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R Recensione

10/10

The Cure

Seventeen Seconds

Se il disco d'esordio dei Cure, pur gradevole, poteva essere ritenuto eccessivamente frammentario e/o discontinuo, Seventeen Seconds è l'esatto contrario, un monolite di colore grigio scuro dall'inizio alla fine. Con un Robert Smith ormai nel pieno delle sue facoltà tecnico intellettive, alla vigilia delle recording sessions la strada da percorrere era già tracciata : nessuno tra i piedi nella control room, eccezion fatta per il sound engineer Mike Hedges accreditato poi come co-produttore, un nuovo bassista dall'attitudine tetro-melodica come Simon Gallup, l'innesto di un tastierista con ordini precisi di non suonare mai più di una nota alla volta, per un sound scarnificato al massimo.

Smith entra in studio con in mente due precisi modelli di riferimento, Five Leaves Left di Nick Drake e Low di Bowie. Se le assonanze con Drake si limitano alla rievocazione di un certo mood fosco, malinconico, quelle con l'album di Bowie sono leggermente più tangibili: suoni puliti e limpidi, uso stringato delle liriche, spazio a brani strumentali dalle atmosfere funeste.

Proprio l'austero requiem di A Reflection apre l'album, tocchi minimali di piano e chitarra da ascoltare con le spalle al muro. A seguire uno dei brani cardine non solo per il futuro dei Cure ma per la new wave tutta: Play For Today, ritmo incalzante e un giro di basso che diverrà marchio di fabbrica, un highlight praticamente onnipresente nei tour a seguire fino ai giorni nostri. In Secrets è notte fonda, solamente due accordi per l'intera durata del brano (uno minore ed uno maggiore): le tracce vocali di Smith sono due e fuori sincrono, la prima sui registri bassi ha lo stile asettico di un automa; la seconda sui registri alti, sembra provenire dagli inferi più orrorifici, per un effetto finale minacciosamente straniante.

In Your House, perla indimenticata, si avvale di un altro dei pregevoli giri di basso di Gallup, un refrain che si fonde perfettamente con i dolorosi simil-arpeggi di Smith; con M, dedicata dal leader dei Cure alla compagna Mary, i toni malinconici si aprono ad un “rock” più ortodosso: ma è solo un fuoco di paglia.

At Night riporta il disco su tonalità inquietanti e di oscuro presagio, la batteria marziale di Lol Tolhurst, il basso distorto, le tastiere ecclesiastiche, per uno dei brani più tenebrosi dell'intera carriera della band di Crawley. Tentare di stabilire quale sia il miglior album dei Cure senza scontentare nessuno è impresa ardua: i due lavori che seguiranno saranno per certi versi ancor più gothic-oriented, qualcuno preferirà addirittura il colpo di coda di Disintegration. Resta il fatto che la famosa trilogia dark di Smith e soci parte da qui, senza dimenticare che Seventeen Seconds contiene il brano più celebre dei Cure pre-1985. A Forest è l'opera che esprime il massimo grado di qualità dark-pop: un oscuro fluire di basso fascinosamente ipnotico e la chitarra carica di flanger di Smith che affannosamente si fa largo tra gli alberi per rincorrere una figura che in realtà non esiste, se non nella sua testa.

Come diceva un vecchio saggio: angoscia e tormento possono condurre, talvolta, al piacere.

V Voti

Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 40 voti.
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Khaio 10/10
anam73 9/10
4AS 8/10
Cas 8/10
Vikk 10/10
reverse 10/10
Nucifeno 10/10
REBBY 9,5/10
giank 10/10
ThirdEye 10/10
Lepo 9/10
B-B-B 8/10
loson 7,5/10
GiuliaG 6,5/10
Vatar 9,5/10
Dreamer 6,5/10
Luca_87 6,5/10

C Commenti

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reverse (ha votato 10 questo disco) alle 0:39 del 11 marzo 2007 ha scritto:

disco BELLISSIMO.

DonJunio (ha votato 9 questo disco) alle 20:11 del 14 marzo 2007 ha scritto:

lost in a forest, all alone..

album straordinario, essenziale e ricco allo stesso tempo, composto da smith quasi tutto in una notte in cui fece a botte, ubriaco, con dei businessmen. Indimenticabile.

reverse (ha votato 10 questo disco) alle 22:44 del 15 marzo 2007 ha scritto:

ma pure disintegration fu scritto di getto, o ricordo male?

Vikk (ha votato 10 questo disco) alle 16:42 del 28 maggio 2007 ha scritto:

Smith spesso ama giocare e disse che "seventeen seconds" fu scritto tutto in una notte, come la maggior parte di "disintegration". Ovviamente non gli crediamo, ma i "diciassette secondi" sono il perfetto ponte tra la new wave ed il dark (per favore non chiamiamolo gothic).

Ancora oggi mi chiedo perche' non abbiano fatto uscire "play for today" come singolo.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 12:09 del 13 agosto 2007 ha scritto:

grande preludio di quello che verrà dopo...

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 15:18 del primo dicembre 2008 ha scritto:

Album bello ma sopravvalutato: impallidisce di fronte ad altri giganti del genere (vedi "joy division"). Preferisco Disintegration

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 14:44 del 5 gennaio 2010 ha scritto:

A mio avviso questo disco rimane fra i simboli stessi del gotico. La traduzione musicale del romanticismo, inteso nel senso letterario del termine, come pochissimi altri lavori sapranno essere. "Play for today" e "In your house" sono due pezzi eccezionali.

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 20:48 del 14 gennaio 2010 ha scritto:

10

Per me è il migliore della trilogia insieme a Faith. Pornography è un gran disco ma preferisco questo e il secondo appunto. Sarà per legame affettivo, mi piace da quando avevo 14 anni

Liuk Pottis alle 12:02 del 16 novembre 2010 ha scritto:

Diciassette secondi

Diciassette secondi...Bastano questi per inamorarsi di un disco così...

hiperwlt (ha votato 9 questo disco) alle 23:56 del 2 aprile 2012 ha scritto:

me l'ero persa questa recensione del doc: grande! col tempo, il disco sta diventando il mio preferito dei cure - sound essenziale e a tratti plumbeo, atmosfera 'gotica' perforante su timidi sprazzi di luce spenti sul nascere. "a forest", "play for today", "in your house": tutta roba per la quale resto, ogni volta, completamente ipnotizzato. fondamentale

Dr.Paul, autore, alle 14:52 del 3 aprile 2012 ha scritto:

timidi sprazzi di luce spenti sul nascere

ehh già, come dice vasco rossi ghghg. è parecchio tempo che non li ascolto, una bella full immersion nei Cure 79/82 va fatta, il weekend di pasqua?

tramblogy (ha votato 10 questo disco) alle 9:52 del 4 aprile 2012 ha scritto:

Insisti con M

Dato che qui dicono che e' fuoco di paglia...la migliore del disco!

Mentre io vado con 83-84 estivi

nebraska82 (ha votato 9,5 questo disco) alle 15:19 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Appena un gradino sotto "Pornography" nella gerarchia della trilogia dark. Imprescindibile, "Play for today" tuttora da antologia.

Lepo (ha votato 9 questo disco) alle 20:17 del 20 marzo 2014 ha scritto:

Ai Joy Division ho sempre preferito i Cure (almeno nella loro fase "dark"). Quest'album per me è il più debole della trilogia, e dire che gli dò 9! Dolente e splendido, brilla di un sofferto romanticismo narcolettico. A Forest canzone della vita.

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 13:33 del 26 maggio 2014 ha scritto:

Album favoloso. Recensione idem. Qui almeno si va d'accordo..