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R Recensione

8/10

Fire! Orchestra

Exit!

Dicembre è periodo di ripescaggi. Per quanto strette possano essere le maglie di Storia della Musica, quest’anno rischiava di rimaner fuori un pesce grosso, rilasciato l’ormai lontanissimo 11 gennaio di quest’anno. Si tratta di Exit! della Fire! Orchestra. Di base ci sono i Fire!, terzetto svedese free-jazz che stando alle parole del sassofonista Mats Gustafsson, leader indiscusso (di questo come di qualsiasi progetto al quale prende parte; quest’anno, tra gli altri, segnalo il disco Enormous Door con i The Ex & Brass Unbound e Boot con i The Thing), suona "Swedish jazz classics from the future”. Assieme a lui nei Fire! (senza orchestra) ci sono Jonas Berthling al basso e Andreas Werliin alla batteria. Tutta gente con due palle così e con i quali quest’anno, sempre per la Rune Grammofon, ha dato alle stampe un altro piccolo capolavoro dal titolo Without Noticing, che ugualmente consigliamo di ascoltare con passione. 

Il discorso “con l’orchestra” è quello di unire alla solida base dei Fire! un’orchestra vera e propria di 28 elementi provenienti tutti dalla scena jazz e avant svedese. Una sorta di jazz big band come usava farsi nei tempi d’oro. Solo due brani in scaletta per 44 minuti di musica e una miriade di variazioni e digressioni che sconquassano orizzonti e barriere alla ricerca della musica libera e viscerale, addolcita solo dalle voci femminili di Mariam WallentinEmil Svanängen e Sofia Jernberg che si alternano nei due brani. Nella spesso deprecabile ricerca di punti di riferimento per invogliare il pubblico ad ascoltare (ed acquistare) la propria musica, le label puntualmente citano opere o soggetti che dovrebbero venire in mente all’ascolto delle loro nuove proposte. Per Exit! si leggono, sul sito della Rune Grammofon,  “Charlie Haden’s Liberation Orchestra. Carla Bley’s “Escalator Over the Hill”. Centipede. Sun Ra’s “Space Is The Place”. Chris McGregor’s Brotherhood Of Breath. Freddie Hubbard & Ilhan Mimaroglu’s “Sing Me A Song Of Songmy”.

Come rimanere quindi indifferenti e non regalare credito a questo nuovo progetto. Exit! è stato registrato live (non credo sia umanamente possibile registrare classicamente in studio una roba del genere) nel gennaio del 2012 al Fylkingen di Stoccolma, il leggendario tempio della musica d’avanguardia svedese.

L’ascolto, per quanto le premesse possano forse far pensare il contrario, è più agevole di quel che sembra. Soprattutto per il primo dei due viaggi, Exit! Part One. Sebbene lungo i suoi 19 minuti e rotti ci siano diverse sbandate verso orizzonti diversi (dal jazz, allo swing, passando per momenti più  funk o soul, sempre richiamando echi world music), di base c’è quasi sempre un martellante giro di basso di matrice krauta/post-rock (elementi ancora più accentuati nella versione a tre dei Fire!) ricamato da schiamazzi "ottonici" e deliranti note di pianoforte, addolciti dalla glassa acidula delle magnifiche estensioni vocali di Mariam Wallentin che decanta i testi scritti da Arnold de Boer, ex Zea, e da qualche anno leader dei The Ex, dopo la dipartita dello storico leader  G.W. Sok.

Più difficile, mistico, rituale e oserei dire, cinematografico, è il secondo viaggio dell’album, Exit! Part two, condotto questa volta dalla voce di Sofia Jernberg. L’intro vocale di respiro oscuro e tribale è presto scalzato da una prepotente verve di  funk progressivo che sarà poi il leitmotiv, al limite della colonna sonora italica alla Franco Micalizzi, di buona parte del tempo. C’è più Africa, c’è più pathos, c’è più velocità in questo inizio di secondo tempo. Attorno al minuto 9 la big band fa poi vedere i propri muscoli con riff di chitarroni affilati che fanno da contraltare a fiati incandescenti in un crescendo di emozioni forti che si esauriscono al minuto 11 circa, per dar vita ad un nuovo intermezzo destrutturato ma dalla forte carica emotiva dove le acrobazie vocali della deliziosa (ma mai doma) voce femminile, spesso degenerante in striduli lamenti, si fanno strada tra altrettanto imprevedibili pennellate di fiati d’ogni ordine e grado. I muscoli della big band tornano prepotenti attorno al minuto 21 dove assieme ad urla mascoline e deliri provenienti da tutti gli strumenti coinvolti, si da vita all’ultima scossa energica dell’album, fino al finale, via via sempre più sfumato, come può esserlo, diluito tra sudore e lacrime,  il finale di un movimentato ma bellissimo film d’azione.

Exit! dei Fire! Orchestra è una delle cose più belle ascoltate quest’anno. Immergetevi nel suo magma sonoro, dall’inizio alla fine. Senza pause. Un film, specie se bello, va visto senza interruzioni. Considerate le numerose allucinazioni che vengono alla mente in questi velocissimi 44 minuti e la forte attitudine cinematografica della proposta, non resta che mettersi comodi e aspettare che lo spettacolo cominci. Buona visione.

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Voto degli utenti: 8/10 in media su 4 voti.
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C Commenti

Ci sono 3 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 16:15 del 5 dicembre 2013 ha scritto:

Assolutamente meraviglioso, senza se e senza ma

fabfabfab alle 13:33 del 8 dicembre 2013 ha scritto:

Effettivamente è un pesce grosso, come dici tu. Corro ad ascoltarlo, ho giusto un posto libero per la playlist di fine anno.

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:45 del 8 dicembre 2013 ha scritto:

Un lavoro ottimo e interessante, anche se non riesce a farmi impazzire sempre. Il voto rimane molto altro, è fra i lavori jazz più interessanti e particolari dell'anno.