R Recensione

5/10

Foals

Antidotes

I Foals sono l’ultimo prodotto pompato dai media inglesi (Nme su tutti) e si può ben capirne il motivo: Antidotes segue infatti un filone fin troppo strombazzato in questo decennio, quello del disco-punk-funk inaugurato da Music, Lcd Soundsystem e Rapture e portato avanti dai Bloc Party sulla scia del post-punk pulito e ballabile di Radio 4 e Q and not you. Una scena che di fatto ha avuto un certo peso nella scena revival wave dei ‘00s. Si parla insomma di un post-punk tendente alla ballabilità che spazia quindi su motivi disco-wave in maniera simpatica e vibrante. In fondo non siamo così distanti dall’idea dei Klaxons e in certi casi si sfiora anche il math-rock più melodico dei Battles.

Grosso modo si può raggruppare le canzoni del disco in alcuni principali filoni. Da una parte la ricerca di motivi dance (rimanendo nel formato pop) con motivi gioviali e vivaci. È il caso di The french open, Red sock pugie e Like swimming, dalla produzione smagliante e curatissima ma sostanzialmente un po’ povera di idee. Di idee in effetti non ce ne sono così tante, giusto quelle due o tre ripetute con furbizia per tutto il disco. Electric bloom e Heavy water evidenziano bene i ritmi imballati e statici su cui l’obiettivo diventa giocare apportandovi variazioni minime nell’intreccio di chitarre, un po’ come avevano reinsegnato a fare gli Interpol qualche tempo fa.

Two step twice e Tron alla lunga confermano l’impressione della ricerca forsennata di un ritmo standardizzato su cui innescare una melodia vocale o in alternativa variazioni strumentali minimali. Big big love (fig.2) parte in stile Interpol ma resta un pop indeciso sulla direzione da prendere: scorze di noise leggero, tendenze wave, effetti elettronici soffusi.

Molto più spesso (Cassius, Balloons, Olympic airwaves), diciamolo pure, sembra davvero di sentire la copia sputata dei Bloc Party. Anzi, verrebbe da dire che Antidotes è probabilmente il disco che l’ormai ex next big thing avrebbe voluto fare per portare avanti la la lezione di Silent alarm invece di quell’enorme passo falso di A weekend in the city. D’altronde la produzione di David “Das” Sytek (Tv on the radio) avrà di sicuro avuto il suo giusto peso nella definizione complessiva di un’opera e di un gruppo che a detta del sottoscritto rimangono comunque mediocri e non particolarmente meritevoli di tutti gli elogi fin qui sperperati. Sarà perché l’impressione è che arrivi fuori tempo massimo, sarà perché sembra strizzare troppo l’occhiolino con un paio di trovate commercialmente intriganti ma Antidotes non convince e di pacchi musicali di plastica ne possiamo anche fare a meno.    

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 10 voti.
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REBBY 5/10
Zorba 10/10
teocapo 7,5/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 9:03 del 16 maggio 2008 ha scritto:

D'accordo con Peasy, niente di speciale, nonostante Sytek. Electric Bloom in una

mista, giusto per essere aggiornati, e

tanti saluti per il resto.

Marco_Biasio (ha votato 5 questo disco) alle 14:31 del 12 marzo 2013 ha scritto:

Molto molto d'accordo... Un Peasy d'annata, ormai, questo