V Video

R Recensione

7,5/10

Girls Names

The New Life

Fa un po’ strano detto così, ma i Girls Names avevano cominciato, quasi per un caso fortuito, come gruppo surf pop. Questo ormai più di tre anni fa. Strano perché Belfast, la città in cui sono nati e cresciuti non solo musicalmente, non è esattamente una spiaggia delle Hawaii o della California. E, in effetti, alla lunga l’ambiente sembra aver esercitato un’influenza decisiva nel plasmare il loro sound. Un’ influenza decisamente positiva. La bruma, la nebbia, i cieli bassi e cinerei d’inverno e gli angoli più oscuri e fumiganti, ereditati da una città che è stata per troppi anni una trincea e che ora sta rapidamente sbocciando così come la sua scena musicale, sono polaroid un po’ mosse e sbavate e sensazioni che affiorano a pelle quando si ascolta un brano del gruppo capitanato dal cantante, chitarrista e songwriter Cathal Cully e completato dal batterista Neil Brogan e dalla bassista Claire Misskimmin.

Nel giro di due album, il promettente “Dead To Me” del 2011 e il nuovo “The New Life”, di surfeggiante è rimasto soltanto il twang della chitarre che disegna jangle in arabeschi veloci e ritmati ma damascati in atmosfere strinate e oniriche, a volte assorte, altre tenebrose, sostenute da un basso rotondo e di grande forza elastica e da un uso ipnotico e sussultorio del motorik, mentre la voce del cantante, spesso ovattata dagli effetti e dalle linee di synth, oscilla tra un tono ieratico e dark e uno spleen quasi smithsiano. “The New Life” è un raffinato arazzo ricamato di psichedelia kraut, post punk e indie pop in stile C86, che dà vita a brani dalla sublimata scherma melodica e dagli scroscianti riff di chitarra, appena rarefatti dall’organo/synth, come la decadente “Pittura Infamante” o l’ubriacante “Notion”. Ma anche quando la componente kraut si fa più marcata, la scrittura si rivela subito ispirata: la torpida deriva spazio-sensoriale di “Occultation”, dove le tastiere (sempre Cully coadiuvato dal nuovo arrivato Philip Quinn) prendono a poco a poco il sopravvento (prima dello scatto punk nevrotico nel finale)” e la dolce epilessi espressionista di “Hypnotic Regression”.

Altrove la matrice post punk assume cadenze quasi mantriche e liturgiche come nella spirale di “A Second Skin” o nell’orientaleggiante “The Olympia”, che preludono al parziale scioglimento dei vincoli della forma canzone in favore di un cerimoniale propiziatorio e strumentale, prima solo circoscritto (“Projektion”) e infine più compiutamente realizzato nello sviluppo orizzontale e asintotico di “The New Life”, la title-track che arriva per ultima come una scia che lambisce e riavvolge tutto, nella ripetizione ad libitum del fraseggio (più di otto minuti) graffiato da esercizi e variazioni in punta di feedback. Grazie anche ad una migliore produzione e ad un intelligente lavoro di sottrazione sugli arrangiamenti, i Girls Names spingono il recupero di sonorità anni ottanta verso gli orizzonti sempre più nitidi e sensibili di una distintiva poetica musicale. E realizzano quello che è di gran lunga uno degli album più interessanti di questo primo quarto di 2013. 

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 11 voti.
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giank 8/10
Cas 7/10
brian 8/10
REBBY 7,5/10

C Commenti

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Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 18:24 del 2 aprile 2013 ha scritto:

attenzione questo è un disco della madonna, chi ha amato certa new wave non potrà non andare in brodo di giuggiole per questo disco! del jingle jangle del disco d'esordio non è rimasto quasi più nulla, ok qualche chitarrina qui e li è arpeggiata...ma troppo poco! la componente new wave/post punk filone dark è preponderante! io non trovo connessioni con Pains of being pure at heart e Vivian Girls come da "dischi che potrebbero interessarti".... troppo sporco il loro suono, quanto curato nei dettagli e pulitissimo quello dei Girls Names! discone! fossi stato il recensore avrei dato lo stesso voto dell'ottimo simone, da utente mi allargo ad 8 pieno!

Lazarus alle 20:01 del 2 aprile 2013 ha scritto:

dr paul sembra un disco dei cure ecco perché ti sei riscaldato subito ghghhgh

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 17:27 del 3 aprile 2013 ha scritto:

m'hai sgamato subito!! )) be' gassed qui la sostanza c'è, poi indubbiamente i cure sono i numi tutelari di certa wave. li ho visti anche dal vivo qualche settimana fa, bravi bravi!

Lazarus alle 21:08 del 3 aprile 2013 ha scritto:

era molto difficile ahahhah però queste bands che copiano e basta l'otto lo meritano ? questo è un sound che abbiamo già sentito 30 anni fa di originale nuovo attraente cosa c'è ? non danno nessuno contributo a creare qualcosa di nuovo (ipotizzando che si possa ormai creare qualcosa di nuovo...) . questo non è indie pop ma è solita wave sentita e strasentita

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 14:01 del 20 maggio 2013 ha scritto:

Nuovo video! Il disco devo ancora assimilarlo (il primo ascolto era stato positivo)...

Troppe uscite, non riesco a starci dietro

Peasyfloyd (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:12 del 12 giugno 2013 ha scritto:

questi sono la vera rivelazione dell'anno

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 13:27 del 16 luglio 2013 ha scritto:

un bel passo avanti rispetto al precedente Dead To Me (che a sua volta migliorava quanto fatto nell'esordio). godibilissimo!

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:01 del 5 maggio 2014 ha scritto:

Per sentirsi i Cure si sentono, ma non mi pare una riproposizione tout court. Tra gli ingredienti io individuo anche indie pop contemporaneo (tipo Real estate) e "kraut rock". Comunque chi viene dopo, nella musica, ha sempre attinto da chi viene prima, non è una novità. Solo oggi noi ascoltatori (e pure i musicisti) siamo tutti più informati, anche se più superficiali (si approfondisce meno, persino gli album che più ci piacciono, perché "nuotiamo nell'abbondanza).

Lazarus alle 14:32 del 5 maggio 2014 ha scritto:

certo rebby attingere da chi viene prima in musica è normale ( bach attingeva da vivaldi per fare l'uva passa ci siamo capiti ) ma quelle bands new wave hanno creato un loro sound originale queste nuove proprio no. sono cresciuti con quei dischi e li riproducono dopo 30 anni con sound digitale. il rock è nato per smuovere le acque aprire nuove strade ma questo si è perso nella melma odierna. siamo alle paludi.

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 0:34 del 6 maggio 2014 ha scritto:

Ammetto che mi intendo più di uva (soprattutto pigiata e fermentata, fantastica quella appassita da cui si produce l'amarone eheh) che di musica classica e comprendo bene il tuo punto di vista, non irragionevole per chi ha la nostra età, ma parlare di melma attuale mi pare eccessivo. I giovani e meno giovani musicisti attuali ci mettono entusiasmo e conoscenza come quelli di 30/40/50 anni fa, c'è ne sono di più bravi e meno bravi, secondo il giudizio personale, come allora. Non credo che esista una generazione meno portata per la musica (per la pittura, per la scrittura,...) di un'altra.

Lazarus alle 22:23 del 6 maggio 2014 ha scritto:

efftivamente in pittura non vedo nuovi picasso braque pollock e per la musica sono cambiati drasticamente i modi economici. da qui la melma attuale.

già il fatto che rivendano le nuove uscite in vinile usando la tecnologia digitale fa capire che siamo oltre l'uva passa , l'aceto. vediamo stasera da holland : le seguo tutte queste nuove bands ma ahimé il confronto con i tempi andati sono impietosi.