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R Recensione

6/10

Tame Impala

Innerspeaker

Il meccanismo della “nuova sensazione” del panorama musicale alternative è ciclico e ripetitivo.

Dal garage con furore, fuoriesce una delle tante band che popolano il pianeta terra, ormai stanchi delle continue minacce isteriche del vicinato; suonano in giro, la gente mormora, NME li sbatte in copertina come agnellini spaesati in pasto al lupo cattivo delle masse, tizio del famoso gruppo X (in questo caso lo spocchioso Noel Gallagher) dichiara che Y è il suo gruppo preferito del momento, i fan prendono come testo sacro i gusti del proprio idolo capriccioso, e l’ingranaggio arrugginito s’innesca, mitigando i cigolii con una bella dose di passaggi radiofonici e televisivi.

Ovviamente, i Tame Impala non sfuggono da questo “mostro divoratore” che utilizza l’indie come stuzzicadenti per togliersi i residui di band scialbe fra le gengive.

Questo trio australiano dal nome improponibile, a seguito di un filotto di ottimi EP, esordisce in questi giorni con “Innerspeaker”, collezione di 11 brani che mescolano rock di matrice 70’s, atmosfere venate di elettronica lieve ed ovattata di echi shoegaze, processate al gusto e tatto melodico beatlesiano.

Freschi di una forte originalità composta da intarsi chitarristici di chiara matrice hard rock, immersi nelle acque violacee della psichedelia d’impronta Summer Of Love, e synth che irrompono i cieli variopinti di arcobaleni sonori con sforbiciate di sporcizia e riverbero shoegaze, i tre ragazzini si divertono come bambini (età media 20 anni) al giochino dei rimandi, pur risultando freschi ed innovativi. Come nella trascinante “Alter Ego” e nei cerchi concentrici e vertiginosi di “Make Up Your Mind”, in “Solitude Is Bliss” dove i Beatles si scontrano frontalmente con gli Uriah Heep, o nel viaggio siderale “Runway Houses City Clouds” con aperture chitarristiche pinkfloydiane che deflagrano su ritmiche sostenute e synth acidi, implodendo in una coda dilatata e narcolettica.

No, non siamo su Pitchfork, e tantomeno in testa campeggiano le tre lettere sacre del “fare rock nel nuovo millennio”, ma i Tame Impala sono una band da tenere sotto stretto controllo, che lo dica il sottoscritto, Simon Reynolds o Pippo Franco.

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 33 voti.

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Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 12:54 del primo giugno 2010 ha scritto:

L'Ep che girava lo scorso anno era quanto di più revisionista/revivalista si fosse mai sentito in giro da anni, suoni da paura fra Cream e Pink Fairies, peccato che mancavano proprio i "pezzi". Questo l'ho scaricato ma ancora devo appoggiarci l'orecchio. Ripasso

pattume (ha votato 9 questo disco) alle 14:02 del primo giugno 2010 ha scritto:

disco dell'anno.

faheyheavensent (ha votato 9 questo disco) alle 18:46 del 5 giugno 2010 ha scritto:

toh...quello che ho appena scritto a una conoscente

non conoscevo il sito...grazie (il vostro n.b.)... me lo son spulciato... l'articolo red crayola è troppo lungo per le mie capacità di concentrazione odierne...lo leggerò... mi stan già un po' sul cazzo per questo (e perchè alcune cose non son scritte molto bene) Modular_Records,_2010).p0-r3186" target="_blank">http://www.storiadellamusica.it/Tame_Impala_-_Innerspeaker_(Modular_Records,_2010).p0-r3186 .... ci son più invenzioni melodiche in metà di questo disco che in metà delle uscite del 2010...lo stile non è originale ok...ma la produzione è ok...parliamo solo di scrittura eh...scrivere melodie...hanno solo vent'anni certo, Paul McCartney ne aveva 22 con Rubber Soul... invecchiando si peggiora, credetemi

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 22:59 del 8 giugno 2010 ha scritto:

sentito con calma tre volte e devo dire che mi ricredo, soprattutto perchè hanno completamente cambiato l'impostazione dei suoni. Se nel suddetto EP erano estremamente e terribilmente copiacarbone non solo di Cream, ma di qualsiasi band uk fine '60 dai The End, a Elmer Gantry's VElvet Opera, in questo disco si sente qualcosa di + del solito riproporre psichedelia fine '60, c'è un qualcosa di nostalgico-giocattoloso affine a roba tipo Neon Indian (il che mi dovrebbe far defecare e vomitare contemporaneamente), che gli dà un tocco retronuevo non male. Non so se dura alla lunga distanza, ma per ora dischetto dell'estate appena giunta.

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 15:23 del 17 giugno 2010 ha scritto:

Accidenti! Ho presente l'ep del 2008: una copia spudorata dei Cream:

Direi che di passi avanti ne hanno fatti: dalla produzione, alla scrittura, alla creatività. Poi ok, derivativi. Ma con un sacco di buon gusto (tutti questi suoni riverberati mi fanno andare in brodo di giuggiole...). Insomma, il risultato è più che apprezzabile!

gull (ha votato 7 questo disco) alle 12:07 del 10 settembre 2010 ha scritto:

Ma che bel dischetto. Derivativo (i beatles si materializzano ogni istante, praticamente) ma con melodie irresistibili. Buon pop-rock infragenerazionale.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 11:41 del 11 novembre 2010 ha scritto:

Speriamo per loro non abbia ragione faheyheaventsent e che crescendo possano ancora migliorare, come hanno fatto tante band dopo l'esordio. Per adesso stanno studiando con profitto e sembrano, nel genere, promettenti (il

batterista mi sembra il meno dotato). Ho avuto bisogno di vari ascolti per apprezzarli, ieri sera finalmente è successo. Talvolta le voci effettate, quando non barrettiane, a me ricordano quelle dei glo-fi (è questo Ivor che intendevi?).

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 11:48 del 11 novembre 2010 ha scritto:

RE:

bravo Rebby, proprio quello intendevo. Cmq anche col passare dei mesi continua a piacere. Peccato che ancora si devono decidere a far uscire un vinile a prezzi accettabili (prenderlo dalla Modular costa una fortuna)

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 11:59 del 11 novembre 2010 ha scritto:

Talvolta le voci, quando non barrettiane o beatlesiane, ricordano quelle dei glo-fi... scusate il refuso eheh

Tiaspark (ha votato 10 questo disco) alle 20:12 del 17 agosto 2011 ha scritto:

Un anno dopo

E' ormai passato un anno dall'uscita di questo disco, li ho sentiti dal vivo, sono passate le stagioni e ancora non mi stanca. Secondo me le melodie, gli arrangiamenti, le idee che ci sono qui dentro, non torneranno facilmente e il prossimo disco non sarà così entusiasmante. Spero di ricredermi ma per ora per me rimane la scoperta del 2010/2011. Grandissimi!

Utente non più registrato alle 20:37 del 15 febbraio 2012 ha scritto:

Disco veramente interessante. Non sono d'accordo con il voto 6/10.

motek (ha votato 8 questo disco) alle 12:36 del 29 agosto 2012 ha scritto:

io credo che questi abbiano le potenzialità per fare la storia.

sentite il singolo che anticipa il prossimo album e capirete.

ThirdEye (ha votato 5,5 questo disco) alle 21:35 del 23 settembre 2013 ha scritto:

Dischetto godibile, si, carino, per carità, ma poi?! Mi hanno solo messo voglia di rimettere su "Yerself is Steam" dei Mercury Rev. Mai capito tutto questo hype creatosi attorno a questi. Godibili ma scipiti. Plasticosi.

bill_carson (ha votato 4,5 questo disco) alle 17:00 del 24 settembre 2013 ha scritto:

condivido third eye