R Recensione

9/10

Uochi Toki

Libro Audio

La musica degli Uochi Toki è densa e ispida come un budino al cactus. Iniziamo così, con una metafora alquanto discutibile, il viaggio sonoro in Libro audio, quinta uscita discografica del gruppo che torna a far parlare di sé dopo la collaborazione con gli Eterea Postbong Band ne La chiave del venti (2007).

E dopo le due mezze informazioni più o meno convenzionali e obbligate lanciamo subito le sentenze irrevocabili: gli Uochi Toki sono uno dei gruppi più geniali sfornati dallo Stivale in questo decennio. Gli Uochi Toki sono il motivo per cui anche un rockettaro incallito de noartri può riuscire ad apprezzare con sincero gusto il rap. Gli Uochi Toki sono il gruppo più anticonformista e “vissuto” che si sia sentito nella nostra penisola dai tempi dei Massimo Volume.

Ovviamente essendo dei geni non hanno del tutto le rotelle a posto, cosa confermata dai loro testi. Ma è segnale ancora più eloquente il loro sito web, cliccando sul quale (http://www.fiscerprais.com/uochi/) troverete per l’appunto quello che c’è…

Seguendo le indicazioni si finisce sul myspace che conferma il loro piacere per la contraddittorietà e per la presa per i fondelli del lettore. Un esempio? Basta guardare la sezione “E-mail”: si annuncia che “l’unico metodo per comunicare in maniera completa con gli Uochi Toki è parlare con loro dopo un concerto”, infatti prosegue con “Diffida del servizio mail di MySpace: è scomodo e poco efficace”. Poi però non si resiste alla burla: “Per contattarci scrivi a: info (at) fiscerprais (dot) com”.

Perché sto facendo tutto questo? Per cercare di sottolineare la natura degli Uochi Toki: un duo anti-intellettuale ma di fatto intellettuale; anti-dogmatico ma sempre pronto a sparare sentenze; anarchico ma pronto a conformarsi se ne può trarre profitto. Ma la cosa che più sorprende e che porta ad amare questo duo è il fatto che loro siano perfettamente consci di tutto ciò! E non c’è neanche da chiedersi se sia un atteggiamento programmato o innaturale perché non ve ne sarebbe alcun motivo per un gruppo misconosciuto di culto come loro. L’assoluta spontaneità e la volontà di rivelare tutto quel che passa loro per la testa sono quindi i motivi per cui ogni loro disco è un evento unico e imperdibile.

Oltre a un fiume incontenibile di parole poi, stavolta gli Uochi Toki aggiungono una qualità musicale non del tutto insolita, ma sicuramente più compatta e matura rispetto al passato. Che se nei dischi precedenti musica e parole tendevano spesso ad andarsene a spasso ognuno per conto suo ora i pezzi sembrano esser stati costruiti in maniera finalmente univoca e concordata, sì da creare geniali corrispondenze tra musica e parole (Il claustrofilo ne è l’esempio più evidente).

Musica che mantiene un carattere rustico e artigianale (Napo e Rico ci tengono a ribadire che “i campioni rumorosi delle tracce sono stati generati dalle macchine analogiche costruite da noi stessi”) ma che sfiorano livelli di eccellenza raggiunti in passato da gente come The Streets, Dalek e Dj Shadows. Tra loop, synth, percussioni, noise e distorsioni varie emerge una padronanza davvero notevole nella creazione di basi geniali ed eterogenee. E se in passato il duo ha scorrazzato anche in campi come il punk-hardcore qui non si rinuncia a lasciar scorrere libera l’ispirazione: così ecco l’industrial-noise memore di una certa tradizione metal (La bestia); ecco il dubstep nebbioso e annacquato (Lo spadaccino); ecco un drum-beat monotono e alienante tra risvolti digitali suadenti e striature glitch-noise (Il non-illuminato); ma soprattutto ecco la maestosità oscura di L’osservatore, apocalisse musicale in stile elettro-dark-gothic che spazia tra sorprendenti cambi di ritmo di batteria.

Ma il vero fattore aggiunto che rende questo disco una pietra miliare non solo del rap ma della musica italiana tutta, sono i testi, finalmente impreziositi dalla capacità di dare un filo conduttore alla straripante vena prosastica del duo. Se in passato infatti diventava talvolta difficile arrivare in fondo a dischi come Vocapatch e Uochi Toki, spesso e volentieri talmente anarchici da apparire sconnessi o frammentari, qui abbiamo un bene ordinato concept-album che unisce dodici dissacranti ritratti umani, da cui i nostri partono per le solite divagazioni sentenziose e scomode, che riguardano i tumori (“la realtà è questa: non si torna dalla morte! Posso dirlo senza che qualcuno mi sbatta in faccia il paradiso delle torte?” da Il cinico), l’incompetenza dell’industria musicale (“Mi affido alle risorse umane; non posso certo mantenermi grazie all’industria musicale! Se una major ci contattasse […] prendetelo come un segnale, vuol dire che non c’è proprio più niente da sfruttare!”), la critica del mondo urbano (la vivida descrizione della “città oscura” in Il non-illuminato) e post-industriale con soluzioni in stile decrescita felice anti-pil(“lamentarsi dei prezzi rende la gente poco serena, per questo al posto del pane compro farina e lievito, non scendo in piazza, sto zitto e medito, resto in casa e mi faccio la pasta!” da I mangiatori di patate).

Il culmine è probabilmente il jingle di Il nonno, il bisnonno, rievocazione di un bisnonno anarchico che per evitare il carcere e la guerra si spara ad un ginocchio e prende i sacramenti. Morale? “Uno: quando c’è pensare alle persone Che Guevara va nel cestino! Due: il fucile rivolto contro sé stessi può portare a vivere meglio!

È un mondo tagliente quello degli Uochi Toki, in cui l’etica diventa un gioco, un simbolo anacronistico, da sbeffeggiare e irridere con ferocia. Di qui la spregiudicatezza che porta ad affermazione come “niente è più importante di quel che voglio fare”, che può portare a vestire una cassacca dei GUF per suonare in una banda musicale o a sfidare i pregiudizi dei compagni di scuola frequentando corsi di danza moderna snobbando gli sport di squadra e facendosi dare del frocio da tutti (Il ballerino). Un brano quest’ultimo da cui emergono sacrosante verità: “purtroppo è considerato più eterosessuale guardarsi tra maschi per determinare chi sta nel club dell’età puberale, piuttosto che farsi circondare da ragazzine vestite attillate”, “Le categorie degli adulti mandano sempre tutto a puttane!

E si procede così, con una prima parte più biografica e una seconda (da Il ladro in poi) in cui i personaggi diventano sempre più inverosimili e immaginari, in un progressivo scollamento dalla realtà che tuttavia impressiona per la sua terribile verosimiglianza, tra personaggi che agiscono come automi e subiscono l’ostilità del mondo per il proprio aspetto sospetto solo perché diverso (Il ladro), soggetti bisognosi di equilibrio che si divertono con il fuoco (Il piromane) o che sono immersi fisicamente e concettualmente nella violenza (Lo spadaccino). Ci si cala progressivamente verso lande sempre più oscure fino al limite del paradossale, raggiunto probabilmente con Il necromante, una specie di sabba filosofico post-moderno.

“Sabba filosofico post-moderno”…una definizione del genere sarebbe criticata con strafottenza dal duo lombardo, sempre pronto a dissacrare il mondo intellettuale e la critica musicale (L’osservatore) così come in generale ogni intellettualismo scevro dal reale.

In conclusione viene da pensare che gli Uochi Toki siano paradossalmente il simbolo di una nuova generazione, che sente ormai superato un certo modello culturale antico e sterotipato, come può essere ad esempio il rabbioso cantautore impegnato di sinistra orientato al passato sia musicalmente che spiritualmente. Ecco perché chi ha criticato con fervore Le Luci della Centrale Elettrica avrà maggiori possibilità di riconoscersi nel mondo di Libro audio.

Gli Uochi Toki non ambiscono a nessun ruolo del genere, se ne fregano altamente delle ideologie e di ogni cosa concreta che non li riguardi. Gli piace fare i cazzoni e stare stravaccati tutto il giorno sul divano. Non vogliono essere dei miti. Non vogliono cambiare il mondo. Vogliono solo stare nella loro casa in campagna, avere 300 euro al mese e vivere in maniera pacifica nella massima indipendenza e libertà. Proprio per tutto questo rischiano ciònonostante di diventare dei miti, dei punti di riferimento importanti per chi non si riconosce nella società attuale né in modelli pervenuti dal passato. Se gli volessi bene augurerei loro di rimanere per sempre una band di semi-culto.

Ma siccome sono stato pervaso dal loro spirito cinico oltrechè offeso dai loro insulti alla critica musicale auguro loro di avere tutto il successo possibile. E cominciate col prendervi questo nove, Uochi Toki!

C Commenti

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target (ha votato 5 questo disco) alle 15:17 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

Ascoltato, una sola volta. Ho un po' di mal di testa. E' un disco verbosissimo, accidenti, e non sempre (ma è un'impressione da primo ascolto) a fuoco. Non ho capito, comunque, nella tua recensione, il riferimento alle Luci. No, voglio dire, Ale, non farmi anche tu l'andrea rivera della situazione ("Oggi si ascolta musica deprimente. Come questo ragazzo, Luci della Centrale Elettrica, che canta 'portami a bere dalle pozzanghere'... Perché?" - verrebbe da rispondere: perché è mille volte più incisivo delle tue battute, ma lasciamo perdere), per favore. Se in quel paragrafo mi definisci Brondi "spiritualmente orientato al passato" ti ricuso! Sui (sugli?) Uochi Toki tornerò. Il pezzo più tagliente sembra anche a me "Il nonno, il bisnonno", che d'altra parte è costruito su un canovaccio autobiografico-eversivo che sa moltissimo di Offlaga Disco Pax.

Peasyfloyd, autore, alle 18:59 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

sul riferimento alle Luci

caro francè, sai benissimo meglio di me che Brondi io sono stato tra i primi ad apprezzarlo e a parlarne bene, quindi mi prendo la licenza di parlarne in maniera critica qua e là

Diciamo cmq che il paragone è uscito da una conversazione con un mio amico milanese che dopo un periodo da precario oggi è disoccupato, ama la musica che piace a noi, guarda film, è acculturato e tutto quanto però non "sente" la politica e non riesce ad avere una coscienza davvero spinta di sinistra. E in questo lui stesso mi diceva come si riconosceva di più nei testi degli Uochi Toki piuttosto che nel misticismo rabbioso politicizzato (sto parafrasando ) di un Vasco Brondi. Come dire che quest'ultimo è ormai musica per pochi, pochissimi, sempre più ancorati a un mondo fatto di categorie apparentemente in disuso. Gli Uochi Toki invece rappresentano una generazione che Marx e Berlinguer non sa neanche chi siano, che vede i problemi ma non vede all'orizzonte neanche una piccola soluzione, o se la vede essa non è più connessa a grandi dogmi e sistemi ma piccoli rimedi individuali. Credo che siano sempre di più quelli che ragionano così, spesso scadendo nel qualunquismo e facendosi poi attrarre in maniera sciocca da un populismo scevro di contenuti e assai pericoloso. Con questo voglio dire che gli Uochi Toki sono pericolosi? No, ovviamente. Però credo che indirettamente siano più rappresentativi di Vasco Brondi per ciò che concerne le giovani generazioni di oggi. Cosa che purtroppo non riesco a trovare piacevole da buon sinistroide qual sono io stesso.

target (ha votato 5 questo disco) alle 19:25 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

Ti sei spiegato, sì, e non vorrei portare il discorso su ambiti distanti da quelli del disco in questione. Solo, al contrario del tuo amico milanese disoccupato come me, io non vedo tutta questa politicizzazione arrabbiata (e magari passatista) in Brondi. Casomani negli Offlaga Disco Pax, che su basi politiche fondamentalmente nostalgiche fondano, direi, la loro intera poetica. Ma se Brondi cita una volta i funerali di Berlinguer e un'altra volta la lotta armata al bar, non vedo come questo possa rendere meno partecipe alle sue canzoni il giovane alieno alla politica. Per il resto i testi di Brondi sono visionari, metropolitani, tutt'al più (in qualche frammento) sociali, ma non politici. Piuttosto: nei testi di "Libro audio" sento una costante e livorosa voglia di riscatto (il personaggio che parla inveisce quasi sempre contro chi ascolta, sventolando la sua superiorità, anche egotica - appunto: "niente è più importante di quel che voglio fare") che in Brondi manca del tutto. I Uochi Toki mi sembrano semplicemente più biliosi. Non ci vedo né più né meno politica. Ultima postilla: all'ultimo concerto di Brondi a cui sono stato, in mezzo a colline sperdute e lontane dalla civiltà, c'era un tutto esaurito assurdo, e un tutto esaurito di ragazzi in età universitaria. Non mi sembra proprio che sia avvertito come uno che usa categorie estranee dai giovani, anzi, esattamente il contrario. Direi che Uochi Toki e Luci, se incidono su pubblici diversi (ma non necessariamente, come dimostri tu), lo fanno per ragioni musicali più che testuali/liriche.

Peasyfloyd, autore, alle 23:55 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

risposta al target

si si beh qua ovviamente rischiamo di cadere in discorsi davvero "di parte" come si suol dire, però a noi di sinistra piace tanto parlare quindi parliamo.

Allora fermo restando che gli Offlaga restano un caso davvero estremo che a causa della loro profonda intellettualità raffinata nonchè esplicita memoria "rossa" tagliano fuori a priori tutta una serie di pubblico sia dal punto di vista musicale che testuale (e mi vien da dire che grazie al cielo hanno lo stesso un enorme seguito). Fermo restando ciò vorrei chiudere il discorso Brondi: dici che i suoi testi sono sociali ma non politici. Ecco qua però c'è un errore di fondo. A mio avviso quando si parla di sociale si parla di politica. politico è ogni atto di denuncia. Politico è ogni protesta per una condizione disagiata, per ogni esistenza turbata, per ogni sfruttamento ingiustificato. Politica è ogni condanna anceh solo culturale di una società se questo ha conseguenze sul suo sistema socio-economico.

Ma siccome non vorrei che questa conversazione la leggessimo solo noi due mi fermo qua e aggiungo solo che al di là dei testi più o meno passatisti o politici è la figura stessa di Brondi che ispira un'icona "spiritualmente orientata al passato", o che quantomeno appare agli occhi del pubblico. Il che non è un insulto, anzi! Per me si tratta di metterlo a fianco di quella serie di cantautori impegnati che nei 60-70s prendevano in braccio una chitarra e iniziavano a strimpellare cantando stanchi e incazzosi la loro rabbia. In questo l'immagine è un pò simile e completamente opposta a quella degli uochi toki, che si presentano completamente diversi anche nell'immagine, nei costumi, nella mentalità, nell'umore, nell'approccio oltre che nei contenuti e nelle soluzioni (ammesso che ce ne siano). Cmq è una bella conversazione target! Avrei voluto averti come professore

Il Pasto Nudo (ha votato 10 questo disco) alle 19:34 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

Finalmente la mia richiesta è stata esaudita da una recensione profonda, ottimamente articolata che mi vede completamente d'accordo...bravo!Io Napo e Rico li conosco personalmente e sono certo che apprezzeranno questa recensione...ovviamente a loro modo...

Sono di parte ma per me questo è il cd italiano del 2009!!!

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 18:30 del 20 aprile 2009 ha scritto:

RE: Il Pasto Nudo

''per me questo è il cd italiano del 2009!!!'' concordo con te, (almeno per il momento, lo è 20 Aprile ore 18.30 )

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 22:35 del 11 giugno 2009 ha scritto:

Che grandi! Starei ad ascoltare i deliri linguistici, ma sempre sensati e acuti, di Napo per decine di ore

target (ha votato 5 questo disco) alle 20:20 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

>per me questo è il cd italiano del 2009!!!

Minchia, a febbraio!? Aspettiamo un po', vah!

Il Pasto Nudo (ha votato 10 questo disco) alle 20:52 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

RE: >per me questo è il cd italiano del 2009!!!

Ma si era una provocazione...poi proprio nel periodo di Carboniferous

target (ha votato 5 questo disco) alle 16:55 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Certo, Ale, se la mettiamo sul piano 'estetico', non c'è dubbio che gli Uochi Toki (ascrivibili, anche se non senza precisazioni, alla galassia del rap - che è propria delle due generazioni più recenti) sono più 'contemporanei' delle Luci (cantautorato/folk rock): questo è sicuro. A mio avviso poi il sociale (e quindi anche il politico, nella tua accezione allargata) non manca in questo disco, anzi; certo, è presentato da un'angolatura rap, tradizionalmente più cazzona-aggressiva-s(tra)fottente di quella cantautoriale. Tutta qua la distinzione, secondo me, riassumibili nelle due diverse estetiche-poetiche dei generi a cui si rifanno Uochi e Luci. E tutto sommato non avresti voluto avermi come prof...

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 21:32 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Curiosità personale: ci beccano qualcosa con gli Assalti Frontali?

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 21:37 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Mi sono piaciuti dall'inizio, e mi era piaciuto anche "La chiave del 20" di due anni fa, sebbene da molti sia considerato un disco minore. Da cercare e provare assolutamente. Questo devo ancora trovarlo...

modulo_c (ha votato 8 questo disco) alle 14:51 del 22 marzo 2009 ha scritto:

un fiume di parole

mi e' piaciuto, soprattutto per i testi. Ho apprezzato le posizioni che non scendono a compromessi pur di arruffianarsi scuole di pensiero, ma portano avanti delle filosofie che non fanno sconti a nessuno. Ovviamente non condivido tutto, e, a volte, mi sembrano autocelebrativi. Comunque non possono lasciare indifferenti la bravura nella composizione del testo, e la richezza del linguaggio. Non e' certo un disco da "sottofondo", ogni volta va ascoltato a fondo ed il fiume di parole che investe l'ascoltatore non lascia spazio a distrazioni.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 18:09 del 24 marzo 2009 ha scritto:

Devo ancora abituarmi al flow un pò logorroico, ma già mi sembra uno dei dischi hip hop più importanti usciti in Italia. Le basi asimmetriche, rumoriste, alla Dalek ma ulteriormente prosciugate di qualsivoglia negritudine, sono grandiose. Ai primi ascolti gli avrei messo un 7 ma ora sta crescendo potenzialmente e quindi aspetto a votarlo. Grande Alessandro, hai fatto un colpaccio!

Lezabeth Scott (ha votato 4 questo disco) alle 18:30 del 24 marzo 2009 ha scritto:

Verbosi e nevrotici come dei Woody Allen del rap più sfigoso. Anche nell'hip-hop alternativo come in quello tradizionale siamo indietro decenni rispetto ai paesi (sanamente) incivili (Francia, Usa, persino Brasile).

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:00 del 24 marzo 2009 ha scritto:

RE:

Cioè in Francia trovi hip hop con delle basi così minimali e dissonanti? Consigliami qualcosa allora, perchè mi piacciono assai. Curiosità: qual'è l'hip-hop non sfigoso?

Lezabeth Scott (ha votato 4 questo disco) alle 19:22 del 24 marzo 2009 ha scritto:

RE: RE:

Assolutamente francesi e non sfigosi: Saïan Supa Crew, Oxmo Puccino, L'Atelier, Donkishot, il lato oscuro della Marianna. In confronto a questi qui? Come mettere Vincent Cassel con Boldi e De Sica. O Napoleone con Berluscone. Chiedo scusa per l'ardire, che quasi sicuramente non ne capisco nulla, passi per le musiche, ma i testi di questi...ehm... signori mi fanno venire voglia d'iscrivermi ad un corso di boxe femminile e sì che normalmente sono più pacifista di Joan Baez.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:39 del 24 marzo 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Grazie, ascolterò. Comunque questi testi non sono poi malaccio dai, a parte prolissità gratuite (cosa comune al 100% dell'hip-hop) e qualche caduta di stile (le gioie della campagna et similia). Oltretutto mi paiono spesso escogitati per trascendere la prassi hip-hip come linguaggio, stile, anche modo di porsi (ancora le gioie della campagna et similia). Insomma, l'etica degli sfigati ce l'hanno proprio dentro, non si ergono a paladini di qualcosa nè aspirano a "combattere" contro chicchessia.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:41 del 24 marzo 2009 ha scritto:

...e fermo restando che possono tranquillamente stare sulle palle a prescindere, e non ci sarebbe nulla di male.

Peasyfloyd, autore, alle 20:14 del 24 marzo 2009 ha scritto:

sono contento per i tanti apprezzamenti positivi che sta riscontrando questo disco e questo gruppo. Non sono in grado di rispondere alla critica di lezabeth essendo io mooolto ignorante in fatto di hip hop, tanto che non avrei neanche dovuto svolgere questa recensione vista la mia scarsa cognizione in materia. Però sentivo il bisogno fisico di condividere con voi queste mie sensazioni.

X Marco: non sono ancora riuscito ad ascoltare gli assalti frontali quindi francamnete non ti so proprio dire mi spiace

cmq è vero los, "l'etica degli sfigati" è un'etichetta che si associa proprio bene. Aggiungerei che il film ideale cui li assocerei è Clerks

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 22:02 del 27 marzo 2009 ha scritto:

RE:

Sai che se mi dici questo (Uochi Toki = Clerks) mi conquisti, vero?

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 11:07 del 25 marzo 2009 ha scritto:

Mamma che disco! Irresistibile davvero, dei testi che coinvolgono di brutto e da cui e difficilissimo non rimanere colpiti...Mi chiedo che testa abbiano per certe intuizioni!

Aspetto a votare perché potrei esagerare, comunque ottimo lavoro.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 16:22 del 25 marzo 2009 ha scritto:

Non ho argomentazioni dotte come quelle di Lezabeth, ma dico lo stesso che i ns. rappresentanti, attuali leader della classifica,

non mi piacciono (pazienza!). A questo punto

tanto valeva ci fossero i Mastodon, almeno

il mitico Alex sarebbe stato felice (eheh).

Come Target ho avuto anch'io mal di testa e per

tre volte. I testi non mi fanno delirare (ma

magari su un pezzo di carta son meglio).

Peasyfloyd, autore, alle 0:47 del 28 marzo 2009 ha scritto:

eheh fa tutto parte di una strategia della madoi

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 11:50 del 28 marzo 2009 ha scritto:

Lo sto ascoltando e non ci sto capendo niente ...

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:10 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Vabbè, mi sbilancio: capolavoro.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 19:16 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Loson, che ti è successo?

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:47 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE:

perchè?

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 19:52 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Non so, non mi sarei aspettato questo entusiasmo da parte tua. Comunque io devo ascoltarlo bene, ma il mio voto sarà simile al tuo. Solo che da me ce lo si poteva aspettare. Semplici pregiudizi, Los, tutto qui.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 19:58 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Vedi cosa succede a darmi per scontato? ;D Cmq a me piace un sacco di hip-hop "sperimantale" eh, e loro mi sembrano molto personali. Entrando più a fondo nei loro flussi di coscienza mi ci sono letteralmente perso ("L'osservatore, l'osservatore 1" è qualcosa di inimmaginabile), e poi mi sono sciolto di fronte a queste basi freddissime alla Autechre, apocalittiche, post-industriali. Discone.

simone coacci alle 20:06 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Non so: ai primi ascolti mi sembra un disco che rasenta l' optimum da un punto di vista musicale.

A lasciarmi piuttosto perplesso, come in passato, ancor più che in passato, sono i testi, l'uso stesso della mcing, della voce, che sembra voler sopraffare l'ascoltatore rinchiudendolo in un dedalo di invenzioni e di elucubrazione senza alcun appiglio (ritornelli, ganci, frasi ripetute, allitterazioni), trascurandone del tutto la soglia d'attenzione, quasi fosse un esercizio solipsistico e taumaturgico che può e vuole fare a meno del pubblico. E questo per chi ama l'hip-hop (anche quello alternativo) che è soprattutto messaggio e comunicazione è un po' difficile da mandare giù.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 20:48 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Il tuo commento Simo è giustissimo. E mi conferma anzi che questo è il classico disco hip-hop (?) che non può piacere a chi dell'hip-hop apprezza etica, stile, atteggiamento. Da questo punto di vista, come hai notato, fa tabula rasa: zero agganci, zero concessioni al flow strutturato di un mc, zero ritornelli. Ma quante illuminazioni improvvise però, quanta oniricità ("Il Ladro"), quanta dovizia nel registrare una (sur)reatà di cui si faticano a comprendere i meccanismi di rivelazione. I testi di Napo sono la dissociazione ultima in seno al rap, l'intrufolarsi pervasivo fra le pieghe di un rappresentato "alieno" che non segue altra legge che non sia quella dell'arbitrarietà del "cineocchio" (o della "cinemente"?), che la vita la scompone e ricompone secondo logiche sempre più assurde. E consentimi un solo appunto: la comunicazione c'è eccome, ti basti predere pezzi come "Il Ballerino" o "I Mangiatori Di Patate", episodi in cui della vita (autobiografica, in questo caso) ci viene dato un resoconto memorabile, che non paga l'assenza di agganci "pop", ma anzi coinvolge per una sincerità niente afatto didascalica, quasi commovente. Solo una cosa: non fermatevi al primo ascolto, è un disco che si rivela poco a poco. Per me almeno è stato così.

simone coacci alle 21:23 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE:

Si, probabilmente hai ragione. Il valore letterario della scrittura è innegabile e assolutamente non convenzionale, è l'uso che ne viene fatto che non mi convince fino in fondo (qualche passaggio più strumentale alla Dalek o Cannibal Ox, forse avrebbe giovato). Comunque devo riascoltarmelo ancora un tot di volte, prima di votarlo. Ma posso sbilanciarmi fin d'ora su un giudizio che sarà sostanzialmente positivo.

simone coacci alle 21:30 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Riuscitissima comunque la frecciata al gangsta "radical-chic" dei Club Dogo (che dicevano: "Mi spara per un salario da preda/ vuole insegnarmi a parlare ma non ha fatto nemmeno la scuola media/ e mi odia/ perchè alla fine del mese lui conta i deca/ mentre spendo il suo stipendio in una sera in discoteca): "mentre tu spendi lo stipendio di un poliziotto in una sera in discoteca/ io spendo i 10 euro di un coktail per fare la spesa"

loson (ha votato 8 questo disco) alle 14:21 del 6 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Sì, anch'io inizialmente invocavo qualche zona strumentale in più che diluisse la tensione e rendesse l'ascolto più sciolto. Poi ci ho fatto l'orecchio e adesso arrivo a dire che è proprio la sua costipazione verbale, il suo essere pericolante e pericolosamente criptico, arcigno, brullo, a farmelo piacere ancor di più. Non so, forse ha ragione Fabio: è davvero strano che sia arrivato ad amare questo disco in modo così viscerale. Forse il trucco sta nel saperlo collocare in un'ottica preferenziale, trovare quella chiave di lettura a te/noi più "suitable" onde poterlo fare più "nostro". Boh, so solo che "Libro Audio" è l'hip hop più isolazionista che abbia mai ascoltato, e ora come ora la cosa mi si addice un bel pò.

Totalblamblam (ha votato 4 questo disco) alle 20:23 del 5 aprile 2009 ha scritto:

...

ci ho provato LOL

non è roba per me mi sa anche se l'hip hop dei dalek mi era piaciuto tanto

musicalmente sembrano tutte uguali e di poco spessore

la voce nasale del cantante è insopportabile

quello che dice neanche ascoltato troppo verboso

silenzio parla agnesi (mi sa che me faccio du spaghi per riprendermi: azz oggi incontrati due mostri sacri della critica rock: paul gambaccini vicino a covent garden e paul morley da fopp)

voto 4 (per me è proprio brutta sta musica)

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 20:25 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: ...

Dopo aver visto la tua scheda voti, mi sento di dire che per me questa chiusura mentale è vomitevole. Passo e chiudo.

Totalblamblam (ha votato 4 questo disco) alle 20:41 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: ...

scusa ma che c'entra la chiusura mentale con qualcosa che a me non è piaciuto o non piace ( tipo metal)?

mah sembra che a tutti debba piacere quello che viene proposto senza un minimo di individualità come se fossi un coglione al primo ascolto della mia vita... se volete l'unanimità di giudizio sulle schede scrivetelo: solo commenti positivi con voti dall'otto in su.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 21:04 del 6 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: ...

Niente. Ma questo giudizio unanime sui dischi metal mi fa girare le palle. Tu vai per pregiudizi, non hai mai sentito nemmeno una nota di quelle canzoni. Eppure voti "perchè non ti piace il genere". E allora? 1 a Master OF Puppets, ma scherziamo? Stesso discorso per gli Uochi Toki: "quello che dice neanche ascoltato troppo verboso". Giunge la domanda: ma che cacchio l'hai ascoltato a fare, se la recensione lo esplicitava a lettere grandi così che sarebbe stato un lavoro verbalmente sovrabbondante? Questo atteggiamento di DOVER votare sempre tutto e tutti, anche quando non ne si ha i mezzi, mi irrita proprio. E scusa tanto.

Totalblamblam (ha votato 4 questo disco) alle 21:45 del 6 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: ...

ma che ne sai tu se ho i mezzi o no per votare? che poi quali sarebbero questi mezzi necessari così raffinati per giudicare un semplice disco di hip hop ancora devo capirlo...un disco con le prime 5 6 traccie tutte uguali ...

mo' alla mia veneranda età mi devo sentire insultato come demente

ma guarda un po' ...datte na calmata bello eh grazie

questo disco l'ho scaricato da un link postato su OR, me lo sono sentito e non mi è piaciuto né musicalmente né per la verbosità, fattene una ragione ( sai a me che me ne frega che ti girano le palle sul metal? un genere che trovo coattissimo, posso? o sua signoria vota fascio?)

io voto chi mi pare come mi pare e alla prossimo insulto te manno affanculo senza pietà

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 22:38 del 6 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: ...

Nessuno ha insultato. Nessuno si è scaldato. Se qui dentro c'è qualcuno di nervoso quello sei tu. Io ho solo definito insopportabile il tuo modus operandi di votare su dischi che non conosci (certo, non li conosci, e basta anche solo vedere come definisci il metal: coatto. Ma dove sei, agli anni '80? A questo punto il tuo caro glam è un genere da e per ricchioni, e siamo 1-1), non ti ho mai dato del demente nè ho intenzione di farlo. Detto questo, rigira in solitudine la tua bella frittata quante volte vuoi e, se vuoi mandarmi a fare in culo, fai pure. P.S. Ulteriori allusioni al fascio e a fare in culo ci finisci tu, grazie.

Totalblamblam (ha votato 4 questo disco) alle 22:51 del 6 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: RE: ...

che palle questa è l'ultima: pantera, metallica, coroner, quella roba lì che ho votato la conosco LA CONOSCO fattene na ragione se li ho votati così, di insopportabile è la tua insistenza ora.

il mio caro glam? ma se l'ho "bacchettato"! ma hai capito qualcosa della discussione? mi sa poco

target (ha votato 5 questo disco) alle 20:54 del 5 aprile 2009 ha scritto:

"io, giuro, non vorrei dare giudizi"

Disco superbo.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 13:09 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Nei testi c'è molta più consapevolezza, forse per questo a volte sembrano un po' altezzosi. I tempi di "Bella raga Kebap per tutti!" o "Vado pazzo per i pezzi della batteria rotti" sono acqua passata. Ma a questa evoluzione dei testi (gradita o meno) ne è corrisposta una musicale eccellente. Pezzo preferito: "Il nonno, il bisnonno". Spero che "Libro Audio" rappresenti la loro consacrazione, meritatissima fin dai tempi di Vocapatch.

target (ha votato 5 questo disco) alle 14:21 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Sì, vabbeh, fabio, però non è che dopo il dottorato vado a fare il gesto dell'ombrello agli amici fermi alla terza media. Qui non c'è consapevolezza, ma supponenza sputata in faccia in modo antipatico, con molti passaggi autoreferenziali. L'aspetto testuale può piacere o meno, sì; io lo trovo, per lo più, insopportabile (anche nella dizione, monoespressiva, non credo volutamente), e oggettivamente da ricordare solo per qualche frammento sparso (non mi si dica che è geniale il contrasto città/campagna: anzi, ad oggi è persino patetico). Prometto che un giorno metterò un commento circostanziato e motivato, dopo aver ascoltato il tutto con ancora più attenzione. Ceu.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 18:07 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Non dicono niente di rivoluzionario, e forse neanche niente di nuovo. Ma non credo la cosa gli interessi. Sul cantato monocorde ok. Ma a me piace proprio per quello. Dopo tanto Hip hop a base di cori, intermezzi rock, anthem o come volete chiamarli, qui c'è il rap come lo ascoltavo da ragazzino. Parole e basi. Nient'altro. Qualcosa di molto vicino a uno spoken word. Io almeno ci trovo questo, e mi piace per questo.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 21:21 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE:

"Parole e basi. Nient'altro. Qualcosa di molto vicino a uno spoken word. Io almeno ci trovo questo, e mi piace per questo." Condivido tutto. Un unicum ipnotico, un gorgo di parolesuoni (non di parole & suoni) di fronte al quale ormai non riesco ad opporre resistenza, mi costringono alla resa. Mi arrendo di fronte alla base tutta iperboli de "Lo Spadaccino" (in certi passaggi mi ricorda "Human Shield" degli Antipop Consortium, che ne dici Simo?). Mi arrendo quando ne "Il Claustròfilo" il tempo si dimezza e il flow si riduce a frasi sconnesse, schizzi a matita sui muri di una cella frigorifera. Mi arrendo al ribaltamento di prospettiva in cui si cala l'anti-eroe alla Wu Tang ne "Lo Spadaccino", come un Socrate tisico disposto a farsi dissanguare pur di spingere l'interlocutore alla riflessione ("la mia V non sta per "violenza", ma per "invece"). Mi arrendo al punto zero dell'hip-hop italiano, ossia "Osservatore, Osservatore 1", alla sua metrica deforme/informe, alla batteria di Napo sminuzzata e tramutata in balbettio di cyborg, ai suoi "Mi sveglio" ripetuti ad intervalli regolari come da un alieno caduto sulla Terra. X Target: capisco benissimo se il disco ti fa cagare (anzi, il disco è quasi geneticamente predisposto per irritare l'ascoltatore ), ma di supponenza io non ce ne vedo nemmeno un pò. Non c'è una sola volta in cui viene imposto un credo, una visione del mondo, una verità che non sia il rifuggire da informazioni consolidate, dai comportamenti statici, dalla consuetudine; tutto ciò che viene fornito è l'imput per un mutamento di prospettiva, uno spiraglio di confronto ("Il fatto che io non abiti in città non vuol dire che sottointendo che la mia scelta diventi un esempio, una necessità per gli altri" o "Non dico “trasferisciti”, ma considera i limiti della tua ricerca di aggregazione"). L'unico momento poi che sarebbe potuto scadere nel politichese ("Il Nonno, Il Bisnonno") si dimostra un inno alla trasversalità condotto da una prosa preziosa, con vero gusto del narrare. Pure le figure immaginarie e surreali (anche contraddittorie) che abitano la seconda parte del disco si impongono sì come depositari di verità assolute, ma solo perchè entità emarginate dal reale, isolate in una idea di sè quasi maniacale ("Il Piromane, "Il Necromante"). Altre due cose: l'autoreferenzialità c'è, ma credo faccia parte dello stile di più o meno ogni rapper (perchè Napo questo è, anche se atipico), e Simone può confermarlo; la questione campagna/città aggrada poco anche me e quindi non ti dirò mai che è geniale... però è sconcertante. Pensaci: dove lo trovi un gruppo hip-hop che esalta il proprio essere nerd, provinciali, isolati, completamente avulsi da qualsivoglia comunità, scollegati dalla "realtà urbana" e dall'etica "street" che sono sempre state le fondamenta dell'hip-hop nel suo complesso? Certo è un aspetto che può stare sulle balle eh, però non credo sia patetico. Ciauz

target (ha votato 5 questo disco) alle 16:51 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Aggiungo che la basi sono davvero notevoli. Quelle sì che spakkkkkano.

Lezabeth Scott (ha votato 4 questo disco) alle 17:30 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Bravo Target, tieni duro. Simi, ma non m'avevi detto che non t'andavano a genio?

simone coacci alle 18:24 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Ahah. No, carissima pettegola (scherzo ), t'avevo detto che a tratti mi lasciavano perplesso. Il che è vero. Ma musicalmente sono cresciuti tantissimo. Poi è implicito che in fatto di rap, anche alternativo, prediligo altre cose. Ciao Lizzie.

target (ha votato 5 questo disco) alle 21:58 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Ovviamente non sono d'accordo, Los. Di supponenza continuo a vederne molta, anche nei costanti rimandi cultural-intellettuali spesso forzati (e poi non caghiamo il cazzo a quello snob di Bianconi se cita Bianciardi o Gadda, pur in altri contesti musicali) o in frasi come "è un'abilità innata, si chiama percezione, e alle altre persone non credo sia stata donata". (Ma è chiaro che pescare citazioni da qua dentro è poco utile: puoi trovarci la sponda a qualsiasi tesi). Voglio dire: supponenza non è intolleranza, non è imposizione agli altri di una certa visione del mondo: è boria, tutto qua. E peraltro, secondo me, rientra in una precisa etica di rivendicazione rap. Solo che qui è una rivendicazione nerd (d'accordo) che si morda la coda. D'accordo con te che il disco sia geneticamente predisposto a irritare; e infatti io sono uno di quegli ascoltatori mediani che danno molte soddisfazioni alle band furbe. E quindi mi irrito.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 22:09 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Ma per carità, fai benissimo. Mica volevo farti cambiare idea. A me irrita Vasco Brondi, a te gli Uochi Tocki... "questo il mondo fà girar!" ;D

target (ha votato 5 questo disco) alle 22:29 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Ah, Los, quando ci troviamo a ubriacarci assieme? Io porto il demo di Brondi, tu questo, e ce li cediamo per usarli come sottobicchieri... Mitico Los!

loson (ha votato 8 questo disco) alle 22:49 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Ahahah, grande idea! No davvero, dovremmo farlo una di queste volte: ho bisogno di una bella ubriacatura in compagnia di colleghi scribani. Magari viene anche Simo, eh? Lui per sottobicchieri può usare indistintamente uno dei due dischi! E anche Fabietto... però i 127 album di Oldham se li conserva per gli invitati al suo matrimonio, mi sa...ghghghgh

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 23:00 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE:

Se usiamo come sottobicchieri la discografia di Oldham mi sa che crepiamo tutti e quattro di cirrosi

loson (ha votato 8 questo disco) alle 23:24 del 7 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Ahahah, finiamo tutti come Nicholas Cage in "Via da Las Vegas"... Fra l'altro era persino insensibile al fascino di una carinissima Elizabeth Sheue...

simone coacci alle 10:59 del 8 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE:

Si, si contateci. Io vengo a prescindere. Datemi solo un pretesto per bere.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 22:49 del 12 aprile 2009 ha scritto:

Iper-verboso. Ma quello che dicono merita estrema attenzione, e lo ascolto sempre più che volentieri. Certo, a volte la parola sopravanza di troppo la musica, con risultati un po' disorientanti ("L'Osservatore, L'Osservatore 1" che, anche per colpa della lunghezza, faccio fatica a sentire tutta), ma i ragazzi ci sanno fare, davvero. Thumbs up sopratto per "Il Cinico", "Il Ballerino", "Il Ladro" e "La Bestia". 7.5.

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 18:23 del 20 aprile 2009 ha scritto:

Ottimo. Davvero superbo.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 22:49 del 11 giugno 2009 ha scritto:

DLIRI

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 22:51 del 11 giugno 2009 ha scritto:

deliri linguistici

Ero sicuro che ti sarebbero piaciuti (eheh)

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 22:54 del 11 giugno 2009 ha scritto:

RE: deliri linguistici

Why? mmm...

target (ha votato 5 questo disco) alle 9:58 del 12 giugno 2009 ha scritto:

Più che deliri linguistici sono arabeschi spesso bizantini e con la tendenza a strafare (vd anche l'ultimo Maisie: evidentemente la sovrabbondanza è molto italiana). Comunque "Il claustrofilo", che rimane una delle poche cose che ascolto volentieri, sa molto del racconto "La tana" di Kafka, aggiornato a 90 anni di distanza.

salvatore (ha votato 5 questo disco) alle 17:01 del 6 luglio 2009 ha scritto:

mi spiace, visto le ottime parole della maggior parte degli ascoltatori di questo album, ma proprio non riesco a farmelo piacere. Eppure ci ho messo tutta la buona volontà. Le canzoni le ho trovate tutte molto simili le une alle altre, la voce poco comunicativa, e l'estetica lirico\musicale un po' troppo pretenziosa. magari col tempo mi ricrederò ma per ora non arriva alla sufficienza.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 17:45 del 6 luglio 2009 ha scritto:

...maggior parte degli ascoltatori...

Con te siamo 6 a 8 per gli altri. Chissà magari

ce la possiamo fare (eheh).

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 0:17 del 8 luglio 2009 ha scritto:

sarà verboso, lontano da qualsiasi canone rock (e hip hop), avrà campionature banali, un (non) cantato nasale e molesto... tutto quello che volete. quello che vedo io sono pulsazioni sotterranee, nevrosi isteriche, testi striscianti che si fanno veri e propri trip... mi spiace rebby, per il tuo testa a testa! nonostante sia lontanissimo da quello che ascolto di solito, per ora è il mio disco italiano dell'anno.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 1:39 del 8 luglio 2009 ha scritto:

Non ti peoccupare Bargeld sono uno sportivo ...

loson (ha votato 8 questo disco) alle 10:37 del 8 luglio 2009 ha scritto:

"Ahiahiahi, signor REBBY, lei mi è caduto sul Libro Audio!", direbbe Mike. ;D

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 10:43 del 8 luglio 2009 ha scritto:

No Los, i mi du maron mi son caduti con il Libro

audio (eheh)

salvatore (ha votato 5 questo disco) alle 12:43 del 8 luglio 2009 ha scritto:

testa a testa?

Scusate ma sono nuovo del sito. Testa a testa di che? ho espresso solo il mio modesto giudizio e mi trovo di colpo in una contesa... qualcuno vuole illuminarmi?

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 12:46 del 8 luglio 2009 ha scritto:

ah ah ma no daniele non preoccuparti! rebby aveva stilato un'innocente classifica su chi apprezza e chi non apprezza questo disco. nulla di che! il tuo giudizio non verrà adoperato a fini personali!

salvatore (ha votato 5 questo disco) alle 12:53 del 8 luglio 2009 ha scritto:

RE:

Ah ah! Bene! Ti ringrazio, mi vedevo già in manette

Uallarotto (ha votato 3 questo disco) alle 23:09 del 10 luglio 2009 ha scritto:

I testi... i testi sembrano estratti da un "Memorie dal sottosuolo" scritto da un Oronzo Canà di Milano. Bella pure la filosofia del "sono il più fico di tutti in quanto il più sficato del branco". Mi fanno veramente e abbondantemente cacare.

TexasGin_82 (ha votato 9 questo disco) alle 11:57 del 15 aprile 2010 ha scritto:

Gruppo italiano del 2009.

(per me - ma non solo, vedo)

zagor (ha votato 6 questo disco) alle 17:49 del 22 febbraio 2013 ha scritto:

da ascoltare solo " a rate", comunque interessante benchè pesante.