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R Recensione

7/10

Cisco

Fuori i secondi

Il terzo disco solista di Stefano Cisco Bellotti, ex voce dei Modena City Ramblers, arriva a più di tre anni di distanza dal precedente. Tre anni in cui Cisco non è certo stato fermo, continuando a suonare in giro per l’Italia da solo e con i sui vecchi compagni di strada, ma soprattutto continuando a scrivere. Il frutto di questi anni di lavoro è racchiuso in questo Fuori i secondi, dove hanno trovato spazio anche brani composti per il precedente Il Mulo, nel frattempo maturati e pronti per la pubblicazione, e altri scritti per il tour in trio con gli amici Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani dei  M.C.R.   

Il disco gode del supporto non solo di una ottima band, ma anche di grandi comprimari nella stesura dei brani, e il risultato si sente da subito, dall’iniziale La dolce vita, cantata con voce bassa, un brano dal sapore folk con un bel mandolino in evidenza, e dalla seguente Golfo mistico scritta con Ettore Giuradei, in cui risentiamo echi di tex mex.  

In realtà, a parte questi due brani più folk, il disco si distacca sensibilmente dai suoni conosciuti, dal famoso combat folk dei M.C.R., per esplorare i territori della canzone d’autore propriamente intesa. Perfettamente riuscita in questo senso è Lunatico, con il suo intro di piano, lenta, poetica, riflessiva, e ancora di più Credo, un testo impegnativo, molto gaberiano, in cui ritroviamo il concetto che la storia può essere cambiata dagli uomini, anche dalle persone normali, con i piccoli gesti quotidiani (io credo in un tempo diverso, in un piccolo gesto, che cambia tutto quanto il senso). Chiamata all’impegno civile che ritroviamo anche in I tempi siamo noi.

Ci sono poi splendidi brani dedicati agli eroi popolari, spesso dimenticati, in qualche modo perdenti, sconfitti dalla storia o dalla vita, come l’atleta Dorando Petri raccontato in Dorando, unico brano in dialetto, omaggio ad un grande sportivo su una base a metà tra  swing anni ’50 e jazz manuche, o il pittore Ligabue nel brano omonimo, un lento dotato di una bella apertura con la tromba, e arrangiato splendidamente dalle sapienti mani del maestro Francesco Magnelli, coautore del brano.

Per anni si è detto che i M.C.R. sarebbero stati gli eredi dei Nomadi. Vero o falso che fosse, oggi Cisco tributa con Augusto il dovuto e sentito omaggio al cantante Augusto Daolio (di cui ricorrono quest’anno i venti anni dalla scomparsa) che ci ha insegnato a pensare e cantare.

Altri brani particolari e diversi dalle sonorità consuete, sono Il gigante, che ci introduce a suoni vagamente tra Capossela e Tom Waits, con una gran chitarra elettrica e ottimi fiati, e uno splendido testo, Gagarin (scritta con Cavazzuti), con la sua voce filtrata, l’atmosfera sospesa, per descrivere come ci si debba alzarsi in cielo per vedere finalmente la terra senza frontiere e confini, e Una terra di latte e miele, un lento, quasi una ninna nanna, sostenuta dalle tastiere di Magnelli e dal glokenspiel, scritta per il tour in trio con Cottica e Rubbiani.

Chiude simbolicamente il lavoro Emilia, canto disilluso sulla propria terra, la descrizione del sogno in frantumi della diversità dell’Emilia rossa (definita vecchia signora disfatta), oramai omologata al resto del paese, con i suoi pesticidi e gas industriali, riempita di centri commerciali e svincoli di tangenziali, quei posti definiti da Marc Augé come nonluoghi.

Cisco descrive l’Italia dei reality, in cui la dolce vita di Mastroianni si è trasformata in una vita agra, l’Italia dei milioni e milioni di commenti in larga parte deficienti postati in rete, ma anche quella dei grandi uomini che hanno fatto la cultura del nostro paese, da Fellini a Pasolini, da Ligabue (il pittore) a Augusto Daolio.

Un disco amaro ma anche di speranza, un gran disco, intenso, pensato, ragionato, coraggioso. Un passo avanti importante nella carriera di Cisco, il disco della maturità, con cui si stacca definitivamente dalla ”grande famiglia”, per affrontare a testa alta il suo viaggio nel mondo della canzone d’autore.

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