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R Recensione

9/10

James Blake

Overgrown

Essere James Blake vuol dire almeno tre cose, oggi: saper scrivere canzoni, saper cantare canzoni, avere una classe infinita. Partiamo da un'idea semplice, anzi una certezza: "Overgrown", il secondo LP del nostro londinese, è un capolavoro. Il voto l'avrete visto ormai, ma mettetelo pure da parte. Qui si viaggia alti e i numeri restano fuori. Qui le luci si spengono e poi si riaccendono, si consumano lente ed esplodono feroci, brillano come neon e lampeggiano come lucciole nelle autostrade della notte. Questa è musica soul.

L'iniziale "Overgrown" è già il primo miracolo: humming appena accennato come a scaldare le corde e una base elettronica che già si perde sotto la pelle – rintocchi bassi, simmetrici, scuri ma non cupi – e la voce di Blake che subito si prende la scena con squarci profondi, a navigare tra gli spazi, disperdersi in piccoli echi e cristallizzarsi in versi chiaroscuri. "I Am Sold" non perde un grammo della bellezza della precedente, è il secondo miracolo: intro minimale, piccoli beat che iniziano piano a brillare sullo sfondo e una dimensione ancora più intima prende forma, mentre salgono i giri e i battiti pulsano sanguigni. Qui sta molta della maturità raggiunta da James Blake: la precisione assoluta che ha acquisito nel giostrarsi tra le diverse linee vocali, il modo in cui riesce a dosare gli strati, i livelli che si sovrappongono; mettiamo un attimo da parte l'elettronica – il post-dubstep che dicono circoli qui, e che pure c'è senz'altro –, Blake è finalmente diventato quel formidabile cantautore che si lasciava intravedere, a (molti) sprazzi, nell'esordio di due anni fa. Dietro ogni canzone, adesso, c'è un'idea precisa, dietro ogni idea la capacità – finalmente raggiunta – d'intrecciare splendidamente la solidità di una voce marmorea e quel groviglio mutaforma fatto di beat sbilenchi e batterie sincopate che calcificano nella struttura ossea di ogni canzone. Dimenticate la nebbia fittissima di infinite pause e sospensioni e continui rimandi che alzava il primo album, pur bellissimo: qui c'è molta più sostanza, e anche nei pezzi più raccolti e minimali ("DLM" e "Our Love Comes Back", quest'ultima forse la meno riuscita in un oceano di perle), Blake mostra uno slancio compositivo probabilmente irraggiungibile ai più, accompagnato in questi due episodi quasi solo dal pianoforte e riprendendo quella strada strettamente cantautorale percorsa già con la bellissima "A Case of You" in "Enough Thunder EP" (cover di Joni Mitchell).

Parlavano di sostanza e consistenza, ma prima una parentesi metafisica: "Retrograde", per dire, è un capolavoro come non se ne sentivano da tempo... una di quelle canzoni che si potrebbe ascoltare all'infinito (e io non ci sono vicino, ma ai 100 ascolti sì). Una canzone intensa, con un tappeto di synth a prendere lentamente il volo fino al decollo spaziale mentre accompagna Blake che intona con voce ispiratissima "I’ll wait, so show me why you’re strong/Ignore everybody else/We’re alone now/Suddenly I’m hit/Is this darkness of the dawn/And your friends are gone/When you friends won’t come/So show me where you fit/So show me where you fit..." in un crescendo emotivo da brividi, immersi in un lirismo vibrante, pieno di cambi di registro, Blake che passa dai toni scuri ai toni chiari, dall'entroterra magmatico di una voce gutturale al falsetto appena accennato, dalle note che rimbombano nella bocca chiusa alle note che esplodono dorate dalla bocca spalancata. In tutto e per tutto un capolavoro. Ma c'è ancora un corpo da raccontare: è il groove secco e magnetico di "Life Round Here", continuo rincorrersi di battiti pulsanti e versi sci-fi dei synth: impossibile non cedere così al futuro. Perché è proprio la sensazione di moderno oltre il moderno, di avveniristico, quella sinuosa idea-concetto di futuribile che, tradotta in musica, restituisce alle canzoni di Blake il profilo di artifici lontani nel tempo – suoni evoluti, nuovi ma non alieni – e fanno di lui il cantautore che più di tanti altri si sta avvicinando a una forma di canzone davvero nuova, originale, a metà strada perfetta tra fantasia sfrenata e sperimentazione controllata. "Every Day I Ran" è un altro universo di avanguardia a portata di mano: rap cosmico venato trip-hop (i samples sono presi da "Royal Flush" di Big Boi), deformazioni androgine in itinere, e tappeti di synth siderali a spaziare vasti tra le distanze. Poi ancora, altre contaminazioni: rap underground e soul overgrown nella gabbia buia di "Take a Fall For Me", tra claustrofobia e sollievo, pressione schiacciante nelle metriche chiuse di RZA e fremiti libranti nel cantato celeste di Blake. Una canzone tra forza di gravità e assenza di questa, che tuttavia non tutti apprezzeranno, probabilmente: il featuring è riuscito poco, è vero, ma i samples di Blake – già noti nei sui mix e nei suoi dj-set – rimangono momenti alti del disco.

E come nulla fosse, con l'aplomb del perfetto londinese quale è, il nostro rincara la dose e ci seduce con l'ultimo tris di canzoni, una più affascinante dell'altra: "Digital Lion" (con Brian Eno in produzione: prima ambient-oriented, poi pioggia di suoni aspri e mini-fratture glitch, e infine cavalcata di batterie elettroniche sincopate mentre mormorii e sussurri spalancano la catarsi mistica), quindi "Voyeur" (un soul pacato e disteso che cresce lentamente in uno spettacolo micro-house di luci e suoni, bpm in rampa di lancio e sirene synthetizzate sullo sfondo). E ultimo tra i gioielli, la bellissima "To The Last", consacrazione definitiva della scrittura di Blake (come sale la canzone... un synth che risuona come campane profetiche fino allo squarcio abissale aperto da una voce astrale – qui il nostro londinese viaggia altissimo – a dare una dimensione di intensa sacralità agli spazi che vibrano sospesi). Contemplazione pura.

"Overgrown" è quindi quello che resta dopo l'incredulità di una magia, il senso di meraviglia che solo il prodigioso smuove: la consapevolezza sfocata ma lucida di aver appena assistito a qualcosa di veramente nuovo e veramente significativo per la storia della musica, un sound che deriva, pezzo per pezzo, da molto passato già conosciuto per diventare altro ancora. Ladies and gentlemen, da Londra il soul del futuro. Che è presente.

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Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 43 voti.

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Jacopo Santoro (ha votato 7,5 questo disco) alle 1:12 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Affascinante

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 8:51 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Bravo Filippo, bella recensione per un disco che mi sta accompagnando da giorni...è sicuramente un disco di alto, altissimo livello...non so ancora dire se capolavoro, ma sicuramente un disco che resterà. E' vero che la forma canzone è più presente che in passato, che la lirica è ancora più curata...ragion per cui il paragone (da un punto di vista strettamente vocale) con Antony and the Johnson qui l'ho sentito più che nell'esordio...stranamente mi stanno bene anche i momenti (post-?next-?) hip-pop, e ho detto tutto. Questo ragazzo ha decisamente talento, e con lui tutti quelli che gli stanno dietro...un bel momento.

Filippo Maradei, autore, alle 11:43 del 10 aprile 2013 ha scritto:

A proposito di hip-hop... si parlava, giorni fa, di una sua possibile collaborazione con Kendrick Lamar: poi la semi-smentita di Blake in un'intervista di due giorni fa ("entrambi siamo pieni di impegni... vorrei.. mi piace tanto.. chissà..") ma tutto è ancora in forse. Io non oso immaginare cosa possa venire fuori da due teste così geniali, i due artisti che più mi hanno impressionato in questi anni (s'è capito, lo so! XD): in casi del genere il rischio che si possano annullare a vicenda c'è sempre, ma io rimango in trepidante e fiduciosa attesa!

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:52 del 10 aprile 2013 ha scritto:

...secondo me quella con Lamar è una collaborazione in pectore, e quest'album sa di citofonata a lui....intervenendo anch'io nel discorso "meglio questo o il precedente", secondo me questo arriva un attimino dopo, è quindi destinato a crescere...se così sarà, Filippo c'ha visto lungo. Se così non sarà, rimarrò nella mia attuale e prematura sensazione, ovvero che l'esordio è comunque meglio. Ci vuole almeno un annetto di ascolti però per poterlo dire...e chi ha fretta!

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 10:20 del 10 aprile 2013 ha scritto:

che dire: la maturità compositiva esposta non si accompagna con lo stupore e l'intensità estetica propria dell'esordio (che trovo ancora superiore, senza dubbio). ma ci sono grandi pezzi, qui dentro, eccellenze che rimarranno di quest'epoca: "retrograde", "i am sold", "to the last". bene anche la collaborazione con eno, "digital lion" (vertiginoso il crescendo tensivo dell'humming, in sospensione ambient, così come la ritmica ossessiva - da impostazione industrial, nella seconda metà, ma che industial non è - e spoglia che emerge nella seconda metà) in cui i rimandi sono tantissimi. caduta rovinosa, davvero, quella con rza in "take a fall for me" - che in termini di gestalt, spezza malissimo il disco; un po’ a vuoto nella sua sottrazione - seppur apprezzabile per portata emotiva à la hegarty), “dlm”. Sulla scelta di accelerare i tempi, colmare i lunghi vuoti, esempio è un gioiello come "life round here": tanto nella linea perfetta che pesca blake, quanto nel groove dei beats e nella resa sci-fi finale (come dice Fil) del synth. Coda sconvolgente anche quella di "voyeur", per un brano (nel suo insieme) non così ispirato. <<Perché è proprio la sensazione di moderno oltre il moderno, di avveniristico, quella sinuosa idea-concetto di futuribile che, tradotta in musica, restituisce alle canzoni di Blake il profilo di artifici lontani nel tempo>> frase che faccio mia –è ben altra cosa, e non vuol dire poi molto: ma una sensazione del genere c’è l’ho con bon iver, specie quello di “bon iver, bon iver”. Recensione di Filippo esemplare, evocativa (poetica in certi punti ), tecnicamente competente: complimenti amico!

Filippo Maradei, autore, alle 11:32 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Sì, il difetto più grande di "Take a Fall For Me" è proprio quello di spezzare malissimo lo scorrimento di tutto l'album: perché la parte di Blake è una piccola gemma presa da sola; ma in realtà pure RZA fa il suo, è che proprio la collaborazione non va. Un peccato... sicuramente avrei scambiato questa con la bonus-track (ben più evanescente, perfetta dopo le ritmiche asciutte di "Life Round Here"). Commento bello bello, Maurè: non siamo d'accordo sui giudizi ai due album (tu preferisci il primo, io di gran lunga questo), ma quanto scrivi (e come!) arricchisce la mia recensione e le idee che ho voluto mostrare dietro questa: vuol dire che ho fatto un buon lavoro. Thanks!

mendustry (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:13 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Semplicemente meraviglioso. Molto probabilmente sarà il miglior disco del 2013, in attesa dei Daft Punk...

salvatore alle 15:16 del 10 aprile 2013 ha scritto:

"I don’t wanna be a star / But a stone on the shore / Long door, frame the wall / When everything’s overgrown". Aperture melodiche di questo tipo (E delle parole vogliamo parlare? Lui ha questo dono di scrivere frasi - brevissime - che ti lacerano le viscere, grazie anche ad una voce dalla provenienza sconosciuta...) inseriti in contesti claustrofobici, come quello della canzone - title track - da cui il passaggio è tratto, hanno il potere mi mandarvi verso un altrove che esplicita tutto il dolore della bellezza.

Lo preferisco anche io di gran lunga all'esordio. Non voglio neanche parlare di maturità di scrittura - sebbene sia questa la mia impressione - perché non potrei supportare "scientificamente" l'assunto, ma di maggiore ricerca della melodia (Title track, "retrograde", "to the last"- il capolavoro tra i capolavori - la concentricità di "life round here", ne sono un esempio. Si tratta, tra l'altro, di brani che mi hanno conquistato al primo ascolto e, per me, il primo ascolto è fondamentale, spesso definitivo, per farmi l'idea di un album: non consideratemi troppo superficiale).

Fil erano secoli che non ascoltavo e commentavo un album da te - superbamente, è il caso di dirlo, al di là di ogni garbata frase di circostanza - recensito (fatta eccezione della parentesi Grizzly Bear) e la cosa mi fa molto piacere

Tornerò quando l'avrò assimilato per bene. E ci vorrà tempo, credo, perché per me non è un ascolto semplice e perché non voglio perdere la più piccola tappa di questo viaggio affascinante...

Filippo Maradei, autore, alle 22:47 del 10 aprile 2013 ha scritto:

E' un piacere per me che ti ritrovo a commentare E dici benissimo quando parli di una maggiore esplorazione melodica. Per me è proprio questo che lo rende un gradino superiore all'esordio: laddove lì c'erano bozzetti (squisiti) di brani, qui ci sono canzoni vere e proprie. E che canzoni...

sickseven (ha votato 9,5 questo disco) alle 16:57 del 10 aprile 2013 ha scritto:

In questo momento James Blake ha in mano il mondo

loson (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:16 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Per ora - sono a quattro ascolti complessivi, anche se certi pezzi ormai li conosco come il palmo della mano - non sono riuscito a "entrarci" come mi era accaduto con l'esordio (disco abbastanza epocale, diciamo): lo sento discontinuo, altalenante. Di certo contiene almeno tre-quattro pezzi sublimi: Retrograde, Voyeur, Overgrown, To The Last... E, sempre di certo, Blake resta "un grande", un musicista pieno di idee che non dorme sugli allori. Bellissima recensione, Fil. Quando descrivi Retrograde la prosa è sublime, e le tue riflessioni sull'artista sono sempre interessanti quando non illuminanti. Vediamo di lasciarlo decantare ancora un po', questo "Overgrown", e vediamo come cresce...

Filippo Maradei, autore, alle 23:00 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Avrei puntato su "Life Round Here" per le tue preferite... non so, forse per il future's calling che infittisce la trama quando i synth tendono alle stelle o giù di lì... Per me te lo porterai dietro per parecchio tempo, questo "Overgrown", e come profetizza il titolo ti si ramificherà selvaggiamente dentro.

Corra31 (ha votato 9 questo disco) alle 19:18 del 10 aprile 2013 ha scritto:

ero convinto che si sarebbe perso dopo l'album d'esordio. che, come gran parte dei musicisti inglesi che fanno urlare al miracolo col loro primo album, avrebbe poi avuto una caduta di stile, o un salto nella banalità...invece no...mi stupisce ancora, e mi affascina sempre di più la sua crescita e la sua evoluzione musicale. siamo di fronte a un talento pazzesco a mio parere

gull (ha votato 6 questo disco) alle 19:24 del 10 aprile 2013 ha scritto:

"... e se il primo faceva cagare di brutto, questo (....) pure non scherza per niente, anzi fa cagare ancora di più". Non l'ho ancora ascoltato, ma questo caustico commento del recensore di Blow Up mi ha fatto sorridere. A me del primo mi sono piaciute (senza particolari clamori) metà delle tracce, mentre il resto l'ho sempre trovato piuttosto scialbo e banale. Vedremo questo.

4AS alle 19:59 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Infatti è piatta, scilaba, banale una metà (se non di più) di quel disco. Però un pò l'hype che gli gravita attorno, un pò la sua capacità di "mascherare" un songwriting zoppicante... Ed ecco che tutti gridano al capolavoro. Cmq in qualche modo si distingue dagli altri, bisogna ammetterlo. Una piccola rivoluzione l'ha fatta, usa un linguaggio musicale nuovo ed è giusto dedicargli attenzione. Infatti sono curioso di ascoltare questo nuovo lavoro.

gull (ha votato 6 questo disco) alle 12:10 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Sono totalmente d'accordo con te. E' quello che ho sempre pensato, anche in positivo. Nel senso che ha una sua cifra stilistica (e non è da tutti, anzi), ha capacità evidenti. Ma a mio avviso ha anche una buona dose di ruffianaggine e tende un pò a stereotiparsi (a ripetersi, rendendo tutto molto simile). Detto questo, preciso che non condivido per nulla il giudizio del recensore di blow up. Ieri l'ho ascoltato e di certo non è esattamente lo schifo che egli ha rappresentato. Diciamo che ho anche voglia di riascoltarlo, quindi è un riscontro positivo.

Filippo Maradei, autore, alle 13:16 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Capisco l'impressione che può darti, quella sensazione che sia tutto un esercizio di stile, tanto mestiere e poca sostanza. Ma qui ci sono una valanga di idee dietro la lavorazione (curatissima) dei brani. E anche l'esordio lasciava intravedere uno spessore stilistico davvero notevole. Fidati, gli stereotipi semmai li sta creando lui...

gull (ha votato 6 questo disco) alle 9:17 del 30 aprile 2013 ha scritto:

"To the last", "Our love come back", "Dim", "I'm sold", "Voyer", "Take a fall for me" le butterei dalla finestra! Sono la metà dei pezzi, anche stavolta Arghhh

Niente da fare, per me ripete i pregi e difetti dell'esordio, scivolando spesso in facilonerie e/o svenevolezze assortite.

In ogni caso, complessivamente non è disprezzabile, i pezzi che non ho citato sopra mi piacciono.

P.S.: anch'io gli consiglierei di non esasperare la voce verso inflessioni lamentose.

sfos (ha votato 8 questo disco) alle 20:12 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Non si becca il massimo perchè mal digerisco Take a fall for me, ma per quanto mi riguarda Blake è riuscito a bissare il livello clamoroso del primo disco, che resta inarrivabile, ma che ora è ufficialmente non frutto di un caso isolato (e pensare che erano bastati due EP estemporanei per far parlare tutti di un Blake "in crisi"). Escluso questo pezzo, e forse le due lente DLM e Our love comes back, restano 5-6 pezzi che sono vette assolute. Retrograde è il capolavoro di una vita, e l'esplosione sintetica a metà brano è uno dei momenti più alti della musica di questi anni. Overgrown e To the last raggiungono livelli cantautorali insperati, non solo musicalmente, ma anche nella profondità delle liriche, che trasmettono emozioni nella maniera più subdola possibile. I am sold è la sua versione riuscitissima dell'r&b di Weeknd e Drake, mentre Life round here ripesca direttamente dalle produzioni di Timbaland, sempre con quel tocco glaciale e sensuale al tempo stesso che è il marchio di fabbrica di Blake. Il lavoro sulle voci in questi due pezzi è da capogiro, il modo in cui la fa passare dall'effetto sfocato-pitchato alla pura definizione è qualcosa che mi fa rabbrividire ogni volta, specie in Life round here, che proprio nelle manipolazioni vocali mi ricorda qualcosa dei Radiohead era Kid A. Digital Lion e Voyeur coppia danzereccia/futuristica da cardiopalma. Sono vicino alla decina di ascolti ma ho trovato di nuovo un posto in sintonia col mio cuore.

Filippo Maradei, autore, alle 20:38 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Verissimo, la cura nelle voci che si rincorrono in "Life Round Here" è qualcosa di veramente speciale. Ottima analisi.

sfos (ha votato 8 questo disco) alle 21:35 del 10 aprile 2013 ha scritto:

Eccelsa anche la tua, avevo dimenticato di dirlo

george (ha votato 9,5 questo disco) alle 12:49 del 14 aprile 2013 ha scritto:

...ammazza! Mi sono buttato in ginocchio e non riesco a rialzarmi!

Paul8921217 (ha votato 8 questo disco) alle 18:34 del 15 aprile 2013 ha scritto:

Lo sto ascoltando dallo stereo da due giorni e mi piace, tanto.Aspetto di sentirmelo in cuffia per giudicarlo del tutto, ma ha delle punte che già mi colpiscono molto, Voyeur, Retrograde e Life Round Here su tutte.Take a Fall for Me spezza troppo secondo, dopo solo tre tracce, e non mi convince, comunque sono contento di averlo acquistato, ne vale la pena assolutamente!bello!

Gio Crown (ha votato 7 questo disco) alle 19:50 del 15 aprile 2013 ha scritto:

"rintocchi bassi, simmetrici, scuri ma non cupi,,,la precisione assoluta che ha acquisito nel giostrarsi tra le diverse linee vocali, il modo in cui riesce a dosare gli strati, i livelli che si sovrappongono..." cito il recensore perchè è riuscito a dare voce alle mie sensazioni all'ascolto del disco. Sono nuova a questo genere, ma lo trovo così emozionante...la voce carezzevole di James, perfettamente incastonata nella musica mi ha letteralmente stregata.

casadivetro (ha votato 9 questo disco) alle 10:59 del 16 aprile 2013 ha scritto:

Un abisso di perfetta geometria.

Matematico, razionale, un killer a sangue freddo che riesce a irradiare di calore ogni ambiente.

Quest'uomo è il futuro.

Totalblamblam alle 11:23 del 21 aprile 2013 ha scritto:

quando canta mi fa cascare le pallebre...sembra che dica messa. come si fa a reggerlo uno che canta così? I can't

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:41 del 29 aprile 2013 ha scritto:

cmq far "cascare le pallebre" è geniale...rido di gusto...

Lezabeth Scott alle 15:23 del 21 aprile 2013 ha scritto:

ghghgh..."pallebre"...ghghgh

Lezabeth Scott alle 15:34 del 21 aprile 2013 ha scritto:

Va detto che nei paesi anglosassoni, storicamente più saggi ed equilibrati nell'uso dello strumento del voto, ha una media di 8,1. Qui siamo un po' ultras.

TexasGin_82 alle 16:26 del 6 agosto 2013 ha scritto:

8,1 dicevi?

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:03 del 21 aprile 2013 ha scritto:

Non sempre riesco ad entrare in sintonia con il particolare timbro vocale di James, ma ciò non toglie che il disco sia veramente molto bello, ben scritto e ben arrangiato. Elettro-soul che veleggia su tappeti ritmici minimali e un filo dubstep, melodie e interpretazioni in media molto efficaci. Grande Filippo, sempre più bravo.

Dr.Paul alle 16:41 del 29 aprile 2013 ha scritto:
Lezabeth Scott alle 18:25 del 29 aprile 2013 ha scritto:

"Zenzibbili"...ghgh questo è fuori...

Filippo Maradei, autore, alle 19:20 del 29 aprile 2013 ha scritto:

1 stelletta a Blake e 3 all'ultimo (bruttissimo) dei Darkstar... questo già la dice lunga! Ma poi che recensione è? Non c'è scritta mezza sillaba della musica che fa... LOL

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:37 del 29 aprile 2013 ha scritto:

rollingstone lo stesso che ha definito "capolavoro" l'ultimo dei Muse con un 8 (o 9, ora non ricordo)? Credibilità, dove sei finita?

Filippo Maradei, autore, alle 2:34 del 30 aprile 2013 ha scritto:

Questa non la sapevo... sempre peggio direi! XD

Totalblamblam alle 21:23 del 29 aprile 2013 ha scritto:

Essere James Blake vuol dire almeno tre cose, oggi: saper scrivere canzoni, saper cantare canzoni, avere una classe infinita. ne siamo così sicuri? al live l'ardua sentenza ( c'è da dire che lana del rey è ache peggio on live)

se questo è il soul del futuro almeno una t shirt decente cazzo

salvatore alle 10:28 del 30 aprile 2013 ha scritto:

Dal minuto 37.00 (più o meno), parte "To the last". Non smetterò mai di dirlo: meraviglia (anche dal vivo)!!!!

Less is more...

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 12:21 del 25 maggio 2013 ha scritto:

un ottimo ritorno, capace di consolidare una maturità ed un'autorevolezza invidiabili. certo, il salto nel vuoto dell'esordio è ben lontano. ma il godimento rimane!

casadivetro (ha votato 9 questo disco) alle 12:55 del 28 maggio 2013 ha scritto:

Dal vivo è eccezionale, le canzoni rendono tanto.

andrea-s (ha votato 8 questo disco) alle 10:52 del 5 luglio 2013 ha scritto:

Lavoro molto bello. I crescendo flemmatici di Overgrown e Voyeur sono estasi pura. Bravo Blake.

Lepo (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:16 del 6 settembre 2013 ha scritto:

Molto affascinante. L'ho apprezzato maggiormente rispetto al primo, sin troppo idolatrato e hypato. Le mie preferite: Overgrown, To The Last, Voyeur, Retrograde (una delle canzoni dell'anno, sicuramente). Orrenda Take a Fall For Me, che c'azzecca col resto??

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 13:06 del 25 febbraio 2014 ha scritto:

Condivido tutto quello che ha scritto Filippo nella rece a proposito di questo album. Splendida recensione, sono felice che James mi abbia ascoltato eheh Ora, mi braccobaldo al prossimo scritturare qualche valido collaboratore che aumenti la varietà strumentale ghgh Questo comunque è un capolavoro che rimarrà nel tempo.

alekk alle 20:04 del 5 aprile 2015 ha scritto:

Retrograde è di una bellezza disarmante. Da brividi . Poi Overgrown,Life Round Here,Digital Lion,Voyeur. Tantissima roba