Vic Chesnutt
Skitter On Take-Off
Sono tanti gli aggettivi che vengono in mente ascoltando l’ultimo live di Vic Chesnutt. Ci si può davvero sbizzarrire scegliendo tra diretto, immediato, essenziale, scarno, spoglio, minimale. Ma l’aggettivo più appropriato è senza’altro uno: emozionante. D’altronde parlando di Vic Chesnutt non poteva essere altrimenti. Perché ogni cosa a sua firma è quanto mai emotivamente intensa a partire dai quei capolavori che sono “West Of Rome” (1991) e “Drunk” (1993) per finire ai più recenti ma altrettanto validi “Ghetto Bells” (2005) e “North Star Deserter” (2007).
Emotività che, dunque, fa da filo conduttore in tutta la discografia del cantautore di Athens, Georgia, e ne costituisce oramai il segno distintivo. Per il resto, “Skitter On Take-Off” ha poco in comune con i precedenti e succitati lavori, in particolare con lo splendido “At the Cut”, che ha preceduto questo “Skitter On Take-Off” solo di qualche mese.
Da un punto di vista squisitamente stilistico “Skitter On Take-Off” ricorda più “Little”, album d’esordio. Mi riferisco soprattutto all’essenzialità e al minimalismo precedentemente richiamati all’attenzione. Il disco, infatti, è registrato in presa diretta, pressoché privo di sovraincisioni e strumentazioni, se si fa eccezione per qualche colpo di spazzola alla batteria e, naturalmente, per gli arpeggi ruvidi e graffianti di chitarra, fedele compagna di ogni buon cantautore che si rispetti. Per quanto, si badi bene, non si tratta di un album di folk songs, bensì di un blues-rock in versione acustica.
Su questo impianto scheletrico e pressoché abbastanza omogeneo, si erge la voce aspra e tagliente di Vic Chesnutt, che ricorda sempre più quella di Bob Dylan di alcuni anni fa. Quindi una di quelle tipiche voci che come il buon vino migliora con il passare del tempo cui si aggiunge il solito bagaglio di forza espressiva che riesce a livello emotivo riesce ancora ad assumere i contorni di sofferenza, dolore, malinconia, senso di distacco, alienazione, rabbia e rivalsa. Ascoltare per credere.
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