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R Recensione

9/10

Pantera

Vulgar Display Of Power

Il metal è per antonomasia la traduzione della violenza in musica.Tutti i generi e sottogeneri attinenti al metallo non possono fare a meno di elevare la durezza e la ruvidezza a loro fondamentali caratteristiche; e c’è un’intera storia di ricerca sonora per cercare di creare il sound più violento, più aggressivo, più brutale: aumentando la velocità, la graniticità, la distorsione dei riffs; iperbolizzando i ritmi; sfregiando il cantato con l’assalto liberatorio e primitivo delle urla.

Generi come il grindcore e le frange più deviate del black metal testimoniano come il metal possa inscenare le più atroci e devastanti proiezioni dell’anima, arrivando talora al limite dell’ascoltabile. Eppure già nel 1992, un gruppo di agitatori texani aveva trovato la perfetta trasposizione musicale della violenza, intesa nel senso più pieno del termine, usando una formula ben diversa: attingere dalla grande lezione thrash di Metallica, Slayer e Anthrax e personalizzarla in una versione potenziata da riffs stoppati e poi improvvisamente rilasciati a muso duro, cantato di inaudita potenza e ritmiche pressanti e infernali.Ovvero: Dimebag Darrel, Phil Anselmo e Vinnie Paul. I Pantera, of course. Vulgar Display Of Power è il disco che dà origine al genere groove metal (che tanta influenza avrà poi per il nu-metal) e allo stesso tempo lo sublima e si pone come importante pietra di paragone per i gruppi a venire.

È chiaro fin dall’apertura che qui si fa la rivoluzione: i primi due pezzi, Mouth for war e A new level (peraltro della stessa durata) mostrano il legame con il thrash, ma allo stesso tempo appaiono nuovi, diversi, quasi alienati dal panorama metal contemporaneo, con i perfetti incastri tra chitarra e percussioni. Sarà l’effetto della voce di Anselmo, che pare essere sommersa dai muri di chitarre per riemergere ogni volta con più rabbia; sarà l’impressionante tecnica di Darrell, che soprattutto nella seconda traccia fa davvero paura. Fatto sta che si è partiti, e da qui non c’è scampo: subito dopo infatti arriva a martellare i timpani quello che è considerato il più grande inno della formazione americana, Walk. Ritmica marziale e pesante, la voce graffiante che stavolta svetta nettamente, i colpi ipnotizzanti di chitarra, un ritornello troppo potente per non essere urlato e un fantastico assolo; gli elementi per il capolavoro ci sono tutti.

Nemmeno il tempo di riprendersi dall’oscura suggestione di questa canzone che ci si viene travolti dalla bomba al fulmicotone che risponde al nome di Fucking hostile. Canzone davvero “fottutamente ostile”, dove il metal si imbastardisce con le influenze hardcore-punk tanto care ad Anselmo e quel che ne esce è un vero e proprio treno in corsa dalla velocità forsennata; e quando scatta l’urlo-growl sfregiato che ripete il titolo, è carta vetrata sulla pelle. Il ghiaccio è rotto, il groove metal esposto in prima linea: nella seconda parte del disco quindi i Pantera cercano di distaccarsi ancor di più dalla tradizione unendo alla devastante attitudine sonora una ricerca di nuovi schemi formali.

Così saltano fuori No good (attack the radical) con un cantato prima catacombale e poi simil-rap; Live in a hole, con la chitarra satura di distorsioni, accompagnata dal basso possente a disegnare fosche ambientazioni metalliche; Regular people (conceit), cavalcata inarrestabile per Anselmo che prima si esibisce in una specie di lugubre strofa al limite dello spoken-word e poi esplode in aggressivi acuti; By demons be driven, un brano pesantissimo che deflagra con un refrain davvero demoniaco. Ma l’acme delle sfuriate marchiate Pantera è senza dubbio Rise: l’apice della violenza del disco, così compressa e dura, pervasa da una rabbia tanto travolgente e netta, da un furore tanto inarrestabile nel crescendo della canzone da lasciare storditi e contemporaneamente spingere il tasto “ripeti” sul lettore cd.

I Pantera, intelligentemente, contrappesano questa piccola apocalisse con brani più leggeri che fanno rifiatare l’intero disco: This love, circa a metà dell'album, che si trascina anch’essa pesantemente ma con il sostegno della melodia; e la splendida Hollow (notevole anche il testo), portata in paradiso dagli assoli lucenti di Darrell e da un Anselmo che appende al muro la veste della rabbia per indossare quella, ancora più viscerale, della disperazione e dell’abbandono.

Due momenti sicuramente più lievi, che fanno penetrare un po’ di chiarore nella cupezza del disco; ma non per questo i ritmi più lenti e le linee sonore meno brutali infiacchiscono il disco (anzi, entrambi i brani alla fine sfociano nel ben noto suono Pantera), semplicemente arricchiscono il disco alla stessa maniera in cui in un quadro per definire alla perfezione le ombre c’è necessariamente bisogno della luce. Vulgar Display Of Power rimane una vera “botta” così com’è: tirato, violento, rabbioso, aggressivo, schiumante di rabbia. D’altronde siamo avvisati già dalla copertina, qui si prende un tremendo pugno in faccia; e il bello è che piace da morire.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 20 voti.
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Emiliano 10/10
4AS 8/10
george 9/10
B-B-B 8,5/10
Lelling 8,5/10
ThirdEye 8,5/10

C Commenti

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ozzy(d) (ha votato 9 questo disco) alle 21:58 del 10 giugno 2010 ha scritto:

Revenge! I'm screaming revenge again!

Capolavoro senza se e senza ma, il disco metal degli anni 90! Dimebag RIP

Totalblamblam (ha votato 1 questo disco) alle 20:31 del 13 giugno 2010 ha scritto:

RE: Revenge! I'm screaming revenge again!

è già morto? buahahaha a me fanno venire mal di capo ... li ho odiati tanto: c'era un francese nel lab a monaco che li metteva in heavy rotation, poi gli ho spaccato il cd e ci siamo azzuffati LOL

Emiliano (ha votato 10 questo disco) alle 13:55 del 13 giugno 2010 ha scritto:

Una manata in faccia. Quanti ricordi!

ozzy(d) (ha votato 9 questo disco) alle 22:22 del 13 giugno 2010 ha scritto:

Il chitarrista sì! Un tizio salì sul palco e lo crivellò di proiettili. Robbba pesante!!! Anselmo è ancora vivo e oltre ai Pantera ci ha deliziato coi dischi dei Down, non sai cosa ti perdi ghghgh

Totalblamblam (ha votato 1 questo disco) alle 22:33 del 13 giugno 2010 ha scritto:

RE:

azz sarà stato invasato da quella musica così sobria

e gentile ...secondo non mi perdo nulla anzi mi salvo pure il labirinto ghgghh

simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 12:27 del 14 giugno 2010 ha scritto:

RE: RE:

Lo avevano appena congedato dai marines perchè era troppo pazzo anche per i loro standard.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 10:34 del 14 giugno 2010 ha scritto:

Nel suo genere sicuramente è uno dei migliori dischi in assoluto, violento, diretto, con un Phil Anselmo incazzatissimo. Darrel aveva veramente uno stile personale, riconoscibile tra tanti chitarristi metal che suonano tutti uguali. Peccato che ha fatto quella fine. Oggi il disco non lo sento mai, però ha segnato la mia adolescenza. I Down invece li trovo fuori luogo: mi sembrano una brutta copia dei Pantera e fin troppo tamarri...

simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 12:32 del 14 giugno 2010 ha scritto:

Il disco in questione è abbastanza buono. Ma i Pantera non mi hanno mai fatto stravedere. Molto meglio i Sepultura. "Roots" potrebbe piacere persino a te, Stoke! ghghgh

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 22:46 del 27 giugno 2010 ha scritto:

Gran disco questo. Riff facilissimi da suonare eppure fantastici. Certo, se volevi ottenere quei suoni dovevi spendere milioni in amplificatori. Questo mi piace(va) moltissimo, e anche quello dopo ("Far beyond driven" credo di ricordare bene), che era più "ottuso" ... "Fucking Hostile" è ancora devastante.

PandaCiccione (ha votato 6,5 questo disco) alle 12:13 del 2 settembre 2012 ha scritto:

Il disco è esattamente quello che promette il titolo. Il che non è affatto male, in un genere come l'heavy metal che di rado ha proposto cose diverse e interessanti.