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R Recensione

8,5/10

Serge Gainsbourg

Gainsbourg Confidentiel

Secondo la visione corrente, è possibile sintetizzare un uomo, una vita intera, un personaggio discutibile e discusso come pochi in una sola parola: cinismo.

Sì, Lucien Ginsburg, musicista e poeta mezzo francese, mezzo ebreo e pure di origini russe (può essere che la somma delle sue componenti fosse 3/2, non mi stupirei), meglio noto con  lo pseudonimo di Serge Gainsbourg, è stato un cinico.

Un sezionatore dei meandri del cuore e dei lombi, della loro sacralità, un fanatico del lolitismo più esibito, un provocatore senza peli sulla lingua. Un brutto che piace, e la cosa incredibile è vedere a chi piace: Brigitte Bardot, che sbanda per Monsiuer Decadénse mollando su due piedi un multi-miliardario tedesco, e poi Jane Birkin, l'amore di una vita, colei che ha reso immortali i vagiti di “Je T'Aime... Moi Non Plus”.

Serge era un atipico in ogni senso, e i più acuti lo avevano capito sin dalle sue prime esibizioni nei localini notturni della Rive Gauche. Timido fino all'eccesso, incapace di sostenere lo sguardo dei sempre più numerosi ammiratori.

Ma soprattutto, spietato. Serge manipola, mette a nudo, inscatola ogni pudore (anche quando si mostra in pose incestuose con la figlia Charlotte, salvo rinnegare il tutto, ma con l'aria di chi ti prende in giro in completa serenità).

Niente a che vedere con la passione caldissima e teatrale di Brel, uno che sul palco rendeva l'anima, immergendosi a tal punto nel personaggio da uscirne logorato, ferito, quasi sfigurato. Niente a che vedere neppure con l'elegante ironia e con la satira sottile di George Brassens, l'uomo che prima di De André ha cantato di Gorilla e poi di non-domande di matrimonio. Ancora, distanze siderali separano Serge dal quarto grande della sua generazione, l'anarchico Leo Ferré.

Non c'è rabbia in Serge, c'è solo un distacco snob e altero, sublimato da un'intelligenza superiore e da una creatività musicale con pochi eguali.

Qui mi preme celebrare uno fra i suoi lavori più intensi e toccanti. “Gainsbourg Confidentiel” è forse meno accattivante della Storia di Melody Nelson, certo è meno famoso, ma regge in pieno il confronto sul piano lirico e musicale.

Serge inizia a indagare i moti dell'animo, e si tratta di un animo maschile, in preda a turbamenti provocati da relazioni complesse, combattute, dominate ora da una passione tanto irregolare da risultare obliqua, ora da un cinismo che sfiora la cattiveria (“In  amore c'è sempre uno che soffre e un altro che si annoia”).

Si avvertono in “Confidentiel” i primi segnali di quella morbosa decadenza che porterà agli eccessi esibiti degli anni '70. Qui però Serge allude più che mettere in mostra, conserva un contegno e un'eleganza superiori.

Musicalmente il suo atipico talking, che miscela a tratti francese e inglese (“No, No Thanks No”), guarda con interesse alle novità d'oltreoceano, aprendo varchi di soft-jazz quasi davisiano (qua e là avverto anche una maggiore irruenza, dichiaratamente ispirata a musicisti più hard), diluendo lungo monologhi distaccati eppure pregni di inquietudine carezze pop-blues che evocano i migliori esperimenti alle sei corde di B.B. King e compagnia.

Serge è un eclettico che non riesce ad arginare la propria dirompente forza visionaria: “Amour Sans Amour” è essenzialmente cool-jazz minimale che massacra con serenità e senza un briciolo di rimorso i moti del cuore. L'amore senza amore non ha volto, non porta tempeste, non porta illusioni. La ragione e il distacco prendono il sopravvento, ma Serge non sembra preoccuparsene più di tanto, la sua è semplice consapevolezza. “Maxim's” scorre quieta e tenerissima, ma il registro non cambia: Gainbourg più che cantare sussurra, racconta senza particolare enfasi (quanto è lontano dal grande amico Jacques, uno che sputava sangue in ogni pezzo, come se non ci fosse un domani).

Le Talkie-Wakie” suggella la lucida follia amorosa dell'autore, accompagnato da una chitarra minimale e scarna. Una poesia trasformata in una canzone, un piccolo gioiello, che corre breve e limpido, freschissimo ancora oggi: Serge è stato anche e soprattutto un superbo melodista, e questo pezzo lo conferma per l'ennesima volta.

Gioiello: descrizione che si abbina senza problemi a tutto il disco, da gustare più e più volte per coglierne sfumature, piccole intuizioni, geniali soluzioni verbali.

Serge sarà anche stato un cinico, uno che parla di “Noia Mortale” mentre tu pensi a un cuore infranto, ma dietro il reticolo della sua apparente freddezza scorre la linfa di un genio assoluto della musica e della parola, uno dei più grandi che la Francia abbia mai avuto, non a caso accostato senza timore di bestemmiare ai suoi idoli Prévert, Verlaine e Rimbaud.

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C Commenti

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Dr.Paul alle 14:08 del 10 marzo 2014 ha scritto:

qualsiasi cosa fatta da gainsbarra è fatta bene!! preferisco certamente il suo periodo 68/76, ma anche questo è un bel sentire...qui senza percussioni eppure di ritmo ce n'è a fiotti!!