R Recensione

10/10

Jean-Michel Jarre

Oxygene

Fu nella culla degli anni '70 che la musica elettronica lanciò i suoi primi vagiti. Una ristretta schiera di artisti d'avanguardia ebbero il privilegio unico di teorizzare i canoni di un'intera categoria musicale. Jean-Michel Jarre va sicuramente collocato nell'elite dei principali precursori di questo genere.

 

Si fa presto a dire Kraftwerk. Furono indubbiamente gli artisti che più di chiunque altro consegnarono ai fasti del pubblico quelli che a tutti gli effetti erano ancora prodotti di sperimentazione, e siedono di tutto diritto sulla cima dell'Olimpo. Intorno a loro, comunque, esistevano dei fuoriclasse di tutto rispetto: quello di Jarre fu probabilmente l'esempio più efficace.

 

Mentre i Kraftwerk connotavano la loro lusica di una asetticità clinica e i Tangerine Dream si guadagnavano l'etichetta di "Cosmic Music" per le loro atmosfere siderali, Jean Michel Jarre riuscì a dotare i propri lavori di un forte impatto diretto, che riscosse un successo immediato. Non a caso, furono in tanti a pescare dal suo cilindro, riutilizzando i suoi lavori per numerose colonne sonore di ogni tipo: una fra tutte, Gli Anni Spezzati di Peter Weir, che tanto deve al contributo di Oxygene.

 

Oxygene è seza dubbio il capolavoro di Jean Michel Jarre. Fu anche il suo più grande successo, nonostante grosse difficoltà di pubblicazione dovute a caratteristiche atipiche per quei tempi: 6 sole tracce, completa assenza di voce, tracklist senza titoli. Tutti tra l'altro marchi di fabbrica peculiari dell'artista francese.

 

L'album è ricolmo del suono dei sintetizzatori analogici, magistralmente diretti da un talento straordinario. E' una musica dalle melodie ipnotiche, struggenti. Capace di spedirci in atmosfere incredibilmente suggestive, ad altissimo impatto emotivo. E' un lavoro che rivoluziona l'immaginario sonoro del tempo, producendo un effetto destrutturante sulle impalcature emozionali.

 

Con Oxygene I, il muro della diffidenza è subito dissolto, e si ha la sensazione di venire immersi in uno spazio stellare senza gravità. Lungo un viaggio tra le galassie sconosciute, Jarre lentamente scioglie una freddezza che appartiene soltanto a noi. Il mondo che conosciamo è ormai lontano, quel mondo asfittico e letale rappresentato nella significativa immagine dell'album, opera del connazionale Michel Granger. Impariamo a inspirare nuovo ossigeno, fatto di futuristiche evoluzioni sonore.

 

Portata a termine l'ardua missione, finalmente è possibile il decollo. Oxygene II è un pezzo di potenza ineguagliabile. E' quello che il pubblico attenderà in trepidazione lungo tutto il corso dei suoi concerti, per intenderci. Le tastiere dipingono una folle corsa ossessiva, in un'accelerazione che coinvolge le nostre stesse onde cerebrali. E nello stesso tempo, disegnano un contesto rarefatto come pochi altri sono mai riusciti a ricreare in maniera tanto efficace. Se vogliamo trovare una corrispondenza nel mondo del cinema, siamo all'interno del viaggio pieno di colori di 2001 Odissea Nello Spazio.

 

Con Oxygene III e soprattutto Oxygene IV, i toni prendono una piega misteriosa e ricca di suspence. Oxygene IV è un altro brano immortale, che fin dal primo ascolto viene percepito subito come un classico. Riascoltandolo dopo più di 40 anni, sembra quasi di aver trovato la perfetta realizzazione ontologica dell'elettronica in musica. Una perla che ci viene donata in modo estremamente gentile, un pezzo ad alto coefficiente di assorbimento.

 

Poi, una doverosa pausa riposante. Oxygene V fa tesoro dell'eredità dei Tangerine Dream per la sua semplicità. Una lunga introduzione, pochi suoni, semplici arpeggi. Poi un rapido scatto verso un ritmo veloce, che termina sfumando nel rumore delle onde di un oceano sintetico. Con tanto di gabbiani al silicio.

 

Il ritorno al mondo comune è accompagnato da Oxygene VI, che genera un microcosmo in cui percussioni, bassi e suoni decisi vengono ricostruiti artificialmente, in un incedere armonioso e confortante, che chiude lasciandoci con grande aspettativa su come quest'avventura senza precedenti può continuare.

 

Un grande capolavoro che trascende ogni confine spazio-temporale. Una vetta artistica della musica, non solo di quella elettronica. Se un giorno gli alieni scendessero sulla terra, curiosi di scoprire quali siano i massimi risultati raggiunti dall'inventiva artistica del genere umano, questo disco è uno dei migliori lavori che potremmo sottoporgli. E molto probabilmente, lo troverebbero vagamente familiare.

V Voti

Voto degli utenti: 8,8/10 in media su 5 voti.
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REBBY 7,5/10
tecla 8,5/10
Vatar 10/10

C Commenti

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superPOP girl (ha votato 9 questo disco) alle 22:15 del 13 febbraio 2010 ha scritto:

Ohhh

...che bravo, Finalmente qualcuno si occupa anche di Jarre!

Ottimo disco, buona recensione, peccato essere arrivata in ritardo, avrei voluto scriverla io questa recensione.