Birds of Passage
Winter Lady
Nostra signora dei ghiacci. Questo l'appellativo che avevo usato nella recensione di "Vespertine" di Bjork. Oggi, avendo fatto la conoscenza di Alicia Merz (aka Birds Of Passage) e a ragion veduta mi trovo a trasferire quella definizione a questa giovane signora neozelandese che sembra fare, specialmente con questo nuovo album, dell'inverno la sua casa. Abitare un tempo, vivere un luogo, anche metaforicamente congelato in una dimensione statica, pura, fuori dal condizionamento delle normali pulsioni umane, rende liberi e astratti, concreti nell'incunearsi del freddo ma anche evanescenti, completamente lontani da ogni frustrazione. Qui, in questo preciso posto, stabilisce la sua dimora la musica della Signora Merz. E in questo astrarsi, a trapelare non è, come prevedibile freddo e distanza, ma un tepore realmente umano e terrestre, intimo, intimissimo. Non sono fatte per andare di corsa le composizioni di Birds Of Passage, necessitano capacità di immedesimazione e di una sintonia quasi spirituale. La voce (quasi sempre filtrata, trattata, riverberata, decisamente sussurrata), si stende come un velo di bruma sopra gli strati di synth, sopra grappoli di drones. Nessuna pulsazione induce ad affrettare il passo.
"Io che devo svanire, E vorrei sospendermi nel nulla, ridurmi e diventare nulla", cantava Franco Battiato in Haiku, in chiusura del suo “Café de la Paix”. Ecco "Winter Lady" condivide questo stesso sentire, afferisce a questo desiderio di farsi indistinto, ma senza perdere la propria essenza, anzi espandendola verso l'infinito. Molta musica ci ha già offerto quest'anno Alicia Merz: "Without The World" e "Dear And Unfamiliar" hanno indicato in maniera chiaro il percorso della musicista neozelandese. Il rischio che consapevolmente ha scelto di correre è quello di esporre l'ascoltatore alla possibilità di non farlo affezionare ad alcun brano in particolare, di non lasciargli cogliere il focus della sua opera. Sicuramente la sua non è musica per ogni occasione, tanto richiede impegno dilatativo. Però trovare il bandolo della matassa ripaga con un calore interiore al riparo da luoghi comuni. Highwaymen In Midnight Masks, Disaster Of Dreams e, fra tutte, la conclusiva Waltz While We Sleep, costituiscono la sacra rappresentazione della filosofia musicale di Alicia Merz, melodicamente convincente, tangibile e inafferrabile allo stesso tempo. Potremmo sbilanciarci e dire "ambient pop", "landscape pop", “folk futuribile”, puntualizzare le coordinate offerte da Sigur Ros, Múm, il David Sylvian da “Blemish” ad oggi. Non credo che la signora dei giorni nevosi miri troppo a lasciarsi definire: è certo che fra i tre album a nome Birds Of Passage usciti in questo 2011, "Winter Lady", nonostante l'uniformità con i suoi predecessori, è quello maggiormente messo a fuoco. Nonostante il paradosso imposto dai panorami glaciali ai quali si affida.
“Ogni persona doveva avere un suo fiocco di neve, in cui c’era la mappa interna della sua vita. Secondo Ka, dietro alla vita di tutti c’erano una mappa e un fiocco di neve di questo tipo, e il fatto che le persone che da lontano si somigliano siano in realtà tanto diverse, strane e incomprensibili, si poteva dimostrare facendo l’analisi del fiocco di neve di ognuno” Orhan Pamuk, “Neve”
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rubiset