Patrick Wolf
The Bachelor
Gli anni dispari sembrano essere quelli preferiti da Patrick Wolf, quarto disco e quarto cambio di label per l’irrequieto ex enfant prodige. Registrato a Hastings nel Sussex, il nuovo album era stato inizialmente programmato come doppio cd intitolato Battle, pochi mesi fa il cambio di strategia, la decisione di pubblicare i due dischi separatamente, The Bachelor subito nei negozi e The Conqueror (questo il titolo del secondo disco) a seguire nei prossimi mesi; altra novità di rilievo la creazione di una etichetta personale tramite il sito Bandstocks, la Bloody Chamber Music permette ai fan di diventare azionisti del progetto Wolfiano, con 10 pound si acquista una quota del pacchetto, contribuendo così alle spese di registrazione e marketing, oltre ad avere accesso a servizi esclusivi.
The Bachelor è un'opera eccellente, espressione viva e pulsante dell'attuale mondo interiore del protagonista, qui capace di raggiungere un furore profetico senza precedenti. Autore, arrangiatore, polistrumentista, produttore, pensatore, la sua ricca formazione culturale e la profonda conoscenza delle materie pop e classica, sono solo sporadicamente riscontrabili nei suoi colleghi contemporanei. Ad un ascolto approfondito The Bachelor non offre nessuna novità sostanziale rispetto al passato, si presenta più che altro come summa dei suoi lavori precedenti, persino le incursioni gospel, qui ostentate con intensa delicatezza, a ben vedere sono sempre state parte complementare del bagaglio lirico dell’autore.
L’interazione tra elementi pop, penetrazioni di elettronica, ornamenti classicheggianti, continua ad essere il marchio distintivo dell’ex corista di chiesa, ecco Hard Times coniugare splendidamente le chitarre con un'aristocratica sezione d’archi, l’azzardato art pop di Oblivion riporta alla mente alcune sperimentazioni di Laurie Anderson in Big Science, grazie anche alla voce narrante di Tilda Swinton…il “suono” della speranza in una oscura fiaba di redenzione; ancora la Swinton, stavolta l’attrice inglese recita la parte della madre di Wolf, con dei contrappunti vocali di grande suggestione nell’arida Thickets, asciutta melodia per piano archi e flauti (omaggio a The Wasteland di T.S. Eliot).
La titletrack è uno splendido voodoo folk dal battito ancestrale: “The Bachelor è stata scritta per due voci, quelle di uno scapolo (bachelor) e una zitella (spinster), Eliza Carthy è una straordinaria folk singer e violinista, è stato un onore per me lavorare con lei” ; Damaris è un altro gioiello incastonato nella tragica storia di una outsider tzigana spentasi suicida, impressionante la disinvoltura con cui si passa da una elegante sezione d'archi ai bassi sintetizzati mantenendo inalterata la fluidità sonora.
Ci troviamo di fronte al miglior disco di un Patrick Wolf pienamente conscio delle sue potenzialità, travolgente e contagioso, in grado di adulterare ogni ingrediente a suo piacimento: Count Of Casuality... un pò come avere i Telefon Tel Aviv e i Blind Boys Of Alabama negli stessi quattro minuti, lo spessore lirico di Who Will? e Blackdown potrebbe provocare brusche contrazioni muscolari in Marc Almond e Antony and the Johnsons, le tinte fosche e teatrali di The Sun Is Often Out e Theseus potrebbero addirittura metterli in ginocchio; naturalmente c’è tempo anche per ballare con Vulture, un upbeat techno in salsa thrash, e Battle, inedita e rumorosa collaborazione con Alec Empire di Atari Teenage Riot.
Decisamente incomprensibile la scelta di far uscire a giugno un disco che richiede un processo di assorbimento poco adeguato agli umori estivi (avrebbe meritato un bell'ottobre), ma tant’è. Con The Bachelor Wolf prosegue il suo personale percorso di deformazione degli automatismi del linguaggio pop comune, un meraviglioso disco-bijou.
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