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R Recensione

6/10

The Murlocs

Manic Candid Episode

Curiosità e continuità sono i poli dell’asse ai cui opposti – e dunque, non sorprendentemente, oltremodo vicini – si pongono King Gizzard & The Lizard Wizard e The Murlocs: se i primi, nella loro ipertrofica caccia alla variatio (l’ultimo in ordine cronologico, il caciarone ma divertente omaggio al primo thrash di “Infest The Rats’ Nest”), stanno pian piano accusando i limiti di un approccio che varia la forma ma non la sostanza delle esplorazioni, il side project in cui militano Ambrose Kenny-Smith e Cook Craig si mantiene fedele a sé stesso e, accoccolato nella florida nicchia dell’Aussie garage, continua a fare quel che sa fare meglio, ovvero regalare dischi onesti e ricchi di buone canzoni. La missione, portata a termine con generale successo nel precedente “Old Locomotive” (2017), viene compiuta anche in questo “Manic Candid Episode”, sebbene in maniera meno coesa e più ondivaga, come un organismo che proceda per lampi e strappi.

Il maggiore pregio del quarto disco dei Murlocs, se dovessimo procedere per punti, è l’aggressiva incisività dei riff chitarristici, dalla sporca pentatonica bluesy dell’iniziale “Problematic Subject” (quasi un brano dei primi Black Keys, su cui rugge l’armonica dell’efebico Kenny-Smith) alla possenza del groove funk del chirurgico r’n’r’ di “What If?” (sicuramente il pezzo migliore del disco), dallo stralunato ancheggiare della title track (con strategico piano honky tonk ad emergere dalla e sulla texture strumentale) agli abbacinanti riverberi surf del granitico mid “Catch 22”. Più problematica è – con la felice eccezione del lento “Comfort Zone” – la costruzione delle melodie, che a tratti si fanno monotone (anche se dello stomp di “Withstand” si ricorda a lungo lo splendido ritornello twangy) quando non addirittura farraginose (“Buffoon”, una “My Compromise” a cui non basta lo scatto swing della seconda metà). Anche per la generale estraneità a questa tracklist del pur buon folk rock di “Samsara Maya” (l’omaggio al cinquantennale di Woodstock?), si può dire che della seconda metà di “Manic Candid Episode” – quella, per intenderci, che sfila subito dopo “Catch 22” – varrebbe quasi la pena tenere la sola “What If?

Conveniva, a conti fatti, sforbiciare un paio di passaggi superflui, o condensare direttamente le intuizioni più brillanti in un EP: ma la voglia di dire tutto, per il momento, prevale sistematicamente sulla necessità di selezionare il meglio, e tanto deve bastare.

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