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R Recensione

4/10

Korn

The Path Of Totality

Il valore artistico di un album si misura non solo nei meri contenuti musicali ma anche nelle amorevoli interconnessioni che vivificano l’anima di un compact disc. Una copertina affrescata da fantastiche immagini e colori cangianti può diventare una vera e propria opera d’arte, così come il titolo di un album può sintetizzare l’umore e l’acume di una band attraverso giochi linguistici ironici e seducenti. Una “trimurti” artistica (musicale, letteraria, visiva) che inquadra alla perfezione il prodotto musicale, palesando i contenuti dell’album già prima di averne ascoltato le note d’inizio. Non me ne vogliano i Korn, ma la cover dell’ultimo album svela quanto il loro sia oramai più un mestiere che una vocazione. Vittime di un torpore artistico che li ha condotti verso la standardizzazione delle loro opere, i quattro di Bakersfield non si impegnano più in inquietanti copertine che denunciano una società distopica e violenta, preferiscono l’autocitazione becera e digitalizzata del logo di fabbrica, illuminato da un cielo plumbeo che volge al tramonto. Stesso dicasi per il titolo che abbandona il classico monito beffardo Korn-iano (“Life Is Peachy”, “Follow The Leader”) in favore di un’ espressione bislacca (“The Path Of Totality”) che evoca atmosfere più vicino al gangsta rap che non ad un progetto metal alternativo.

Riguardo al contenuto dell’album possiamo parlare, paradossalmente, di “svolta epocale”: antitetica e paracula nello stesso tempo. Dopo l’incursione (ottima tra l’altro) in territori electro (“See You On The Other Side”), i Korn hanno tentato una sterzata tattica con un album che prometteva, già dall’emblematico titolo “Remember Who You Are”, un ritorno alle origini ma che all’atto concreto restituiva una band alle prese con la reminiscenza di ciò che erano stati un ventennio prima. Visto lo scarso riscontro di pubblico, i nostri hanno cercato di seguire i moderni trendsetter discografici. Si sono avvalsi della collaborazione di famosi dj dubstep (tra i quali gravita l’emo androgino Skrillex) con i quali hanno firmato undici brani nuovi di zecca, cercando il perfetto punto di fusione per accontentare vecchi e (eventuali) nuovi fan. Da questo momento cominciano i problemi: il dubstep, quello portato alle luci della ribalta da gente come Burial, viene privato delle sue radici eclettiche e mutevoli in favore di pedestri tamarrate elettroniche infarcite di scratch (ab)usate già dai Filter un decennio fa. Ciò che rimane sono i Korn senza essere i Korn; sono svaniti i pattern slappati e martellanti di Fieldy, le chitarre di Munky che un tempo erano minacciose macchine schiacciasassi, faticano ad uscire dal mix finale. La batteria di Luzier non riesce ad interagire in maniera efficace con i mille orpelli elettronici, alternando a momenti barocchi sovraccarichi di percussioni, altri istanti in cui pesa l’assenza di arrangiamenti ritmici consistenti. Jonathan Davis esegue la stessa litania melodica, che ormai ci appioppa da qualche anno, mista ad alcune linee più cupe e meno uniformate (“Illuminati”). Le canzoni - inseguendo l’improbabile sodalizio simbiotico tra dubstep e nu-metal - passano dai classici sing a long della band (“Chaos Lives In Everything”, Narcissistic Cannibal”), cuciti su una struttura pop ed infarciti di distorti saturi ed inni alla misantropia, che nulla aggiungono a quanto già detto dalla band in passato, a momenti imbarazzanti (soprattutto nella seconda metà dell’album) contraddistinti da una vacuità sonora e da una staticità armonica dei brani. Si respira odore di rinnovamento solo in “Bleeding Out”, dove le dolci note del pianoforte sono il liquido amniotico in cui Davis sguazza soavemente; con voce flebile ostenta la sua classica sociopatia lungo un tappeto di pattern elettrici che culminano nel delirante duetto tra cornamusa e sintetizzatori.

The Path Of Totality” svela una band ebbra e disorientata. Potrà soddisfare i palati di qualche giovane emo-leva che ignora i precedenti esperimenti elettronici dei Korn (“Kick the P.A.”), peraltro egregiamente riusciti. Urge un viatico che aiuti Davis & co. ad arginare lo scoramento attuale in previsione di un futuro artisticamente pregno. Per ora sembra che anche l’ultimo baluardo della scena nu stia per perire, divelto, sotto i colpi della contemporaneità artistica.

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Voto degli utenti: 2,3/10 in media su 4 voti.
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C Commenti

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ozzy(d) (ha votato 1 questo disco) alle 15:47 del 24 aprile 2012 ha scritto:

dio ma esistono ancora questi? tolto il primo, un paio di pezzi dal secondo e da untochables tutto il resto da mandare al macero

ozzy(d) (ha votato 1 questo disco) alle 15:50 del 24 aprile 2012 ha scritto:

bella la rece invece

Marco_Biasio alle 18:07 del 24 aprile 2012 ha scritto:

Dovevano sciogliersi dopo Untouchables, invece sono caduti in una spirale di negatività irreversibile che li ha visti peggiorare sempre più, disco dopo disco, i loro record già altamente negativi... L'ultimo loro lavoro che ho ascoltato è stato Untitled, poi non ho avuto il coraggio di andare avanti.

NathanAdler77 alle 18:13 del 24 aprile 2012 ha scritto:

dio ma esistono ancora questi?

Mi ricordano la storia del giapponese sull'isola...Davis 'na macchietta, credo che finirà la carriera a Las Vegas coverizzando i Cure. Salvo anche l'anomalo "Issues", abbastanza sopravvalutato "Life Is Peachy".

lauramariotti alle 15:09 del 30 aprile 2012 ha scritto:

complimenti

un buon disco e buona rece...

lauramariotti alle 15:09 del 30 aprile 2012 ha scritto:

complimenti

un buon disco e buona rece...

JJSEV alle 16:05 del 23 novembre 2013 ha scritto:

secondo me un paio di pezzi buoni ci sono in quest'album ma per il resto è veramente monotono...comunque sono troppo criticati i Korn secondo me il primo è ottimo e gli altri sono buoni album fino ad untochables, già "Take a look.." era il classico disco per i fan (e quindi mi è piaciuto) e da lì in poi il calo compositivo è stato evidente e sembrano più che altro dischi solisti di Jonathan Davis, "The Paradigm Shift" di quest'anno li rimette veramente in carregiata...

zagor alle 16:16 del 23 novembre 2013 ha scritto:

"life is peachy" secondo me era ancora un discone, c'erano pezzi clamorosi come porno creep, mr rogers, no place to hide e soprattutto kill you ( in cui i fantasma di daddy del disco precedente veniva finalmente ucciso). in generale hanno fatto troppi dischi e si sono riciclati troppo......questo mi manca.

JJSEV alle 16:45 del 23 novembre 2013 ha scritto:

si sono d'accordo con te per "life is peachy"...l ultimo te lo consiglio è sicuramente il migliore dai tempi di untochables...il discorso mio si riferiva al fatto che i korn sono stati "influenti" nell ambito metal e un tabellino di marcia che comprende un capolavoro e quattro album di livello sono di tutto rispetto (roba da metallica..)...vedo troppe critiche a prescindere ed eccessive (sui vari siti) perchè alla fine gli album meno riusciti sono "Untitled", "Remember.." e questo recensito qui...quanti album mediocri hanno fatto i black sabbath??(di cui sono fan ovviamente..)..il discorso è che soprattutto nella musica pesante è difficile essere originali e cambiare stile di disco in disco..i Korn non sono un caso differente da altri...

zagor alle 17:19 del 23 novembre 2013 ha scritto:

guarda...se vai nel forum di questo sito c'è stata una bella discussione proprio sul nu metal....e un po' tutti eravamo d'accordo nel dire che il problema è del nu metal in generale, che come genere è stato un po' inflazionato dai vari gruppi tipo linkin park e questa cattiva opinione si è riflessa anche sui gruppi cardine, come appunto i Korn. poi io non li ascolto da un po' di tempo, però appunto resto dell'idea che i korn abbiano fatto diverse cose interessanti e il loro primo album resta un caposaldo del rock duro anni 90. l'ultimo che ho ascoltato bene è stato "take a look in the mirror", in cui c'erano un paio di pezzi carini (tipo "everything i 've known").

JJSEV alle 23:32 del 23 novembre 2013 ha scritto:

si si sono d accordo con voi...hanno pagato molto le band che sono venute dopo e forse anche l'immagine....cmq loro e i Deftones hanno veramente creato qualcosa di diverso..e i loro ultimi album sono di ottima fattura Koy No Yokan e The Paradigm Shift, grazie a quest ultimo ho ricominciato ad ascoltarli...

zagor alle 15:09 del 24 novembre 2013 ha scritto:

per i deftones stesso discorso, li ho un po' persi di vista dopo il disco del 2003 ( quello con "battleaxe"), però fino a white pony non sbagliarono un colpo per quel che mi riguarda.

JJSEV alle 1:03 del 25 novembre 2013 ha scritto:

i deftones invece li ho sempre ascoltati perchè hanno fatto sempre dischi di qualità di poco inferiore a White Pony...si può dire comunque che i deftones abbiamo sempre agito dentro delle coordinate stilistiche ben precise e hanno creato uno stile unico dove escono sempre pezzi all'altezza invece i korn per anni hanno fatto il salto più lungo della gamba...

zagor alle 11:03 del 25 novembre 2013 ha scritto:

secondo me i deftones avevano raggiunto il top con white pony della loro miscela "metal moderno meets new wave", già il disco del 2003 mi era sembrato un po' appiattito sul loro suono, dell'ultimo ho ascoltato qualcosa ma non mi aveva convinto...i loro primi tre dischi sono filotto pieno comunque.

JJSEV alle 15:21 del 28 novembre 2013 ha scritto:

L ultimo dei deftones è un "White Pony" in versione post-hardcore ahah a me è piaciuto molto le canzoni sono molto più dinamiche...

zagor alle 15:28 del 28 novembre 2013 ha scritto:

di post hardcore ce ne è anche in white pony però, pensa alla devastante "korea"!

JJSEV alle 16:06 del 28 novembre 2013 ha scritto:

si logicamente l influenza c è sempre stata ma in "Koy No Yokan" viene accentuata ancora di più soprattutto dopo l'arrivo di Vega(ex-Quicksand), white pony infatti ce le ha ancora somiglianze coi primi dischi Korea e Feticeira ne sono la testimonianza...però in white ci sento tanto l'influenza degli Hum (gruppo sottovalutatissimoo) che poi Chino stesso ha ammesso che è uno dei gruppi che li ha influenzati di più...cmq ovviamente "White Pony" rimane il disco da avere dei deftones...

zagor alle 16:18 del 28 novembre 2013 ha scritto:

sì, anche i Ride erano un influenza dichiarata.....per me comunque dei deftones il migliore è around the fur, poi white pony e adrenaline.

zagor alle 16:18 del 28 novembre 2013 ha scritto:

sì, anche i Ride erano un influenza dichiarata.....per me comunque dei deftones il migliore è around the fur, poi white pony e adrenaline.

zagor alle 16:21 del 28 novembre 2013 ha scritto:

parlo dei ride per "white pony" che infatti aveva un suono più etereo e rarefatto in certe canzoni, fermo restando il forte substrato metal e post hardcore.

JJSEV alle 1:21 del 29 novembre 2013 ha scritto:

guarda dei ride ho ascoltato solo qualche canzone non li conosco bene...secondo me White Pony è uno dei dischi più riusciti è qui che i deftones hanno dimostrato di possedere quel qualcosa in più anche se Around e Adrenaline gli sono inferiori di poco...per quanto riguardo le influenze quella degli Hum mi sembra la più palese secondo me tutti gli amanti dei '90 dovrebbero riscoprire dischi come "You'd prefer an astronaut" e "Downward is heavenword"....