R Recensione

7/10

Zeroin

The Death of a Man Called Icarus

E quando meno te l’aspetti ti trovi tra le mani uno di quei dischi che ti fanno sorridere per la sorpresa. Si parla degli Zeroin e state tranquilli se non li avete mai sentiti nominare. Si tratta di una band emiliana all’esordio discografico dopo una lunga gavetta iniziata nel 2000. Per far capire subito che aria tira si parla di un gruppo scoperto dalla Subsound Records che gli esperti del settore ricorderanno per aver lanciato Acquefrigide e Deflore. Nati con l’intento di unire musica industrial ed elettronica gli Zeroin sembrano mettere maggiormente in risalto soprattutto la prima componente, spezzettandola in un sound in bilico tra rock e metal (talvolta anche nu-metal come in It concerns you) dallo squisito gusto noir. I riferimenti musicali balzano subito all’orecchio e sono tutti preziosi: Tool (Introspectshow, The traveller), Nine Inch Nails (Shacking black picture) e Dredg (Newropathy) vengono fusi e mischiati in maniera molto efficace.

Forse talvolta si pecca eccessivamente di epicità e ci si perde in parossismi ridondanti ma anche in questi momenti più mediocri (Cowboys, Viremia) si rimane impressionati dalla tecnica certosina del gruppo e dal cantato potente e convincente di Manuel Ciccarelli.

La presenza di un pizzico di elettronica (Our last day in the desert) comunque dà ritmo e evita di perdersi in eccessivi esercizi di stile troppo ricalcati.

Sorprende comunque la maturità di un gruppo capace di alternare con sapienza le sfuriate heavy (Out of sight) a brani più mordibi che sfruttano un cantato più passionale (Allure) o una serie di ammalianti arpeggi chitarristici (2cerebrate, The death of a man called icarus e la sublime Uncatchable, forse il brano migliore del disco con il suo sapore orientaleggiante e un pò post-grunge).

L’eccessiva lunghezza e il carattere molto derivativo di The death of a man called icarus sono dei limiti evidenti che però non devono occultare quello che rimane un ottimo lavoro capace di competere tranquillamente a livello internazionale con i mostri sacri del genere. E una volta tanto si parla di un gruppo di casa nostra. Magari è il caso di dargli un pò di spazio.

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