R Recensione

10/10

Beth Gibbons & Rustin Man

Out Of Season

Il titolo dice tutto: il disco uscito dalla voce di Beth Gibbons, cantante dei Portishead, e dalle mani di Paul Webb, ex Talk Talk e compagno di lei nella vita, è fuori stagione. Che non vuol dire fuori moda, perché una moda, qui, non è neppure concepita. Significa, semplicemente, fuori dal tempo. Pubblicato nel 2002, questo album potrebbe appartenere a qualsiasi epoca, persino agli anni Venti o Trenta (basti ascoltare le sonorità retrò di “Tom The Model”). E tale prerogativa, si capisce, è propria soltanto di pochissimi eletti dischi: i migliori.

Rispetto ai due album dei Portishead, in cui la splendida voce della Gibbons si intrecciava agli effetti elettronici sfibrati e scuri di Barrow e alle cupe chitarre di Utley, qui lo sfondo si fa più spoglio e autunnale, grazie anche ad un drastico taglio dell’apporto elettronico. Spesso manca la batteria, gli strumenti sono ridotti all’osso, i suoni sono sempre attutiti come da sordine, come provenissero da un’altra stanza, a marcare un’atmosfera di altrove malinconico che prevale e culla deliziosamente l’ascolto. Così un autentico capolavoro come “Show” è dato da soli piano e voce (con aggiunta, a metà pezzo, di un violino), con la Gibbons che ricorre ad un cantato assieme sofferto e singhiozzante, del tutto anticonvenzionale, durissimo da metabolizzare senza che la sua passione distorta e perversa non ti entri nello stomaco. Gioiello assoluto. Stesso discorso per “Resolve”, dove la Gibbons cambia veste, adattandosi ad un clima più folk, e altalena lievi melodie su un giro di chitarra fisso, costante, con un effetto di ralenti che incanta per semplicità e bellezza.

Una bellezza, certo, lavorata nella nostalgia, anche se le note tristi e dimesse, bisogna dirlo, non sono le uniche del disco: l’iniziale “Mysteries”, pur lenta e brumosa, sostenuta da una chitarra polverosa e da cori di fondo quasi liturgici, si rivela una dolcissima dichiarazione d’amore (“God Knows How I Love Life”, esordisce la Gibbons); e si staccano anche pezzi come “Romance” o “Drake”, in cui entrano in scena elementi jazz, sghembi, dispari, fumosi, che la Gibbons interpreta a perfezione. Certo, le zone più affascinanti del disco rimangono quelle in cui alle cure di Webb si aggiungono quelle di Utley, sicché il nuovo stile denudato si riallaccia alle coloriture old-fashioned dei Portishead, dando al disco un effetto di autunno sporcato, di vino stravecchio. Esemplari in questo senso la novembrina “Sand River”, dove rispunta il moog, o la più noir “Spider Monkey”, che evoca penombre in vecchi mezzanini. “Funny Time Of Year” è il momento più intenso del disco: quasi sette minuti di lamentazione stagionale che incarna l’aridità dell’inverno, mimetizzandosi tra i rami secchi e scheletrici, per poi sfogarsi in un finale in crescendo, tra organo, chitarra acustica e sferzate ventose e tremule di elettrica. Solo nella chiusura più sperimentale di “Rustin’ Man” (dove la voce della Gibbons arriva fortemente effettata) si fanno preponderanti i richiami elettronici, usati però sempre con l’intenzione di spezzare e ritagliare, svestire e svuotare, intenzione che fa del disco un autentico erbario, una collezione di foglie morte che, museificate, strappate dal freddo suolo, finiscono per produrre un calore denso e avvolgente.

Non è dato sapere se questa esperienza avrà un seguito, se la Gibbons tornerà a prestare la propria voce ai Portishead, se proseguirà o meno la strada solista. È certo che un disco di tali (atemporali) bellezza e levità è un dono già straordinariamente prezioso.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 12 voti.

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 16:58 del 23 agosto 2007 ha scritto:

Bello anche questo!

Onirico e autunnale. Bello bello bello bello!

andystarsailor (ha votato 9 questo disco) alle 21:31 del 11 gennaio 2008 ha scritto:

Prezioso

Album che ascoltato al momento giusto ti sconvolge l'anima...

Lux (ha votato 5 questo disco) alle 12:08 del 18 aprile 2008 ha scritto:

Mi annoiò molto.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 17:36 del 26 giugno 2008 ha scritto:

Bello

non è rimasto tra i miei preferiti

modulo_c (ha votato 8 questo disco) alle 8:18 del 22 marzo 2010 ha scritto:

OK

la Nostra e' forte anche senza il trip-hop. A me non e' sembrato neanche troppo tetro. Non vedo l'ora di ascoltarlo alle prime luci dell'alba.

Bello.

VDGG (ha votato 9 questo disco) alle 14:27 del 16 febbraio 2012 ha scritto:

Che bello questo disco della Gibbons; si capisce immediatamente quanto a lei debbano i Portishead. Uno dei miei brani preferiti è Drake, ovviamente, e si sente, dedicato al "fragile" Nick Drake.