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R Recensione

8/10

Salmo

Hellvisback

PARENTAL ADVISORY: explicit lyrics in multiple language (Italian, English, Sardinian).

Non si offendano quei cagalloni di Wikipedia, ma per quello che ricordo io la storia del rap italiano ha vissuto solo due epoche. Una prima fase "underground" che, sebbene non fosse esente da ingenuità e eccessiva fascinazione statunitense, aveva dalla sua elementi innovativi e ampia libertà di espressione. La seconda fase è quella attuale, nata dopo i fenomeni Fabri Fibra e Club Dogo e adottata dalle giovani generazioni come musica "mainstream". Ecco, questa nuova generazione, almeno per chi scrive, spesso è merda. Ho personalmente visto dal vivo dei "rapper" lagnarsi attraverso l'autotune perché la ragazza li aveva lasciati per un altro. Ho ascoltato "nuove star dell'hip-hop italiano" prodigarsi in coretti che nemmeno Max Pezzali ubriaco oserebbe. "Un esercito di mercenari telecomandati senza filo loffi figuri con scopi poco chiari filo nazisti nell'anima" direbbe Sandro Orrù.

Classificazione tagliata col machete, si dirà, o comunque a cazzo di cane, ma la sostanza questa era e questa rimane. Nel mezzo, ovviamente, c'è tutta una nuvola grigia fatta da chi resiste (il Dj Gruff di cui sopra, altra categoria), da qualche fuoriclasse di successo (Ensi, ad esempio), da qualche vecchia gloria che ha cambiato mestiere (Neffa) e da un sottobosco pieno di idee che purtroppo pochi conoscono.

Esattamente nel mezzo c'è Salmo. Classe 1984, Maurizio Pisciottu è artista poliedrico (rapper, produttore, musicista e regista) e intelligente, caratteristiche che gli hanno permesso di conquistare le giovani generazioni senza ricorrere ad espedienti, di usare il suo linguaggio a prescindere dal contesto, di stare sul palco tra i "grandi" del genere solo grazie allo stile e alle proprie capacità di compositore e rapper. Sull'unicità della figura di Salmo si possono solo fare congetture (ma è ipotesi personale anche l'unicità stessa, anzi chi scrive spera di essere prontamente smentito): da un lato, il fatto di aver raggiunto il successo in età adulta gli ha permesso di gestire la notorietà con le spalle coperte da maturità personale e da anni di gavetta. Dall'altro il provenire da ambienti musicali "alieni" ("La mia zona era la Z B, Heavy Metal Kids la versione beta dell’MC") ha dato al rapper sardo la fortuna di conservare uno stile personale e consapevole ("dove cazzo vai se non sai da dove vieni?"). Che sebbene la cosa lo faccia incazzare ("Vai a spiegare che il mio è rap, non è crossover", puntualizzava qualche anno fa) è un perfetto incontro tra rap vecchia scuola ("Giuda") e modernità ("Io Sono Qui"), nonché tra il Salmo hardcore degli esordi ("La festa è finita") e la sua incarnazione 2.0 ("L'alba"). Non solo, "Hellvisback" è una svolta nella produzione dell'uomo mascherato perché introduce elementi di omogeneità narrativa (una sorta di concept che racconta il ritorno di Elvis sotto forma di super-eroe infernale) e musicale, perché rielabora gli elementi rock in chiave "rap", ovvero ad esclusivo supporto delle liriche.

[I testi. Dal Salmo n°4 (featuring hiperwlt a.k.a. Mauro Molinaro): Overground per sound e nelle liriche, Salmo. Sempre sovrabbondante nel citare, acuto e mai settario nel pescare da fumi di pop sperso, per creare immagini/analogie taglienti. Un “come” di rabbia e rivendicazione, ma anche riconoscenza ("sapevi che il mio primo disco / ha fatto la storia ma dopo i Sangue Misto"); ancorato, con orgoglio misto a sprezzo/sarcasmo, a una cultura post che spazia, trasversale, fuori e dentro i media - "viviamo tra gli inchiostri / col fegato Bukowski; potrei fare jogging / tutto fatto come Janis Joplin" da “Io sono qui”; “coprimi di soldi Jerry Maguire / è quello che hai pensato quando eri nei guai [...] soffio sull’occhio di George Orwell" da “1984”. Media dominanti, per rendere iperattivo e frammentato il flow, che associato al suono è cinematico: con un concept fumettistico e ed elvisiano a sorreggere tutto, quando il filo si sperde e non rimane che l’ego. Un ego espanso, benché mai eccessivamente invadente, e che rivendica una storia di successo nato dal nulla (“1984”, per dire). È, anche, una storia di territorialità primigenia, quella di Salmo: forma mentis, pelle ("anche se mi spari / c'ho la pelle come i cinghiali / sardo come Zedda Piras"), filtro attraverso cui elaborare a cui tornare - perché un paese ci vuole, ricorderete Pavese. Infatti “1984” è summa autobiografica dell’autore, una progressione cronistorica da Olbia a Londra a Milano. Posto in cui continuare a coltivare un discorso allo specchio, permeato di simboli e riflessioni contaminate da usi e immagini tanto contemporanee quanto sacre. Ché dio, in “Hellvisback” (e non solo qui), è sempre presente; in un confronto sì frontale ma anche affiliato ("Dio mi parla nel sonno" da “L’alba”), probabilmente esaltato dagli anni che passano (“a sedici vuoi scopare / a venti vuoi scappare / dopo trenta non ti resta che guardare / a quaranta vediamo se sono qui compare"). Colpisce, in Salmo, questa spezzettatura delle liriche, ma allo stesso tempo è lucido nel rifarsi alle icone trash/pop del passato, e come si diceva ad immagini d'entertainment molto attuali. Un reale di narcisismi mostruosi (amo il rap / come Kanye West / ama Kanye West, da "Mic Taser") e asfissia social ("falla ‘sta foto di gruppo / io me ne fotto di brutto; chiedilo a Shazam chi è Salmolebon") da “7 am”; “quando non c’era l’I Phone / l’alba senza il filtro / somigliava a Zion / descritta in un dipinto” in l’”Alba”), tagliole sul suo kitsch e verso il nazionalpopolare ("Potrei fare come il Volo / iscrivermi al coro” da “Io sono qui”); un reale di retorica, tanto nella politica quanto nel quotidiano ("Craxi mangia coi tentacoli" da 1984; "in Italia ascoltano più Renzi dei Rancid" da “Bentley vs Cadillac”; per retorica, musicale e non, “La festa è finita” in blocco) e su cui Salmo crea un immaginario pulp e critico, più che analitico e moralistico]

E' un disco completamente suonato (e anche qui la distanza con i suoi compagni "di classifica" è evidente) già dalle prime note di "Mic Taser" o dal botta e risposta chitarra/batteria di "1984". Il retroterra rock si inserisce alla perfezione nelle sonorità dubstep ("dicono sia morto il rap/infatti da quest'anno fanno tutti trap"), come se le ultime istanze della musica elettronica fossero nate e concepite per aggiornare il suono dell' hardcore rap. Sa di aver fatto il salto e lo dimostra in ogni pezzo, autocitandosi (dal "riconosci il nome" di "S.A.L.M.O." all' "adesso tutti sanno il nome" di "1984" sono passati appena tre anni), concedendo momenti "pop" (sempre "1984"), spingendo sull'acceleratore senza ritegno ("Bentley vs Cadillac", con Travis Barker dei Blink 182 dietro le pelli) o sbruffoneggiando nella migliore delle tradizioni rap ("Io non ci provo mai, ci riesco e basta, potrei fare come te che non fai un cazzo").

Salmo è qui, adesso tutti sanno il suo nome, e sanno che non cede il mic a nessuno (non troverete i soliti featuring che rendono i dischi rap una riunione di vecchi amici), e probabilmente non cederà la prima posizione a nessuno. Amici di Maria, X Factor e La Fattoria, giovanotti morti di malinconia, Pisciottu vi ha spazzati tutti via.

V Voti

Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 9 voti.
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C Commenti

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FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 11:31 del 14 febbraio 2016 ha scritto:

Recensione che mi sento di condividere nei tratti essenziali. Album tanto lucido quanto oppresso dal senso di confusione/impotenza. In cerca di riscatto, disincantato, anzi spietato, Salmo ha il merito di aggirare le dinamiche della banalità. E sfrutta in modo intelligente nomi, rimandi, citazioni (Kanye West, Renzi, Charlize Theron, Johnny Depp e mille altri), risultando decisamente contemporaneo. Salmo si crea un universo proprio, e questo per un artista è il primo e più importante merito. Dal punto di vista musicale, siamo anni luce sopra la triste media dell'hip hop italiano: dal reggae alle tendenze "hardcore", Salmo non si fa mancare nulla.

Diciamo che non mi imbattevo in un lavoro così interessante in questo ambito dai tempi dei primi Uochi Toki: non è facile combinare le strutture ruvide dell'hip-hop con la musicalità "dolce" della nostra lingua, specie dal punto di vista metrico e ritmico (cioè, Salmo è bravo a combinare le due forme di espressione, come riusciva ad esempio a Frankie Hi-Nrg, o nel rock al miglior Ferretti).

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 14:12 del 5 marzo 2016 ha scritto:

Splendido. Nella top 20 dei migliori album rap italiani (di sempre). Dei contemporanei di casa nostra è quello che fa le cose più belle.

TexasGin_82 (ha votato 8 questo disco) alle 13:48 del 24 giugno 2016 ha scritto:

Bravo Fabio, una recensione buona e giusta!

E quoto anche FrancescoB e Franz Bungaro. Anche per me questo album è la cosa migliore in ambito hip hop nostrano dai tempi di Libro Audio e CAED. In particolare mi colpisce come sia riuscito a far coesistere tanta qualità in un lavoro anche abbastanza mainstream. Sicuro c'entra la voglia di arrivare unita a una certa integrità artistica, e il voler fare tutto di testa sua, in prima persona, testi, basi, suonare, produzione, video. E tutto quanto fatto con i controca**i. Bello, bello, bello, fresco.

TexasGin_82 (ha votato 8 questo disco) alle 13:52 del 24 giugno 2016 ha scritto:

Bravo Fabio, una recensione buona e giusta!

E quoto anche FrancescoB e Franz Bungaro. Anche per me questo album è la cosa migliore in ambito hip hop nostrano dai tempi di Libro Audio e CAED. In particolare mi colpisce come sia riuscito a far coesistere tanta qualità in un lavoro anche abbastanza mainstream. Sicuro c'entra la voglia di arrivare unita a una certa integrità artistica, e il voler fare tutto di testa sua, in prima persona, testi, basi, suonare, produzione, video. E tutto quanto fatto con i controca**i. Bello, bello, bello, fresco.