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R Recensione

7/10

Nine Inch Nails

Ghosts I - IV

Ghosts I-IV è un’opera inusuale e inaspettata nel percorso artistico del semi-dio industriale Reznor. Trentasei strumentali, trentasei pupe che mai diverranno farfalle. Bozzetti “primitivi” di canzoni che potrete sviluppare solo voi nella vostra testa.

Si tratta di composizioni per lo più a carattere introspettivo, anche se non mancano potenti ruggiti apocalittici e atmosfere psicotiche infestate da suoni brutali e distorti.

È un viaggio attraverso le caverne più recondite dell’universo Nine Inch Nails. L’uomo/rock star Trent si fa in disparte. La voce tace. L’anima penetra le macchine, donando ad esse una identità, ma, inevitabilmente, ne rimane anche prigioniera.

Ghosts è la mesta contemplazione dello scenario devastato di un’anima prima di essere fagocitata dalla tecnologia e dal Nulla.

Minimaliste, meravigliose frasi di piano suggeriscono scene sobriamente malinconiche, polverose chitarre acustiche instillano vita dentro martoriate cyber-creature reznoriane, misteriosi passaggi ambientali (sono anche i brani più originali dell’opera) proiettano nella mente incolori paesaggi lunari. A ritmi marziali si alternano eleganti, accennate percussioni e groove dal piglio “erotico” nel tipico stile NIN. Certo si intravedono parecchi dei cliché di Reznor (come si poteva prevedere), ma il mastodontico ambient work sfoggia anche qualche indimenticabile capolavoro. Come altro definire infatti lo spettro numero 19, che utilizza mordaci percussioni industriali (le migliori mai registrate dai NIN?) e rumori di pseudo-trapani e pseudo-seghe elettriche fantasticamente sovrapposti a lancinanti simil-versi animaleschi e lamenti elettronici. L’esito è micidiale.

La traccia 28 (rade stille di piano cristallino e stanche pennate acustiche che attraversano brumosi luoghi interiori) poi avrebbe potuto benissimo tramutarsi in una accorata song degna del canzoniere tragico e intimista del corpulento Trent. Il brano numero 30 è uno dei brani più enigmatici di questo lavoro: suoni fortemente ipnotici e ritmiche pacatamente tribali creano una intrigante atmosfera quasi ancestrale. 

Musicate le scene della vostra esistenza e i vostri pensieri con gli ectoplasmi sonori di Reznor. È il modo più adatto ed efficace per offrire loro il sacro dono della vita.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 13 voti.
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REBBY 6/10
Lux 5/10
Tizio 8/10

C Commenti

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Lux (ha votato 5 questo disco) alle 16:19 del 6 giugno 2008 ha scritto:

Goodbye my Trent e lod

Disco francamente inutile.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 18:41 del 6 giugno 2008 ha scritto:

Caro Sig.Trent Reznor...

Erano anni, sin dal dopo-"Downward Spiral", che Trent Reznor sognava di realizzare una raccolta esclusivamente strumentale, introspettiva e concisa. Oggi, dopo il lungo silenzio e due nuovi album lontani dal livello dei suoi passati capolavori, Reznor ha tentato nuovamente di realizzare quel sogno e, di nuovo, le cose si sono evolute ben oltre le previsioni... [7]

fabfabfab alle 14:20 del 7 giugno 2008 ha scritto:

perso per strada

Non mi piace. Manca l'ispirazione.

Roberto_Perissinotto (ha votato 7 questo disco) alle 13:27 del 2 aprile 2009 ha scritto:

Da fan accanito dei Nine Inch Nails mi dico soddisfatto...disco interessante ma che non raggiunge la completezza di nessun lavoro targato NIN.

Tizio (ha votato 8 questo disco) alle 20:41 del 18 aprile 2010 ha scritto:

Anch'io da grande fan mi ritengo più che soddisfatto e riprendo a guardare con speranza al futuro.

Totalblamblam (ha votato 7 questo disco) alle 17:24 del 9 febbraio 2015 ha scritto:

"Trent si fa in disparte. La voce tace. " ecco perché funziona questo lavoro.