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R Recensione

7/10

Nine Inch Nails

Year Zero

Dopo lo sconcertante passo falso di “With Teeth”, album davvero scialbo che sembrava averne definitivamente oscurato la stella, Trent Reznor ha bruciato i tempi ed è tornato in pista, infrangendo la regola dei cinque anni tra un suo album e l’altro.

Assieme a Billy Corgan, il mastermind dei Nine Inch Nails è certamente il musicista della stagione Alternative-Lollapalooza più scaltro a coniugare il proprio spessore artistico con le sirene del music business e il suo nuovo ambizioso progetto musicale sembra il tentativo di un simbolo della passata decade di arrestare il suo declino e rilanciarsi.

Year Zero” è la prima parte di un concept- album politico, ambientato in un futuro prossimo distopico. Un’America di cupa violenza, dominata sempre più dagli oscuri poteri della multinazionali, con inevitabili ripercussioni autodistruttive e di eccessi da parte degli “eroi” narrativi. Tematiche prettamente cyperpunk, corrente letteraria nata agli inizi degli anni ‘80 con William Gibson, che in quella decade trovò sia la propria rappresentazione filmica in “Blade Runner” o “Terminator”, sia quella musicale con la nascita della wave dark-industriale.

Reznor si formò musicalmente in quel periodo, rendendo moderno il lascito dei numi tutelari di quei generi, trasportandolo nella realtà claustrofobica e contaminata degli anni ‘90 e plasmando il tutto con il suo talento.

Il sound di “Year Zero” rilancia dei Nine Inch Nails più massicci e sulfurei del recente passato,in cui la consueta babele di stili che lo permea ne amplifica l’ambientazione cibernetica. Ciò grazie alla capacità di saper comprimere scorie dub rumoriste alla P.I.L.- Killing Joke ( “The Warning”), furbe sensibilità electro-wave di matrice Cabaret Voltaire ( “Survivalism”, “Capital G”), stratificazioni post metal ( sempre meno che in passato, comunque), funk modernista e impaludato ( “My violent heart”) consueti momenti lirico-pastorali ( “Another version of the truth”)e persino abissali derive alla Massive Attack (“Me, I’m not”).

Va detto che questo ritorno alle origini sembra un po’ forzato e studiato a tavolino, che i vari “Pretty Hate Machine” e “The Downward Spiral” avevano ben altra caratura e impatto visionario e forse soltanto “The Great Destroyer”, il cui crescendo armonico si infiamma su ferali melodie e snervanti deliri, e la già citata “The Warning” si meritano la palma di classico del gruppo.

Del resto, da Reznor in fondo non ci si aspettava un capolavoro ( egli ha abbondantemente già dato in tal senso), bensì un’opera che ne riconfermasse l’istrionica fama, e l’indubbia capacità da “maestro di stile” nel regalare un prodotto godibile, eccitante ed entertaining. Missione compiuta.

V Voti

Voto degli utenti: 6,4/10 in media su 15 voti.
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george 7/10
Lux 4/10
rael 6/10
REBBY 5/10
Mboma 7/10
Tizio 9/10
luca.r 4/10

C Commenti

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echoingthesound (ha votato 9 questo disco) alle 4:31 del 17 aprile 2007 ha scritto:

mmmh...

Ciao Donjunio, grazie per il messaggio prima di tutto. Effettivamente ho abbandonato più o meno definitivamente debaser,ad un certo punto ha cominciato ad annoiarmi e a non divertirmi più, e comunque non avrei neanche più il tempo di dedicarmici adesso. Ho acquistato oggi Year Zero, dopo che l'avevo sentito due volte sul sito, e comunque avevo seguito via via l'aggiunta dei brani su myspace. La tua recensione non è male, anche se è un po' asfittica sui contenuti musicali . Non condivido però la maggior parte delle cose che hai scritto, e ti spiego perchè. Prima sulle premesse: non considero "With Teeth" uno sconcertante passo falso - quell'album, pur non essendo omogeneo dal punto di vista qualitativo in tutta la sua durata, contiene dei veri e propri gioielli (come Beside you in time, Right where it belongs); è opera minore se considerato in rapporto a capolavori come la spirale e fragile, ma non è passo falso-anzi, è probabilmente l'album più sincero e diretto di Reznor, e segna un'evoluzione notevole del suo sound verso quello che abbiamo adesso nelle nostre mani, cioè Year Zero. Sul declino di Reznor, poi: ma c'è mai stato? Magari tutti i "declini" fossero come il suo! gli ultimi 4 singoli pubblicati usciti direttamente al numero uno su billboard, popolarità che non accenna a diminuire, concerti non stop i cui biglietti si esauriscono in un quarto d'ora su internet...e per quanto riguarda i contenuti musicali poi...dove inizia il declino?

Veniamo a Year Zero. Un disco enorme, e aspetto ancora a pronunciarmi ma oserei quasi dire che sfiora il capolavoro. Un disco che mi ha entusiasmato fin dal primo ascolto, e che al secondo e al terzo ha confermato le impressioni iniziali. Un sound fortemente innovativo, ricercato ma che sembra, al tempo stesso, fresco e spontaneo. La maggior parte dei suoni provengono da un'altro pianeta, in termini di gusto e creatività. Le ritmiche sono coinvolgenti ed efficaci. Venendo alle canzoni, mi trovo veramente in difficoltà a selezionare le più belle. Ti direi per dovere di cronaca "The good soldier", "The beginning of the End", "God Given", e l'incredibile "In this twilight". Ma a me piace davvero tutto, per cui...

Questo è un grandissimo disco perchè riesce a coniugare la ricerca artistica e lo sperimentalismo sonoro con una forma incredibilmente godibile. E' talento concreto, e non manierismo o semplice dimostrazione di stile. E' quello che si chiede alla musica.

Sui contenuti ideologici, il ricorso alle tematiche cyberpunk che tu giustamente illustri, non è un'espediente. L'utopia di questo disco è molto meno utopia di quello che si creda. Le tematiche sono purtroppo profondamente attuali. Questo è un disco che vede il presente, non tanto il futuro o una visione fantastica. C'è molta concretezza e pochi sogni...e quelli che ci sono, sono infranti. Dai un'occhiata al sito www.opensourceresistance.net : il progetto Year Zero non è fatto solo di utopie estetizzanti ma è molto più concreto di quello che non sembri.

Questo è il mio punto di vista....

cinnamon man alle 17:44 del 17 aprile 2007 ha scritto:

bella don!

bellissima recensione, chiara e sintetica! dei NIN ho ascoltato solo Downward Spiral, davvero un gran bel disco, anche se l'industrial non è la mia tazza del tè...

DonJunio, autore, alle 23:55 del 17 aprile 2007 ha scritto:

allora...

Grazie per il tuo contributo, veramente molto esauriente e stimolante. Da dove cominciamo...vediamo un po'.

Sulla tematica cyperpunk. Non intendevo dire che fosse un espediente, semplicemente sono un po' sorpreso da questa nuova dimensione politica, in quanto Reznor più volte in passato aveva affermato di non essere interessato a tale aspetto, concentrandosi piu' sugli eccessi umani nel caos futuribile metropolitano. Poi, certamente dopo l' 11 settembre è un po' cambiato tutto, e il clima, in America specialmente, giustifica una preoccupazione, un'ansia ben diversa, sopratutto per il presente come dici tu. A Trent va dato atto di aver messo in musica una visione politica accattivante e spettacolare, anche se onestamente non mi è sembrato di ravvisare una particolare profondità speculativa. Devo dire che i testi sono invece abbastanza efficaci, più del solito, e questo è un aspetto che ho colpevolmente tralasciato: ad esempio una frase come "No one's even sure/What we're fighting for/Or who we even are anymore/I feel/so far away...." è certamente suggestiva.

Sull'aspetto intrinsecamente musicale. Onestamente non ho ravvisato una progressione sonora significativa, magari il disco crescerà con altri ascolti, e certamente non sono esperto quanto te nel genere. Ho sentito molti riferimenti ai numi tutelari , come i Killing Joke, ovviamente plasmati dalla sensibilità reznoriana, ma non credo che ci si spinga oltre le vette altissime raggiunte negli anni 90. A parte "The great destroyer", davvero un classico, e l'ottima "The warning", grazie a un groove stratosferico, a un testo e ad atmosfere davvero convincenti in senso cyperpunk. SUi brani che non ho citato forse solo "Meet your master" credo meriti una citazione. Su "with teeth", propro non riesco a darti ragione, non mi piacque proprio, e tuttora non sono riuscito a trovarci niente che fosse all'altezza del lignaggio di Trent...comunque se ti va di scrivere qualcosa sui Nine Inch Nails tra queste pagine, saresti assolutamente il benvenuto! ciao

reverse alle 21:30 del 18 aprile 2007 ha scritto:

eccomi, don. anche io ti ringrazio x il mp.

mmm, sto riascoltando il disco, la mia prima impressione, la scorsa settimana fu di un disco un pelo manierista, con la seconda parte migliore perchè con pezzi meno simili tra loro. Ora però, al secondo ascolto, il disco sta crescendo un pochino. Probabile che fossi io troppo scazzato quella notte mmm, il buon soldato è davvero un bel pezzo.

Però ora avevo una mezza idea di comprare qualcosa dei faust, forse il IV.

reverse alle 21:31 del 18 aprile 2007 ha scritto:

ah, comunque year zero mi sembra un gradino sopra playing the angel, eh! pezzi più...

più belli. Senza andare a scomodare i suoni.

reverse alle 21:35 del 18 aprile 2007 ha scritto:

altri dischi

don, avresti mica da consiglisarmi qualche disco stronzo, un po' grunge, un po' metal, oscuro, incazzoso, senza pacchianate da manowar eccetera?

Ah poi bleach l'ho visto in giro a 6 euro... ci sto pensando...

DonJunio, autore, alle 18:24 del 19 aprile 2007 ha scritto:

allora

il primo nome che mi viene sono i tool....una macchina post-metal compatta, teatrale e precisa, con un ipnotismo vagamente pinkfloydiano e una potenza di esecuzione grunge...album migliori: aenima, lateralus e undertow....

reverse alle 20:24 del 19 aprile 2007 ha scritto:

eehhmmmm

grazie don, c'è solo un piccolo particolare: ieri sera (poi mi sono dimenticato) ti stavo giusto x digitare, tra quelle righe interrogative, il concetto "tipo i Tool".

e poi in chat parlavamo di aenima, che "non ti aspettavi uno stacco cos' netto", ricordi?

prosegui, prosegui! ah, mi sono sentito qualcosa dei katatonia, non male, ma non vorrei che mi stancassero dopo un po'. Quello con la copertina gialla è buono tutto?

DonJunio, autore, alle 20:46 del 19 aprile 2007 ha scritto:

earthtone nine

eheheh in effetti sto perdendo colpi, caro reverse. Con questo nome vado sul sicuro.. gli earthtone 9 erano un gruppo inglese, un incrocio tra tool, motorpsycho e deftones...i loro album migliori sono "arc-tan-gent" e "off lilter enhancement". I katatonia li conosco pochissimo ahimé....

reverse alle 21:20 del 19 aprile 2007 ha scritto:

allora li cerco immediatamente. così intanto mi do una svegliata

rael (ha votato 6 questo disco) alle 16:23 del 5 settembre 2007 ha scritto:

non propriamente esaltante!

Lux (ha votato 4 questo disco) alle 11:40 del 20 marzo 2008 ha scritto:

UhUh...

Che disco imbarazzante!

george (ha votato 7 questo disco) alle 19:56 del 4 maggio 2009 ha scritto:

il mio voto è così alto grazie a Zero sum...

...porca miseria una delle mie band preferite...

Tizio (ha votato 9 questo disco) alle 20:52 del 18 aprile 2010 ha scritto:

Bel ritorno, me i'm not è una gran canzone