (102 stressanti e interminabili date). È chiaro che a quel punto la dimensione artistica del cantante è tale da non poter tollerare, ed essere tollerata, da compagni d’avventura “alla pari” e troverà da allora in poi il supporto di musicisti prezzolati per stare a completa disposizione delle sue voglie.

Coerentemente, Peter Gabriel dopo “The Lamb…” toglie per sempre il disturbo (era dimissionario prima ancora che partisse la relativa tournée) e se ne va per la sua strada, ma per ironia della sorte, dopo aver iniziato la carriera solista dal punto in cui era arrivato coi Genesis, e cioè in un tripudio di costumi e teatralità, il suo gusto ben presto si evolverà verso forme più stringate e tanti altri interessi (non parliamo poi di ciò che accadrà ai Genesis senza di lui e senza Hackett, non subito ma di lì a poco… ben di peggio).

Estrapolando i suoi tanti episodi intrisi di suggestione e qualità (oltre a Gabriel, anche Tony Banks è qui in perfetta efficienza e giganteggia qua e là), il giudizio di chi scrive su quest’opera sarebbe ottimo, ma un album concept nasce e vuole farsi ascoltare tutto per intero, senza sottoascolti. Ed io, come già scritto, alla quarta facciata e provenendo dalle prime tre, mi ci annoio anche, con quest’album: solo buono, allora. 

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Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 38 voti.
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lev 10/10
babaz 10/10
Franco 8/10
loson 10/10
4AS 8/10
rael 9/10
Nucifeno 10/10
ROX 7/10
REBBY 9,5/10
alekk 7,5/10
Fuuton 7,5/10
CIMI 8/10
B-B-B 10/10
Lepo 10/10
Robio 6/10
Lelling 10/10
PehTer 9,5/10
theRaven 9,5/10
Andy60 9/10
ManuWR 9/10
brogior 5,5/10
Cas 9,5/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 9,5 questo disco) alle 9:43 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Un bentornato a Pierpaolo, intanto! E poi non sono

d'accordo, ma già lo sapevo. Io sono un gabriellano, nel senso che penso che da questo

album in poi le uniche opere importanti le ha fatte l'ex front-man del gruppo. Sono d'accordo

sul fatto che è dura fare un doppio con tutti i

brani OK. Però The Lamb non è una raccolta di

canzoni, ma appunto un concept, un racconto musicato in cui i brani sono i capitoli. E' stata

un'opera sorprendente ed "in progresso sui tempi",

mentre a Trick of the tail, come tu dici, rappresentò la restaurazione, io penso, alla

ricerca di un maggior appeal commerciale (apogeo

Phil Collins solista).

lev (ha votato 10 questo disco) alle 12:29 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

d'accordissimo con rebby su "the lamb". meno su "a trick" che pur adorando gabriel, trovo ottimo. bentornato pierpaolo anche da parte mia.

babaz (ha votato 10 questo disco) alle 15:23 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Questo disco è da 5!!!

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 16:18 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Che dire...

sono sostanzailmente d'accordo con le considereazioni e le conclusioni di Pier Paolo. Del resto, per me è assolutamente impossibile criticarlo... sembra veramente leggermi nel pensiero ogni volta che scrive una recensione e coi Genesis di The Lamb quasi sfonda una porta aperta ("Ben rammentando il personale sottile, moderato ma indubbio senso di delusione avvertito ai primissimi, antichi ascolti dei due ellepi, una sensazione istintiva mai più rovesciata dalla successiva, completa assimilazione dell’opera e dalla messa a fuoco delle sue molte pagine"...non potevi essere più preciso nella descrizione delle sensazioni che pure io, all'epoca, avvertii..). Comunque, anche se non all'altezza dei precedenti lavori e sebbene troppo proni all'ego smisurato di Gabriel, ciononostante sfornarono un lavoro abbondantemente sopra la sufficienza. Eccome! Mi permetto solo, infine, di segnalare almeno 1 brano degno di nota, oltre a quelli già indicati da Pier Paolo - e sui quali convengo - ovvero "The Lamia" con quell'ottima circolarità melodica (e qual magico assolo finale di Hackett, forse l'unico sprazzo solista degno dei fasti passati..nevvero Paolo?).

PandoFightSound (ha votato 10 questo disco) alle 17:15 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Io l'ho sempre preso come un album da 5 stelle, piene. Forse il più compatto album doppio di sempre.

Franco (ha votato 8 questo disco) alle 21:37 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Sono pienamente d'accordo con la recensione di Pier Paolo, un disco con molti momenti splendidi ed altri, fortunatamente pochi, meno riusciti.

La vecchia quarta facciata dell' LP suona quasi tirata via, un pò prolissa e poco illuminata, una cosa inconcepibile per lo standard a cui i Genesis ci avevano abituato sino ad allora.

Aggiungerei però tra gli "sprazzi" di spicco di Hackett oltre l'assolo di The Lamia anche la frippiana The Waiting Room, davvero un gran bel pezzo.

REBBY (ha votato 9,5 questo disco) alle 9:35 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

The lamb lies down on Broadway è, a mio parere,

dopo Rock bottom, Red e i 2 dischi di Eno,

sicuramente tra i migliori album usciti nel 1974.

Ma Swan ti facevo più giovane! Quanti anni avevi

nel 1974?

loson (ha votato 10 questo disco) alle 10:52 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

RE:

"The lamb lies down on Broadway è, a mio parere, dopo Rock bottom, Red e i 2 dischi di Eno, sicuramente tra i migliori album usciti nel 1974" ---> Tanto per enfatizzare il concetto espresso poc'anzi: nella mia classifica personale tutti quei dischi gli starebbero dietro (e stiamo parlando di opere monumentali eh). ;D

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 10:04 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Ah giusto Rebby!..no no in effetti pur non essendo più un giovanotto (classe 1970), effettivamente nel '74 ero troppo piccolino per spararmi The Lamb..tuttavia la prima volta che l'ho ascoltato (84-85 o giù di lì, mi ricordo che erano i primi anni di liceo..) mi dovetti "accontentare" della versione in vinile! E, ribadisco, dopo aver gustato gli spendidi - per il contenuto musicale ovvio, ma anche per i magnifici artwork - lavori precedenti fino a Selling (con tanto di traduzione in italiano dei testi), quando guardai la copertina di The Lamb, prima, e ascoltai l'opera, poi, beh un pizzico di delusione la provai eccome...pur rimanendo, come detto, un lavoro di tutto rispetto!

loson (ha votato 10 questo disco) alle 10:46 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Ormai chiunque bazzica il sito anche per sbaglio sa cosa penso di questo (immane, subdolo, geniale, inumano) disco... Pier Paolo la pensa diversamente, ma è giusto così.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 15:09 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Considerando i precedenti (immensi) dischi dei Genesis, forse questo è quello che ho apprezzato un pò meno. E' vero che ha canzoni come "The Carpet Crawlers" (indescrivibile) ma anche qualche canzone di troppo che appesantisce il disco. Cmq siamo sempre su livelli impensabili per il 95% delle band che si mettono a suonare oggi...

rael (ha votato 9 questo disco) alle 10:39 del 11 febbraio 2010 ha scritto:

tutti i commentatori passati di qui hanno assegnato un voto maggiore rispetto al recensore, un'unanimità di consensi, è il colmo della sfiga che a the lamb siano toccate tre stelle e mezzo.

per il recensore the lamb merita la stessa valutazione di quello schifo di album del 1993 "the way we walk", the lamb è inferiore anche al live seconds out, l'album di un gruppo in palese crisi d'identità e che già vive del suo passato! per non parlare di a trick of tail, anche quello migliore di the lamb. assurdo, ingiustificabile_'

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 11:35 del 11 febbraio 2010 ha scritto:

Niet.

Per me, il migliore dei Genesis. 10 secco.

unknown (ha votato 8 questo disco) alle 11:44 del 25 aprile 2010 ha scritto:

preferisco i tre capolavori usciti prima di questo

ma sempre un gran disco

dalvans (ha votato 7 questo disco) alle 15:01 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Discreto

Non eccezionale

rob alle 18:57 del 4 luglio 2012 ha scritto:

recensione ridicola ! in the rapids non contiene assolutamente quello che è stato scritto e gabriel ha sempre dato spazio ai solo. steve hackett fa un solo struggente di rara bellezza nel brano "the lamia". ascoltateli con attenzione i dischi prima di scrivere corbellerie

alekk (ha votato 7,5 questo disco) alle 23:56 del 5 novembre 2012 ha scritto:

Parliamo di un concept album quindi non può essere perfetto. lodevole comunque per i genesis reinventarsi nel momento in cui stavano esplodendo mediaticamente. premesso che parliano di un ottimo album ci sono però dei piccoli inceppi. l'ascolto non procede liscio come nei precedenti album e c'è qualche momento dì stanca. gabriel esagera e influenza totalmente il gruppo,limitando molto i compagni. per un fan di gabriel the lamb rappresenta l'apoteosi,per me che ho sempre ammirato il buon peter ma non l'ho mai considerato la star unica dei genesis è un passo indietro rispetto i grandi lavori precedenti. ripeto si parla di un ottimo album, ma qualche piccola crepa c'é

glenn dah alle 13:56 del 6 novembre 2012 ha scritto:

l'agnello i precedenti dei genesis se li mangia a colazione. una portata concettuale ambiziosa ma proprio per questo deve essere valutato con piu attenzione. i riempitivi quali sarebbero, di grazia? tutte le canzoni sono funzionali al registro dell'album, una splendida claustrofobia che trova sfogo solo alla fine, con "It". The Lamia è oggettivamente clamorosa, assolo o non assolo.

alekk (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:14 del 6 novembre 2012 ha scritto:

signor album ma la seconda parte si perde leggermente in lungaggini,tra lilywhite lilith,silent sorrow in empty boats ravine,riding the scree e anche it per me il livello cala drasticamente. Non sono d'accordo con il fatto che the lamb si magna gli altri dischi. Capolavori come The musical box(la più grande song dei genesis,un'opera d'arte)e supper's ready(La canzone prog per eccellenza)qua non ci sono. Ripeto,in se è un gran album,ma non è assolutamente il loro migliore. Foxtrot soprattutto e Nursery Cryme li valuto irraggiungibili,il massimo della musica Genesis

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 12:05 del 7 novembre 2012 ha scritto:

... è il disco più amato e odiato dai fans dei Genesis! ... per la critica la prolissità della proposta e la quantità dei suoni finiscono per coincidere con un attestato di merito "non visibile ad orecchio nudo" ... l'ascolto risulta impegnativo e finisce per vivisezionare l'opera in sequenze diversificate di fruibilità e gradimento personali ... il vero limite, a mio avviso, è riscontrabile nella sua connotazione stilistica ... concettualmente esso appartiene più a Gabriel che ai Genesis e questo si traduce in una palese difficoltà di comprensione, ma è anche vero che rappresenta il massimo sforzo espressivo nella storia del gruppo!

... p.s. ... fa piacere constatare che l'arrivo di questo autunno fa registrare su SdM un grande interesse per la musica dei primi Genesis oltre che per funghi, castagne e foglie caduche ...

Utente non più registrato alle 14:23 del 8 novembre 2012 ha scritto:

Grande disco, di un nulla inferiore ai precedenti.

Prova ardua quella del concept, ma la storia di Gabriel, pur se complessa e di non facile decifrazione, regge perfettamente. Merito, ovviamente, anche degli altri componenti del gruppo che imbastiscono trame sonore più "moderne" e meno "romantiche" rispetto all'immediato passato, con splendidi assoli di Banks ed Hackett.

salvatore alle 11:06 del 17 febbraio 2013 ha scritto:

Sono settimane, mesi, forse, che sono in fissa con "The Carpet Crawlers". Non ho mai ascoltato "seriamente" i Genesis - solo qualcosa da "Nursery Crimes" o "Selling England..." - e credo che continuerò a non farlo, per il momento. Ma questa canzone tocca vette assolute di bellezza e mi scombussola dentro come poche altre cose...

Truffautwins (ha votato 9,5 questo disco) alle 1:27 del 18 ottobre 2016 ha scritto:

L'avrò ascoltata un miliardo di volte. In effetti è così.

B-B-B (ha votato 10 questo disco) alle 13:04 del 19 luglio 2015 ha scritto:

Per me questo è il miglior album di sempre... e non credo di stare esagerando.

ManuWR (ha votato 9 questo disco) alle 18:45 del 17 dicembre 2017 ha scritto:

Non nego di essere influenzato da questo disco... è stato uno dei tanti che ha guidato la mia adolescenza (e pure il mio lettore cd), tant'è che ora credo di averlo consumato. Indipendentemente da ciò è veramente un lavoro affascinante, sia per la musica sia per il contenuto. Apprezzo moltissimo la recensione nel suo obiettivo di analizzare in maniera convincente un disco del genere, pur tentennando su alcune idee (la prevalenza del cantato, ad esempio), ma come detto prima il mio affetto verso questo disco potrebbe non avermelo mai fatto notare. Comunque sia, complimenti!

brogior (ha votato 5,5 questo disco) alle 16:47 del 10 gennaio ha scritto:

finalmente leggo molto di quello che pensavo nel '74, ho pensato nei 43 anni successivi e penso ancora oggi, condivido appieno la recensione anche se il mio giudizio sull'opera è decisamente minore, forse perchè, a differenza del recensore, ritengo il brano The lamb lies appena sufficiente e carpet crawlers un brano pop di buona fattura ma sempre riferibile ad un ambito cui i Genesis non appartenevano ma al quale sarebbero approdati e appartenuti a tutto tondo di lì a poco, niente da dire su In the cage (come improvvisamente riascoltare i Genesis a me conosciuti) e la meravigliosa Back in NYC che lascerebbe presagire evoluzioni musicali inedite e che invece rimarranno limitate a questo brano. Concordo pienamente anche sul brano veramente debole di Selling (The battle), altro pezzo che non sono mai riuscito a comprendere sopratutto considerando il valore dei 2, eccellenti, brani successivi, After the ordeal e The Cinema Show. Ovviamente è un mio modestissimo punto di vista ma in fondo uno che in quell'anno perdeva la testa per The power and the glory dei Gentle Giant, Red dei King Crimson e Relayer degli Yes non poteva certo apprezzare questo estenuante parolificio.

plutonio75 (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:10 del 6 novembre ha scritto:

Ascolto Genesis da 40 anni e ciclicamente mi ritrovo ad riascoltarli. The lamb e' il capolavoro numero 3 del gruppo in ordine di tempo; non sono d' accordo su molte critiche che ho visto, ma e' innegabile che il giocattolo si era rotto: La coesione fra i membri era saltata ed e' quindi sorprendente a maggior ragione il risultato raggiunto : Non ci sono nel mondo rock a seguire dei potenziali fruitori di questa opera e si puo' ben dargli i contorni dell' unicita': LE 102 repliche dello show con la partenza dell' arcangelo non sono piu' , ovviamente, presentabili; il mito dell' album, pur con qualche debolezza sopravvive ai nostri giorni, con qualche commozione da parte mia sempre pronta a manifestarsi: Per concludere direi Foxtrot numero 1 per genialita' e emozionalita', selling e the lamb alla pari secondi; non dimentichiamoci che Battle of epping forest e' un poco riuscito connubio di parole e musica, seppure mi piaccia.

Giorgio_Gennari alle 11:13 del 6 novembre ha scritto:

Ecco vedi, io invece ritengo Nursery Crime superiore sia a Selling che a Lamb. Non certo perché in questi due c'è musica scadente, piuttosto per il fatto che manchino entrambi di umiltà e coscienza dei propri limiti, e per un eccessivo autocompiacimento in fase di composizione/esecuzione. Voglio dire, Selling è un po' troppo.. tirato a lucido, mentre Lamb è davvero troppo pesante e frammentario, sembrano ciò che saranno da lì a cinque anni i Pink Floyd di The Wall, che molti aiuteranno essere un capolavoro assoluto ignorando volutamente certi scricchiolii in fase di scrittura. Tutti album validi eh, sia chiaro, ma Nursery Crime vive come di una propria piccola magia, forse meno lucidata ma anche forse più fresca; quella piccola magia che in Selling e Lamb talvolta viene a mancare.. ma qui si parla di gusti personali, mica di scienza, quindi ignora pure questo povero bastian contrario

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 11:05 del 13 novembre ha scritto:

La dotta disquisizione potrebbe trovare un giusto epilogo ... i Genesis dal 1969 al 1974 a.C (avanti Collins) hanno rappresentato un fenomeno musicale che per originalità e caratteristiche non sarà eguagliato per tutto il tempo che è stato e per quello che sarà ... l'Era Gabriel si articola in sei affreschi sonori da "From Genesis To Revelation" a "The Lamb Lies Down On Broadway" che senza soluzione di continuità finiscono per fondersi e per formare un sistema a matrioska che scoraggia qualsiasi tentativo di discriminazione a favore della singola dimensione che altro non è che la conseguenza imprescindibile della precedente o della successiva ... pertanto l'ordine sequenziale coincide con quello di valenza ... la preferenza personale diventa un vezzo che non turba la grandiosità del progetto anzi ne certifica l'unicità e la praticabilità di un ascolto globale.

P.S. - The Lamb finisce per essere l'album più sottovalutato dei Genesis, ma ha solo bisogno di visite più frequenti ... e permanenze più consapevoli, se fuori fa freddo è meglio!

Giorgio_Gennari alle 23:34 del 13 novembre ha scritto:

Avrai anche ragione ma... From Genesis To Revelation è un amorevole pastrocchio ♡

Giorgio_Gennari alle 9:22 del 14 novembre ha scritto:

e il simbolo druidico a fine frase doveva essere un cuore, pazienza, è altrettanto romantico

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 12:11 del 14 novembre ha scritto:

... evidentemente secondo la mia personale metafora del sistema a matrioska, From Genesis To Revelation è la "bambola" più piccola, l'ultima della serie, forse la meno preziosa anche se la prima in ordine cronologico ... il prodotto dell'inesperienza di una manciata di Genesis sedicenni che trafficavano musica di nascosto nella severa scuola Charterhouse della contea del Surrey.

Il produttore Jonhatan King, per evitare controversie legali con una band americana di blues chiamata anch'essa Genesis, fu costretto a pubblicare il disco con una copertina tutta nera e senza il nome del gruppo ... in molti negozi il vinile intitolato From Genesis To Revelation venne inesorabilmente confinato tra la musica religiosa.

Del disco vennero vendute appena 619 copie ma rimane quello che già faceva presagire il seguito ... ancora oggi a risentirlo con una certa indulgenza desta meraviglia per la precisione esecutiva e un certo rispetto per quei timidi ragazzini che sapevano di non fare un'opera grandiosa ma nemmeno un pastrocchio seppure amorevole ... certamente il suo valore reale è di carattere storico e in tal senso riesce a riproporre con efficacia le atmosfere legate a quella acerba carriera.

Anche il Dio creatore al primo giorno della sua Genesi non se la cavò brillantemente, ma era l'inizio, il primo dei sei giorni della meravigliosa creazione ... e al "settimo giorno" anche Peter Gabriel si riposò!