R Recensione

8/10

Bill Callahan

Sometimes I Wish We Were An Eagle

No Bill, non ce lo meritiamo. Che poi non so nemmeno perché ti sto chiamando Bill, visto che sarai sempre – per tutti – Smog. Che puntualmente nella carriera degli artisti c’è sempre questo momento di frattura nel quale decidono di abbandonare l’alias, il nome d’arte, e ritornare sé stessi. Come se a noialtri ce ne fregasse qualcosa, del nome di battesimo. Mica siamo l’anagrafe. Anzi, ti dirò di più: spesso quando si abbandona il nome d’arte si sbaglia il colpo. Prendi Bright Eyes che è tornato ad essere Conor Oberst. Mai l’avesse fatto. Prendi i dischi di Bonnie “Prince” Billy usciti a nome Will Oldham. Ne avrà azzeccato sì e no uno. Prendi Songs:Ohia da quando ha cominciato a cambiare nome. E il Mark Kozelek solista?  

Ecco perché non ce lo meritiamo. Per i soliti paragoni, innanzitutto: dici Bill Callahan e pensi Will Oldham, Jason Molina, David Berman … dici Smog e pensi Bonnie “Prince” Billy, Songs: Ohia, Silver Jews… Ormai ci avrai fatto l’abitudine. Magari ti farà anche piacere. L’altro motivo, è che “Woke on a Whaleheart” non ci aveva convinto granché. Anzi, perdona la franchezza, non mi aveva convinto per niente, col suo country-western ciondolante. Allora ho deciso che non mi piaceva Bill Callahan ma mi piacevano gli Smog.  

Poi ho saputo di Joanna Newsom e tutto il resto. Quando c’è di mezzo una donna le cose tendono a subire variazioni consistenti. Quando poi c’è di mezzo anche un amore finito le cose rischiano definitivamente di spezzarsi. Allora, mi sono detto, bisogna dare una seconda possibilità a questo Bill Callahan.  

Ho iniziato cercando cose ordinarie / ad esempio quanto si pieghi un albero nel vento / ho cominciato a raccontare la storia senza conoscere la fine. / Sono stato tetro / poi più leggero e luminoso / poi di nuovo tetro.” (“Jim Cain”). Questa sì che è una dichiarazione d’intenti. Inutile dirti – e non ce ne voglia Joanna – che ti preferiamo tetro. Tetro, oscuro e profondamente desolato come nell’ultimo album degli Smog (“A river ain't too much to love” – 2005). Morbido come i Lambchop e caldo come Leonard Cohen. E ci dispiace sentitamente che lei venga a disturbarti il sonno al punto da farsi implorare di smettere (“Mostrami una strada / per liberarmi di questi ricordi”), ma se i risultati sono questi non possiamo provare nessun rammarico, né vogliamo aiutarti in alcun modo, perché “L’amore è il re delle bestie / e quando ha fame deve uccidere per mangiare”. (“Eid Ma Clack Shaw”).  

L’arrangiamento “orientale” di “The Wind And The Dove”, misurato e solenne, è forse la canzone più bella che ci hai regalato dai tempi di “Rock Bottom Riser”. Tutto il disco è ispirato dagli elementi della natura (il vento, gli alberi, i fiumi), luogo di rinascita, ispirazione e sollievo. Lo stesso effetto sortito dai dettagli contenuti nelle tue canzoni: il pianoforte di “Too many Birds” punteggia la storia – metaforica - di un albero che rischia di spezzarsi per il peso dei troppi uccelli posati sui suoi rami. E quante volte devi iniziare e riprendere l’ultima frase per riuscire a cantarla tutta e concedere il finale al violino (“Se solo tu potessi fermare il battito del cuore / per il tempo di un solo battito del cuore”). Molti non condivideranno, ma il mio pezzo preferito di “Sometimes I Wish We Were An Eagle” è “All Thoughts Are Prey To Some Beast”, velluto percussivo su chitarre circolari alla Arab Strap, arrangiamenti sontuosi condotti da Brian Beattie (Okkervill River, Shearwater) e la tua voce che non canta ma declama le parole come potrebbe fare Lou Reed. Tutto talmente bello che non ci dispiace nemmeno sentirti così serenamente rassegnato nei quasi dieci minuti finali di “Faith / Void” (“È tempo di rinunciare a Dio / È la fine della fede / non dovrò combattere mai più / per trovare pace nella mia vita”).

Non preoccuparti Bill, la fede prima o poi si ripresenterà, che le vie del Signore sono infinite. Quanto a lei, beh, no Bill, lei non tornerà più. Tanto non ti merita, proprio come noi non ci meritiamo questo nuovo gioiello degli Smog.  

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 24 voti.
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Cas 8/10
george 8/10
target 8/10
rael 5/10
lev 8/10
Zorba 10/10
REBBY 8/10
gull 8/10

C Commenti

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paolo gazzola (ha votato 9 questo disco) alle 10:42 del 14 luglio 2009 ha scritto:

Meraviglia

Disco bellissimo, una delle cose migliori dell'anno e la prova più "matura" per Bill (scusa: Smog). Per il sottoscritto è già un classico. Imperdibili Jim Cain, Eid Ma Clack Shaw, Wind And The Dove, Too Many Birds, Faith/Void. Concordo a occhi chiusi con te: All Thoughts Are Prey To Some Beasts è il miglior pezzo dell'album. Un capolavoro. Sto ancora male (benissimo!) ogni volta che la sento, e vi giuro che l'ho sentita a nastro per mesi. Amo quest'uomo. Non posso ripagare quello che mi dà. E mi è toccato pure leggere mezze stroncature.. A volte il mondo fa schifo perchè è vario.

Bravo Fabio, ottima recensione per un oggetto di gran valore.

REBBY (ha votato 8 questo disco) alle 16:55 del 15 luglio 2009 ha scritto:

Nella triade dei miei dischi U.S.A. (e non getta

eheh) di questa prima metà del 2009. Suona

contemporaneo, pur nel solco della "tradizione" e

sprizza classe da tutti i solchi. Rococo Zephyr

la mia preferita, ma davvero Bill non ne sbaglia una. Bravo Fab!

NathanAdler77 (ha votato 9 questo disco) alle 22:16 del 20 luglio 2009 ha scritto:

Album Dell'Anno.

Tra Cohen, Nick Drake e Van Dyke Parks: sublime. Mixato da quella volpe di John Congleton (già con Micah P.Hinson). Fantastiche "Jim Cain",

"Too Many Birds", "Wind And The Dove" e "All Thoughts Are Prey To Some Beast". Grande Codias!

target (ha votato 8 questo disco) alle 10:56 del 21 luglio 2009 ha scritto:

Con il disco di Micah P. Hinson dello scorso anno (con cui le affinità sono numerose), il miglior lavoro di folk 'tradizionale' degli ultimi tempi. "The wind and the dove" il momento più alto: la struttura circolare, con quei passaggi orientaleggianti e cupi che incorniciano l'elegia centrale, dimostra che Callahan, di classe compositiva, ne ha da vendere.

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 18:09 del 23 luglio 2009 ha scritto:

Un disco più che buono, ma lo ritengono un pezzo (seppur pregiato)da collocare nella discografia minore di Smog, forse sui livelli di a river ain't too much to love, ma probabilmente non allo stesso livello di red apple falls, nè tantomeno di Wild love o Julius Caesar. Comunque un bel passo avanti rispetto a Woke...D'accordo con target nel ritenere The wind and the dust il miglior pezzo.Un sette e mezzo abbondante.E chissà che andando avanti con gli ascolti non possa arrivare anche all'otto pieno...

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 18:10 del 23 luglio 2009 ha scritto:

Wind and the dove, pardon, non dust.

Peasyfloyd (ha votato 6 questo disco) alle 21:07 del 2 agosto 2009 ha scritto:

mi si perdoni tutti ma io lo trovo un pò loffietto...

george (ha votato 8 questo disco) alle 23:28 del 4 agosto 2009 ha scritto:

uno dei dischi più belli del 2009

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 12:35 del 5 agosto 2009 ha scritto:

Accidenti, un disco davvero tutto d'un pezzo. Dimostra una maturità incredibile: arrangiamenti ottimi, rifiniture in piacevole equilibrio tra vezzi barocchi, movenze pop da camera e anima pop-rock.

max.luglio71 (ha votato 9 questo disco) alle 15:46 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Maturo, calibrato..Smog!

Un disco che conferma la statura del Nostro.

Canzoni che riempiono una serata d'inverno, che fanno interrompere gesti e parole di ascoltatori ignari per chiedere: bella questa canzone, chi è che canta?

Una voce misurata e profonda, mai edulcorata.

Lirico ed emozionante.

gull (ha votato 8 questo disco) alle 16:08 del 22 febbraio 2010 ha scritto:

Inatteso

Un grande colpo di coda.

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 14:53 del 10 aprile 2011 ha scritto:

splendido lavoro, e il nuovo promette altrettanto.

Claudio_Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 12:03 del 9 maggio 2011 ha scritto:

Bella scoperta

Ho scoperto Bill Callahan da poco. Parlando di Mark Lanegan con un amico, dicevamo che il rosso non sfornava un disco a suo nome da un bel po' di tempo. Lui allora mi suggerì di ascoltare Bill Callahan. E io, da quel giorno, gli sono grato.

dissonante (ha votato 9 questo disco) alle 9:45 del 13 ottobre 2013 ha scritto:

Una meraviglia. Da cima a fondo.

dissonante (ha votato 9 questo disco) alle 9:45 del 13 ottobre 2013 ha scritto:

Una meraviglia. Da cima a fondo.