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10/10

John Lennon

Plastic Ono Band

John Lennon il genio, il grand’uomo, il “capo” dei Beatles, il grande compositore, l’attivista politico, il poeta, il martire, il mito.

John Lennon lo scoppiato, il pigro rintanato a Manhattan a letto davanti al televisore, il succube di una giapponesina avida e furba, l’ex-capo dei Beatles poi soppiantato da McCartney, il mitizzato, il sopravvalutato.

Difficile farsi un’idea stabile di John Lennon. Può aiutare la fruizione di quest’album, terribile e intensa raccolta di esternazioni per lo più di angosce e malesseri, in forma sempre e comunque asciutta e scheletrica del tutto lontana da qualsiasi rivestimento ed abbellimento pop. Lennon fa uscire le canzoni come fiotti di sangue, scoperchiando il pentolone di irrisolti sensi di colpa ed insoddisfazioni croniche che annichiliscono la sua mente.

C’è il lutto/abbandono mai accettato/perdonato di sua madre (“Mother”, “Mummy’s Dead”) la quale, rimasta incinta da un tizio subito dileguatosi, abbandonò John che aveva cinque anni affidandolo a sua sorella e poi, quando aveva preso a frequentarlo un po’ che era ormai ragazzo, morì in un incidente stradale.

Madre tu mi avesti ma io non ti ebbi mai

Io ti volli e tu non mi volesti…

Padre tu mi lasciasti, ma io non ti ho mai lasciato

Avevo bisogno di te, tu non ne avevi…

C’è l’eroina che scorre fredda e pericolosa nel suo corpo, con l’alternarsi delle fasi di assunzione e di dolorosa astinenza e disintossicazione. Ci sono tutti i miti e i progetti ai quali si è dato in passato e che ora gli si rivelano vuoti, ipocriti. “God” è la canzone più flagellante per questo:

Dio è il concetto attraverso il quale misuriamo il nostro dolore…

Non credo alla magia, alla bibbia, ai tarocchi, a Hitler

A Gesù, Kennedy, Bhudda, Mantra, Gita, Yoga, ai re, a Presley, a Dylan, ai Beatles…

Credo solo a me e a Yoko…

Il sogno è finito, ieri cavalcavo le onde, oggi sono un altro...

E poi ancora “Ieri ero il Tricheco (“The Walrus” celeberrima sua canzone), oggi sono John…”. La “botta” della fine dei Beatles, benché perseguita e voluta, è causa di ulteriore smarrimento e senso di solitudine (“Isolation”, drastica e amara pure questa):

La gente dice che doveva essere fatto

Ma non riesce a capire quanto ci dispiace?

Tutti abbiamo bisogno di una casa…

In mezzo a tali mortiferi sfoghi spuntano tracce di vitalità e saldezza d’animo, rappresentate da pensieri d’amore (“Love”, appunto, semplice e toccante), autoincoraggiamenti (“Hold On”) oppure combattive e lucide denuncie sociopolitiche (“Working Class Hero”):

Ti bastonano a casa e ti battono a scuola

Ti odiano se sei intelligente ti trattano come uno scemo

Finchè non sei abbastanza rincoglionito da seguire le loro regole

Ti drogano con religione sesso e TV

Ti fanno pensare di essere svelto evoluto e libero

Invece sei ancora un cazzo di villano, assolutamente…

L’ultima strofa è la più bella:

C’è un ufficio lassù in cima ti dicono ancora

Ma prima devi imparare a sorridere mentre uccidi

Se vuoi veramente essere uno dei ragazzi in cima alla montagna…

La musica che accompagna tali rigurgiti di depressione, schifo e tenue speranza è minimalista ed essenziale, un po’ di pianoforte e di chitarra, il disponibile Ringo alla batteria, gli amici Klaus Woorman al basso e Billy Preston per le parti più difficili di piano.

Lennon è stato capace di tutto, nel bene e nel male. Qui mette a nudo la sua anima senza pietà e commiserazione e minimo pudore ed è questa la grande forza di quest’album: vera umanità, vera crisi, vera opera fatta per se stesso e non per questo anzi proprio per questo capace di coinvolgere chiunque lo desideri. Con la schiettezza e la profondità e l’efficacia procurate dall’urgenza e il coraggio e la sensibilità e la voglia sue.

E’ Arte, quindi.

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Voto degli utenti: 8,8/10 in media su 28 voti.

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neonlicht (ha votato 10 questo disco) alle 22:19 del 24 aprile 2007 ha scritto:

e questa sarebbe una recensione?

fortuna che ne esistono milioni di recensioni del qui presente disco, se lennon si fosse affidato alla tua a quest'ora non so come avrebbe reagito.

la riempi di aggettivi che del suddetto lavoro non dicono assolutamente nulla, dici tutto e il contrario di tutto, ovvero, azzeri il messaggio.riporti stralci di liriche a casaccio.riduci yoko ono ad "una giapponesina avida e furba" perchè è ovvio che ti sfugge chi sia realmente e che ruolo abbia avuto su lennon. sappi che qualche influenza positiva l'ha avuta eccome e che non è mai stata una sprovveduta.

per non parlare dell'importanza che si dà alla musica in questa tua recensione...dov'è?

"un po’ di pianoforte e di chitarra"

ma che vuol dire?che vuole dire?ma ti rendi conto che un po' di pianoforte e di chitarra si trovano ovunque?

e per concludere lasciami dire che hai tralasciato il punto più importante:l' input del disco.5 righi per dire che la madre era morta e il padre bla bla bla e neanche uno in cui sia citato Janov, urlo primordiale, regressione all'infanzia, le due tracce che aprono(non a caso) e chiudono il disco nella stampa originale...insomma per farla breve complimenti per la pessima recensione

doopcircus (ha votato 9 questo disco) alle 1:22 del 25 aprile 2007 ha scritto:

e questo sarebbe un commento ?

Piccola nota: Lennon non reagirebbe perchè a quest'ora viaggia placido per le praterie di Manitù.

Forse comunque si prenderebbe il tempo di leggere una recensione che assume volutamente un'impronta personale per ripassare dalle parti di un disco si cui si sono già spesi FIUMI di parole. E a quel punto si accorgerebbe che la Yoko Ono avida e furba rappresenta solo uno dei due estremi di un'introduzione giocata proprio sull'antitesi di pareri contrapposti.

La libertà di esprimersi è una bella cosa. E' un peccato abusarne per rendersi antipatici.

neonlicht (ha votato 10 questo disco) alle 18:44 del 25 aprile 2007 ha scritto:

bahahaha

la libertà di esprimersi è una cosa, la malainformazione è un'altra.

impronta personale?

scusa ma io su un sito che si chiama

"storia della musica" ci vorrei trovare i doveri di cronaca ed tra parentesi l'impronta personale, se no vai a scrivere su "opinioni della musica"dove tutto è lecito, pure l' essere disinformati.

per alcuni hitler e stalin sono stati dei grandi,

nella storia sono dei dittatori carnefici.

a buon intenditor poche parole...

la storia è un'altra cosa...come la cultura...informati pure tu prima di parlare...ti ripeto...manca il pilastro del disco...buonanotte...

doopcircus (ha votato 9 questo disco) alle 20:01 del 25 aprile 2007 ha scritto:

RE: bahahaha

Il fatto che tiri in ballo Stalin e Hitler a chi ti ha semplicemente fatto notare che ti stavi rendendo antipatico e che la tua osservazione era eccessivamente velenosa la dice lunga sulla tua capacità di prospettiva critica.

Complimenti, così ci hai davvero convinti

P.s.

Un piccolo suggerimento: perchè nella prossima recensione non citi pure Mandela e Che Guevara, che fa cool ?

Punchdrunk (ha votato 9 questo disco) alle 20:24 del 25 aprile 2007 ha scritto:

A gente che si indigna per uno stile più raffinato e meno canonico della media e invece che criticare insulta è fatica sprecata rispondere o spiegare. Purtroppo la luce del neon, si sa, è sempre un pò fioca. Complimenti per la recensione!

neonlicht (ha votato 10 questo disco) alle 21:01 del 25 aprile 2007 ha scritto:

ff

si?dove sono gli insulti?poi me lo spieghi...e statte zitto che manco sai chi so i kraftwerk....se no da mo che avresti capito il nick...

Marco_Biasio alle 21:07 del 25 aprile 2007 ha scritto:

?

Neonlicht, moderati. E' innegabile che il tuo primo commento sia fin troppo acido, antipatico. La recensione può non piacere, ma ci sono modi e modi per dirlo. Doop ti ha rimproverato su questo, e tu? Citi Stalin e Hitler (molto coerenti con John Lennon, si sa, è un sopravvissuto di Auschwitz) e poi, quando ti fa notare che stai diventando ridicolo, lo insulti. Morale della favola: prenditi una camomilla, che non è successo niente.

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 21:34 del 25 aprile 2007 ha scritto:

Bof dico la mia

tralasciando l'atteggiamento esageratamente polemico di neonlicht vorrei concentrare l'attenzione sulla recensione che trovo molto ben scritta ma su cui mi trovo in disaccordo sul voto. Non sono mai riuscito a ben digerire Lennon da solista (in realtà un pò tutti gli ex-Beatles nei loro progetti successivi) e anche qua non riesco a non vederci un disco frammentario, con ottimi lampi di genio ma troppo spezzettato a livello qualitativo. Trovo azzeccata cmq la scelta di dare grande importanza ai testi dato che il vero personaggio Lennon dei 70s era un poeta e politico e un manifesto come Working class hero meritava giustamente di essere ampiamente riportato.

Arnold Layne (ha votato 7 questo disco) alle 21:38 del 25 aprile 2007 ha scritto:

..

Ho apprezzato molte tue recensioni, ma questa (così come quella sui Kc) non mi va proprio giù. Sorry.

Il disco è bellino, ma nulla di eccezionale. Come dice peasyfloyd, questo disco è poco continuo.

Dr.Paul alle 21:57 del 25 aprile 2007 ha scritto:

capolavoro

...e non tanto per i testi, che sono stati analizzati ampiamente in lungo e in largo nel corso degli anni, non sempre in maniera adeguata, ricordiamo che gli stessi lennon e macca ridevano alle spalle degli pseudo intenditori che tentavano di dare un senso alle loro liriche, vabbe dicevo non tanto per i testi quanto per la musica, questo è un trionfo di idee e intuizioni, la vittoria delle idee sulla tecnica, tre accordi, produzione asciutta, batteria essenziale, mood intenso e angosciante dall'inizio alla fine, non serve sapere l'inglese o comprare un libro di traduzioni per apprezzare questo album, secondo me meglio questo di Imagine.

greg ranieri (ha votato 8 questo disco) alle 13:26 del 27 aprile 2007 ha scritto:

lennon rules

Gran bel disco, anche il drumming di Ringo Starr è ottimo ed essenziale. The dream is over.

Neu! (ha votato 3 questo disco) alle 18:21 del 30 ottobre 2007 ha scritto:

è l'artista più sopravvalutato di tutti i tempi

DucaViola (ha votato 10 questo disco) alle 9:05 del 15 luglio 2009 ha scritto:

Grande

Grand disco, grande artista, ce ne fossero di Lennon oggi. Tutto il resto sono parole e ognuno la vede a suo modo. Mi dispiace un po' quando avverto una certa aggressività.

icominto (ha votato 10 questo disco) alle 19:58 del 21 gennaio 2010 ha scritto:

allora.. ok.. non commenterò la recensione dal momento che io stesso probabilmente farei difficoltà a scriverne di buone, sebbene un disco di tale importanza meriti senz'altro qualche accenno in piu'. Parlando del disco posso dire solo che e' uno dei miei preferiti in assoluto per qualità di testi e scelta stilistica musicale.il discorso poi sarebbe poi troppo ampio quindi... GRANDE LENNON!!!!

glamorgan alle 13:36 del 7 gennaio 2013 ha scritto:

o grandissimo o mediocre,è proprio vero che john lennon divide,c'è chi preferisce george harrison chi paul mccartney

la cosa strana è che dice di non credere in dylan e poi sforna un brano "working class hero" che più dylaniano di così si muore...

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 23:07 del 14 marzo 2014 ha scritto:

A parere di chi scrive, l'unico grande album del Lennon solista. Amo da sempre questo disco, la sua produzione quasi Low-Fi, la crudezza dei brani. Perle come le strazianti "Mother" e "Isolation", non le scriverà più dopo di questo piccolo capolavoro di contorto pop. Eh si, poi verrà il famosissimo "Imagine", a mio parere buono e nulla più, e poco altro. Stesso discorso vale per il Macca solista, adoro il suo primo lavoro in proprio, "McCartney", e adoro "Ram"....e poco altro. A parte "Chaos And Creation...", un inaspettato guizzo di ispirazione quando nessuno cio credeva più!

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 23:10 del 14 marzo 2014 ha scritto:

ps. Neu! E smettila di ragionare con la testa di Scaruffi, orco zio..

Suicida (ha votato 10 questo disco) alle 12:21 del 18 marzo 2014 ha scritto:

Spezzo una lancia in favore di Pier Paolo, criticato sia quando parla troppo della forma meramente tecnica (io in primis l' ho fatto) sia quando non parla di musica come in questo caso.. Recensione bella, personale su un disco viscerale sul quale è difficile discutere oggettivamente. Per me intenso, epocale e più che frammentario lo trovo un percorso redentivo.