V Video

R Recensione

7,5/10

Kanye West

Yeezus

Gesù è risorto per la settima volta ed è tornato più incazzato di prima. E' il Complesso del Messia (o "savior complex" o "Christ complex") quello che filtra per primo e per sempre fin dalle synth-distorsioni iniziali di "On Sight" (6), in questo magni(e)loquente "Yeezus". Ma cosa vuole dirci davvero Yeezy tra la ruggine dei synth e il rappin' lucidissimo di questi primi versi squadrati? Tra il profano di certa ossessione sessuale e il casto di un coro religioso che intona per voci bianche "He'll give us what we need... it may not be what we want..."? Che Gesù è sempre sullo sfondo, e che dietro l'immagine di un Cristo/Kanye che tutto può "a vista" (innatamente, questa una libera traduzione del titolo) l'ombra di Yeezy si allunga a ribadire, seguendo il sample corale incastonato al cuore della canzone, che la sua non è la musica che la gente desidera, ma è quella – anche quasi inascoltabile – di cui la gente ha bisogno. E proprio nei suoni inascoltabili (ascoltabilissimi) si riconosce molto, nei primi tre pezzi che hanno prodotto ma nell'opening track soprattutto, il tocco mai troppo leggero dei Daft Punk, ora a ruoli invertiti rispetto alla "Stronger" che fu (e qui, proprio alla fine di "On Sight", piccola auto-citazione quando Kanye urla "Right now! I need right now", variante scura di "I need you right now" dell'altra di "Graduation"). E quindi sì, i primi versetti dell'album dicono verità: Yeezy season approaching.

Ed è una stagione che più calda non si può quella inaugurata da Kanye West: appiccicosa, sudaticcia, soffocante. "Black Skinhead" (7) è proprio lì ad asfissiare i polmoni, farli bruciare, strozzarne il fiato fino a comporre una marcia tribale di selvaggia autocelebrazione, un vanto-spavento animalesco ("I'm aware I'm a wolf/Soon as the moon hit"), brutale ma mai abbandonato a una cieca bestialità, in cui persino i versi ansimanti più ferini seguono una logica metrica perfetta; e non manca la tematica scottante del caso - il razzismo itinerante degli skinhead - né specialmente l'ambiguità con cui viene trattata, tessuta com'è sul filo doppio della denuncia sociale e di una fumosa rivendicazione discriminante verso la gente bianca (per questo black skinhead). Dall'autocelebrazione all'autodivinazione il passo è breve: "I'm A God" (6,5) chiude il trittico hardcore iniziale con una catarsi tanto esplicita nei versi quanto assordante nei suoni, con una base elettronica martellante fatta di beat incessanti e battiti pulsanti, fino alla liberazione finale, alle agghiaccianti urla spezzate (prima) e lasciate esplodere (poi) che sembrano quasi voler disintossicare Yeezy dalle ultime scorie di esasperata umanità e lasciarlo elevare fino al divino. E' proprio questa sua continua voglia di strafare, stracantare, straprodurre che restituisce a noi che ascoltiamo l'artista più poliedrico e originale del panorama hip-hop mondiale, fin dal primissimo "The College Dropout". Da sempre. Prendiamo "Blood On The Leaves" (7,5) come esempio, capolavoro massimo di reinterpretazione musicale e tematico: le note desolate di pianoforte e la voce appena modulata di Nina Simone ci portano subito al cuore della tragedia – le impiccaggioni nere di piazza descritte mirabilmente dall'originale di Billie Holiday – e il sample perfetto è già servito: sui versi desertici di "Strange fruit hanging from the popolar trees/Blood on the leaves..." Kanye non si ferma alla citazione ma dà nuova vita a una canzone tristissima scrostrando via la pece nera che la ricopre e donandole nuovo respiro, nuova linfa agli alberi che racconta, il tutto con una base in contrasto continuo tra sovradosaggio a trionfo d'archi e momenti di calma rarefatta, la voce iper-vocoderizzata di Kanye che trova spazio tra piena esaltazione e piena disperazione...

Il punto è questo: anche quando Kanye non brilla per costruzione di un pezzo – magari si inceppa in qualche beat poco riuscito, magari perde qualcosa tra le rime – riesce comunque a piazzare con esemplare maestria e buon gusto quel sample spaccamascella che conquista al primo ascolto: è il caso di "New Slaves" (7,5), base cementificata e rappin' quasi immobile, ma un ultimo minuto raccolto nel melodico incanto del sample che regala un Frank Ocean in splendida forma, tutto ritmica scioltissima, cori soul, voce filtrata, e una coda finale che riprende in maniera molto elegante i primi quattro versi di "Gyöngyhajú Lány" della band ungherese Omega (tradotto in inglese "One day the Sun felt so tired/She has fallen asleep in the lap of a deep green lake/Then the people felt pain in the dark of the night/She's felt compassion and has come among us": il riferimento è mistico, ancora una volta Kanye veste i panni della divinità – qui Ra, Dio-Sole egiziano – che scende sui popoli come vera luce in questa nuova era di ignoranza e, appunto, nuova schiavitù americana).

Certamente "Yeezus" non è quel miraggio compositivo come lo è stato "My Beautiful Dark Twisted Fantasy" o "808s & Heartbreak", ma esplora e non si ferma mai alla superficie, e pur girando a vuoto in qualche momento va sempre al doppio della velocità rispetto agli altri. E il minutaggio, qui, è semplicemente perfetto: canzoni come "Hold My Liquor" (7,5), "I'm In It" (8), "Guilt Trip" (8), tutte racchiuse in pochi minuti, riescono a condensare massimamente tutta la potenza e la fantasia straripante di Kanye West. La prima riprende un po' certe atmosfere spirituali di "Lost In The World" del capolavoro precedente – meno corale qui e più da lupi solitari – nell'incastro di synth effettati e chitarre folk, complice ovviamente la partecipazione di Bon Iver dalla sua casa nel bosco, che rivela l'ennesimo featuring riuscito tra i due; "I'm In It" e "Guilt Trip" sono invece una continua esplosione di suoni, svelano il lato più estroso di Kanye West, la continua ricerca di un groove massiccio e malleabile al tempo stesso da cui si slacciano flow potentissimi (il ritornello metallico di "Guilt Trip", con una modulazione coriacea della voce di Popcaan – sample preso in prestito alla "Blocka" di Pusha T – a scavare tra le tonalità più basse è tra le vette altissime di "Yeezus"). A incantare è proprio il modo in cui Kanye restituisce grazia ed armonia anche alle basi più grezze (i martelli e le sirene di "I'm In It" trasformate in melodia purissima e ritmiche perfette, in cui si diffondono i verbi magnetici di Bon Iver e le metriche rapidissime di Assassin), l'elaborazione e la naturalezza che c'è dietro ogni base o linea vocale che può solo passare attraverso una costante: l'istinto musicale. Poco importa, infatti, se "Send It Up" (6) è riuscita solo a metà e rifà un po' il verso a qualche base precedente, se "Bound 2" (7-) è un mezzo-capolavoro rovinato appena da qualche inciampo e indecisione tra i samples (splendidi entrambi, ma pitchati male insieme). Kanye West si è reincarnato per l'ennesima volta senza deludere. Divinazioni a parte, un artista umano grande così.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 24 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Cas 8/10
mavri 8,5/10
zagor 7/10
loson 7,5/10
hiperwlt 7,5/10
Noi! 8/10
max997 7,5/10
gramsci 7,5/10
Lepo 8/10
Dusk 7,5/10
Soul-Pop 6,5/10
antobomba 6,5/10

C Commenti

Ci sono 20 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 12:26 del 2 agosto 2013 ha scritto:

gran disco, che mi ha definitivamente convinto ad approfondire la discografia di West. un artista capace di reinventarsi continuamente, riuscendo ogni volta a dimostrare una padronanza di linguaggio incredibile. qui siamo in territori underground e sperimentali, che gettano ponti tra culture musicali che mai avrei detto poter essere confinanti (il capolavoro TNP "Hidden" e Black Skinhead, quanta materia spartiscono?)... ottima la recensione, io alzo solo un pochino il voto

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 17:05 del 2 agosto 2013 ha scritto:

Sì West è sbalorditivo e non si accontenta mai. Qui osa davvero, in alcuni momenti, anche se non tutti i pezzi sono meravigliosi. L'ultimo comunque sarebbe degno di chiudere la scaletta di "Late Registration", con quel beat che si ferma e riparte quando meno te lo aspetti e il soul che spunta da tutte le parti. Uno fra i pochi artisti capaci di sfondare nel mainstream pur avendo qualcosa da dire, pur mostrando testa e capacità creative importanti: per questo possiamo perdonare il suo ego smisurato e il suo look terribile

mavri (ha votato 8,5 questo disco) alle 0:28 del 3 agosto 2013 ha scritto:

Scardinati tutti i pregiudizi. Una tra le bombe dell'anno.

loson (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:12 del 4 agosto 2013 ha scritto:

La vediamo un po' diversamente, nel senso che prediligo la prima parte del disco - con la quale sei stato cattivello - mentre gradisco di meno la seconda, pur riconoscendo il valore di un colosso come "Blood On The Leaves" che da sola è un po' la summa delle diverse tecniche produttive/stili di West (c'è persino l'auto-tune finalizzato a disperate improvvisazioni quasi jazz come accadeva in "Pinocchio", hidden track di 808s & The Heartbreak). "I'm In It" e "Guilt Trip", all'opposto, mi piaciucchiano ma niente di che. "Hold My Liquor" spaziale. Giusto il voto e recensione preziosa, come al solito.

rdegioann452 alle 21:23 del 4 agosto 2013 ha scritto:

gran bel disco come al solito (preferisco però mbdtf). non so ancora che voto dargli, ma già che ci sono vi dico che born sinner di j cole è meglio di yeezus.

nebraska82 (ha votato 7 questo disco) alle 12:47 del 6 agosto 2013 ha scritto:

terribilmente tamarro, ma indubbiamente ci sa fare nel suo genere.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 13:47 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Qui il delirio di onnipotenza (spinto fino all'orlo del ridicolo) ha decisamente la meglio sulla facoltà di diluirlo e digerirlo attraverso le fiammeggianti evoluzioni dei pezzi. Da vero tamarro-dandy, nell'impossibilità di essere (più di quello che è già stato), West s'è ormai sublimato nella pura apparenza. E mi fa venire una voglia tremenda di ascoltare qualcos'altro o, perlomeno, qualcun'altro.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 13:49 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Anche la cover duchampiana è orrenda e pretenziosa come lui.

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:41 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Insistiamo sulla tamarraggine ma dimentichiamo i testi: a volte sono celebrazioni fastidiose della vita da star e del successo ottenuto, ma in altri casi Kanye osa e si mette in discussione. Per un artista anche mainstream sarebbe molto più facile occuparsi di altro e allinearsi ai vari 50 Cent e compagnia triste, anziché parlare di "New Slaves", sangue sulle foglie e tanto, tanto altro (potremmo citare Addiction, Diamonds From Sierra Leone etc..).

In certi atteggiamenti ha stufato anche me, ma secondo me il personaggio ha ancora una statura e un peso discreti, non è accostabile - se non mediaticamente - alla brodaglia propinata da MTV, tutta culi e dintorni.

Musicalmente poi la sua creatività, per quanto qui ci sia qualche crepa, rimane due spanne sopra la media. E' fra i pochissimi artisti hip hop capaci di sposare una concezione progressiva, nel maintream è forse l'unico oggi.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 21:14 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Si, assolutamente, è una delle figure storiche imprescindibili per questo genere. Il mio giudizio un po' nauseato (per troppa saturazione e presunzione) si limita a questo album. "My Beautiful Dark Twisted Fantasy" è uno dei miei preferiti.

Randolph_Carter (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:16 del 6 agosto 2013 ha scritto:

I testi sono il suo punto debole, diciamo la verità!

Ok per i temi sociali in "new slaves" (canzone basata su un'idea razzista, IMHO), ma gli altri testi narrano delle sue ex, del sesso e di com'è figo essere Kanye. Bah.

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:51 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Nei dischi precedenti però c'era molta roba, mescolata a tante sboronate di pessimo gusto, ma ecco non mi dirai che testi come quello di "Addiction", o di "Family Business" o di "Say You Will" sono insignificanti: per me volano due-tre piani sopra la media hip hop mainstream.

salvatore alle 21:38 del 3 dicembre 2013 ha scritto:

Meraviglia! Non so cosa mi prende... E ho aspettato mesi prima di ascoltarlo perché boh, che mi interessa di Kanye West?! Black Skinhead, New Slaves (la mia preferita, con quell'incedere asfittico prima della meravigliosa apertura melodica che ti fa rifiatare), Blood On the Leaves, Bound 2, Hold My Liquor mi fanno letteralmente impazzire.

Sicuramente nella mia Top10, tra un Camera Obscura e un Plantman... Maledetti, mi state traviando!

Lepo (ha votato 8 questo disco) alle 10:40 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Il divino Kanye non sbaglia un colpo. Blood on the leaves sicuramente tra i migliori pezzi dell'anno.

REBBY alle 12:02 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Di vino ne bevo di sicuro più io, lui preferisce cose più sofisticate eheh a parte gli scherzi il suo corpo contiene circa il 50% d'acqua, come quello di tutti noi più o meno, anche se lui non ne sembra tanto convinto ghgh a parte gli scherzi ancora è un figo perché è passato dalla Nike all'Adidas come farà la Juve lol

Va beh l'ho conosciuto qui (prima manco sapevo chi fosse) col precedente e più lo conosco più mi sta sui coglioni (non tu Lepo, che al contrario mi sei simpatico), devo essere sincero. Non credo che sto giro mi procurerò il suo cd (m'avete già fregato na volta eh lol), ma Blood on the leaves l'ho ascoltata e posso dire che per me, se togli la "salsa" (che è piena di glutammato mono sodico eheh) è un pezzo insulso. Ok la rece di Filippo mi spiega bene che non è vero, del sample perfetto, della pece nera scrostata e della nuova linfa apportata. E gli interventi sopra e sotto confermano. Mi sento solo in questo giudizio ed allora grido (con lo stesso maleducato candore dei bimbi, in gruppo, allo stadio) merda merda! mi sento meglio eheh

Lepo (ha votato 8 questo disco) alle 14:31 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Ricambio la simpatia nei tuoi confronti, nonostante la fede sportiva eheheh. Il ragazzo (ma ragazzo più o meno, dato che va per i 40) per quanto mi riguarda è talmente cafone nella sua buzzurraggine mediatica da risultarmi quasi simpatico, tanto è ridicolo, ma al tempo stesso divertente come un trash-movie dei più beceri.

unknown (ha votato 8 questo disco) alle 11:42 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

prendo in prestito l'ultima frase di salvatore...maledetti mi state traviando....

sta capitando anche a me

giuro odiavo il rap...poi per sbaglio ho sentito my beautiful e sono rimasto folgorato

ho cominciato ad ascoltare e acquistare tutto da " the college" a later..coadiuvandolo con drake ( anche se ancora non ho ascoltato il suo episodio che viene definito il migliore) e kendrick lamar..ebbene il rap di questa generazione non

ha nulla a che fare con quello della generazione precedente...perdonatemi ognuno ha i suoi gusti ..ma siamo passati dalla m... al risotto ( esclusi i beastie boys che però non facevano un rap convenzionale) ..questi di oggi sono davvero bravi

kanye rimane però il top..ho lasciato questo disco per ultimo aspettandomi qualche crepa ..e invece nulla ..anche questo è un gran disco

ma questo artista ha mai sbagliato un album?

Lepo (ha votato 8 questo disco) alle 14:41 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Anche io penso che il rap sia migliorato molto con gli anni, anzi, dirò di più, credo sia il genere che più di tutti ha saputo progredire dagli Zero Years ad oggi, mentre in molti altri si è assistito ad un costante peggioramento della proposta.

unknown (ha votato 8 questo disco) alle 11:44 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

l'unico dubbio riguarda la cover del cd..o meglio non c'è cover avrei preferito qualcosa d'altro

Dr.Paul alle 14:57 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

anche io devo essere diventato totalmente rincojonito perchè blood on the leaves mi sembra il solito pezzo burino-truzzo! me ne vado in analisi da Crepet...