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R Recensione

6/10

King Gizzard & The Lizard Wizard

Fishing For Fishies

Sette australiani convertiti all’ambientalismo in una sala prove non è l’attacco di una barzelletta inedita di Berlusconi, né il titolo dell’ultima fatica di Lina Wertmüller: è l’immagine che meglio sintetizza la genesi e lo sviluppo di “Fishing For Fishies”, quattordicesimo disco studio in appena sette anni per i King Gizzard & The Lizard Wizard (sono sempre le solite statistiche, noiose ma illuminanti). In un mondo in cui qualcuno prova a ridimensionare il tema del riscaldamento globale affermando che “fa freddo” (nemmeno questa è una barzelletta di Berlusconi, purtroppo), i Gizzard fanno un passo in avanti e affermano che no, “there is no planet B”, come scaraventato in faccia all’ascoltatore nel forsennato thrash di “Planet B” (pezzo curiosamente assente dalla tracklist del disco finale, ma presente sul futuro e già annunciato “Auto-Cremate”). Non solo: “I don’t want to be fishing for fish / I just want to let them freely swim” (la title track), “To a cow, what is a car? / It’s a deadly predator” (“The Bird Song”), “Fuck all of those plastic / Particles in the ocean / It’s like a vendetta / Against our Mother Nature” (“Plastic Boogie”) “I am the honeybee / Drink the blood of the tree / I can’t breathe, I can’t see / Evil being, confusing” (“Acarine”). Eccetera eccetera. Affiliazione vera o presunta alla brigata Thunberg, sardonici o meno, per i Gizzard ben più che il messaggio ha sempre contato il tramite: ed è qui che, forse inevitabilmente, la crisi del settimo anno fa sentire il suo peso.

Vulgata vuole che i nove brani di “Fishing For Fishies” nascano come ritagli di porzioni di una serie di libere jam session blues, risegmentate a posteriori su una scrittura appena meno anarchica del solito. Forse non tutte le strade portano davvero alla pentatonica, ma la radice comune è evidente: che sia esplicitamente esibita (l’armonica di Ambrose Kenny-Smith che stride nel ruspante roots rock di “Boogieman Sam”, l’ecogirotondo tangente garage di “Plastic Boogie”, il sonnolento country glamizzato di “This Thing”) o sonnecchiante nelle retrovie (i Creedence Clearwater Revival versione Murlocs di “The Cruel Millennial”, il saltabeccante piano rockabilly che scivola alla presa del riffone hard-blues di “Real’s Not Real”) poco importa. Di dischi a tema il curriculum dei Gizzard è pieno, ma quelle che allora servivano da esplorazioni predatorie di nuovi territori (si pensi ai soli “Nonagon Infinity” o “Flying Microtonal Banana”) qui si tramutano in una blanda raccolta di autografi, senza troppa profondità, che poco altro offrono oltre alla loro assoluta accessibilità. Certo, non significa che in sé “Fishing For Fishies” sia un brutto disco e che, soprattutto, non abbia dalla sua alcuni interessanti assi nella manica – qui, per gusto personale, la surf-wave vocoderizzata e fumettosa della title track, il bozzetto lounge-favolistico di “The Bird Song” e la psichedelia in slow motion di un’“Acarine” conclusa su sorprendenti accenti techno (comunque fuori luogo in questa scaletta). Il tono generale della narrazione sembra però stanco, manierista, a tratti (paradigmatica “This Thing”) sinceramente annoiato e dunque noioso. Si affaccia alla mente un paragone con l’ultima Courtney Barnett, capace di scrivere ottimi brani presi singolarmente ma che, inglobati in una struttura più grande, perdevano di consistenza specifica: la stessa cosa si può affermare di questa fase gizzardiana, anche dopo molti ascolti transitoria e pedante.

Tre possibilità ci si aprono dinnanzi. La prima: i Gizzard hanno finito la benzina e questo è il primo segnale di stanca. La seconda: i Gizzard hanno deciso, in tutta coscienza, di rifiatare a modo loro. La terza: i Gizzard stanno continuando a trollarci. Inutile dire in quale delle opzioni riponiamo le nostre speranze.

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