R Recensione

6/10

Meat Loaf

Bat Out Of Hell

La recente pubblicazione sul sito di un’ottima recensione dell’album “Thriller” di Michael Jackson mi ha fatto tornare in mente quest’altro superdisco americano, anch’esso dalle fortune commerciali quasi irritanti (a mio sentire) se paragonate al suo intrinseco valore. Per la cronaca, siamo qua arrivati ai quarantatre milioni di copie sparse per il mondo, nonché circa duecentomila all’anno ancora in acquisto, a trentadue anni dall’esordio.

Meat Loaf (traducibile con “polpettone”) è il nomignolo del cicciuto cantante texano (all’anagrafe Marvin Lee Aday) titolare del disco, ma è una definizione perfetta anche del contenuto musicale dello stesso: un’enfatica, logorroica, epidermica, derivativa raccolta di canzoni in sfumata forma di musical che, a dispetto dell’aggressiva ed indubbiamente efficace copertina in puro stile heavy metal, tratta scontati e blandi temi d’amore, mantenendosi a livelli da soap opera.

Oltre al carismatico e dotato cantante, altri due sono i personaggi importanti dietro a quest’album: il pianista Jim Steinman ideatore e compositore di tutto ed il produttore/chitarrista Todd Rundgren. Steinman e Marvin ebbero il loro bel daffare per convincere una casa discografica a finanziare e pubblicare il lavoro, mentre per avere Rundgren dalla loro parte gli raccontarono la balla di avere già un contratto in tasca con la CBS!

Si dovette alfine ripiegare su un piccolo distributore discografico e comprensibilmente i riscontri di vendite furono, nel breve termine, assai scarsi. A questo punto, e curiosamente, fu la Gran Bretagna a fare da cassa di risonanza all’album, “adottandolo” con entusiasmo e determinando un effetto boomerang verso gli USA e poi il resto del mondo.

Misteri della musica… ai discografici coinvolti questa roba era lì per lì apparsa difficilmente digeribile e decisamente priva di attrattive universali. Sarei perfettamente d’accordo con loro (per una volta) ma abbiamo invece tutti torto marcio: la storia racconta che questo disco è andato via come le noccioline, molto evidentemente toccando corde universali. Oddio, probabilmente le stesse di “Thriller”, di Madonna, di Celine Dion, di Whitney Houston, insomma di quel mainstream pop che, almeno in un sito di musica come questo, casca piuttosto male.

Come suona questo disco? In una maniera precisamente definibile: come un parente di “Born To Run” ma con una voce diversa, la produzione ulteriormente enfatizzata a la Phil Spector ed i testi  molto più banali. Lo stile compositivo del buon Steinman è infatti scandalosamente Springsteeniano, stante la medesima enfasi eroica, gli stessi cambi di tempo, le stesse pause lamentose, le stesse cavalcate verbose del Bruce dei dischi più orchestrali e trionfali, del tutto contemporanei a quest’album.

Non per niente Steinman sceglie di mettersi da parte col pianoforte per far posto al più dotato Roy Bittan della E-Street Band, al quale è consentito scorrazzare per le canzoni in lungo e in largo, come mai si è potuto permettere con Bruce. Anche il batterista che suona nell’album, Max Weinberg, viene dal gruppo di Springsteen, e così la frittata è fatta, cotta a puntino.

La voce di Polpetta non ha invece, come già accennato, nulla a che vedere timbricamente con quella del boss: è ugualmente potente e temperamentale, ma alta e pulita, indubbiamente una gran voce. L’enfasi e lo stile con la quale viene veicolata dalle composizioni di Steinman sono quelli di Springsteen, precisi, che questo disco potrebbe insomma tranquillamente cantarselo il boss allo stesso modo e nota per nota, solo… abbassandolo di un paio di toni (e soprattutto cambiando i testi)!   

E facendo magari togliere la metà dei riverberi: anche Todd Rundgren ha in effetti un suo preciso punto di riferimento in questo lavoro: il wall of sound Spectoriano, quel modo di caricare ogni suono di infiniti echi, tipo fiordo norvegese. In particolare la chitarra del bravo Todd sciaborda in ogni dove per l’album, trascinandosi dietro un ingombrante ed anacronistico fardello di rimbalzi ambientali, del tutto fuori moda al giorno d’oggi.

Tutti i sette brani in scaletta sono assurti alla celebrità, in particolare due: il primo è quello che intitola e apre il disco, quello con Rundgren che giocando di leva e di distorsore inizia il suo assolo di chitarra con una plausibile, ed all’epoca ammiratissima, simulazione del rumore di una motocicletta che sgasa.

L’altro è “Paradise by the Dashboard Light”, un duetto fra Marvin e la discreta cantante Ellen Foley, portato con successo anche su palco ed in video. I due viaggiano affiatatissimi, alle prese con la solita schermaglia amorosa dal sapore politically correct: son lì che pomiciano ma sul più bello lei lo stoppa e gli chiede se l’ama e vuole sposarla, altrimenti nisba. “Let Me Sleep On it…” fammici dormire sopra risponde sempre più deciso il grassone, ti darò una risposta domani… e via così, per la gioia dei benpensanti.

Per molti anni sotto il titolo del disco campeggiava ben chiara la scritta “Canzoni di Jim Steinman”. Era il compromesso trovato fra i due galletti Jim e Marvin, dato che il compositore rivendicava il suo ruolo decisivo desiderando comparire in qualche modo in copertina, mentre la casa discografica premeva verso la più efficace e commerciale denominazione “Meat Loaf”. Ora l’accenno a Steinman in copertina è stato rimosso, c’è stata una causa in proposito e Polpetta l’ha avuta vinta: quest’opera retorica e fortunatissima, fra i dischi più venduti di ogni tempo, rimarrà esclusivamente a suo nome.

V Voti

Voto degli utenti: 4,6/10 in media su 10 voti.
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george 1/10

C Commenti

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ozzy(d) (ha votato 3 questo disco) alle 2:32 del 12 maggio 2009 ha scritto:

musica stantia e putrefatta come i capelli sudaticci di meat loaf....

Totalblamblam (ha votato 1 questo disco) alle 13:25 del 12 maggio 2009 ha scritto:

atroce

sarò sintetico (non ermetico opere come queste e altre non richiedono difficili giochi ermetici)e poi la logorrea non è il mio forte

atroce monnezza

target alle 14:19 del 12 maggio 2009 ha scritto:

Ahahahah. Meat Loaf. Che peraltro è protagonista del "Rocky Horror Picture Show", nonché attore in "Fight Club"... Avendo io -3 anni a suo tempo, non vissi questo disco, mentre ho vissuto l'altrettanto epico sfarzoso pomposo pacchiano granguignolesco seguito "Bat out of hell II: back into hell" (1993, mi pare), dove ricordo canzoni dalla lunghezza media di 10 minuti, dai testi lunghissimi e dalla zuccherosità debordante (e dai titoli sesquipedali, tipo "Objects in the rearview mirror may appear closer than they are" e "Life is a lemon and I want my money back", ma soprattutto "I'd do anything for love but I won't do that", che fu un successone). E' un personaggio che mi è sempre stato inspiegabilmente simpatico.

swansong (ha votato 5 questo disco) alle 16:04 del 12 maggio 2009 ha scritto:

Noioso!

Assieme al successivo, l'ho sempre trovato di una noia mortale: canzoni lunghissime, orchestrazioni da musical e tripudio di banalità nei testi. Se lo si prende come uno scherzo e un divertissement mi può star bene. Poi, per carità, i musicisti sanno suonare e lui canta bene...è solo una questione di "genere"; a me semplicemente non piace e, come finemente osservato dal sempre ottimo farina, un successo commerciale assolutamente inspiegabile se proporzionato al suo effettivo valore musicale...Disco (americano) figlio dei suoi tempi..

Marco_Biasio (ha votato 6 questo disco) alle 22:20 del 12 maggio 2009 ha scritto:

Quanta cattiveria! Pur non avendo vissuto nè il primo nè il secondo (ne è uscito anche un terzo, ma la sua importanza è così irrisoria da non tenerne troppo conto) a me Meat Loaf sta simpatico. Concordo che sia un ascolto parecchio pesantuccio per gli arrangiamenti a volte immensamente ingombranti, e anche per alcune trovate di gusto francamente dubbio (è pur sempre musica, non pubblicità, no?), ma non sparerei sulla croce rossa come state facendo voi. C'è molto ma molto di peggio! In linea con il pensiero di Francesco (da cui, fra l'altro, ho ascoltato il seguito, quello sì parecchio prolisso).

target alle 14:15 del 13 maggio 2009 ha scritto:

E' vero! Te l'avevo passato io! Avevo appena comprato il cd a una fiera del disco belga per 1 euro... Anche sul II, peraltro, c'è la citazione di Steinman in copertina.

Mr. Wave (ha votato 6 questo disco) alle 15:06 del 13 maggio 2009 ha scritto:

quoto Marco

george (ha votato 1 questo disco) alle 21:48 del 13 maggio 2009 ha scritto:

Terrore

SanteCaserio (ha votato 5 questo disco) alle 10:50 del 14 maggio 2009 ha scritto:

Un disco

di cui non mi ero preoccupato di ricercare informazioni, limitandomi all'ascolto. Recensione che colma diverse mie lacune! Per il voto mi associo a swan...

paolopk2 (ha votato 9 questo disco) alle 18:40 del 26 maggio 2009 ha scritto:

Capolavoro Goliardico

A me sembra che hai inquadrato male l'album e sei un po' fuori strada. E' un album ironico e dai toni goliardici e in questo sta la sua forza e il suo assurdo fascino.

I testi sono volontariamente kitsch, usano cliche' esagerati e sono irriverenti e assurdi. Cantare le passioni adolescenziali in maniera epica sembra ridicolo e lo e', ma il tutto e' fatto con humor e molta abilita'. In ogni caso, non e' un album come tanti, e senza i testi di Jim Steinman non sarebbe lo stesso.

Un esempio per tutti la canzone Two out of Three Ain't Bad, sembra una canzone d'amore come tante, ma poi se ne esce con un assurdo: "I want you, I need you but there ain't no way I'm ever gonna love you, don't be sad, 'cause two out of three ain't bad" e prosegue con una serie di finte note di saggezza: "Youll never find your gold on a sandy beach", ecc. (nota: in America, dire '2 out of 3 ain't bad' e' entrato nel linguaggio comune ed e' diventato un modo di dire).

Altri esempi, la canzone 'life is a lemon' (dal "secondo" Bat) paragona la vita ad una macchina sgangherata (lemon e' slang per una fregatura) ed usa termini automobilistici per descrivere cosa non va nella sua vita (What about your Gods? They're defective - They forgot the warranty). Assurdamente divertente (per me, se poi mi vuoi accusare di 'benpensante' fai pure, c'e' di peggio)!

E si potrebbe andare avanti ad analizzare ogni testo..

Infine mi sembra assurdo in una review fare ironia sul nome d'arte di Mister Mavin Aday: e' chiaro che anche quella e' una scelta autoironica.

Alla luce di questo trovo fuori luogo il paragone con Springteen, perche' siamo su un altro pianeta.

Il Boss e' il New Jersey, Meat Loaf e' il pacific SouthWest.

Riascoltate l'album alla luce della sua goliardia e vi fara' un altro effetto!

PierPaolo, autore, alle 18:55 del 26 maggio 2009 ha scritto:

Vada per il goliardico e per l'ironia fuori luogo, ma...

se il boss e' il New Jersey, Steinman e' New York, giusto di fronte... come la mettiamo quindi? E Steinman e' l'ideatore, il paroliere e il compositore dell'opera?. Meat Loaf ci mette la voce, la faccia e la fisicita', che per quanto abbiano poco di New Yersey e New York e molto di texano, vengono convogliate da Steinman nella cosa molto Springsteeniana che e' quest'album.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 8 questo disco) alle 7:48 del 12 aprile 2011 ha scritto:

che discone assurdo. melodrammatico, ridondante, pomposo, barocco, teatrale, magniloquente, lirico. Ma a suo modo grandioso. Simpaticamente e amabilmente sborone.

dalvans (ha votato 2 questo disco) alle 14:53 del 21 ottobre 2011 ha scritto:

Irritante

Insopportabile