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R Recensione

9/10

Patrick Wolf

Wind In The Wires

Ci sono dischi capaci di tirare fuori umori e ricordi sepolti da tempo o che non pensavamo neanche di avere, dischi che riescono a palesare alla perfezione i nostri stati d’animo più intimi e che si insediano sottopelle al primo ascolto per rimanervi per sempre.

Wind in the Wires è uno di questi, mirabolante opera seconda di una delle sorprese più felici fra i songwriters del nuovo millennio : il polistrumentista Patrick Wolf.

A 20 anni non ancora compiuti pubblica il suo primo album “Lycanthropy” in cui getta tutto il suo entusiasmo insieme a vicissitudini e (in)successi adolescenziali senza paura di mettersi in gioco.

Due anni dopo eccolo tornare alla carica con un’opera molto più matura, che si discosta dall’esordio, pur conservandone i tratti e gli spunti più interessanti.

Non ritroviamo più quindi gli slanci smaccatamente elettro-pop come “Bloodbeat” o “A Boy Like Me” che caratterizzavano il primo album, ma prende piede un’attitudine classica o a volte vagamente folk.

Già dall’inizio si intuisce che Patrick fa sul serio, attaccando in “The Libertine” con pochi accordi di piano che vengono interrotti poco dopo da un’accattivante sezione di violino ed effetti che richiamano sospiri ed il rumore di zoccoli di cavalli al galoppo.

Ma che il nostro si sia gettato alle spalle insicurezze e traumi precedenti (merito anche degli studi al Trinity College Music Conservatoire) diventa sempre più evidente con ballate melodiche e romantiche come la bellissima e struggente title-track e “Teignmouth”, che esterna una malinconica ricerca di libertà, o con i ritratti bucolici di “The Railway House” e “The Gyspy King”.

Padronanza dei propri mezzi e consapevolezza del proprio fascino si avvertono poi nelle trascinanti e ritmate “This Weather” e “Tristan”, che sfoggia un battito dai sapori industriali.

Ammaliante e spesso imprevedibile l’uso della voce per tutta la durata, una delle caratteristiche su cui Patrick ha lavorato maggiormente durante la gestazione dell’album.

In definitiva “Wind in the Wires” sembra una presa di coscienza della propria natura, un voler trovare il proprio posto nel mondo dopo la trasformazione “da lupo a uomo” effettuata in precedenza ; messi da parte la rabbia e gli sfoghi di “Lycanthropy”, l’artista si concentra su una ricerca di pace e felicità che sembra poi aver trovato nel recente “The Magic position”, ma questa è un’altra storia.

Uno dei paragoni più discussi è quello con David Bowie e non posso fare a meno di lanciare il sasso: il Duca Bianco diede alle stampe “Hunky Dory” quando aveva 24 anni, Patrick qua ne aveva due di meno.

V Voti

Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 17 voti.
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REBBY 9/10
loson 10/10
Cas 8/10
cielo 9/10
Lobo 7/10
gull 8/10
4AS 8/10
lady elk 9,5/10
Steven 8/10

C Commenti

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Enrico Venturi (ha votato 9 questo disco) alle 22:48 del 18 giugno 2007 ha scritto:

Best of 2005

Finì in testa alla mia classifica dei dischi migliori del 2005, e ancora oggi lo ritengo uno dei più belli ascolati negli ultimi anni..forse un po' sottovalutato...anzi, sicuramente.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 9:31 del 6 novembre 2008 ha scritto:

Anche per me uno dei migliori album di questo nuovo millenio.

Utente non più registrato alle 19:25 del 11 dicembre 2009 ha scritto:

Libertine, Tristan e la seconda impronunciabile sono dei pezzi che spaccano. Ma poi basta.

Utente non più registrato alle 23:09 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

Sono stata cattivella con quest'album, un 8 lo merita appieno. L'unico della discografica del HE-Wolf che si salva. Bello, ordinato, pulito. OK!

Lobo (ha votato 7 questo disco) alle 12:59 del 9 gennaio 2010 ha scritto:

RE: ?

Cioè, prima 5 poi 8 nel giro di un mese? La rivalutazione del Lupo. Dai, questo è un bel disco, chi non lo capisce ha problemi ai timpani!

gull (ha votato 8 questo disco) alle 17:27 del 25 febbraio 2010 ha scritto:

Gli altri dischi di Wolf non li ho ancora digeriti, ma sarà un problema mio. Questo, invece, lo trovo riuscito.

gull (ha votato 8 questo disco) alle 17:40 del 25 febbraio 2010 ha scritto:

RE:

Aggiungo che, nella semplicità e linearità di questo disco, emergono chiaramente il talento e le capacità di Wolf.

Senza gli "effetti speciali" e le ridondanze di altri dischi, lo preferisco senz'altro.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 15:53 del 13 giugno 2011 ha scritto:

Rispetto allo scapolo, questo è meno tronfio negli arrangiamenti, meno pretenzioso, meno tutto, è un disco da cantautore menestrello. Però io continuo a preferire lo scapolo, che a mio parere è un capolavoro. Qui c'è una partenza da capogiro (Libertine e Teignmouth spettacolari) e altri numeri da fuoriclasse (This Weather e Tristan). Il resto si adagia su livelli di (garantita) gradevolezza. Ho il presentimento che Lupercalia non mi convincerà...